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mercoledì 5 febbraio 2020

La Piacenza del Settecento descritta da Jérôme Lalande in "Voyage d'un françois en Italie"

a cura di Claudio Gallini





Dalla seconda metà del Settecento, sino agli inizi dell'Ottocento, si sviluppò in una elites francese una particolare "cultura del viaggio" che portò molti intellettuali d'Oltralpe a visitare il nostro paese, verosimilmente per un accrescimento culturale, seppur nei loro diari di viaggio non si risparmiarono in pregiudizi e continui confronti tra Francia e Italia.

Diari di viaggio che successivamente furono pubblicati e divennero delle vere e proprie guide turistiche ma con una visione, a parere dello scrivente, troppe volte limitata e dipingendo non esattamente la realtà dei fatti, almeno per quanto relazionato su Piacenza sotto l'aspetto storico, artistico e architettonico.

Questi viaggiatori transitarono comunque di rado nella nostra città e quando passarono di qua, spesso per raggiungere Parma o Milano, lo fecero di fretta; tra i gitanti che più si prodigarono a descrivere, nel bene e nel male, la nostra Piacenza, trova interesse la figura di Jérôme Lalande (1732 - 1807).

J. Lalande fu un astronomo e intellettuale francese che nel 1765 iniziò un lungo viaggio lungo lo stivale; viaggio che lo ispirò per la stesura di un diario che sfociò nella monumentale pubblicazione intitolata: Voyage d'un françois en Italie.

Lo scrivente ha pensato di prendere le parti più salienti che l'intellettuale francese ha riservato alla nostra città all'interno del volume prima indicato, dalla pagina 354 del primo tomo nell'edizione del 1769 e trascriverle, traducendole dal francese, in questo corposo pezzo.

Si noteranno altresì numerosi riferimenti errati che il Lalande riportò in questa guida su Piacenza, in particolar modo nell'indicare la paternità di alcune opere artistiche e architettoniche; il testo è stato tradotto e riportato tale e quale comprendendo così anche gli errori.

Si lascia pertanto al lettore la libertà di fare le proprie considerazioni e sarebbe molto interessante ricevere qualche commento a riguardo.





J.J. de Lalande - Plan de la ville de Plaisance - 1768 (fonte: Catawiki.it)


Descrizione di Piacenza

Plaisance, Piacenza in italiano, è una città di diecimila anime che si trova tra Milano e Parma a tredici leghe l'una dall'altra, vicino al Po e alla foce del Trebbia, nello stato del Ducato di Parma.


(In Francia, una lega, “la lieue de poste”, equivaleva a circa 4 chilometri).

lunedì 4 marzo 2019

Piazza Cavalli in una fotosfera notturna

di Claudio Gallini

Attraverso questa "foto - sfera" è possibile avere una visuale a 360° dal centro della nostra Piazza Cavalli in uno scatto notturno.

lunedì 20 agosto 2012

un maggiore rispetto per Piazza cavalli!

In passato, feci diversi post inerenti a Piazza cavalli, da tutti (compresi gli amministratori comunali), ritenuta la piazza principale di Piacenza. Furono numerose le critiche che mossi nei confronti dell'operato della giunta di Roberto Reggi; sulla poca attenzione verso il decoro urbano e al mantenimento del nostro patrimonio artistico. Bene, se possibile, il nuovo sindaco Paolo Dosi sta a mio parere agendo peggio.
Almeno, a Reggi, si poteva imputare una conduzione un po' troppo dispotica ma, certamente, non si poteva  affermare che sotto la sua gestione, la città non avesse avuto notevoli trasformazioni urbanistiche.

La città, dal 22/05/2012, giorno in cui è al potere della stessa Paolo Dosi, sembra completamente "ferma"; evitando, ovviamente, di considerare quei lavori pubblici iniziati durante "l'amministazione di Reggi".
Piazza cavalli, che dovrebbe essere il biglietto da visita di Piacenza, è lasciata completamente al suo triste destino, venendo trattata come un vero e proprio magazzino comunale in cui accantonare le varie transenne e, l'orribile palco utilizzato per le varie manifestazioni che, dalla fine dei "venerdì piacentini" non è mai più stato utilizzato ma che, in compenso, "domina" la piazza con la sua orribile struttura metallica.
Si sprecano proclami per far "rivivere" il centro storico ma, poi, lo si tratta ignorandone la storicità e la sua dignità. Si abolisce il consumo di alcolici nelle sue piazze quando, poi, in via Roma e ai giardini Margherita, decine e decine di stranieri vi bivaccano ogni week-end improvvisando improbabili pic-nic; spesso, accompagnati da un uso eccessivo di bevande alcoliche... Inviterei, le persone che si trovassero in disaccordo con le mie parole, a verificare quanto sto affermando; magari, facendo un giretto nelle ore notturne in questi luoghi dove, le ordinanze comunali, sembrano arrivare solo a parole...

