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lunedì 6 settembre 2010

Cavallerizza - quale futuro?

Se ne discute tantissimo del suo futuro e, specialmente, del suo impiego...
L'ampia area della Cavallerizza, fino a pochi anni fa semplicemente utilizzata come parcheggio per auto, rappresenta oggi uno dei "fiori all'occhiello" di questa ultima amministrazione Reggi.
Il parcheggio allora esistente, è stato sostituito da un elegante giardino e da vialetti pedonali. E' stato edificato un imponente parcheggio sotterraneo, posto su tre piani, che dovrebbe parzialmente soddisfare l'esigenza impellente di posti auto all'interno del centro storico.
L'edificio della Cavallerizza, un tempo vecchie scuderie dell'Antico convento di Sant'Agostino, dovrebbero ospitare un centro eno-gastronomico per i prodotti locali e nazionali; si parla insistentemente di Eataly come possibile gestore di tale attività.
Sinceramente, non ho le capacità per pronosticare la qualità di questa scelta. Esteticamente, mi pare evidente che, rispetto a quando c'era il parcheggio la situazione sia notevolmente migliorata; ora, si dovrà valutare l'effettiva richiesta di parcheggi (considerando nelle ore notturne almeno prima erano gratuiti) e, soprattutto, se questo parco eno-gastronomico, unito ai numerosi parcheggi, al nuovo spazio aggregativo della Piazza-giardino, e al nuovo Archivio d Stato (Ex caserma Cantore), daranno un sensibile impulso turistico e culturale a una città che ha un'assoluta urgenza di riscattarsi da anni d'assoluto immobilismo.


domenica 10 maggio 2009

Piazza Duomo - idee sulla piazza

Su Piazza Duomo si è già parlato su questo blog e, ancor di più, lo è stato fatto sulle pagine dei quotidiani locali. Per diverso tempo si è discusso sulla sua risistemazione urbanistica, ora, invece, ad essere al centro del dibattito è se mantenere nella Piazza il mercato cittadino o se decentralo negli spazi del pubblico passeggio che, personalmente, troverei un'ulteriore mazzata alla vita del nostro debilitato centro storico. Su quest'argomento tornerò assolutamente perchè merita di essere analizzato e dibattuto in maniera approfondita. L'aspetto che ora mi preme considerare è quello prettamente urbanistico. E' si vero che Piazza Duomo è stata soggetta a ristrutturazione da solamente un paio d'anni; una risistemazione che a me non ha mai soddisfatto, specialmente per alcune scelte estetiche che non ho mai condiviso. Fin dall'inizio dei lavori, ero un detrattore delle Piante poste attorno alla piazza, delle due grosse aiuole e delle panchine. Sognavo una Piazza Duomo che fosse il più somigliante possibile alla struttura originaria, libera da ogni aggiunta moderna. La scelta dell'amministrazione comunale fu quella di sostituire le grosse piante con giovani alberelli, di mantenere le panchine e le due aiuole, le quali, a differenza di prima, è cambiata la vegetazione che vi vive. Infatti, ora, al loro interno sono state piantate alcune essenze (salvia e rosmarino) e piante di melograno.
Ovviamente, come sempre accade, c'è gente a cui la scelta estetica piace, mentre mio caso, proprio non sopporto, o meglio, non capisco.
Sulla presenza delle panchine mi son ricreduto, sicuramente si poteva scegliere un arredo urbano migliore e non delle panche in ferro come in un qualunque giardinetto, ma Piazza Duomo è uno dei più importanti centri di aggregazione della città, e la presenza delle panchine ne aiuta la fruizione della stessa. Il "particolare", di cui non riesco a capacitarmi, è la presenza delle aiuole che, oltre ad essere personalmente obrobriose ed inutili, non vengono per niente curate da ENIA
e sono diventate ben presto "sede" di cartacce, mozziconi di sigarette ed altra sporcizia.
E' evidente che Piazza Duomo non vedrà presto nuovi interventi, ma Expo 2015 darà al territorio un'opportunità di visibilità unica e nulla, ripeto, nulla, deve essere lasciato al caso.
Nel mio fotoritocco ho eliminato (almeno virtualmente) le due aiuole ed ho dato un'uniformità maggiore alle facciate dei portici, da troppo tempo poco curate dai propri proprietari. Sarebbe importante, ma questo vale per tutto il centro, che le vecchie edicole vengano sostituite da quelle in stile primo novecento, ben più suggestive di quelle presenti attualmente e che si dia davvero, e non solo a parole, più attenzione ai particolari che potrebbero risultare essenziale per un rilancio della città.

Piazza Duomo (oggi)


Piazza Duomo
(fotoritocco)




martedì 18 settembre 2007

Palazzo Anguissola Rocca

L'edificio è della metà del settecento, per eleganza, ricchezza e pregio artistico è sicuramente uno dei palazzi patrizi più importanti della città. La facciata è posta su Via Giordani, mentre un'altro lato s'affaccia su Piazza S. Antonino. Di grande impatto scenografico è il cancello in ferro battuto, che lascia intravedere il cortile ed il giardino interno. Prendo spunto per parlare del Palazzo "Anguissola Rocca", da un articolo tratto da www.liberta.it, dove viene data la notizia, che l'associazione Piacenzarte avrà come propria sede, il salone d'onore al piano rialzato, dove promettono di promuovere eventi culturali come mostre, concerti e salotti letterari. Questa può essere un'ottima occasione per far conoscere e rendere al servizio della città un nuovo bellissimo spazio culturale.




