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venerdì 19 maggio 2017

C'era una volta a Piacenza... la prima caccia al tesoro motorizzata a Piacenza

A cura di 
Claudio Gallini


Dai “Quadernucci” di Giulio Cattivelli, oggi vorrei raccontarvi quella che è stata battezzata come la prima “Caccia al tesoro” a Piacenza, per lo meno motorizzata.

Secondo il mitico “Cat” la prima caccia al tesoro motorizzata piacentina ufficiale si tenne difatti nel maggio del 1954 e fu organizzata dall’ACI cittadina.
(Fonte immagine: http://www.loisirsmotorsport.fr)

La competizione, che prese avvio oltre sessant'anni fa, era divisa in due parti.

La prima era ovviamente da compiersi con l’automobile, un po’ per le distanze, un po’ per lo spirito dell’organizzazione e consisteva nell'identificazione di otto luoghi sparsi lungo la fascia pedemontana, che da Castell’Arquato giunge sino a Campremoldo, attraverso semplici indovinelli; la seconda, la più goliardica a parer mio, constava in alcuni rompicapo un po’ più difficili ma molto originali tra cui la conta di tutti i paracarri apposti lungo lo Stradone Farnese.

Tra gli indovinelli della prima parte Cattivelli ricordava il rebus relativo a Pigazzano, infatti scriveva:

“[…] bisognava infatti prendere un pino, dividerlo in due e inserirvi un volatile reso celebre da Rossini (gazza)”.

Egli riportava che alcune squadre, probabilmente poco pratiche di Piacenza e provincia o forse poco ferrate in musica, finirono addirittura a Piozzano tra lo stupore degli agricoltori e le imprecazioni dei ciclisti rimasti impolverati dal via vai di rimbombanti automobili che sfrecciavano sulle strade non asfaltate di allora.

I partecipanti al gioco sfioravano il centinaio di squadre e di questi solo la metà furono ammessi alla seconda parte dedicata a quiz un po’ più animati.

Da dieci rompicapi si dovevano ricavare dieci numeri la cui somma avrebbe restituito un numero telefonico.

Ricordiamo i lettori che al tempo non si doveva comporre lo "0523".

Tra i tanti indovinelli elencati ricordiamo:

“Cosa fa lieta al toto e trista a tavola?”

Avete indovinato? Il numero 13 naturalmente!


(Fonte immagine: http://www.verbacreative.com)


Un altro rompicapo chiedeva quante ossa ci sono in una mano! I concorrenti interpellarono medici di ogni sorta ed ognuno aveva una risposta discordante con l’altra causando un generale sconforto e sfiducia in questa competizione; ma le sorprese non mancarono fino alla fine della gara!

Il colpo finale fu quello di contare, come già anticipato, tutti i paracarri dello Stradone Farnese:

“Fissi e fessi, a destra e manca a contarli ci si stanca”, recitava lo scritto sul foglio consegnato ai concorrenti.

Dobbiamo immaginarci una colonna d’auto che partiva dal “Dolmen” sino a Piazzale Libertà.


Alcuni esemplari delle centinaia di paracarri presenti sullo Stradone Farnese a Piacenza
(Foto di Claudio Gallini)

I partecipanti non avevano ben chiaro se dovevano includere nella conta anche quelli spezzati o addirittura quelli rasi al suolo.

Sta di fatto che questa colonna procedeva a passo d’uomo con lo stupore generale dei passanti che vedevano sbucare dai finestrini queste strane figure attente a contare con il dito indice i paracarri.

Qualcuno iniziò a far dei calcoli e tentò di chiamare numeri a caso, altri provarono a chiamare il centralino dell’ACI per farsi dare la risposta esatta ma non tornavano i conti e furono pertanto squalificati.

Tra una risata e l’altra terminò così la prima caccia al tesoro piacentina il cui equipaggio vincitore era formato da:

Luigi Pellecchi, Umberto Moizo, Melchiorre Dadati, e Franco Conti alla guida di una FIAT 1100.

Sarebbe bello ritrovare qualcuno di questi partecipanti e farci raccontare le loro emozioni.  

Ma a proposito... Voi sapete quanti paracarri sono collocati sullo Stradone Farnese?






Claudio Gallini è perito industriale e appassionato studioso di storia locale e di dialetti, soprattutto dell’alta val Nure dove risiedono le sue radici, fonti d'ispirazione per le sue ricerche.

venerdì 2 novembre 2012

Piacenza e le piste inciclabili...

