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sabato 10 settembre 2011

Un appello alle istituzioni locali dell’alta val Nure

Percorrendo la strada provinciale n° 8 che da Cantoniera di Boli giunge fino alla provincia di
Parma in direzione di Pianazze, in alta val Nure, non si potrà mancare di notare la sorgente
che si trova lungo la strada, poco prima di giungere a Le Moline.
La sopraindicata fontana, fu fabbricata sul finire degli anni quaranta quando, durante i lavori
di costruzione dell’attuale strada provinciale per Bedonia (PR), fu intercettata una sorgente
sul ciglio della strada, sorgiva forse proveniente dalle alture di Coletta.
Da allora la fontana, completamente realizzata in sasso, non ha mai smesso di saziare passanti
e ciclisti offrendo ottima acqua; un tempo serviva anche come abbeveratoio per bestie e per
dare ristoro ai lavoratori che dai campi facevano ritorno alle loro cascine.
Nonostante l’acqua non abbia mai smesso di sgorgare da allora, lo stato generale della fontana
volge, attualmente, in pessime condizioni.
La vasca non ha più tenuta per la presenza di numerose crepe sui fianchi e la colonna,
innalzata interamente in pietra a vista, è ricoperta da uno spesso strato di calcare e di
muschio che impedisce il libero sgorgare dell’acqua.
Il contorno è poi deturpato da molteplici rovi e piante infestanti che rendono oggi difficile
anche l’acceso alla fontana.
L’anno scorso alcuni abitanti dell’abitato di Coletta, compreso il sottoscritto, si sono dedicati
alla pulizia della struttura in forma superficiale cercando di rimuovere parte del calcare
saldamente fissato sulla stessa e tagliando piante e rovi che avvolgevano la fontana. Gli
stessi abitanti ora chiedono in gran coro un appello alle amministrazioni locali, tra cui la
comunità montana e il Comune di Farini, affinché questa fontana diventi un punto storico di
aggregazione con un recupero radicale della stessa.
La mia idea sarebbe, oltre al recupero e al restauro della sorgente, anche quella di creare una
semplice tettoia per dare protezione alla stessa ed ai passanti che cercano ombra e riparo.
Anche una semplice fontana può diventare un punto di riferimento turistico e allo stesso
tempo rappresentare, una fonte di ricordi che non deve mai andare persa.
Claudio Gallini

 

lunedì 27 dicembre 2010

Piacenza nel caos nel XV secolo - 2ª parte


Un ringraziamento all'amico Claudio Gallini, pubblico con piacere la seconda e ultima parte di una sua ricerca storica sulla situazione, talvolta di disagio, che si "respirava" nella Piacenza del XV° secolo e, di conseguenza, nella sua provincia; in particolare nella bellissima Valnure
Massimo Mazzoni


Nella prima metà del XV secolo, mentre a Piacenza si soffriva il forte stato di “sbandamento” del Ducato di Milano, nasceva invece nella nostra provincia un’entità a sé, capace di distinguersi dallo “Stato”, capace di amministrarsi e di autoregolarsi autonomamente: la “Magnifica Università di Valnure”.
Questa istituzione, rappresenta una nota poco conosciuta da molti della nostra storia locale, ma che trovò nel borgo di Bettola il suo centro governativo; una grande competenza territoriale che comprendeva 21 comuni.
La Valnure non era più soltanto una realtà geografica, ma diveniva una forte realtà politica.
Le signorie, dal canto loro, poco potevano fare contro l’animo sovversivo dei montanari poco disponibili a pagare dazi e gabelle, e l’unica soluzione per assoggettarli era quella di scendere a compromessi permettendo loro numerose immunità fiscali.
Tutto ebbe inizio il 1° Novembre 1441, quando, Filippo Maria Visconti concesse loro diversi sgravi, cedendo alla Valnure 1000 ducati e promettendo di mantenere la Valle con i suoi abitanti sotto il suo immediato governo e tutela, senza mai infeudarla ad altri.
Le stesse condizioni vennero successivamente riconfermate da Francesco Sforza nel 1452, e così fino al 1516 da Francesco I re di Francia.
Tra le numerose immunità fiscali elenchiamo: L’esonero dalle imposte straordinarie, dai dazi sul vino e sul bestiame, dalle funzioni militari; Il diritto di estrarre 400 pesi di sale dai pozzi di Salsomaggiore (terra originariamente piacentina); esenzione dalla compartecipazione dell’inghiaiatura e riparazioni dei ponti sulle strade romee ed altre vie di pianura.
Un successivo riconoscimento arrivò nel 1523 quando papa Clemente VII nominò la “Magnifica Università di Valnure”, dove il termine “Università” aveva il chiaro significato di “Comunità”, la quale riuscì a sfiorare i giorni nostri fino al XIX secolo.
Sempre nel 1523, il 17 dicembre, il pontefice aggiunse un altro importante privilegio alla Valle, ovvero l’istituzione della “Fiera Settembrina” da tenersi ogni anno in settembre nella piazza di Bettola (Fiera tuttora esistente).
La Valnure appariva così come un territorio autonomo, non solo dalla congregazione dei comuni piacentini ma anche dalla stessa Piacenza in quanto aveva propri statuti e regolamenti.
Il responsabile del buon andamento era il Priore, che vestiva i panni del “capo” e godeva di un certo numero di diritti; sotto di lui vi erano: il tesoriere, il cancelliere ed il consiglio formato da ventiquattro deputati chiamati anche rurali.
Il Priore rimaneva in carica un anno e veniva eletto dal popolo di Valnure, mentre la nomina dei deputati avveniva ogni tre anni.
Le autorità centrali del “Ducato parmense” tentarono successivamente, in più riprese, di ledere questi diritti, ma i valnuresi riuscirono a sempre difenderli a denti stretti, nonostante numerose controversie giuridiche non affrontate in quest’analisi.
L’antica istituzione dell’ “Università di Valnure” cessò di esistere con l’avvento di Napoleone Bonaparte, e di essa rimane oggi il simbolo di questa comunità impresso sullo stemma comunale di Bettola, a ricordo dell’orgoglio per la libertà che ancora scorre nel sangue dei valnuresi.

piacenza


Simbolo della Magnifica Università di Valnure,
oggi riportato sullo stemma comunale di Bettola.