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giovedì 20 aprile 2017

C'era una volta a Piacenza... Piacenza crocevia da oltre due millenni

a cura di
Claudio Gallini


In virtù delle polemiche scaturite sui media locali, ma ancor prima sulla nostra pagina Facebook "Ripensando Piacenza", in merito all’esclusione della nostra città dai festeggiamenti dei 2200 anni di vita della via Emilia che collega Rimini a Piacenza, abbiamo pensato di raccogliere qualche informazione storica, molto chiara e sintetica, che possa far luce sulla spinosa diatriba viaria, perlomeno da questo punto di vista.

Dal sito www.2200anniemilia.it, creato ad hoc per l’evento, che lega assieme in questo contesto soltanto le città di Parma, Reggio Emilia e Modena, leggiamo:
“Tre città nel cuore della regione riflettono sulla loro storia più antica quando attorno alla Via Aemilia si radicò una cultura in grado di superare differenze etniche e campanilismi”.
la didascalia prosegue poi in questo modo:
“Modena e Parma, colonie fondate nel 183 a.C. e Reggio Emilia, istituita come forum negli stessi anni, condividono il fondatore Marco Emilio Lepido, il console a cui si deve la costruzione della Via Aemilia, destinata a diventare l’elemento unificante della regione che tuttora ne conserva il nome”. 
Per la redazione di questo articolo ci affideremo, oltre agli annalisti locali, anche agli scritti del geografo greco Strabone sfogliandone naturalmente i testi volgarizzati; ci riferiamo al trattato geografico più ampio dell'antichità, utile in questo caso per lo studio del mondo romano.

A quell’epoca, nel III sec. a.C., la conquista della Pianura Padana era un ghiotto obiettivo dell’Impero Romano sia in termini di crescita territoriale, sia in visione di un’espansione economica e militare.

Nel 220 a.C. per mano di Gaio Flaminio Nepote iniziò così la costruzione di una strada che collegava Roma al nord Italia; in un solo anno terminò infatti la cosiddetta via Flaminia che dalla capitale giungeva sino a Rimini.

Estratto del “Descriptio Totius Italiae, Qua Situs, Origines, Imperia Civitatum” del sec. XVI di Leandro Alberti.
Egli fa riferimento a Strabone ed in questo passo si scrive che Emilio Lepido condusse la via Emilia da Piacenza a Rimini per congiungerla con la Flaminia condotta da Roma a Rimini.

La stessa cosa fece poco più tardi, nel 189 a.C., Marco Emilio Lepido che, come ci racconta Cristoforo Poggiali, dopo aver vinto le popolazioni liguri, impiegò le stesse per la costruzione di una nuova strada “ampissima e comodissima” battezzata con il suo nome, via Emilia; una strada che non nacque però “ex novo”, ma ricalcò antichi cammini utilizzati dalla popolazioni etrusche e greche. 

Un asse viario, lungo 177 miglia romane (circa 300 chilometri) che da Piacenza arrivava al mar Adriatico e poi a Roma.

E’ sufficiente comunque ritornare a leggere Strabone per averne conferma:
“M. Emilio Lepido condusse la via da Piacenza ad Arimine (Rimini Nda) per congiungerla con la Flaminia condotta da Roma da G. Flaminio ad Arimine, la qual fu poi rassettata da Augusto”.

La porzione di Tavola Peutingeriana o Tabula Peutingeriana che ritroviamo nell'immagine (Fonte: Wikipedia) è una copia del XII-XIII secolo di un'antica carta romana che mostra le vie militari dell'Impero romano.
In questa porzione si scorge Piacenza (Placentia) con la via Emilia sino a Bologna (Bononia) e oltre.

Il Poggiali nel primo tomo delle Memorie storiche di Piacenza pubblicate nel 1757, rincalza nuovamente Strabone con queste parole:
“Siamo debitori di questa notizia a Strabone, [...] osservo l’Itininerario di S. Antonino e la Tavola Peutingeriana descriverci chiaramente la via Emilia secondo la mente di Strabone; cioè da Rimini, dove incominciava e si univa alla via Flaminia, venendo a Bologna, e a Piacenza e di qui ripiegandosi a Milano, Brescia, Verona fino ad Aquileia”.
e continua:
“Di questa via Emilia quella parte, che si stende da Piacenza, o piuttosto dalla Trebbia fino ai confini del Bolognese, ne’ secoli di mezzo fu chiamata anche via Claudia, come ricavasi da Strumenti e Scritture autentiche di que’ tempi”.
Anche lo scrittore bolognese Leandro Alberti in “Descrittione di tutta Italia”, volume edito duecento anni prima della preziosa pubblicazione del Poggiali riporta esattamente:
“[...] Ritornando al ponte del Reno che congiunge insieme la via Emilia (com’è detto) la qual via Emilia cominciava da Rimini e trascorrea a Piacenza [...]”.