Dallo scorso mese di maggio ho avuto la bella idea di abbandonare l’auto in garage,
rispolverare la mia bicicletta e provare ad andare al lavoro con le due ruote per svariate
ragioni.
Aldilà della motivazione economica, dovuta al gravoso costo del carburante di oggigiorno,
non sono da sottovalutare altri aspetti decisamente positivi che ho potuto rilevare in quasi
2.700 chilometri percorsi fino a oggi, che andrò a esporre.
La cifra potrà sbalordire ma il contachilometri non mente; abitando al
quartiere “Belvedere”, lavorando nella zona di Le Mose e compiendo ben quattro volte al
giorno questo tratto, il sottoscritto “macina” quasi trenta chilometri ogni giorno.
Sono trenta chilometri che in tante settimane mi hanno permesso di perdere qualche chilo,
di sentirmi un pochino più in forma e di apprezzare alcuni aspetti della città che stando alla
guida di un’automobile non ti permetterebbe assolutamente di fare.
La bicicletta ti consente di variare il percorso, quando e quanto vuoi e poi la cosa più
bella è la possibilità di passare per il nostro centro storico con gli occhi puntati ai nostri
bei palazzi, fermarsi a osservare un giardino nascosto, apprezzare meglio una città che si
meriterebbe sicuramente di più.
Come in tutte le cose però, c’è ahimè il rovescio della medaglia che non è certo il rischio
di forare la ruota in via Colombo, ma la precaria sicurezza cui è assoggettato un ciclista
lungo le vie della città.
La cosa più sconcertante che si può rilevare a Piacenza, è che il ciclista è più sicuro nelle
vie dove non esistono le cosiddette “piste ciclabili” o “corsie di cortesia per i ciclisti” rispetto
ad esempio alla strada Caorsana, strada percorsa da mezzi pesanti, dove esiste una vera
e propria pista ciclabile separata e protetta dalla carreggiata.
Il mio grande desiderio sarebbe di vedere cancellate quelle righe gialle e bianche
disseminate per la città perché rappresentano una condanna a morte per chi le percorre
magari con l’amara consapevolezza d’essere in sicurezza con la propria bicicletta.
Da troppi mesi sto assistendo, ogni giorno, a scenari apocalittici che soprattutto sull’asse
via Cella-Bianchi–Dante-Conciliazione, percorso più veloce per il sottoscritto, stanno
raggiungendo dei livelli fuori dal comune.
Lo scrivente, è anche automobilista da tanti anni e come tale ha cercato di avere una
visione “super partes” in merito a quest’aspetto, un’analisi fatta dopo cinque mesi di
biciletta a Piacenza, dopo aver avuto la conferma che quelle strisce sono il parcheggio
autorizzato in doppia fila per gli automobilisti; sui giornali locali si è letto che si sono
sensibilizzati gli stessi a rispettare le “corsie di favore” incrementando il numero delle
sanzioni, ma personalmente non ne vedo i frutti, anzi rilevo un aumento di gravi incidenti.
La mia provocazione vuole essere un appello al Sindaco affinché siano rimosse quelle
righe dalle carreggiate, fintanto non si creino delle corsie protette e diventino delle vere e
proprie piste ciclabili come avviene in altre realtà.
Per avvalorare la mia esperienza, ho raccolto in tre giorni, delle riprese eseguite su
percorsi diversi che danno l’idea di quale sia la realtà piacentina sull’argomento.
Le riprese sono state raccolte in un filmato, della durata di due minuti circa, che potrete
visualizzare qui sotto.
Le immagini parlano più di qualsiasi scritto.

