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giovedì 13 luglio 2017

C’era una volta a Piacenza… gli antichi ducati di Parma, Piacenza e Guastalla (seconda parte)

a cura di 
Claudio Gallini







Nel precedente post, abbiamo iniziato a scoprire alcune interessanti informazioni statistiche riguardanti Piacenza in epoca preunitaria.


Si è voluto utilizzare come fonte primaria il “Dizionario corografico dei ducati di Parma, Piacenza e Guastalla”, redatto dal prof. Gaetano Buttafuoco e abbiamo rilevato importanti informazioni riguardanti il clima, la popolazione, il territorio, le produzioni, le arti e commercio, oltre alle monete, pesi e misure in uso a quei tempi a Piacenza.

bandiera di stato Ducato di Parma, Piacenza e Guastalla, 1851-1859
(Fonte immagine: www.portalestoria.net)


Oggi concludiamo questo viaggio trattando invece di amministrazione pubblica all'interno dei ducati prima elencati; un tema apparentemente noioso ma che in realtà permette un possibile confronto con l'attualità.


Il Governo

Il governo dei Ducati di Parma, Piacenza e Guastalla era una monarchia assoluta ed al sovrano spettava la completa gestione amministrativa e legale dello Stato. 
Il sovrano poi aveva anche il potere di eleggere tutti gli impiegati dello Stato, nominare i magistrati ed i funzionari.


Il Ministero

Il Ministero era composto da vari presidenti quali: Finanze, Interno, Dipartimento militare, Segretario di Gabinetto e l'incaricato delle relazioni estere.

Al dipartimento finanziario dipendevano le contribuzioni pubbliche, il catasto, Il demanio, le monete, il debito pubblico, le pensioni, le poste, le acque, le strade, i soccorsi, le carceri.

Al Ministero dell’Interno dipendevano: l’amministrazione territoriale, la tutela amministrativa dei comuni e dei luoghi pii, l’amministrazione della giustizia, la polizia, il buon governo delle carceri, la stampa, il culto, il regio diritto, le relazioni con l'estero in via non diplomatica, i pubblici archivi, l’Accademia delle Belle Arti, il museo, le biblioteche, l’educazione e l’istruzione pubblica, la polizia sanitaria, l’agricoltura, il commercio, l’industria e la statistica.

Al dipartimento miliare spettavano invece tutte le questioni attinenti alla milizia, mentre il Segretario di Gabinetto era incaricato alle relazioni estere in via diplomatica.


La Giustizia

A Piacenza vi era un "Tribunale collegiale" per le udienze pubbliche o meglio un "Tribunale d’Appello" che valeva per tutto lo Stato. 
Il “Tribunale supremo di Revisione” aveva invece sede a Parma. 
A Piacenza si trovava anche un “Tribunale civile e criminale” che gestiva tutto il territorio piacentino; per Parma e Guastalla la sede di quest’ultimo si trovava a Parma.

Le “giudicature inferiori”, così le chiama Buttafuoco, erano esercitate da 43 pretori, di cui 17 erano nel ducato di Piacenza, 19 a Parma e 3 a Guastalla.

Una moneta del Ducato di Parma, Piacenza e Guastalla, con l'effigie di Maria Luigia.
(Fonte immagine: www.wikipedia.com)


La legislazione

La legislazione amministrativa era pressoché la stessa dell’allora cessato Impero francese ed esisteva una “Raccolta di leggi emanate dal 1814 in poi”; si vuole comunque citare la presenza di un Codice Civile e Penale, di Procedura Civile e Criminale pubblicati nel 1820, che il Buttafuoco definisce “de’ più bei monumenti di gloria della regnante Duchessa”.


I Comuni

In tutto lo stato si contavano 105 comuni rappresentati da un “Consiglio di Anziani” amministrato dal Podestà che a sua volta era aiutato da alcuni “Sindaci” e da “Assessori”. Queste figure erano tutte nominate dal Sovrano.


Le contribuzioni pubbliche

Le contribuzioni avvenivano in due modalità. 
La prima era denominata “diretta” e si suddivideva a sua volta in tre tipologie: la cosiddetta prediale che erano le tasse sulle terre e sugli immobili in base alla rendita catastale; la personale pagata da ogni individuo che abitava all'interno dello stato con qualche eccezione (una sorta di odierna IRPEF senza voler offendere i fiscalisti); infine vi era la tassa delle patenti pagata da tutti i commercianti, industriali e così via.
La seconda modalità definita allora era quella "indiretta" che a grandi linee racchiudeva: le multe, i dazi, le regalie, le carte bollate, etc.