Vorrei vedere se, nelle piazze delle città a noi vicine (Pama, Cremona, Lodi, Brescia, etc...), i luoghi ritenuti di maggior interesse artistico e culturale, ricevono il medesimo trattamento riservato a quelli piacentini.
Sinceramente, non penso proprio!!! Mi permetto, di criticare anche l'opposizione comunale, la nostra sovrintendenza ai beni culturali e tutti coloro che, avrebbero "voce in capitolo" per denunciare questa incuria imperante in cui versa Piacenza e che, invece, assistono indifferenti al suo progressivo declino.
Massimo Mazzoni





venerdì 6 aprile 2012

la facciata della Basilica di San Francesco

Ringrazio l'amico Claudio che, con il suo fondamentale contributo, sta diventando una colonna sempre più portante di questo blog. Da una semplice domanda postami dagli amici, Cristina e Luigi, è nata un'interessante ricerca sulla storia relativa alla basilica dedicata a San Francesco, posta nella centralissima Piazza Cavalli a Piacenza.
Rinnovo i ringraziamenti a Claudio Gallini (autore dell'articolo) e a Luigi e Cristina Pietrocarlo che, con le loro domande, sono stati i veri ispiratori alla creazione di questo interessantissimo post.
Proprio per questo, invito chiunque fosse interessato a qualche curiosità relativa alla nostra storia locale, di proporci ciò che vorreste fosse trattato su questo blog,
Massimo Mazzoni

Dallo spunto indicato in prefazione, ho voluto trattare in questo post alcune curiosità sulla basilica di San Francesco, la cui facciata guarda le spalle dell'autoritaria statua di Giandomenico Romagnosi, di cui un mio precedente articolo.
Questo breve trafiletto non vuole essere la solita cronistoria “da libro” su una delle chiese più importanti della città, ma soltanto una raccolta di alcuni avvenimenti e curiosità legate a questa struttura religiosa.
La chiesa, che si trova per l’appunto nell’omonima piazzetta, fu eretta nel XIII secolo per opera di Ubertino Landi, nobile piacentino, ghibellino e marito di Isabella d’Aragona, come dono ai Francescani di Piacenza, tra una guerra con gli Scotti e un’apparente tregua.
Fu di certo un’azione distinta, per mettere un po’ di pace alla propria interiorità, rea di aver causato parecchi problemi alla Chiesa piacentina, ma questa è un’altra storia, troppo articolata perché sia trattata qui.
Questo gesto permise comunque, a quei tempi, di avere a Piacenza un tempio in pieno centro, proprio vicino a piazza Cavalli, poiché le altre chiese erano perlopiù dislocate in zone periferiche della città. La scelta di questa posizione suscitò da subito l’opposizione dei rettori delle chiese più vicine al centro ma la causa svanì con l’intervento di papa Nicolò III.
C’è da porre l’accento sul fatto che tuttora San Francesco è parrocchia e di certo avrà inglobato le altre piccole chiese che un tempo obiettavano la costruzione del convento (S. Maria del Cairo, S. Nicolò de figli di Agadio, S. Faustino, S. Giacomo Sopramuro, S. Michele e S. Donnino Fonte: C. POGGIALI).
Lo stile gotico lombardo della chiesa di S. Francesco è comune a tanti altri santuari Francescani e a Piacenza abbiamo l’esemplare più interessante sotto l’aspetto costruttivo dato soprattutto dalla graziosa facciata costruita interamente in cotto.
La facciata a capanna ricorda, infatti, la basilica francescana eretta a Brescia, sebbene con meno aperture, e anche quella di Bologna pur non avendo quest’ultima gli eleganti e slanciati pinnacoli che sovrastano il nostro esemplare.
Per quanto riguarda le aperture, sono di pregevole bellezza e particolarità i due “oculi a vento” che, aprendosi tondi nella facciata, alleggeriscono notevolmente la massa muraria della struttura, dando inoltre la sensazione di poter osservare oltre il tempio portandosi anche a pochi passi dal sagrato.
In corrispondenza delle navate interne, troviamo sulla facciata due contrafforti, e un rosone esattamente in asse con gli oculi che dona ulteriore impeto alle aperture.
All’interno la basilica è suddivisa in tre navate con un corridoio che circoscrive il presbiterio e possiamo ammirare tantissime opere d’arte realizzate da rinomati artisti come Giovanni Battista Trotti, Giuseppe Nuvolone e Giovanni Evangelista Draghi.
Singolare è anche il portale con il suo particolarissimo architrave con una lunetta scolpita, raffigurante l’estasi di S. Francesco opera del maestro milanese, Guiniforte Solari e dal figlio Antonio. Da un rogito del 1506, pubblicato in strenna piacentina del 1989, si evince inoltre che l’opera fu terminata però da un tal mastro Gregorio e dalla stessa ricerca si scopre che nel nostro territorio tra il XIII e il XIV secolo operavano alcuni pittori piacentini ancora oggi sconosciuti tra i quali: Giacomo Garibaldi, Tommaso Aghinolfi, Giacomo Buttini e Antonio Recuperi.
Nel tempo la chiesa si arricchì di quadri e sculture, e da una planimetria ottocentesca si evince che il monastero occupava a quei tempi tutta la piazzetta Plebiscito con tre chiostri e tanto di giardini.
E’ curioso evidenziare ulteriormente che durante l’invasione Napoleonica la basilica rimase consacrata, seppur dopo una parentesi in cui fu adibita a magazzino e da ospedale con l’intitolazione temporanea a S. Napoleone martire. Nel 1848 ospitò invece le celebrazioni per la prima annessione al Piemonte e a ricordo di
quell’evento rimane una lapide posta sul lato sinistro della facciata. Il mio spassionato invito è di visitare quest’importante tempio, basilare per le radici della nostra storia cristiana e fondamentale per apprendere le bellezze artistiche e architettoniche della Piacenza gotica.
Claudio Gallini