Claudio Gallini





video ripreso e montato da Claudio Gallini


domenica 28 settembre 2008

Piacenza nascosta - il monastero di Sant'Agostino

In occasione delle Giornate Europee del Patrimonio, si è avuta la possibilità di visitare un importantissimo complesso solitamente chiuso al pubblico, l'ex monastero di Sant'Agostino. L'enorme edificio monastico, contiguo all'omonima chiesa situata sullo stradone Farnese (di cui abbiamo parlato in questo precedente post), è risalente al 1550 ed ha subito nel corso dei secoli grosse defraudazioni (per opera delle truppe napoleoniche) e sconvolgimenti strutturali dovuti al cambio di destinazione da monastero a caserma militare (caserma Cantore).
Dalla soppressione della caserma l'ex monastero è in totale disuso e, solo recentemente, sono iniziati i lavori di restauro di una parte dello stesso, destinato a diventare la nuova sede dell'Archivio di stato di Piacenza che, progressivamente, verrà completamente trasferito da Palazzo Farnese all'ex monastero. Il lavoro da svolgere sarà lunghissimo ma questa partenza fa ben sperare, specialmente per l'entità della struttura che verrà riconsegnata alla cittadinanza.
Da segnalare un'altra splendida occasione culturale, data dalla straordinaria apertura della chiesa di Sant'Agostino per due settimane (25/09/08 - 25/10/08) in occasione della mostra di design l'Arte di arredare che offre la possibilità di visitare l'edificio religioso più imponente della città, ma come già detto, solitamente chiuso al pubblico.
Opportunità come quella odierna ci regalano, anche se per un lasso di tempo brevissimo, la possibilità di "riappropriarci" di quei tantissimi tesori di cui disponiamo ma che ancora ci vengono negati. Ne approfitto per ringraziare gli studenti del "Liceo Gioia" che, con ottima preparazione ci hanno guidato all'interno del plesso rinascimentale.

la chiesa di Sant'Agostino


l'ex monastero di Sant'Agostino















domenica 29 giugno 2008

Piacenza che cambia - l'area della "Cavallerizza"

Piacenza è urbanisticamente cambiata e, presumibilmente, continuerà nei prossimi ad essere sottoposta a profonde trasformazioni. Proprio a questo proposito prendo spunto per parlare di una vera e propria "rivoluzione" di una rilevante parte del centro storico, l'area interna della Caserma Cantore sullo stradone Farnese. Il progetto è ambizioso. Si tratta di un'imponente parcheggio interrato su tre piani da cui si ricaverebbero 720 parcheggi. Al posto dell'attuale parcheggio in superficie verrà costruita una nuova piazza giardino che dovrebbe fungere da nuovo punto d'incontro fra i cittadini e, di conseguenza, valorizzare un'area cittadina che merita di essere maggiormente conosciuta e fruita per il suo valore storico ed artistico. Voglio ricordare che oltre alla struttura della "Cavallerizza" verrà recuperato il complesso del monastero di Sant'Agostino in cui verrà trasferita la sede dell'Archivio di Stato di Piacenza, attualmente ospitato all'ultimo piano di Palazzo Farnese.
Negli edifici a margine di quest'area verranno insediate attività commerciali, uffici e residenze private. Ritengo il progetto ambizioso ed interessante, anche se su alcuni "particolari" avanzo alcuni dubbi, il maggiore di questi è dato dal presunto via libera alla demolizione di alcune casermette, ritenute di scarsa importanza dalla soprintendenza e su questo punto, ammetto che nutro parecchie perplessità in merito. Solitamente sono abbastanza conservatore per quanto riguarda la conservazione e la riqualificazione del centro storico anche se, in questo caso, si andrebbe ad agire su un'area comunque adibita a parcheggio e, se escludiamo i piccoli depositi che verranno demoliti, la città ricaverà da quest'intervento un parcheggio di maggiore capienza, una piazzetta e nuove attività commerciali. I giorni lavorativi previsti sono 800, a questo punto non ci resta che aspettare e soprattutto sperare che venga fatto un lavoro di altissimo livello che davvero possa riqualificare questo suggestivo spazio cittadino.

