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sabato 21 marzo 2020

Le lapidi dei Chiostri di Sant'Antonino e del Duomo

a cura di Claudio Gallini






A pochi piacentini, probabilmente anche a quelli che abitano e frequentano il centro storico, è nota una piccola strada che da piazza Sant'Antonino giunge in via San Vincenzo, si tratta di "chiasso Sant'Antonino", come ci indica lo stradario internet di Google Maps.

Dal vocabolario Treccani apprendiamo che con "chiasso", s'intende proprio una strada stretta, una viuzza, seppur la toponomastica ufficiale del Comune di Piacenza identifica questo vicolo con "Chiostri Sant'Antonino".

Con quest'ultima denominazione ritroviamo questa stradina negli annali più illustri che tramandano gli avvenimenti più importanti della nostra città.

Questo luogo protegge, però con poca chiarezza, alcuni fatti che rimangono tratteggiati su un paio di epigrafi che si possono trovare camminando proprio qui e anche nella via dei Chiostri del Duomo.

Il centro storico di Piacenza spesso stupisce con questi angoli di città che, durante una qualsiasi passeggiata, proiettano il visitatore in un borgo dal sapore più antico dove le alte mura rossastre, i mattoni fissati con della calcina centenaria, i vecchi portoni e l'ombra di un pergolato, gli nascondono la modernità che sta appena al di fuori da questo microcosmo.

Uno scorcio sul caratteristico vicolo piacentino denominato: "Chiasso Sant'Antonino" o "Chiostri Sant'Antonino" che collega l'omonima piazza con la via San Vincenzo. (Foto di Claudio Gallini).

mercoledì 17 aprile 2019

Epigrafi piacentine: Cesare Battisti

a cura di Claudio Gallini

Sotto i portici di Palazzo Gotico possiamo individuare una lapide in bronzo eseguita dallo scultore piacentino Pier Enrico Astorri collocata qui nel 1922 a onore dell'eroe nazionale Cesare Battisti, ucciso sei anni prima a Trento per mano delle milizie austriache.

Cesare Battisti, conosciuto dalla storia come "l'irredentista trentino", nacque a Trento nel febbraio del 1875. 

Egli conseguì una prima laurea in lettere e poi una seconda in geografia, ma il suo spirito patriottico lo portò a seguire le orme dello zio materno, don Luigi Fogolari, che abbracciava ideali irredentisti, cospirando contro gli austriaci.

giovedì 21 febbraio 2019

Epigrafi piacentine, Francesco Daveri

a cura di Claudio Gallini


La nostra rubrica, nata nell’estate del 2009 e dedicata alle iscrizioni collocate nella nostra bellissima città, quest’oggi ci porta nei pressi di piazza Duomo in quella via che la collega a via Roma e più precisamente in via Daveri.

giovedì 21 dicembre 2017

Epigrafi Piacentine: Napoleone a Piacenza

a cura di Claudio Gallini

Attraversando la galleria del Palazzo del Governatore, in piazza dei Cavalli a Piacenza, chissà quanti piacentini avranno notato una particolare lapide, murata sotto il portico, senza darle troppa importanza ma che nella realtà ricorda il dominio di Napoleone nella nostra città.

martedì 25 aprile 2017

Epigrafi Piacentine... Felice Cavallotti

a cura di
Claudio Gallini




Riprende, dopo diversi mesi di fermo, la nostra rubrica chiamata Epigrafi Piacentine.



In questa puntata non tratteremo di un’iscrizione vera e propria, ma di una piccola scultura installata sul prospetto di un edificio del centro cittadino, in una zona non molto visibile e per tale ragione vogliamo fare luce su di essa e comprenderne il motivo di questa collocazione.




Il busto dedicato a Felice Cavallotti installato sulla facciata del Collegio di San Pietro

oggi in uso alla Biblioteca Comunale "Passerini Landi"

(Foto di Claudio Gallini) 



In via Roma al civico 72, quasi all'incrocio con via G. Carducci, troviamo la sede tardo cinquecentesca della collegiata di San Pietro adiacente all'omonima chiesa, oggi in uso alla Biblioteca Comunale Passerini Landi.



