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venerdì 6 aprile 2012

la facciata della Basilica di San Francesco

Ringrazio l'amico Claudio che, con il suo fondamentale contributo, sta diventando una colonna sempre più portante di questo blog. Da una semplice domanda postami dagli amici, Cristina e Luigi, è nata un'interessante ricerca sulla storia relativa alla basilica dedicata a San Francesco, posta nella centralissima Piazza Cavalli a Piacenza.
Rinnovo i ringraziamenti a Claudio Gallini (autore dell'articolo) e a Luigi e Cristina Pietrocarlo che, con le loro domande, sono stati i veri ispiratori alla creazione di questo interessantissimo post.
Proprio per questo, invito chiunque fosse interessato a qualche curiosità relativa alla nostra storia locale, di proporci ciò che vorreste fosse trattato su questo blog,
Massimo Mazzoni

Dallo spunto indicato in prefazione, ho voluto trattare in questo post alcune curiosità sulla basilica di San Francesco, la cui facciata guarda le spalle dell'autoritaria statua di Giandomenico Romagnosi, di cui un mio precedente articolo.
Questo breve trafiletto non vuole essere la solita cronistoria “da libro” su una delle chiese più importanti della città, ma soltanto una raccolta di alcuni avvenimenti e curiosità legate a questa struttura religiosa.
La chiesa, che si trova per l’appunto nell’omonima piazzetta, fu eretta nel XIII secolo per opera di Ubertino Landi, nobile piacentino, ghibellino e marito di Isabella d’Aragona, come dono ai Francescani di Piacenza, tra una guerra con gli Scotti e un’apparente tregua.
Fu di certo un’azione distinta, per mettere un po’ di pace alla propria interiorità, rea di aver causato parecchi problemi alla Chiesa piacentina, ma questa è un’altra storia, troppo articolata perché sia trattata qui.
Questo gesto permise comunque, a quei tempi, di avere a Piacenza un tempio in pieno centro, proprio vicino a piazza Cavalli, poiché le altre chiese erano perlopiù dislocate in zone periferiche della città. La scelta di questa posizione suscitò da subito l’opposizione dei rettori delle chiese più vicine al centro ma la causa svanì con l’intervento di papa Nicolò III.
C’è da porre l’accento sul fatto che tuttora San Francesco è parrocchia e di certo avrà inglobato le altre piccole chiese che un tempo obiettavano la costruzione del convento (S. Maria del Cairo, S. Nicolò de figli di Agadio, S. Faustino, S. Giacomo Sopramuro, S. Michele e S. Donnino Fonte: C. POGGIALI).
Lo stile gotico lombardo della chiesa di S. Francesco è comune a tanti altri santuari Francescani e a Piacenza abbiamo l’esemplare più interessante sotto l’aspetto costruttivo dato soprattutto dalla graziosa facciata costruita interamente in cotto.
La facciata a capanna ricorda, infatti, la basilica francescana eretta a Brescia, sebbene con meno aperture, e anche quella di Bologna pur non avendo quest’ultima gli eleganti e slanciati pinnacoli che sovrastano il nostro esemplare.
Per quanto riguarda le aperture, sono di pregevole bellezza e particolarità i due “oculi a vento” che, aprendosi tondi nella facciata, alleggeriscono notevolmente la massa muraria della struttura, dando inoltre la sensazione di poter osservare oltre il tempio portandosi anche a pochi passi dal sagrato.
In corrispondenza delle navate interne, troviamo sulla facciata due contrafforti, e un rosone esattamente in asse con gli oculi che dona ulteriore impeto alle aperture.
All’interno la basilica è suddivisa in tre navate con un corridoio che circoscrive il presbiterio e possiamo ammirare tantissime opere d’arte realizzate da rinomati artisti come Giovanni Battista Trotti, Giuseppe Nuvolone e Giovanni Evangelista Draghi.
Singolare è anche il portale con il suo particolarissimo architrave con una lunetta scolpita, raffigurante l’estasi di S. Francesco opera del maestro milanese, Guiniforte Solari e dal figlio Antonio. Da un rogito del 1506, pubblicato in strenna piacentina del 1989, si evince inoltre che l’opera fu terminata però da un tal mastro Gregorio e dalla stessa ricerca si scopre che nel nostro territorio tra il XIII e il XIV secolo operavano alcuni pittori piacentini ancora oggi sconosciuti tra i quali: Giacomo Garibaldi, Tommaso Aghinolfi, Giacomo Buttini e Antonio Recuperi.
Nel tempo la chiesa si arricchì di quadri e sculture, e da una planimetria ottocentesca si evince che il monastero occupava a quei tempi tutta la piazzetta Plebiscito con tre chiostri e tanto di giardini.
E’ curioso evidenziare ulteriormente che durante l’invasione Napoleonica la basilica rimase consacrata, seppur dopo una parentesi in cui fu adibita a magazzino e da ospedale con l’intitolazione temporanea a S. Napoleone martire. Nel 1848 ospitò invece le celebrazioni per la prima annessione al Piemonte e a ricordo di
quell’evento rimane una lapide posta sul lato sinistro della facciata. Il mio spassionato invito è di visitare quest’importante tempio, basilare per le radici della nostra storia cristiana e fondamentale per apprendere le bellezze artistiche e architettoniche della Piacenza gotica.
Claudio Gallini