 foto di Massimo Mazzoni





martedì 21 febbraio 2012

Il monumento a G.D. Romagnosi a Piacenza.

Un ringraziamento particolare all'autore dell'articolo, l'amico Claudio Gallini e a Davide Galli che, grazie ad alcuni suoi interessanti spunti, mi ha fatto interessare alle vicende che hanno "legato" il giurista Giandomenico Romagnosi e la città di Piacenza.

Una delle statue più interessanti che possiamo trovare nel centro storico cittadino, è sicuramente quella dedicata al giurista Gian Domenico Romagnosi, posta in piazzetta S. Francesco. Romagnosi nacque a Salsomaggiore l’11 Dicembre del 1761 da un’abbiente famiglia che gli permise di studiare in raffinati ambienti culturali quali il Collegio Alberoni di S. Lazzaro e in seguito di ottenere una laurea in giurisprudenza a pieni voti presso la facoltà di Parma. Egli è considerato uno degli intellettuali italiani più importanti del XIX
secolo, con il ruolo di maestro per le generazioni a venire che si andavano impegnando al Risorgimento italiano. Romagnosi morì l’8 giugno 1835 a Milano, lasciando una profonda traccia nell’ambiente giuridico che lo ricorda come uno dei più illustri luminari d’Italia grazie alle sue larghezze di veduta, profonda preparazione, e una visione futuristica del diritto. Attorno al 1865 approdò in consiglio comunale a Piacenza, la notizia dell’esistenza di un bozzetto di una statua raffigurante il piacentino Giandomenico Romagnosi. E’ doveroso precisare che al tempo il territorio di Salsomaggiore apparteneva a Piacenza, e della stessa località era nativo anche Cristoforo Marzaroli autore del bozzetto, e in seguito della scultura.
Con molto fervore fu istituita una commissione incaricata a esaminare tali bozze per un’eventuale disposizione della statua in piazzetta S. Francesco, nelle prossimità di Piazza dei Cavalli.
Benché la Commissione e l’artista riuscirono a trovare quasi subito un accordo, sia sotto l’aspetto economico sia nei tempi di realizzazione, in Consiglio Comunale si crearono delle diatribe sulla posizione di tale monumento. Fu lo scultore Marzaroli, nel 1865, la chiave decisiva per destinare la statua nel luogo dove la troviamo ancora oggi, davanti alla chiesa di S. Francesco. L’appoggio costante del filosofo piacentino alla causa liberale e nazionale e la posa della statua davanti a S. Francesco con le spalle girate, suonò per la Chiesa come un’opera sacrilega e la tradizione vuole, per questa ragione, che il Clero piacentino fece erigere l’altrettanto famosa colonna in piazza Duomo con al vertice la statua dell’Immacolata. E’ interessante ora rilevare che dalla data di disposizione di tale monumento, si susseguirono fino ai giorni d’oggi, diversi tentativi di trasferire altrove l’effigie del nostro Romagnosi. Nel Maggio del 1952, Libertà si fece portavoce di molti, che trovarono indispensabile la rimozione della statua, da piazzetta S. Francesco, per diverse ragioni: affinare l’estetica di Piazza Cavalli, migliorare il traffico e ridare dignità all’opera monumentale.
Come alternative furono proposte: il centro dello spartitraffico tra via Benedettine e viale Risorgimento, il centro di piazzetta Vigoleno davanti alla Prefettura, al centro dello Stradone Farnese verso Corso Vittorio Emanuele ed infine nel mezzo della grande aiuola posta nei pressi della chiesa di S. Savino.
Quasi un anno dopo, si riunì il Consiglio Comunale proprio sul caso “Romagnosi”, che sentenziò un possibile spostamento del monumento all’interno dei giardini Merluzzo poiché era previsto il rifacimento della pavimentazione in piazzetta S. Francesco. Su tale argomento però s’inserirono i commenti di alcuni autorevoli piacentini quali l’ing. Lodigiani, il dott. Minoja e il rag. Chiappa che si sentivano contrariati a tale spostamento ribadendo le ragioni sentimentali dei piacentini e per questa ragione il Consiglio Comunale
decise di rinviare l’argomento a data da destinarsi. La questione ritornò presto alla ribalta, nel 1958, poiché iniziarono i lavori di costruzione del terzo lotto in Piazza Cavalli e per esigenze di cantiere, la statua fu rimossa per dare spazio all’allestimento dello stesso.
Era il 20 maggio 1958 quando la statua di Romagnosi, dal peso di ben 60 quintali, fu levata e trasferita nelle scuole Alberoni; trascriviamo un pezzo preso dalla Libertà di allora: “[…] La veneranda statua, con tutta l’attenzione dovuta al suo rispettabile peso, è stata caricata su un carro al cui traino sono stati agganciati due cavalli, il che conferisce alla manovra l’apparenza di un funerale […]”.
I lavori del terzo lotto iniziarono e la statua fu “parcheggiata” e quasi dimenticata per anni presso le scuole Alberoni, sennonché nella primavera del 1965 la Famiglia Piasinteina risollevò la questione “Romagnosi” insistendo su una decisione ufficiale circa una degna sistemazione.
Da questo impulso, ne nacque un’accesa discussione tra esperti, storici e ogni giorno si aggiungevano voci, pareri e contrasti che perdurarono mesi. C’era chi voleva la statua comunque lontano da Piazza Cavalli per non disturbare altre bellezze quali i Cavalli farnesiani, altri proponevano di collocarla nel largo antistante all’attuale Istituto Colombini, altri insistevano sullo Stradone Farnese, ma la decisione finale spettava all’Amministrazione Comunale.
Il giorno 11 settembre 1965 il giornale Libertà scriveva “ Il monumento a Romagnosi tornerà in piazza Cavalli”. I lavori iniziarono nel marzo del 1966 e la statua fu collocata esattamente, dove si trovava anni prima e dopo un mese di lavori fu finalmente restituita ai piacentini.