Veduta di parte del Convento di San'Agostino e del vecchio parcheggio


il progetto della nuova piazza


per ulteriori info www.comune.piacenza.it

domenica 9 marzo 2008

Urban Center - la città nella città

E' facile, una volta entrati nell'area dell'ex macello, dimenticarsi di esere ancora a Piacenza.
Eppure, è proprio così. Ci sono volute tre amministrazioni comunali (Vaciago-Guidotti-Reggi)
e nove lunghissimi anni di restauri (1999-2008) per "restituire" anche se con altri utililzzi,
l'ex macello alla città. La vasta area (13.750 mq), delimitata da una cinta muraria, è compresa fra lo Stradone Farnese e Via Scalabrini ed, all'interno di essa, sono presenti sedici palazzine tutte sapientemente recuperate grazie ad un ottimo intervento restaurativo che ha saputo perfettamente connubiare gli aspetti antichi con integrazioni moderne che, a parer mio, hanno ulteriormente valorizzato l'intero complesso, ritenuto di grande valenza storica ed architettonica essendo in città l'esempio più importante di archeologia industriale. L'ex mattatoio, chiuso nel 1985, ha riaperto ufficialmente i battenti sabato 23 Febbraio "sotto" la nuova denominazione di "Urban Center".
Attraverso il suo utilizzo, vi è un progetto di ampissimo respiro culturale e sociale per lo sviluppo della Piacenza del futuro; infatti, oltre ad ospitare l'ordine professionale degli architetti, al suo interno verranno studiate e pensate nuove soluzioni architettoniche per la città. La maggiorparte dei padiglioni sono occupati dalla facoltà di architettura ambientale del Politecnico di Milano, che grazie a questa prestigiosa sede, possono disporre di un campus universitario unico nel suo genere. Inoltre, altri padiglioni sono stati affidati ad infoambiente ed al rinnovato Museo di storia Naturale all'interno dell'ex fabbrica del ghiaccio.
Inutile sottolineare l'importanza di questo intervento, infatti, oltre al recupero architettonico ed alla sua indiscussa funzione culturale, questa "città nella citta" permette alla parte est del centro storico un forte riscatto sociale e culturale dopo anni di colpevole abbandono che lo hanno degradato snaturato nelle sue tipicità.
Per questo recupero conservativo, non posso far altro che complimentarmi con chiunque ha collaborato per l'ottenimento di questo egregio risultato, stupendomi comunque, come nella medesima città si possa ottenere un così felice recupero urbano ed, a soli cento metri, vedere come sia stata miseramente ridotta Via Scalabrini, Piazzetta San Paolo e parte di Via Nicolini, con gli interventi di pochi mesi fa, comprensivi della messa in opera di: parigine, dossi, "occhi di gatto" e chi più ne ha più ne metta...



Plastico dell'ex macello (www.orgogliopiacentino.com)
















domenica 20 gennaio 2008

Stradone Farnese - la Piacenza che cambia...

Stradone Farnese rappresenta l'arteria più imponente del centro storico cittadino. Fu costruita nel 1543 in seguito ad un decreto ad opera del Cardinale Gambara che, attraverso la costruzione di questa strada, intendeva migliorare l'aspetto urbanistico e viabilistico della città rinascimentale.
L'intero Stradone è costeggiato in entrambi i lati da 512 colonnotti che variano in circonferenza ed altezza, a seconda degli edifici civili o religiosi, su cui sono posti di fronte.
Purtroppo, la via ha "pagato" a caro prezzo il periodo del boom economico che, a Piacenza, in termini di scempi edilizi ha toccato livelli mostruosi che hanno portato ad una deturpazione di intere aree del centro storico e dello Stradone Farnese in particolare. Come se non bastasse, un paio di anni fa, l'attuale giunta comunale ci ha "regalato" un'ulteriore dimostrazione su quanto sia scarso il loro rispetto per l'integrità storica ed artistica del nostro centro urbano. Mi riferisco all'assurdo intervento fatto sul manto stradale della via in questione, su cui sono state create due piste ciclabili (assolutamente inutili) attraverso la colorazione in rosso delle parti esterne della strada. Il risultato ottenuto è più simile ad una pista d'atterraggio, più che di due piste ciclabili. Da segnalare inoltre, che le due ciclabili, non solo sono poco sfruttate, ma vengono sistematicamente occupate da parcheggi selvaggi ad opera degli autisti e le foto sottostanti ne sono la dimostrazione...

Foto tratte da: www.goopiacenza.com

Nonostante tutto, Stradone Farnese non può essere trascurato da un turista in visita nella nostra città. Infatti, al suo interno, sono presenti importanti edifici fra cui: Sant'Agostino e l'annesso convento, la "Cavallerizza", la chiesa di Santa Chiara, quella dei Capuccini, Palazzo Selvatico, Palazzo Landi, Palazzo Scotti da Sarmato, l'ex macello comunale, etc.
Per il futuro, mi auspico ma le speranze sono poche, che possa essere rivista la scelta delle piste ciclabili, quantomeno, attuando soluzioni più consone e rispettose del contesto storico in cui esse vengono attuate.
Uno slogan utilizzato da una campagna promozionale del comune recita così: “Piacenza si muove davvero” anche se, personalmente, di rado mi sono trovato d'accordo su come Piacenza è stata "mossa" da questa amministrazione, ad esempio: sulle "sistemazioni" di Piazza Duomo, Piazzetta San Paolo e gli interventi sopracitati effettuati sullo stradone Farnese. Mentre, trovo ottimo l'intervento di recupero fatto sull'Ex Macello dove ritengo sia stato ottenuto un eccellente risultato che ridona alla città un'importante area adibita a centro culturale di grande prestigio, dove troveranno ospitalità: La Facoltà di Architettura Abientale del Politecnico, l'ordine professionale degli architetti ed il Museo di storia Naturale un tempo insediato al Collegio Morigi.