di ANNA ANSELMI tratto da www.liberta.it
Torna a rivivere il sontuoso salone delle feste di Palazzo Anguissola di Cimafava-Rocca, aprendo le porte al pubblico, a conclusione degli ultimi, impegnativi restauri. Dopo la giornata inaugurale, sabato 29 settembre (ingresso a inviti), la giovane associazione Piacenza Arte ha infatti intenzione di ospitare, negli spazi settecenteschi della nobile residenza, conferenze, concerti e, in generale, iniziative culturali, a partire dalla contiguità con una delle istituzioni cittadine più importanti: il Teatro Municipale. Palazzo Anguissola di
Cimafava si trova infatti all'angolo tra via Giordani e piazza Sant'Antonino, di fronte al quasi coevo massimo teatro piacentino. «L'associazione si è costituita nel 2005, ma - spiega la presidente
Carla Romana Raineri - per renderla operativa abbiamo dovuto aspettare il completamento dei lavori, avviati cinque anni fa». Carla Romana Raineri, magistrato al tribunale di Milano, è proprietaria di una parte dell'immobile, frazionato in passato tra più condomini, accanto alla porzione mantenuta dalla famiglia Nasalli-Rocca. Piacentina - il bisnonno paterno era l'agronomo, giornalista e uomo politico Giovanni Raineri, il padre della nonna paterna era il basso Cesare Melzi -trasferitasi da tempo a Milano, Carla Raineri spera molto nel ruolo di catalizzatore culturale che un luogo come Palazzo Anguissola di Cimafava può giocare all'interno del centro storico. In una posizione per altro strategica, a pochi passi da piazza Cavalli, piazza Duomo, il conservatorio "Nicolini"... La sede dell'associazione sarà al piano nobile dell'edificio, in un
appartamento che alterna stanze con affreschi ottocenteschi (scene con cavalieri) ai delicati stucchi tra le grottesche dipinte nel '700. «Le idee sono tante. Il filo conduttore dovrebbe essere la musica, ma
affrontando anche temi di approfondimento che attraversano diverse discipline, ricreando una sorta di salotto letterario». All'inaugurazione, Paolo Bosisio, direttore artistico di Piacenza Arte, nonché docente ordinario di storia del teatro all'università di Milano, presenterà il programma iniziale dell'associazione, che haintanto cominciato a collaborare con il "Nicolini" e il suo direttore, Fabrizio Garilli. Alcuni allievi si esibiranno in quartetto d'archi proprio in occasione del vernissage, nel cortile e nel salone delle feste di Palazzo Anguissola-Rocca. Il sito internet di Piacenza Arte (www.piacenzarte.it) consente già di "entrare" virtualmente nell'edificio e di conoscerne per cenni la storia, insieme agli ultimi
lavori. Il restauro è stato diretto da Piergiorgio Armani, architetto,
e Alberto Catulli, ingegnere, sotto la supervisione della Soprintendenza per i beni architettonici. Lo scalone, dalla balaustra in granito di Baveno, e l'affresco sul medaglione della volta ("Alessandro tra Giove e Mercurio" del milanese Federico Ferrario) sono stati affidati alle cure della restauratrice Alessandra D'Elia.
Non si conosce con sicurezza il nome dell'architetto che disegnò il palazzo nel secolo XVIII, accorpando più case preesistenti, appartenenti a vari membri della famiglia Anguissola, tra le più antiche del Piacentino.
Giorgio Fiori, nel quarto tomo dell'opera "Il centro storico di Piacenza", dedicato al quartiere di Sant'Antonino, precisa come il ramo principale della famiglia riuscì a riunire le diverse abitazioni nelle proprie mani tra il 1726 e il 1727, senza peraltro arrivare fino a piazza Sant'Antonino, meta raggiunta soltanto ai primi dell'800, quando erano già subentrati i Rocca. Nel 1752 Ottaviano e Giovanni
Anguissola sottoposero ad approvazione un progetto, redatto - ipotizza Fiori - dal loro tecnico di fiducia, Gianandrea Boldrini, ingegnere ducale dal 1775. Attribuzione che veniva avanzata anche da Anna Maria
Matteucci nei "Palazzi di Piacenza. Dal barocco al neoclassico", evidenziando le affinità nel «dilatarsi dell'atrio» e nella «grafia elegante delle volte» con Palazzo Mandelli, per il cui progetto si fa lo stesso nome di Boldrini. Tipologicamente Palazzo Anguissola di Cimafava, sviluppato su uno schema a U, è memore di soluzioni adottate in area lombarda, come «gli archi che reggono la cancellata verso il giardino e il percorso pensile che unisce le due ali».

mercoledì 29 agosto 2007

Piazza S. Antonino - immaginazione...

Ho tentato di immaginarmi come potrebbe trasformarsi P.zza S. Antonino, uno degli angoli più suggestivi ed artistici della città. A breve, dovrebbero iniziare i lavori di riqualificazione della Piazza. Dopo anni di discussioni, un concorso di idee caduto nell'oblio, forse si è giunti ad una conclusione (come già discusso in un post precedente). Ovvero tornare alle origini, senza giardinetti improvvisati o giochi d'acqua spettacolari, ma con la volontà di riportare la Piazza come era nel passato.
Un consiglio, se mi poso permettere e sempre ammesso che qualcuno legga quest'articolo. Ok il ritorno al passato, ma utilizzate i sanpietrini o un lastricato... i sassi, pur avendo il loro fascino, sono un vero incubo per chi utilizza la bici (vedi via Tibini, via S. Marco, etc)

PS: L'ulivo l'avrei tolto, ma son troppo pigro per farlo. Ammetto che nonostante tutto non mi infastidisce particolarmente.