testo di: Claudio Gallini

foto di Massimo Mazzoni

domenica 4 dicembre 2011

Piacenza, "nella luce alla notte" della RAI

Siena e la "Torre del Mangia", Caserta e la sua reggia, Venezia con i suoi canali, Roma con il celeberrimo "cupolone" michelangiolesco e Piacenza, ritratta con il nostro "Palazzo Gotico".
Una bellissima sigla notturna della RAI: un filmato della durata di circa 1 minuto e 20 secondi, in cui vengono rappresentate alcune fra le maggiori bellezze artistiche italiane e, con mio grande orgoglio, in questa piccola frazione temporale sono stati dedicati alcuni frames per immortalare la bellissima Piazza Cavalli.
Forse, anche la nostra televisione di Stato, si è resa conto che Piacenza è una bella città; addirittura, accostando la nostra piazza principale ad alcuni dei monumenti più celebri e belli del pianeta. Sapendo benissimo, che Piacenza non è assolutamente paragonabile a certe splendide realtà, dovremmo però iniziare a comprenderne anche quelle sue caratteristiche che, troppe volte,  noi piacentini tendiamo a sottovalutare

luce alla notte - sigla rai 2 notte


venerdì 18 novembre 2011

Le Vie di Piacenza - Via mazzini

Via Mazzini, è la strada che collega Via San Bartolomeo, alla centralissima Piazza Cavalli. Proprio il titolo di "Primogenita", conferito a Piacenza per essere la prima città ad annettersi nel 1848 a Regno di Sardegna, dando così l'inizio all'unità nazionale, spinse l'amministrazione Comunale ad intitolare la strada all'illustre personaggio risorgimentale. Inizialmente, Via Mazzini era denominata "Strada di San Nicolò" in seguito alla scomparsa della chiesa dedicata a San Nicolò de' Cattanei.
La Via, all'incrocio con Via San Tommaso, presenta la caratteristica scalinata chiamata popolarmente come "muntä di ratt" che portava a Via San Bartolomeo. Sul nome della scalinata, vi sono due versioni:  la prima è  che i topi la percorrevano con lo scopo di abbandonare la parte bassa e adiacente al fiume Pò durante le alluvioni e alle sue piene. E, forse la versione più veritiera, è che questa etimologia sia riconducibile a "montata ratta", denominazione che indicava un irta e veloce salita. Come dicevo, Via Mazzini, partendo dalla Muntä e sfociando nella bellissima Piazza Cavalli, è ricca di caratteristici scenari e di eleganti palazzi signorili che donano un maggior pregio alla strada.