La milizia

Il corpo militare dello stato consisteva in una compagnia di “guardia d’onore” che aveva un drappello a Piacenza, a Fidenza e un altro nel distretto della val Taro. 
Il palazzo ducale disponeva invece di una guardia formata da alabardieri. 

La descrizione prosegue elencando dei corpi a cavallo, a piedi sparsi un po’ in tutto lo stato, due battaglioni di linea ed un corpo di "sedentari".


Istruzione ed educazione


La pubblica istruzione maschile era governata da una “legge della scuola” del 1831 che definiva tre tipologie di scuole pubbliche.

La prima categoria di scuola descritta era chiamata “superiore e facoltativa” che aveva sede anche a Piacenza; la seconda tipologia era invece quella “secondaria” aperta solo nei capoluoghi di territorio e nei centri più popolati, mentre l’ultima categoria era la “primaria” poste invece in tutti i comuni dello Stato.

Alla scuola primaria veniva insegnata la religione cattolica, morale civile, la lettura, la calligrafia, la matematica, la geografia e la storia.

Nelle scuole secondarie era insegnato il latino, l’italiano e le belle lettere.

Le scuole superiori invece permettevano di abbracciare la teologia, la giurisprudenza, la medicina, la chirurgia, la farmacia, la veterinaria, la fisica, la matematica e la filosofia.

A Piacenza si trovava la facoltà di legge e due cattedre d’istituzione chirurgica e di anatomia e fisiologia oltre ad una cattedra di lingua francese.

All’Istituto Gazzola di PIacenza venivano insegnate le belle arti e si era stabilita una scuola di geometria descrittiva per le arti e mestieri, ed una d’aritmetica.

Era segnalata a Piacenza anche una scuola di canto e di musica.

Si chiude così questo viaggio breve, ma ricco di informazioni, nel mondo piacentino di circa duecento anni addietro.





Claudio Gallini è perito industriale e appassionato studioso di storia locale e di dialetti, soprattutto dell’alta val Nure dove risiedono le sue radici, fonti d'ispirazione per le sue ricerche.

giovedì 29 giugno 2017

C’era una volta a Piacenza… Gli antichi ducati di Parma, Piacenza e Guastalla (prima parte)

a cura di 
Claudio Gallini


Introduzione


Sfogliando l’antico “Dizionario corografico dei ducati di Parma, Piacenza e Guastalla”, pubblicato nel 1854 dal professor Gaetano Buttafuoco (Piacenza 1804 - Parma 1883), scopriamo interessanti informazioni statistiche riguardanti il nostro territorio, a metà del sec. XIX.

Ci troviamo in pieno periodo preunitario, da pochi anni era mancata la benvoluta Maria Luigia d’Austria (1847) e, nel susseguirsi di poteri, la nostra Piacenza assieme a Parma formava uno Stato governato, all'epoca della pubblicazione, nuovamente dai Borbone.

Lo Stato di allora si divideva in tre parti, o meglio in tre Ducati: Parma, con 57 comuni, dove vi era la capitale e dove abitava anche il Sovrano, Piacenza con 45 comuni (oggi ne contiamo 48) e Guastalla con soltanto 3 municipi.

Analizziamo ora dalla mano del prof. Buttafuoco qualche dato statistico e informativo legato alla nostra città di allora.

Queste informazioni, teniamo a precisare, ci giungono dal secondo tomo dell’opera prima citata e pubblicata nella seconda metà del sec. XIX.


Il clima


Il professore descrive il clima delle nostre terre come temperato, con aria salubre tranne lungo le rive del Po dove “l’atmosfera è impregnata di vapori perniciosi alla salute”; nonostante allora le ciminiere della centrale elettrica e del termovalorizzatore non erano presenti, si respirava già, lungo il nostro fiume, un’aria alquanto insalubre.

(Immagine tratta dal volume "Dizionario corografico dei ducati di Parma, Piacenza e Guastalla")


La descrizione prosegue citando l'immancabile nebbia che regnava sovrana in autunno e in inverno, mentre sui monti più alti del nostro Appennino, la neve scendeva già a settembre.



La popolazione di Piacenza


Apprendiamo qualche dato dai censimenti sulla popolazione della città di Piacenza nel sec. XIX e lo paragoniamo, a titolo di curiosità, con gli ultimi dati forniti dall’ISTAT.

Anno          Popolazione

1814           27.429

1839           28.662

1843           29.766

1849           29.898

2016           102.181

A titolo informativo, a Parma, negli stessi anni, la popolazione era maggiore del 30% rispetto a Piacenza, mentre oggi il divario si aggira sul 90%.