Lo Stradone "IERI"

www.skyscrapercity.com/showthread.php?t=546968



Foto tratta da: www.liberta.it

Lo Stradone "OGGI"

www.skyscrapercity.com/showthread.php?t=546968






lunedì 24 settembre 2007

Chiesa di Sant'Agostino

Posta sullo "Stradone Farnese", è la chiesa più imponente della città, l'unica composta da cinque navate. Edificata a partire dal 1550 rappresenta un'opera di assoluto interesse; consiglio quindi, a chi ne avrà la possibilità, di farci una visita la prossima settimana, sfruttando la straordinaria apertura in quanto sede dell'evento "l'Arte di arredare". La manifestazione, iniziata Giov. 20 settembre preseguirà nei giorni 27-28-29-30.
Ne consiglio la visita, in quanto si può visitare un monumento solitamente chiuso al pubblico in quanto sconsacrato e poter ammirare le bellissime esposizioni di design ed arte moderna esposti al suo interno.
Superflio dire che la chiesa sarebbe la sede ideale per tutte le mostre di alto livello, a parer mio molto più indicata rispetto al salone del Palazzo Gotico ormai sede naturale di tutti gli eventi artistici più importanti.



Qui sotto una breve descrizione di S. Agostino, tratto da www.vacanzeitinerari.it
I lavori per il convento di S. Agostino furono iniziati nel 1550, secondo un unico grande progetto che prevedeva la costruzione di tre ampi chiostri e di una chiesa a cinque navate con cupola e «crosere», colonne binate e pilastri accorpati. Gli edifici conventuali, oggi parte della Caserma Cantore non sono visitabili. Particolarmente interessante è il primo chiostro, in cui si è adottato l'ordine tuscanico nelle logge inferiori e una serie di serliane per quello superiore. La chiesa (1570-87) fu costruita dal piacentino Bernardino Panizzari, detto il Caramosino, a cui è tradizionalmente attribuita anche I'ideazione del progetto architettonico, riferibile invece, secondo studi più recenti, a Cristoforo Lombardo, un architetto milanese aggiornatosi sull'opera di Giulio Romano, autore di una serie di edifici particolarmente significativi e che presentano soluzioni simili a quelle adottate a s. Agostino. Preceduta da una facciata neoclassica, eretta tra il 1786 e il 1792 seguendo i disegni di Camillo Moriggia (Ravenna 1743-1795), autore, tra l'altro, del sepolcro di Dante a Ravenna, la chiesa è stata recentemente restaurata. L 'interno, a cinque navate, separate da coppie di colonne in granito e da pilastri accorpati, dalle linee maestose e solenni, rivela interessanti soluzioni spaziali nel sistema delle coperture delle ali laterali e all'incrocio del transetto, sormontato da una grandiosa cupola.
Con la soppressione dei Canonici Lateranensi la chiesa fu spogliata dei suoi arredi, in parte riutilizzati in altre chiese cittadine e del territorio (l'altar maggiore e alcune strutture marmoree delle cappelle laterali si trovano, per esempio, nella parrocchiale di Rivergaro). Sono inoltre esposti al Museo Civico la fontana del Mosè e la splendida statua lignea di S. Agostino del XVIII. Conservano invece la loro ubicazione originaria, seppure mutilate dalle truppe francesi, le calibratissime decorazioni in stucco e le statue, opera di Giulio Mazzoni (Piacenza 1525 c.-1589 c.), formatosi a Firenze e a Roma (fu allievo del Vasari e di Daniele da Volterra), rientrato a Piacenza nel 1576 dove fu impegnato nei più importanti cicli decorativi. Dell'originale decorazione affrescata, che doveva coinvolgere tutta la struttura del tempio, rimangono alcune tracce rilevanti. La complessità del programma è testimoniata dal transetto destro, nella cui lunetta, ai lati della serliana, fu affrescata un' Annunciazione da G.B. Trotti detto il Malosso (Cremona 1556-Parma 1619), discepolo di Bernardino Campi, impegnato lungamente a Piacenza (1583-1615). Formatosi alla scuola cremonese fu poi influenzato dagli esiti correggeschi approdando ad una pittura devozionale rigorosamente attenta ai principi tridentini, con soluzioni vicine a quelle del Barocci.
È andato purtroppo perduto nei bombardamenti del 1945 l'affresco del refettorio, opera di Giovan Paolo Lomazzo (Milano 1538-1600) noto per il celebre trattato sulla pittura e i suoi rapporti con Leonardo.