 foto di Massimo Mazzoni





martedì 21 febbraio 2012

Il monumento a G.D. Romagnosi a Piacenza.

Un ringraziamento particolare all'autore dell'articolo, l'amico Claudio Gallini e a Davide Galli che, grazie ad alcuni suoi interessanti spunti, mi ha fatto interessare alle vicende che hanno "legato" il giurista Giandomenico Romagnosi e la città di Piacenza.

Una delle statue più interessanti che possiamo trovare nel centro storico cittadino, è sicuramente quella dedicata al giurista Gian Domenico Romagnosi, posta in piazzetta S. Francesco. Romagnosi nacque a Salsomaggiore l’11 Dicembre del 1761 da un’abbiente famiglia che gli permise di studiare in raffinati ambienti culturali quali il Collegio Alberoni di S. Lazzaro e in seguito di ottenere una laurea in giurisprudenza a pieni voti presso la facoltà di Parma. Egli è considerato uno degli intellettuali italiani più importanti del XIX
secolo, con il ruolo di maestro per le generazioni a venire che si andavano impegnando al Risorgimento italiano. Romagnosi morì l’8 giugno 1835 a Milano, lasciando una profonda traccia nell’ambiente giuridico che lo ricorda come uno dei più illustri luminari d’Italia grazie alle sue larghezze di veduta, profonda preparazione, e una visione futuristica del diritto. Attorno al 1865 approdò in consiglio comunale a Piacenza, la notizia dell’esistenza di un bozzetto di una statua raffigurante il piacentino Giandomenico Romagnosi. E’ doveroso precisare che al tempo il territorio di Salsomaggiore apparteneva a Piacenza, e della stessa località era nativo anche Cristoforo Marzaroli autore del bozzetto, e in seguito della scultura.
Con molto fervore fu istituita una commissione incaricata a esaminare tali bozze per un’eventuale disposizione della statua in piazzetta S. Francesco, nelle prossimità di Piazza dei Cavalli.
Benché la Commissione e l’artista riuscirono a trovare quasi subito un accordo, sia sotto l’aspetto economico sia nei tempi di realizzazione, in Consiglio Comunale si crearono delle diatribe sulla posizione di tale monumento. Fu lo scultore Marzaroli, nel 1865, la chiave decisiva per destinare la statua nel luogo dove la troviamo ancora oggi, davanti alla chiesa di S. Francesco. L’appoggio costante del filosofo piacentino alla causa liberale e nazionale e la posa della statua davanti a S. Francesco con le spalle girate, suonò per la Chiesa come un’opera sacrilega e la tradizione vuole, per questa ragione, che il Clero piacentino fece erigere l’altrettanto famosa colonna in piazza Duomo con al vertice la statua dell’Immacolata. E’ interessante ora rilevare che dalla data di disposizione di tale monumento, si susseguirono fino ai giorni d’oggi, diversi tentativi di trasferire altrove l’effigie del nostro Romagnosi. Nel Maggio del 1952, Libertà si fece portavoce di molti, che trovarono indispensabile la rimozione della statua, da piazzetta S. Francesco, per diverse ragioni: affinare l’estetica di Piazza Cavalli, migliorare il traffico e ridare dignità all’opera monumentale.
Come alternative furono proposte: il centro dello spartitraffico tra via Benedettine e viale Risorgimento, il centro di piazzetta Vigoleno davanti alla Prefettura, al centro dello Stradone Farnese verso Corso Vittorio Emanuele ed infine nel mezzo della grande aiuola posta nei pressi della chiesa di S. Savino.
Quasi un anno dopo, si riunì il Consiglio Comunale proprio sul caso “Romagnosi”, che sentenziò un possibile spostamento del monumento all’interno dei giardini Merluzzo poiché era previsto il rifacimento della pavimentazione in piazzetta S. Francesco. Su tale argomento però s’inserirono i commenti di alcuni autorevoli piacentini quali l’ing. Lodigiani, il dott. Minoja e il rag. Chiappa che si sentivano contrariati a tale spostamento ribadendo le ragioni sentimentali dei piacentini e per questa ragione il Consiglio Comunale
decise di rinviare l’argomento a data da destinarsi. La questione ritornò presto alla ribalta, nel 1958, poiché iniziarono i lavori di costruzione del terzo lotto in Piazza Cavalli e per esigenze di cantiere, la statua fu rimossa per dare spazio all’allestimento dello stesso.
Era il 20 maggio 1958 quando la statua di Romagnosi, dal peso di ben 60 quintali, fu levata e trasferita nelle scuole Alberoni; trascriviamo un pezzo preso dalla Libertà di allora: “[…] La veneranda statua, con tutta l’attenzione dovuta al suo rispettabile peso, è stata caricata su un carro al cui traino sono stati agganciati due cavalli, il che conferisce alla manovra l’apparenza di un funerale […]”.
I lavori del terzo lotto iniziarono e la statua fu “parcheggiata” e quasi dimenticata per anni presso le scuole Alberoni, sennonché nella primavera del 1965 la Famiglia Piasinteina risollevò la questione “Romagnosi” insistendo su una decisione ufficiale circa una degna sistemazione.
Da questo impulso, ne nacque un’accesa discussione tra esperti, storici e ogni giorno si aggiungevano voci, pareri e contrasti che perdurarono mesi. C’era chi voleva la statua comunque lontano da Piazza Cavalli per non disturbare altre bellezze quali i Cavalli farnesiani, altri proponevano di collocarla nel largo antistante all’attuale Istituto Colombini, altri insistevano sullo Stradone Farnese, ma la decisione finale spettava all’Amministrazione Comunale.
Il giorno 11 settembre 1965 il giornale Libertà scriveva “ Il monumento a Romagnosi tornerà in piazza Cavalli”. I lavori iniziarono nel marzo del 1966 e la statua fu collocata esattamente, dove si trovava anni prima e dopo un mese di lavori fu finalmente restituita ai piacentini.