Descrizione generale del territorio di Piacenza



La nostra città viene comunque descritta come grande, con la propria sede vescovile (al tempo Bobbio era diocesi a sé seppur posta all’interno del Ducato), con la residenza del Tribunale d’Appello dei Ducati e con due preture (una posta a nord e l’altra a sud).

Buttafuoco prosegue facendo ancora riferimento alle nebbie provocate dal vicino fiume Po che avrebbero reso l’aria “grave”, mentre elogia la nostra terra in quanto “ubertosa”, ovverosia molto fertile.

(Immagine tratta dal volume "Dizionario corografico dei ducati di Parma, Piacenza e Guastalla")


Lo scrittore piacentino, forse un po’ di parte, tiene a sottolineare che Piacenza è considerata una delle piazze più forti dell’Italia settentrionale con la sua forma oblunga, le mura che la proteggono, il castello con cinque bastioni e dotata di moderne opere di fortificazione.

Non sono tralasciate, in questa sintetica esposizione anche le nostre chiese definite pregiate per architettura e per le preziosità poste al loro interno, tra le quali vengono annoverate: il Duomo, Santa Maria di Campagna, S. Sisto. S. Francesco, S. Savino e S. Vincenzo e le già allora soppresse S. Agostino e Benedettine.

L’elenco degli edifici autorevoli prosegue con il Palazzo del Comune, quello del Governo, Palazzo della Cittadella (oggi Palazzo Farnese), Palazzo di Giustizia e il Teatro Nuovo.

L’autore poi elenca i centri principali del territorio piacentino quali, in ordine alfabetico: Bettola, Borgonovo, Caorso, Castel San Giovanni, Pianello, Ponte dell’Olio, Pontenure e Rivergaro.

Località quali: Alseno, Castell’Arquato, Cortemaggiore, Fiorenzuola, Lugagnano, Monticelli, per citarne alcune, dipendevano, dal punto di vista amministrativo, dal distretto di Borgo San Donnino, oggi conosciuta come Fidenza (PR).

A Piacenza, come già anticipato, aveva sede la diocesi locale con ben 362 parrocchie, ma in territorio piacentino era altresì collocata la diocesi “estera” di Bobbio con 8 parrocchie.


Produzione


Il racconto prosegue con l’elenco di tutti i frutti animali e vegetali prodotti e lavorati quali il grano, definito “strabocchevolmente copioso”, viti e frutti in genere, ortaggi, bestiame, pollame, la pesca in Po “affittata per conto del governo”, mentre era libera quella nel Trebbia e nel Nure, selvaggina, apicoltura, la lavorazione dei bachi da seta seppur con “trascuratezza” ed infine viene citata la famosa e grande miniera di ferro e quella più piccola di rame poste a Ferriere in alta val Nure.



Arti e commercio


A quei tempi Piacenza era già un importante centro agricolo che, a detta del prof. Buttafuoco, aveva fatto notevoli progressi grazie al buon governo e alla divisione equa dei tributi; egli stimava addirittura la rendita media delle produzioni rurali, al netto del 4%.

Oltre all’agricoltura nella Piacenza di metà Ottocento troviamo delle cartiere, delle conce per il cuoio ma a quei tempi la nostra città era famosa soprattutto per la lavorazione del fustagno, della tela e della cotonina (un tessuto leggero di cotone); nel collegio San Girolamo di Piacenza veniva lavorata la seta ed il raso.

A Piacenza esisteva già il mercato settimanale che si svolgeva due giorni a settimana, mentre dall’11 al 15 agosto, solo nella nostra città si teneva un’importante fiera del bestiame che attirava genti dalle vicine Parma, Cremona, Milano e Genova.


Moneta


Il sistema monetario dello Stato era il decimale francese, cosicché una lira nuova equivaleva ad un franco; quest’annotazione ci fa facilmente comprendere il motivo per il quale fino a pochi anni fa le nostre lire erano ancora appellate in dialetto “frànc”; una reliquia linguistica destinata ad andare persa con l'arrivo dell'Euro.


Pesi e misure


A Piacenza si usavano le seguenti unità di misura:

Misure lineari: braccio da panno, braccio da seta, braccio da tela equivalenti a 0,67 m.

Misure agrarie: biolca pari a 3084 mq e la pertica piacentina pari a 762 mq.

Misure di peso: peso pari a 7,94 kg e la libbra pari a 0,32 kg.


Nella prossima puntata analizzeremo altri aspetti del Ducato di Piacenza di quegli anni, soprattutto in ambito amministrativo








Claudio Gallini è perito industriale e appassionato studioso di storia locale e di dialetti, soprattutto dell’alta val Nure dove risiedono le sue radici, fonti d'ispirazione per le sue ricerche.