Dal 1963, la Pizzeria Marechiaro!
Contenitore di tutte le eccellenze di cui il Territorio piacentino dispone. Senza alcuna presunzione, vorrebbe creare dibattiti ed idee utili per dare uno slancio culturale ad una città ed una provincia con grandi potenzialità, solo minimamente sfruttate. questo blog non ha alcuna tendenza politica.
Le pubblicità su Libertà nel corso dei decenni
a cura di Claudio Gallini
Grazie al prezioso ed enorme lavoro
di digitalizzazione operato dalla Biblioteca Passerini Landi di Piacenza, in
collaborazione con l’Editoriale Libertà, è possibile accedere gratuitamente all’archivio
del giornale dal 1883 al 2015 e consultare pertanto un’infinità di notizie che,
per uno studioso affamato di fonti quale è il sottoscritto è una manna dal
cielo.
Alla prima connessione all’archivio
ho cercato numeri a casaccio, sono partito dal primo del 27 gennaio 1883, poi ho
sfogliato il giornale uscito il giorno della mia nascita, e così via spaziando qua
e là in centotrentadue anni di materiale, quasi cinquantamila numeri, quasi un
milione di scansioni o giù di lì, un lavoro immenso a cui dobbiamo solo dire un
grande Grazie!
Ho così eseguito un’analisi molto
superficiale sinora ma che è stata stregata, per così dire, da un aspetto molto
interessante: le inserzioni pubblicitarie molto curiose che tratteggiano una
Piacenza che non esiste più, soprattutto sotto l’aspetto toponomastico delle
vie in cui erano collocati questi esercizi e la loro evoluzione nel corso del
tempo.
In questa sede il sottoscritto
vorrebbe così elencare alcune di queste inserzioni, alcune molto singolari, e
cercare di analizzarne, molto approssimativamente, qualche aspetto generale.
Sul primo numero di Libertà,
uscito sabato 27 gennaio 1883, le inserzioni trovano sede sul fondo dell’ultima
pagina, la numero 4.
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| Fonte: Libertà |
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| Fonte: Libertà |
Si scopriranno ad esempio diversi
esercizi commerciali collocati in via Cavallotti, l’attuale via Roma, o nella
vicina Barriera Cavallotti ovviamente l’odierna Barriera Roma.
Nei pressi di Barriera
Cavallotti, ad esempio, si poteva incontrare il garage dei Fratelli Zambelli
che proponeva per lo più dei corsi di scuola guida ma non distante si trovava anche
l’Auto-Garage Emilia, fuori Barriera Cavallotti, che noleggiava auto di lusso
oltre a offrire rifornimenti, riparazioni e cambio pneumatici per auto e moto.
Nella via Cavallotti, invece, aveva
il negozio il sig. Enrico Masera che proponeva a grandi lettere dei
disinfettanti tra cui: la cresolina (un igienizzante profumato), Lysoformio (un
disinfettante di colore giallo a base di formaldeide) e Javel (candeggina).
Nella stessa via vi era anche il colorificio
del sig. Metti che presentava sul giornale delle offerte per l’acquisto in
blocco di colori e tele utili sia a pittori, sia a imbianchini.
In quella stessa colonna si potranno
apprezzare altre inserzioni soprattutto di dottori, calzolai e tanto altro.
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| Fonte: Libertà |
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| Fonte: Libertà |
L'analisi potrebbe proseguire davvero all'infinito con migliaia e migliaia di pubblicità disparate ma purtroppo non è possibile; sono convinto che già questo piccolo esempio abbia emozionato i cultori della storia della nostra stupenda città.
L'archivio, previa registrazione, è accessibile da qui
a cura di Claudio Gallini
Nel febbraio del 2010, nel pieno
di una straziante crisi economica globale, il noto medievista prof. Alessandro
Barbero, tenne una conferenza sul canale on-line “Giovedì scienza” dove
affrontò un particolare parallelismo tra la situazione decadente del Trecento e
quella dei nostri tempi.
Entrambe le epoche sono
caratterizzate da tracolli finanziari, pestilenze, conflitti religiosi,
epidemie, etc. e Barbero, in ottanta minuti circa, si cimentò alla scoperta di
analogie e differenze tra i due tempi storici separati da oltre settecento anni.
A un certo punto della sua avvincente
esposizione il docente affermò che durante la crisi del Trecento:
“[…] qualche imprenditore si lamenta, qualcuno fa fallimento […] ma altri imprenditori scoprono che questa crisi, con i suoi effetti, offre anche delle occasioni di guadagno”.
E poi continuò:
“[…] noi vediamo (dai registri fiscali di allora N.d.A.) che pian piano la quantità di terra coltivata a campo diminuisce e dappertutto aumenta il prato, aumenta il pascolo perché l’allevamento del bestiame è diventato conveniente. […] L’allevamento del bestiame vuol dire un’altra industria, l’industria del formaggio ed è in quest’epoca che la Pianura Padana diventa una grande industria casearia ed è in quest’epoca che viene inventato il formaggio parmigiano, per esempio, che all’epoca non chiamano parmigiano, lo chiamano piacentino; una delle tante cose che hanno inventato a Piacenza che poi Parma in un qualche modo ha sottratto”.
Con questo breve pezzo lo
scrivente non vuole sollevare nella maniera più assoluta alcuna polemica nei confronti
dei vicini parmigiani poiché di controversie se ne sono sollevate tante,
soprattutto in tema gastronomico e come tali non portano a nulla.
Si vuole invece partire
dall’affermazione dello storico di fama nazionale per sostenere quanto la
storia abbia sempre ragione e quando le fonti appoggiano la testimonianza è
tutto ulteriormente più chiaro.
Uno dei documenti storici più
autorevoli in tema di formaggi è sicuramente quello del medico vercellese
Pantaleone da Confienza che, sul finire del Quattrocento, pubblicò la nota
opera, “Summa Lacticinorum” ove scriveva:
“I formaggi piacentini da alcuni
sono chiamati parmigiani perché anche a Parma se ne producono di simili, non
molto diversi per qualità. Così anche nel territorio di Milano, Pavia, Novara,
Vercelli; anzi, da pochi anni anche più su, nelle zone prealpine, hanno
incominciato a confezionarne di simili, e abbastanza buoni; ma a dire il vero i
piacentini superano gli altri in bontà”.
È davvero un po’ triste che dopo cinquecento
anni la nostra città non sia ancora riconosciuta, per lo meno a livello
nazionale, come la produttrice del grana padano di qualità superiore, superiore
perfino, stando alla storia, a quello prodotto a Parma che è riconosciuto in
tutto il globo.
Qui un estratto della conferenza tenuta dal prof. Alessandro Barbero per il canale "Giovedì Scienza" (l'intera conferenza, dedicata alla crisi del Trecento, è visibile a questo link)
| Uno scorcio sul caratteristico vicolo piacentino denominato: "Chiasso Sant'Antonino" o "Chiostri Sant'Antonino" che collega l'omonima piazza con la via San Vincenzo. (Foto di Claudio Gallini). |
| La copertina del volumetto: "La ferrovia Genova - Piacenza per la Valle di Trebbia" |
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| J.J. de Lalande - Plan de la ville de Plaisance - 1768 (fonte: Catawiki.it) |