Sulla facciata di questo edificio, proprio al punto prima indicato, è posto un busto dedicato allo scrittore e politico milanese Felice Cavallotti (Milano 1842 - Roma 1898).


Tram in via Cavallotti a Piacenza, in una cartolina viaggiata in data 01/01/1921, edita da: D.G.P
un ringraziamento a Salvatore Battini per averci procurato questa bellissima immagine.


Non tratteremo in questa sede la biografia di Cavallotti, quanto il suo legame con la nostra città.

Felice Carlo Emanuele Cavallotti allacciò un rapporto continuo con Piacenza poiché qui iniziò la sua professione d’avvocato e dal 1880 al 1890, dalla XIV alla XVI legislatura, portò avanti la sua lunga carriera politica.

Una splendida cartolina datata 8-10-1908 edizioni G.G.P.
con il monumento dedicato a F. Cavallotti.
Un ringraziamento particolare a Stefano Beretta per averci messo a disposizione
questa bellissima immagine.
Egli fondò con Agostino Bertani il Partito Radicale italiano e nel 1863 fu eletto al Parlamento proprio grazie a fedeli amici quali Francesco Giarelli (giornalista piacentino) e Camillo Tassi (avvocato e parlamentare piacentino); quest’ultimo gli fece tra l’altro da padrino in un duello con il deputato conte Ferruccio Macola, che lo sfidò a morte nel marzo del 1898 a seguito di un diverbio.

Cartolina presumibilmente datata 1906-1907, appartenente all'Archivio Croce,
dove è visibile il monumento installato in onore a Felice Cavallotti in piazzetta Santa Maria.

Piacenza gli dedicò in passato l’attuale via e barriera Roma e inoltre una rappresentanza di cittadini, agli esordi del secolo scorso, gli volle dedicare un monumento che fu installato nella piazzetta Santa Maria in fondo alle vie Alberoni e Roma.


L’avvento del fascismo però cambiò le carte in tavola e da via e barriera Cavallotti, si tramutarono in via e barriera Roma e la statua di Cavallotti finì in un magazzino.

Oggi un po’ in secondo piano il busto di Cavallotti osserva mestamente la sua via, in attesa di una rivincita.










Claudio Gallini è perito industriale e appassionato studioso di storia locale e di dialetti, soprattutto dell’alta val Nure dove risiedono le sue radici, fonti d'ispirazione per le sue ricerche.




martedì 24 marzo 2015

EPIGRAFI PIACENTINE: Anton Domenico Rossi (1788 - 1861)

Dopo una lunga assenza della rubrica “Epigrafi piacentine”, eccoci nuovamente sul campo con la descrizione dell’inscrizione apposta sulla casa dello storico, avv. Anton Domenico Rossi, che ritroviamo in via San Giovanni al civico, 22. La lapide, apposta nel 1931 in concomitanza della celebrazione dello storico, recita in questo modo:

ANTON DOMENICO ROSSI
1788 - 1861
GIURECONSULTO E STORICO
DELLA CITTÀ BENEMERITO
PER ESERCITATE MAGISTRATURE
PER ALTI SENSI DI FILANTROPIA
VOLGARIZZÒ PRIMO
LE MEMORIE DI PIACENZA
AL CITTADINO INTEGERRIMO
IN QUESTA CASA CHE FU SUA

