Contenitore di tutte le eccellenze di cui il Territorio piacentino dispone. Senza alcuna presunzione, vorrebbe creare dibattiti ed idee utili per dare uno slancio culturale ad una città ed una provincia con grandi potenzialità, solo minimamente sfruttate. questo blog non ha alcuna tendenza politica.
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venerdì 12 gennaio 2018
La chiesa di sant'Antonino in una foto sfera
La chiesa di sant'Antonino in una foto sfera
Scatto di Claudio Gallini eseguito nel 2018
martedì 24 dicembre 2013
La statua di sant’Antonino a Piacenza
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Didascalia Foto: la statua è posta a verifiche statico-dinamiche prima della posa definitiva.
Fonte Foto: (D. PONZINI, Antonino di Piacenza, TIP.LE.CO., 2001) |
venerdì 27 gennaio 2012
Gemellaggio Bra - Piacenza in nome di S. Antonino
Bra è una vivace cittadina situata nella zona denominata del Roero, territorio adiacente alle più note Langhe e Monferrato, e dista circa 180 chilometri da Piacenza, giusto due ore d’auto, ed è equidistante sia da Cuneo che da Torino per soli cinquanta chilometri.
L'origine di Bra si deve a un gruppo di monaci dell'Abbazia di San Colombano di Bobbio che, costituitisi in priorato attorno alla Chiesa di S. Antonino, diedero origine, nel 1082 a un villaggio che si andò formando nella zona della Veneria, da non confondersi però con la più nota Venaria Reale di Torino, che è tutt’altro discorso pur assonando il toponimo.
I monaci di Bobbio, in seguito, riuscirono a estendere il loro territorio grazie a delle donazioni di terre denominate "braide", in altre parole, grandi poderi con annessa una notevole estensione di terra destinata al pascolo, a valle della collina (nella lingua longobarda Brayda significa per l'appunto "casa rurale con podere", da qui probabilmente l’origine del toponimo).
Prima di collocarsi in via Vittorio Emanuele II al civico 259, però, la chiesa di S. Antonino a Bra, si spostò per ben due volte, prima alla Veneria dove ancora oggi abbiamo il tempio, poi in località Rocca, sempre a Bra, di cui non abbiamo più traccia perché abbattuta.
Dal 1693 (la posa della prima pietra avvenne il 10 Agosto) la parrocchia con la chiesa si costituì in centro a Bra e fu consacrata il 30 Marzo del 1727.
Sulla facciata, rielaborata attorno al 1870, si apre un grande portale, sormontato da un affresco raffigurante il nostro Santo martire Antonino, accostato da altri due portali più piccoli.
Di notevole pregevolezza è anche la porta d’ingresso a due battenti e ornata da formelle risalenti al tardo settecento.
La figura del nostro Santo non manca anche all’interno della chiesa; nella terza cappella a destra, si trova una copia di un affresco originariamente posto nella chiesa alla Rocca di Bra e dipinta dal saviglianese Giovanni Antonio Molineri.
Al centro della decorazione della volta si trovano invece tre scene raffiguranti la vita di S. Antonino, dipinte alla fine dell’Ottocento da Luigi Morgari, artista torinese del secolo passato.
L’incontro del sottoscritto con il parroco Don Gigi Coello e con l’economo della parrocchia, il sig. Antonino Fissore, ha originato una sorta di gemellaggio tra Bra e Piacenza in nome di S. Antonino che lega con un antico percorso di fede e devozione le due città.
E’ stata già organizzata per il giorno 01 Maggio 2012, la visita da parte di una delegazione della parrocchia di S. Antonino di Bra alle spoglie del Santo Martire con la celebrazione della Santa Messa.
Claudio Gallini
Foto a cura di Claudio Gallini
lunedì 29 marzo 2010
FAI e le giornate di primavera
La delegazione locale del FAI, ha deciso quest'anno di far conoscere ai piacentini ed ai turisti, due splendidi esempi architettonici: La basilica di Sant'Antonino e la chiesa di San Vincenzo, recentemente protagonista di un eccellente recupero conservativo che l'ha riportata all'antico splendore. Come già ricordato in un precedente post, la chiesa sconsacrata, attualmente denominata "sala dei Teatini", è sede di un prestigioso e innovativo auditorium utilizzato come sala prove della giovanile orchestra Cherubini, diretta del celebre Riccardo Muti.
Le preparate guide del FAI, hanno accompagnato i visitatori in questo percorso sviluppato su via Scalabrini (la vecchia Via Francigena), dando importanti nozioni storiche sui complessi architettonici che si affacciano sulla piazza patronale, evidenziando le attenzioni da considerare in vista dei prossimi interventi sulla piazza, consigliando all'amministrazione l'utilizzo del contestato acciottolato, unico materiale coerente con la storia di quest'importante luogo.
da segnalare che, l'ex chiesa di San Vincenzo, è stata segnalata dal FAI nazionale fra le otto "perle" da visitare fra le 590 aperte in tutto il territorio nazionale
venerdì 4 luglio 2008
Piaseinsa at vöi bein!
Me m'ricord tant cmé fiss astä ier, sum partì pr'al duver, al duver dal suldä. Ho lassä la mé bella Piaseinsa, quand ag peins ad parol a sum seinsa; ma me sum un ver piasintein, quand vo insëma a un dunnein, ag barbott pian pianein: At vöi bein! T'al digh in piasintein c't'ho seimpar vurì bein, dal dé ca t'ho incunträ me m'sum innamurä; e spera tant cmé me: t'vadrè ca gnarà un dé ca te par me t'sarè lünich dunnein, t'al digh in piasintein. Ad giuvnott ag na sarà un bell po', tütt vurran fäs ciamä Lilli, Pupu o Totò; ma al so num ad battesim l'é un ätar, l'é Nicola, Tummäs o un quälc ätar; ma me sum un ver piasintein, quando vo insëma a un dunnein, ag barbott pian pianein: At vöi bein! T'al digh in piasintein c't'ho seimpar vurì bein, dal dé ca t'ho incunträ me m'sum innamurä; e spera tant cmé me: t'vadrè ca gnarà un dé ca te par me t'sarè lünich dunnein, t'al digh in piasintein: At vöi bein!
Gianni Levoni