testo di: Claudio Gallini

foto di Massimo Mazzoni

martedì 29 marzo 2011

Piazzetta Plebiscito - le mie idee e impressioni

Torno a parlare del contestato progetto riqualificativo su Piazzetta Plebiscito.
Ieri sera, 28/02/11, si è tenuta un'assemblea molto partecipata fra comune, comitato a favore del mantenimento dei tigli e comuni cittadini.
Nell'arco della serata, è stato presentato il progetto del comune. Una rivisitazione dell'antico chiostro con una soluzione, a pare mio, molto insensata per il luogo storico in cui verrebbe attuata.
Nel progetto, si prevede l'abbattimento di 7 tigli sani, "colpevoli", a detta dell'amministrazione comunale, di offuscare la visibilità del chiostro trecentesco. La pavimentazione, dovrebbe richiamare e, completare idealmente, l'antico chiostro.
Una nuova illuminazione artistica, atta a valorizzare il complesso francescano e tutta l'area della piazza.
Progetto del comune tratto da: www.comune.piacenza.it

Personalmente, sono in assoluto disaccordo con questa proposta, da me ritenuta fredda e poco coerente alla storicità del luogo.
Innanzitutto, trovo assurda la scelta di abbattere dei tigli sani e belli e che, per giunta, non danno assolutamente fastidio alla visibilità del chiostro. Sicuramente, sono molto più invasive le auto che, abitualmente, trovano parcheggio in quest'area. Mi piacerebbe, che la piazza fosse sempre dotata di panchine (magari più eleganti e ricercate delle attuali), che fosse impedito il libero bivacco, come avviene attualmente. Che fosse decorato da siepi rosate nei due lati mancanti del chiostro; Poi, ovviamente, una nuova illuminazione artistica ed una nuova pavimentazione.
Una prova, forse troppo ardita, ho immaginato un piccolo giardinetto con al centro una fontanella o un pozzo, proprio come negli antichi chiostri monastici.
Sono solo idee, probabilmente ingenue, ma credo che soluzioni che salvaguardino questo spazio, si possono e si devono trovare.
Massimo Mazzoni

idee e progetti di Massimo Mazzoni



domenica 27 febbraio 2011

PIACENZA - la primogenita d'Italia

Il 17 marzo 2011, L'Italia festeggia i 150 anni dalla sua unificazione in cui, i vari ducati, regni e stati della penisola italica, erano fra loro indipendenti e andarono a costituire lo stato italiano che oggi conosciamo.
l 10 maggio 1848, dopo un plebiscito, la popolazione piacentina volle l'annessione al Regno di Sardegna che divenne presto Regno d'Italia. Fu il 14 maggio, che una delegazione composta da illustri concittadini, portarono al Re Carlo Alberto i risultati del plebiscito. Il monarca, proclamò così la città di Piacenza come "primogenita" dell'unità d'Italia; titolo di cui ancor oggi con orgoglio fregia.