Q. M. P.

LA R.A DEPUTAZ.NE DI STORIA PATRIA
MCMXXXI (IX)
___
___

Anton Domenico Rossi, nacque a Santo Stefano d’Aveto nel gennaio del 1788, in provincia di Genova, ma si sentì da sempre piacentino, passando concretamente tutta la sua vita in città e partecipando alacremente alla divulgazione della storia di Piacenza con la realizzazione della grande opera “Ristretto di storia patria ad uso de' piacentini” edita dalla tipografia Torchi Del Majno tra il 1829 e il 1833.
Ogni anno la stessa tipografia sfornò un volume del Rossi così da racchiudere in cinque tomi la storia di Piacenza dalla sua fondazione fino a quella raccontata dal vivo dall’autore, vissuta sul campo dallo stesso. Lo storico fondò le sue ricerche su importanti scrittori locali del passato, quali il Poggiali per citarne solo uno, ma produsse una storia di Piacenza quasi tascabile, “ristretta” come recita il titolo, in grado di arrivare al piacentino senza farlo annoiare e nel contempo istruirlo.Un nome importante quale Nasalli Rocca definì questo lavoro come “la fonte a stampa unica, sicura, per l’ultimo Settecento e per il primo Ottocento piacentino”. L’opera è ancora oggi la prima fonte da consultare per iniziare a studiare la storia di Piacenza. Egli morì a S. Stefano d’Aveto, dove si ritirò qualche tempo prima della sua dipartita, nel gennaio del 1861 nel pieno della causa risorgimentale.
Oltre al “Ristretto di storia patria...”, Anton Domenico Rossi ci ha lasciato altre opere come:
“Cenni necrologici intorno al conte Giambattista Anguissola di Vigolzone”


Piacenza, Del Maino, 1846; “La riconoscenza cantata che si dedica a S.M. la principessa imperiale Maria Luigia”, Piacenza, Tipografia del Majno, 1826 e alla stessa principessa dedicò quasi tutti i suoi scritti.E’ possibile raggiungere l’epigrafe all’indirizzo sopraindicato o virtualmente da casa attraverso Street View di

Google Maps, cliccando all’indirizzo sottostante.

CLICCA QUI

https://www.google.it/maps/@45.051444,9.690551,3a,90y,212.39h,96.78t/data=!3m4!1e1!3m2!1s4nvkQTBSPNd

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La consultazione dal vero dei volumi di Anton Domenico Rossi è possibile invece raggiungendo, ad esempio, la locale biblioteca Passerini Landi di Piacenza.

foto e testi sono di: Claudio Gallini

Epigrafe dell'avv. Anton Domenico Rossi,
che ritroviamo in via San Giovanni al civico, 22.
“Ristretto di storia patria ad uso de' piacentini”




domenica 15 maggio 2011

EPIGRAFI PIACENTINE - Vincenzo Boselli

In Via Guastafredda, al numero 15, troviamo una considerevole epigrafe intitolata all’ecclesiastico piacentino Giovanni Vincenzo Boselli.
L’iscrizione recita: ”In questa casa il canonico GIOVANNI VINCENZO BOSELLI 1760 – 1844 con amore filiale e diuturno impegno attese alla stesura delle storie della patria piacentina a memoria posero gli attuali proprietari A.D. MCMLXXXIV”.
Giovanni Vincenzo Boselli, o meglio conosciuto come Vincenzo Boselli, rappresenta uno dei principali storici piacentini. Egli nasce nel 1760 da una famiglia originaria di Vigolo Marchese e comincia i primi studi presso il seminario vescovile per poi entrare, all’età di quindici anni, nel Collegio Alberoni dove incontrò figure quali Melchiorre Gioia e G. Domenico Romagnosi.Una volta ordinato sacerdote divenne canonico prima in S.Antonino e successivamente presso il Duomo di Piacenza.
Egli ebbe da subito la straordinaria fortuna di avere tra le sue mani importanti documenti storici, grazie alla qualifica di archivista presso la chiesa di S.Antonino, e quasi sicuramente in questa fase della sua vita nacque la passione per la storia di Piacenza.
Tra le sue opere più note si vuole ricordare “Storie Piacentine”, in tre volumi, che seppur non abbia ricevuto i dovuti meriti, divenne un’ulteriore cronaca delle storie locali insieme a quella più nota e considerata, scritta da Cristoforo Poggiali in diversi tomi.
A lui è dedicata la strada che collega via Poggiali a via S.Eufemia, vicino alla Chiesa omonima, e non è da confondersi con la più conosciuta e percorsa via Rodolfo Boselli.
Nel volume Le vie di Piacenza di Fausto Fiorentini, da cui si sono apprese la maggior parte di queste informazioni, è indicato un ricordo di Boselli da parte del “Cerri”: “Era di costituzione fisica piuttosto debole, magro, macilento, viene ricordato da chi lo ebbe visto uscire di casa tenendo un fazzoletto alla bocca quasi temente che il contatto diretto con l’aria potesse nuocergli. Dalla sua casetta in via Guastafredda […] faceva lente passeggiate per via S.Paolo fino allo Stradone Farnese[…]”.
Vincenzo Boselli morì all’età di 84 anni e la sua scomparsa avvenne molto in silenzio forse a causa del suo carattere chiuso che lo portò alla solitudine negli ultimi anni della sua vita.
Invito chiunque fosse interessato alla storia locale, di approfondire con altro punto di vista, avendo il piacere di avere tra le mani le pubblicazioni di Vincenzo Boselli disponibili presso la biblioteca comunale.