La costruzione di una strada romana (Fonte immagine: www.capitolivm.it)
In questa bella immagine è rappresentato il metodo adottato dai romani per la costruzione di strade.
Si noti tra le didascalie una curiosità legata al nostro dialetto.
Con il termine "rudus" i romani indicavano proprio il pietrame di scarto, i rottami.

L’intera zona compresa fra il Po e le montagne fu da quel momento arrangiato in funzione della via Emilia che fungeva da spartiacque tra gli Appennini e la Pianura Padana.

Come abbiamo letto, Augusto la lastricò restaurandola e definendone il capolinea non a Piacenza ma ad una decina di chilometri dal centro, nei pressi del Trebbia come confermato dai ceppi militari augustei.

Piacenza è da secoli crocevia di tante vie di comunicazione, molto importanti non solo per l’aspetto commerciale, ma anche per quello militare e religioso.

Dalla nostra città partivano, già in antico, i collegamenti con città importanti quali Milano, Genova, Tortona e Pavia per citarne solo alcune; osservando le più antiche mappe di Piacenza, o ancora meglio nei nomi di alcune vie odierne, possiamo tracciarne ancora oggi facilmente la rotta.








Claudio Gallini è perito industriale e appassionato studioso di storia locale e di dialetti, soprattutto dell’alta val Nure dove risiedono le sue radici, fonti d'ispirazione per le sue ricerche.













lunedì 10 settembre 2007

Collegio Alberoni Piacenza

Situato lungo la Via Emilia Parmense a Piacenza, deve la sua creazione al Cardinale Giulio Alberoni. Il collegio è un punto di riferimento culturale importante per tutta la cittadinanza, grazie agli innumerevoli tesori che il palazzo settecentesco custodisce; dagli arazzi fiamminghi, alla preziosa pinacoteca, fra cui spicca il celebre "Ecce Homo" di Antonello da Messina. Di grande importanza anche la fornitissima biblioteca e l'osservatorio astronomico.

L'unica nota dolente è data dal fatto che la struttura è privata ed il museo è visitabile solo su prenotazione, quindi non rientra in nessun pacchetto turistico e questo è davvero un peccato, perchè il collegio con tutti i suoi tesori merita visibilità e può essere una valida attrazione per incrementare la notra offerta turistica, che è ricchissima ma ancora poco organizzata.

Una breve storia sul Collegio Alberoni (fonte wikipedia)

http://it.wikipedia.org/
Il Collegio Alberoni è un vasto complesso architettonico, situato a Piacenza. È un seminario dotato di una Pinacoteca, un Osservatorio Astronomico, un Museo di Scienze Naturali, una biblioteca e la chiesa di San Lazzaro.

Deve il suo nome al Cardinale Alberoni che, dopo il sostegno fornito a Clemente XII, fu nominato amministratore dell'ospedale di San Lazzaro di Piacenza, nel 1740. L'ospedale era una fondazione medioevale a beneficio dei lebbrosi. Essendo la malattia scomparsa dall'Italia, Alberoni ottenne il consenso del Papa per la soppressione dell'ospedale, che era caduto in stato di grande disordine, e istituì al suo posto un collegio per l'educazione al sacerdozio di settanta ragazzi poveri, con il nome di Collegio Alberoni. Il Collegio aprì il 18 novembre del 1751. Alla sua morte il Cardinale Alberoni lasciò una somma di 600.000 ducati in dote al seminario da lui fondato. Il collegio prosperò e sebbene sorto precipuamente per la formazione del clero, l'istituto ha annoverato fra i propri alunni scienziati, ingegneri, giuristi e medici, filosofi, eruditi e uomini politici di nota. Si sono formati fra le mura di questa istituzione personaggi quali Gian Domenico Romagnosi, Melchiorre Gioia, Giuseppe Taverna, Alfonso Testa e Stefano Fermi, padre della scuola storica piacentina. Un discreto numero di seminaristi furono elevati alla Porpora Cardinalizia: i cardinali Agostino Casaroli, Silvio Oddi, Opilio Rossi, Antonio Samoré; Luigi Poggi

Antonello da Messina - Ecce - Homo 1473


Oltre ad ospitare i seminaristi, dispone di una ricchissima biblioteca e di un osservatorio astronomico; di notevole interesse la Galleria Alberoni, museo che comprende un centinaio di quadri di artisti di prim'ordine tra cui "Ecco Homo" di Antonello da Messina, 18 arazzi antichi (di grande valore due arazzi fiamminghi del primo '500).