Piacenza primogenita - lapide sulla chiesa di San Francesco

lunedì 16 marzo 2009

Piazzale Plebiscito: quale futuro?

La giunta, probabilmente esaltati restauro conservativo attualmente in opera su Piazza Cavalli, sta valutando un progetto di riqualificazione urbana su Piazzetta Plebiscito.
L'intenzione è quella di ridare decoro a quest'angolo suggestivo del centro storico, ridando ad esso il giusto decoro. L'idea del comune sarebbe la seguente: La creazione di un info-point di Enia e, su richiesta del consigliere Galvani, l'inserimento di servizi pubblici sempre aperti per i disabili.
Inutile dire che quest'idea ha sollevato non poche perplessità. La piazzetta è un angolo bellisimo del centro storico, valorizzato dai bellissimi chiostri trecenteschi di San Francesco. Credo che sulla necessità di avere una città che possa garantire i servizi primari sia un atto dovuto e di assoluta civiltà e su questo non si discute. I miei, chiamiamoli dubbi, nascono per ben altri motivi. L'assessore Freda, sulle pagine dei quotidiani locali, ha criticato i censori, sempre critici e mai propositivi. Non credo di rientrare nelle attenzioni dell'assessore, non solo così presuntuoso, ma mi rispecchio perfettamente in quelli che criticano assiduamente le scelte di questa giunta. All'insediamento della seconda giunta Reggi ero piuttosto fiducioso sul futuro di Piacenza, si facevano progetti ambiziosi e, almeno a parole, si abusava della parola PARTECIPAZIONE. Invece, la mia impressione, è che la partecipazione che alcuni cittadini amanti della propria città vorrebbero dare inizi a dare fastidio. Nessuno vuole insegnare il lavoro a nessuno ma, resto fermamente convinto, che non si debba essere Renzo Piano per operare con un minimo di buon senso rispettando la storicità dei luoghi. Parlano di una struttura dal design compatibile (mah?) al contesto in cui essa verrà inserita, in cui troveranno sede i bagni e l'info-point di Enia. Per il mio modo di concepire le cose (evidentemente vetusto), i centri storici vanno salvaguardati nella loro integrità e, se posso avere dubbi sulla collocazione dei bagni per disabili (comunque necessari), trovo allucinante che si possa permettere la creazione di una struttura superflua e decontestualizzata come l'info-point di Enia.


venerdì 6 giugno 2008

Piazza Cavalli - mi ripeto

Mi rendo conto di essere pedante ma, da comune cittadino, il 27/04/08 ho scritto una lettera pubblica (su questo blog)
e privata alla e-mail personale del Sindaco Reggi, esponendogli alcune mie "perplessità" sulle condizioni in cui riversa il centro storico ed, in particolare, Piazza Cavalli.
Ho espresso delle mie osservazioni, alcune, ci mancherebbe, assolutamente personali ed opinabili ma comunque, ponendomi in maniera rispettosa ed educata.
Ad oggi 06/06/08 ancora non ho ricevuto dal "nostro" sindaco alcuna risposta.
Lo ripeterò alla nausea, questo blog non ha alcuna finalità politica ma è teso allo scopo di parlare della nostra realtà culturale e di evidenziarne oltre alle nostre eccellenze anche le lacune e gli aspetti che si potrebbero migliorare. La giunta parla di partecipazione da parte dei cittadini nelle decisioni da intraprendere ma poi, come del resto è successo ad esempio per la "riqualificazione" di via Scalabrini, il comune prende le sue decisioni ignorando le esigenze di chi vive e lavora nei luoghi soggetti ai lavori.
da cittadino, semplice ed umile, sono amareggiato perchè vedo un'amministrazione che si gongola delle proprie scelte ma che, a quanto pare, ignora critiche e consigli, specialmente se a muoverli è un pinco pallino qualunque che a livello di opinione pubblica può far ben poco.
Lei è il Sindaco di tutti e lo deve essere non solo a parole ma anche a fatti.
Massimo Mazzoni

Alessandro Farnese circondato dalle transenne



Fermata del bus soppressa da tempo immemore -
toglierle le pensiline no???






sotto i portici del "Gotico"