testo e foto
sono opera di
Claudio Gallini

mercoledì 1 settembre 2010

Epigrafi piacentine - Pietro Maria Campi

L’iscrizione più memorabile che troviamo in “via del guasto”, oggi via Garibaldi, al numero 69, vuole ricordare il più importante canonico della storia Piacentina, Pietro Maria Campi.
La sunnominata epigrafe è posta proprio sulla facciata della casa natale del canonico, dove nacque il 19 Maggio 1569 da Gentile Campi, orafo piacentino ma di origini lombarde, e Maddalena Bastardi originaria di Bologna.
Egli ebbe da subito la vocazione religiosa; infatti, all’età di soli cinque anni vestì l’abito sacerdotale e fu promosso al pieno sacerdozio il giorno 12 Giugno 1593. Divenne in poco tempo canonico della basilica di Sant’Antonino, verso il 1600, ed invece il 7 Gennaio 1705 arrivò alla nomina di canonico del Duomo. Oltre che canonico, il Campi è senza dubbio ricordato a Piacenza come storico ma soprattutto come agiografo. La sua missione fu la ricerca, e dedicò molto tempo a questo estenuante lavoro tra i documenti storici e le fonti locali. Egli fu sicuramente il primo degli storici piacentini a setacciare archivi in patria, concependo un unico e ricco materiale pubblicato in parte in quell’opera in tre volumi denominata: “Dell’Historia Ecclesiastica di Piacenza”. Da questo immenso lavoro, ancora oggi gli storici moderni attingono fonti e dati per iniziare o proseguire le proprie ricerche. Il Campi come già indicato, fu un grande agiografo dei Santi Piacentini quali: S. Antonino, Giustina, Corrado, Raimondo Palmerio, Franca e della venerabile Margherita Antoniazzzi di Bardi di cui scrisse diversi volumi. Tutte le ricerche del Campi nacquero da una coscienziosa, accurata e puntigliosa ricerca di fonti tanto che Emilio Nasalli Rocca scrisse che: “[…] Le biografie del Campi hanno un fondamentale scopo encomiastico per la città e soprattutto di edificazione religiosa e divulgazione popolare”. Non di minore importanza nella sua vita, fu la collaborazione con Mons. Claudio Rangoni vescovo di Piacenza dal 1596 al 1618. Dal loro lavoro nacque l’opera di rinnovo della diocesi Piacentina conosciuta anche come “riforma tridentina a Piacenza”. A titolo di curiosità, si vuole riportare che una trasversale tra le vie Dante Alighieri e IV Novembre è intitolata al nostro Campi ed invece tutte le sue opere furono stampate dall’editore Bazachi che al tempo era il maggior esponente piacentino nel settore dell’editoria e della stampa. Pietro Maria Campi viene spesso confuso con il nipote omonimo e sempre canonico Piacentino che provvide tra l’altro alla stampa dell’opera più importante dello zio, Dell’Historia Ecclesiastica…, che ahimè non vide mai stampata. Pietro Maria Campi si spense nella sua casa natale il 9 Ottobre 1649. I funerali vennero celebrati nella Chiesa, ora soppressa, di S. Uldarico. Gli atti di nascita e morte sono oggi conservati presso la parrocchia di S. Giovanni in Canale.

foto e articolo di:
Claudio Gallini