Via Mazzini - La muntà di ratt

Via Mazzini - verso Piazza Cavalli


domenica 15 novembre 2009

Piazza Cavalli - disco dancing???

(mi vedo costretto e rettificare il mio post e a scusarmi per la mia troppa precipitazione con l'amministrazione comunale. Ringrazio l'amico Claudio per avermi fatto notare la mia "svista" in merito alla giornata nazionale per il diabete per cui, temporaneamente, è stata installata la luce blu da me aspramente criticata. Evidentemente, alcune "imprese" passate mi hanno reso piuttosto suscettibile in merito agli interventi conservativi. Sono comunque contento di aver preso la cosiddetta "cantonata" e poter rivedere la piazza illuminata come le compete)
Massimo

Nonostante riservi molta attenzione alla vita cittadina, non ho letto nessun articolo che riportasse dell'introduzione di una nuova illuminazione "artistica" nella piazza principale di Piacenza, Piazza Cavalli. Le nuove luci, scoperte casualmente durante una passeggiata in centro, mi hanno lasciato piuttosto perplesso. L'effetto attualmente reso è, a pare mio, piuttosto lugubre; le luci, molto soffuse e blu, si addicono maggiormente ad un locale notturno piuttosto che a quello che dovrebbe essere il salotto di Piacenza ma che, forse, i pubblici amministratori hanno deciso per rivitalizzare il centro di trasformare la piazza in un night-club. I miei pareri estetici, sono assolutamente critici e a favore delle precedente illuminazione, fra l'altro installata circa tre anni fa. La Piazza, ora si presenta molto buia, i cavalli del Mochi sono assolutamente al buio e lo stesso Palazzo Gotico non ha un'illuminazione che ne valorizzi la bellezza.
Speravo che il Comune avesse cambiato "rotta", che avesse una maggiore attenzione al patrimonio pubblico. Si parla di partecipazione, di scelte fatte nel rispetto della valorizzazione del nostro bene pubblico invece, puntualmente, trovo assurdi e bizzarri gli interventi artistici operati dal comune di Piacenza.

Piazza Cavalli (nuova illuminazione)



Piazza Cavalli (vecchia illuminazione)

lunedì 22 giugno 2009

Lettera a Libertà e Cronaca - degrado in Piazza

Lettera del sottoscritto, indirizzate a: Libertà e Cronaca.

Gent. Direttore, scrivo questa lettera per ribadire un concetto già sollevato da altri cittadini: il degrado e l'incuria che imperversa su tutto il centro storico, senza risparmiare nemmeno le zone più prestigiose e rappresentative della città come, ad esempio, Piazza Duomo e Piazza Cavalli.
Attraverso il mio blog, http://ripensandopiacenza.blogspot.com, sono anni che denuncio alcune situazioni a mio parere degradanti; fin'ora le mie parole virtuali sono puntualmente cadute nel vuoto e, proprio per questo motivo, ho deciso di scrivere a chi potrebbe dare maggior risonanza al mio pensiero. Con la seconda giunta Reggi, e l'entrata in giunta dell'assessore Sabrina Freda, addetta alla riqualificazione urbana, si era promessa una maggiore cura nell'arredo urbano e di tutto il contesto storico, beh, a distanza di due anni dalla sua insediazione, non ho colto ne, più attenzione, ne una maggiore sensibilità da parte della maggioranza ma, ad essere onesti, nemmeno l'opposizione l'ho percepita particolarmente interessata e sensibile ad alcuni aspetti di semplice decoro.
Piazza Cavalli, su cui sono stati fatti interventi di "manutenzione" alla pavimentazione, a lavori finiti, è puntualmente tornata ad essere il magazzino cielo aperto del comune, in cui depositare transenne e centinaia di seggiole di plastica, nel migliore dei casi impilate sotto i portici di Palazzo Gotico o, in alternativa, utilizzate dalle comunità straniere per passare allegramente i pomeriggi e le serate piacentine, magari, in compagnia di una buona lattina di birra da poter lasciar gentilmente sul posto.
Piazza Duomo, anch'essa sottoposta a recenti restauri, non se la passa certo meglio. Invito, chi ha poca memoria, a vedere come fosse tenuta solo una decina d'anni fa. Almeno, le due grosse aiuole posta ai lati della piazza, erano composte da erba bassa e non da una vegetazione di difficile comprensione (salvia e rosmarino), nemmeno utilizzabile da condimento culinario, in quanto inquinato dagli escrementi dei cani e da rifiuti vari...
Inutile rienpirsi la bocca con eventi come l'Expo2015 o l'acquisizione delle aree militari, quando poi non si sa mantenere in modo decoroso nemmeno due misere aiuole. Invito quelli della giunta e coloro che a "spada tratta" li difendono, di fare 60 km, andare in Piazza della Pace a Parma, e di vedere quali differenze corrono fra chi valorizza al massimo il proprio territorio e, fra chi, assurdamente, fa di tutto per deturparlo.
Grazie per l'attenzione e per l'eventuale spazio concessomi.
Massimo Mazzoni
http://ripensandopiacenza.blogspot.com

Piazza Cavalli

lunedì 16 febbraio 2009

Tanti saluti da... Piazza Cavalli

Oggi, 16/02/09, la giunta ha dato la possibilità alla cittadinanza di poter visionare i lavori in atto nella Piazza principale di Piacenza.
Guida del lavori, il sovrintendente dei beni culturali Luciano Serchia, che ha illustrato i lavori in corso nella storica piazza comunale. Il sovrintendente ha "rassicurato" i numerosi piacentini accorsi alla visita dicendo che l'anomalo effetto maculato col tempo, ha ipotizzato 5 anni, "dovrebbe" attenuarsi se non scomparire del tutto.
Intanto, nel dubbio, per qualche annetto teniamoci la piazza in versione arlecchino, tanto, a quanto pare, a molti piacentini va bene così...
Ringrazio personalmente lo storico Fiori che ha duramente criticato la scelta di Serchia di avvallare il progetto di "recupero" della Piazza. Il sovrintendente, imbeccato dalle polemiche dello studioso piacentino, ha cercato di replicare e, stizzito, ha abbandonato prontamente il "campo di battaglia", lasciando ai piacentini il compito di calpestare assiduamente le nuove lastre in modo da accelerare il processo di omogenizzazione con le pietre più usurate.
Forza piacentini, calpestate il nuovo selciato. Calpestate!
PS: ai posteri potremo sempre far vedere le vecchie fotografie della nostra ex bella Piazza...
intanto gustiamoci quelle che la "riqualificazione" in atto ci può offrire...





martedì 27 gennaio 2009

Povera Piazza Cavalli

Al peggio non c'è mai fine, specialmente se si parla dell'amministrazione pubblica svolta nella nostra città. L'elenco di opere pubbliche dalla dubbia qualità è lunga ed ora, non contenti di quanto fatto, si è pensato bene di "mettere mani" pure su Piazza Cavalli, il cuore pulsante (anche se ormai i battiti sono sempre più deboli) di Piacenza. L'operazione poteva anche essere sensata, ovvero una ripulitura completa delle circa 3000 lastre che compongono la piazza ed, eventualmente, la sostituzione delle pietre ammalorate. I lavori, iniziati da pochi giorni, stanno già sollevando forti polemiche, specialmente ora che può osservare una desolante anteprima di come la Piazza si presenterà alla fine della propria "riqualificazione". Lo stesso Domenico Ferrari, presidente dei FAI provinciale, ha espresso il proprio disappunto sull'operazione che si sta attuando nella Piazza principale della città. Le nuove lastre sono di un colore e spessore differente rispetto alle vecchie, e l'effetto di tante pezze è quantomeno imbarazzante. Il direttore dei lavori ha giustificato che ill tempo attenuerà le differenze cromatiche fra le pietre originali e qualle nuove.
Fra poco andrò a dormire con la speranza che questo sia solamente un brutto sogno ma, purtroppo, temo che domani realizzerò che l'effetto "rattoppo" rappresenta la deprimente realtà.

Programma dei lavori

Piazza Cavalli sotto "cura"



venerdì 6 giugno 2008

Piazza Cavalli - mi ripeto

Mi rendo conto di essere pedante ma, da comune cittadino, il 27/04/08 ho scritto una lettera pubblica (su questo blog)
e privata alla e-mail personale del Sindaco Reggi, esponendogli alcune mie "perplessità" sulle condizioni in cui riversa il centro storico ed, in particolare, Piazza Cavalli.
Ho espresso delle mie osservazioni, alcune, ci mancherebbe, assolutamente personali ed opinabili ma comunque, ponendomi in maniera rispettosa ed educata.
Ad oggi 06/06/08 ancora non ho ricevuto dal "nostro" sindaco alcuna risposta.
Lo ripeterò alla nausea, questo blog non ha alcuna finalità politica ma è teso allo scopo di parlare della nostra realtà culturale e di evidenziarne oltre alle nostre eccellenze anche le lacune e gli aspetti che si potrebbero migliorare. La giunta parla di partecipazione da parte dei cittadini nelle decisioni da intraprendere ma poi, come del resto è successo ad esempio per la "riqualificazione" di via Scalabrini, il comune prende le sue decisioni ignorando le esigenze di chi vive e lavora nei luoghi soggetti ai lavori.
da cittadino, semplice ed umile, sono amareggiato perchè vedo un'amministrazione che si gongola delle proprie scelte ma che, a quanto pare, ignora critiche e consigli, specialmente se a muoverli è un pinco pallino qualunque che a livello di opinione pubblica può far ben poco.
Lei è il Sindaco di tutti e lo deve essere non solo a parole ma anche a fatti.
Massimo Mazzoni

Alessandro Farnese circondato dalle transenne



Fermata del bus soppressa da tempo immemore -
toglierle le pensiline no???






sotto i portici del "Gotico"

domenica 27 aprile 2008

Lettera al Sindaco Roberto Reggi

Egregio Sindaco Reggi, Le scrivo, sperando in una Sua risposta, in merito alla condizione piuttosto degradata in cui versa il centro storico cittadino. Potrei farLe numerosi esempi di interventi che, a parer mio, hanno peggiorato alcune vie e piazze cittadine ma finirei per dilungarmi troppo diventando tediante; Preferisco così concentrarmi su un argomento che mi sta particolarmente a cuore ovvero, Piazza dei Cavalli. Purtroppo, devo constatare come la nostra piazza principale abbia raggiunto un degrado senza precedenti. Le motivo immediatamente questa mia forte affermazione: Piazza Cavalli è, o meglio, dovrebbe essere, il "salotto della città" ma, facendoci un giro, non credo che si possa più meritare questa onorificenza. Trovo assurdo che la Piazza sia diventata un magazzino a cielo aperto dove, al suo interno, trovano da tempo immemore "ospitalità": un palco, delle cancellate (poste di fronte a Ranuccio Farnese) e un deposito in alluminio (posto sotto le arcate del Gotico). Mi rendo benissimo conto che, determinati materiali, siano necessari per la gestione degli eventi che si svolgono nel sito in questione ma, non riesco assolutamente a capire, il perchè questi vengano lasciati stabilmente al suo interno, dando alla piazza un aspetto davvero poco edificante.
In questi mesi si sta parlando molto del futuro di Piacenza, di come sarà "ripensata" e "ridisegnata" urbanisticamente, grazie alle incredibili opportunità date dalla concessione delle aree militari e da Expo 2015. I progetti di sviluppo sono enormi ed affascinanti e, come è normale che sia, la città vuole e deve sfruttare al meglio queste irripetibili occasioni. I progetti ed i "voli pindarici" che si stanno facendo sono tanti e, anche quelli difficilmente realizzabili, sono comunque affascinanti. Il mio dubbio è però il seguente: Se il comune non è in grado o meglio, da così poca importanza alla valorizzazione del nostro centro storico, ignorando anche le basilari regole di decoro e ordine, come si potranno realizzare tutti quei faraonici progetti che proprio nel centro dovranno avere luogo?
Le chiedo che la Piazza torni ad avere il prestigio e la cura che le spetta, per la storia e per il significato che essa ha per ogni piacentino.
Questa lettera, come del resto la Sua eventuale risposta, verranno riportate integralmente sul mio blog personale: http://ripensandopiacenza.blogspot.com
Ci tengo a precisarLe che il fine di questo messaggio non ha alcun intento politico, l'unico mio interesse è il bene di Piacenza.
RingraziandoLa per il tempo concessomi, La saluto cordialmente.
Massimo Mazzoni

domenica 30 marzo 2008

Camminando per Piacenza...

Nonostante siano ventinove anni che vivo, abito, passeggio ed osservo la mia città, per qualche strana ragione, più il tempo passa e maggiormente ad essa mi sento legato. L'amore che lega le persone alla propria terra è un sentimento indescrivibile, a volte irrazionale. Del tuo luogo natio conosci le qualità ed i difetti, ma qualcosa di indissolubile ti spinge ad amarlo incondizionatamente perché, in quel posto, hai i ricordi, le amicizie, gli amori passati e quelli presenti e, tutti quegli aspetti che fanno parte della vita di un individuo.
Probabilmente, io rappresento (me ne rendo conto perfettamente) un caso eccessivo, dato che ogni volta che vedo Palazzo Farnese, Piazza Cavalli, etc, etc, etc... mi soffermo ad ammirare questi luoghi con la stessa meraviglia ed emozione che avrebbe un turista per la prima volta dinanzi al Colosseo o alle piramidi di Cheope.
Fortunatamente, l'affluenza turistica in città sta lentamente ma progressivamente aumentando e, per far fronte a questa richiesta crescente, l'amministrazione Comunale è da anni impegnata nel fornire ai turisti tutti quei servizi utili ad una migliore ricettività. Fra questi, ho sempre ritenuto ottima l'idea di fornire gratuitamente l'utilizzo di comode e funzionali biciclette...






Trovo Piazza Cittadella un luogo ricco di fascino, di storia e di bellezza. Patrimoni preziosi che la città ha saputo mantenere intatti, riuscendo addirittura talvolta a migliorarli attraverso un'attenta valorizzazione...








Inutile negarlo! per ogni piacentino il vero "cuore" della città è Piazza dei Cavalli. Al suo interno sono contenuti i monumenti simbolo di Piacenza, dal Gotico ai Cavalli del Mochi.
Proprio per questo: se a Piazza Cittadella è stata data la giusta attenzione, per Piazza Cavalli si ha un maggiore e comprensibile occhio di riguardo. Essa è il luogo d'incontro e di svago per i Piacentini; Qui, spessissimo, vengono organizzate manifestazioni ed eventi e, proprio per questo motivo, è allestito sulla Piazza un elegante palco che esalta i monumenti circostanti e che, contemporaneamente, salvaguardia il selciato medioevale. Per rispettare le norme di sicurezza che tali eventi richiedono, la piazza è stata fornita di tutte le strutture necessarie, comprensive in:

Palco e cancellate antifolla


Rastrelliere


Minimarket


Ostello della Gioventù


Toilette


Giro per la mia città e sono orgoglioso della mia Piacentinità e della mia Piacenza che ora, dopo anni di anonimato, è pronta a mostrarsi in tutta la sua bellezza, ricchezza e storia.
Non so chi ringraziare per questi concreti passi che il nostro territorio sta compiendo, ma chiunque siano gli artefici di queste migliorie, a loro i miei ringraziamenti più sinceri!
In fede
Massimo Mazzoni

domenica 10 febbraio 2008

I Duca nella piazza

Alessandro e Ranuccio Farnese, rispettivamente padre e figlio, da quasi quattro secoli dominano Piazza Cavalli con le statue equestri che splendidamente li raffigurano. A realizzare queste mirabili opere fu lo scultore Francesco Mochi (Montevarchi 1580 - Roma 1654), la cui fama, fu oscurata dal più grande scultore a lui contemporaneo, tal Gian Lorenzo Bernini. Il Mochi, ebbe un ruolo di grande importanza nella scultura barocca italiana e, le statue equestri di Piacenza, quella di Alessandro in particolare, sono considerate le sue opere più elevate. Fu Ranuccio che volle la realizzazione delle due sculture per rimarcare la potenza dominante della propria famiglia sul ducato di loro appartenenza.
Se Alessandro fu un duca poco presente in quanto impegnato in lunghe guerre nei Paesi Bassi, il figlio Ranuccio ebbe un dominio lungo trent'anni, periodo in cui se, da una parte si dimostrò un ottimo amministratore ed un colto mecenate, dall'altra si comportò con spietata tirannia verso i propri sudditi ed oppositori. Ranuccio era collerico, cinico, diffidente e molto superstizioso, tanto da far addirittura processare una sua vecchia amante accusata di stregoneria nei suoi confronti.
Fra le due opere celebrative, è quella di Alessandro ad essere considerata l'indiscusso capolavoro dell'artista Toscano. Le statue si appoggiano su dei basamenti in marmo, i quali, sono arricchiti da dei putti reggi stemma e dai bellissimi bassorilievi raffiguranti nella statua di Alessandro: "L'assalto ad Anversa" ed il Colloquio con gli ambasciatori della regina Elisabetta. Mentre, in quella di Ranuccio, sono raooresentate le allegorie della "Pace" e del "Buon governo".
Questi capolavori della scultura seicentesca sono continuamente soggetti agli agenti atmosferici e, periodicamente, necessitano di una ripulitura e dell'applicazione di spceciale pellicola protettiva. Proprio ieri 10/02/2008, dopo i necessari interventi conservativi, i Duchi sono "tornati" nella loro piazza dove, dal 1625, "osservano" la vita dei piacentini.


Alessandro Farnese


Ranuccio Farnese


Putto reggi stemma



video di Piasintei