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giovedì 4 maggio 2017

la magia del Guercino a Piacenza, ha finalmente svelato una città per troppo tempo rimasta all'ombra di sè stessa.

La mostra del Guercino a Piacenza, dislocata nelle due prestigiose sedi di Palazzo Farnese e nella Cattedrale cittadina, sta dando a Piacenza un'esposizione mediatica senza dubbio a cui la città emiliana non era abituata.
Dal 4 marzo, data della sua inaugurazione, tutta la cittadinanza ha potuto constatare gli effetti positivi che un evento culturale di questa importanza porta a tutto il territorio. Tante associazioni di cittadini hanno fatto finalmente "squadra", proprio per raggiungere un obiettivo comune, quello di portare in alto Piacenza.
La domanda che mi pongo e, probabilmente non sono l'unico a farsi la medesima questione è: ma terminato questo bellissimo evento, Piacenza tornerà per anni ad essere la bella e semisconosciuta addormentata o trarrà un insegnamento concreto da questo fantastico evento culturale?
Recensioni lusinghiere relative all'evento ma anche alla città ospitante. Da un lato, mi inorgoglisce non poco che la città trovi finalmente il giusto spazio sui siti e sulle riviste nazionali ma, dall'altro, mi fa un po' "paura" pensare al post "Guercino"...

martedì 5 novembre 2013

Piacenza una città dai grandi e piccoli particolari. Piazzetta Tempio, i Templari e la famiglia nobile Marliani.


Lo spunto per questo breve articolo, l’ho avuto da un’utente del nostro gruppo Facebook Ripensando Piacenza (https://www.facebook.com/groups/ripensandopiacenza/) che chiedeva notizie in merito all’effige di un piccolo leone scolpita su un muro di un palazzo posto in piazzetta Tempio all’angolo con via San Giovanni.


il Blasone della Famiglia Marliani - fonte: Torelli p. 78


L’edificio in questione, dalla facciata molto ornata, è per gli appassionati di storia e architettura locale, il cosiddetto palazzo Marliani, o più precisamente Marliani-Anguissola, posto al n° 56 della già menzionata piazzetta.
Per i piacentini è più facile ricordare che in questa piazza è posta l’opera di Bruno Cassinari denominata “Cavallo scodato con cavaliere” e donata dall’artista alla nostra città nel 1985 o ancora meglio nominare il vicino palazzo settecentesco della Prefettura appartenuto ai nobili Scotti di Vigoleno.
Se invece si vuole approfondire la storia di quest’antico largo, dobbiamo partire dal suo nome che non lascia niente al caso, poiché proprio dove oggi troneggia l’opera del Cassinari, i monaci cavalieri dell’ordine dei Templari costruirono, attorno al XII secolo, il loro centro di culto.
Con alterne vicende che portarono il tempio a essere distrutto e ricostruito per diverse volte, durante la seconda guerra mondiale fu completamente raso al suolo e oggi rimane solo il toponimo di via e Piazzetta Tempio a ricordarci che Piacenza fu un punto strategico per i pellegrini diretti in Terra Santa.
Ma tornando al simbolo scolpito sul palazzo Marliani, non possiamo che ricondurre quel leone al blasone della nobile famiglia di origini milanesi e stabilitasi a Piacenza nella seconda metà del XV secolo.

il Blasone dei Marliani, scolpito sulla facciata
di Palazzo Marliani-Anguissola - © Claudio Gallini


Il proprietario di quel bel palazzo, ancora oggi apprezzabile al n° 56 di piazzetta Tempio come si scriveva all'attacco di questo pezzo, fu un tale Giovanni Marliani che oltretutto acquistò terreni nei pressi di Pittolo dove ancora oggi esiste la località “La Marliana”.
Questa famiglia diede a Piacenza vescovi, arcipreti, giuristi, dottori e giudici; i Marliani giunsero a Piacenza già nobili conquistando, per la loro particolare agiatezza, l’appartenenza ai collegi più importanti della città seppur la loro discendenza si estinse attorno al 1700.
 

Claudio Gallini

Palazzo Marliani Anguissola - © Claudio Gallini

lunedì 27 dicembre 2010

Piacenza nel caos nel XV secolo - 2ª parte


Un ringraziamento all'amico Claudio Gallini, pubblico con piacere la seconda e ultima parte di una sua ricerca storica sulla situazione, talvolta di disagio, che si "respirava" nella Piacenza del XV° secolo e, di conseguenza, nella sua provincia; in particolare nella bellissima Valnure
Massimo Mazzoni


Nella prima metà del XV secolo, mentre a Piacenza si soffriva il forte stato di “sbandamento” del Ducato di Milano, nasceva invece nella nostra provincia un’entità a sé, capace di distinguersi dallo “Stato”, capace di amministrarsi e di autoregolarsi autonomamente: la “Magnifica Università di Valnure”.
Questa istituzione, rappresenta una nota poco conosciuta da molti della nostra storia locale, ma che trovò nel borgo di Bettola il suo centro governativo; una grande competenza territoriale che comprendeva 21 comuni.
La Valnure non era più soltanto una realtà geografica, ma diveniva una forte realtà politica.
Le signorie, dal canto loro, poco potevano fare contro l’animo sovversivo dei montanari poco disponibili a pagare dazi e gabelle, e l’unica soluzione per assoggettarli era quella di scendere a compromessi permettendo loro numerose immunità fiscali.
Tutto ebbe inizio il 1° Novembre 1441, quando, Filippo Maria Visconti concesse loro diversi sgravi, cedendo alla Valnure 1000 ducati e promettendo di mantenere la Valle con i suoi abitanti sotto il suo immediato governo e tutela, senza mai infeudarla ad altri.
Le stesse condizioni vennero successivamente riconfermate da Francesco Sforza nel 1452, e così fino al 1516 da Francesco I re di Francia.
Tra le numerose immunità fiscali elenchiamo: L’esonero dalle imposte straordinarie, dai dazi sul vino e sul bestiame, dalle funzioni militari; Il diritto di estrarre 400 pesi di sale dai pozzi di Salsomaggiore (terra originariamente piacentina); esenzione dalla compartecipazione dell’inghiaiatura e riparazioni dei ponti sulle strade romee ed altre vie di pianura.
Un successivo riconoscimento arrivò nel 1523 quando papa Clemente VII nominò la “Magnifica Università di Valnure”, dove il termine “Università” aveva il chiaro significato di “Comunità”, la quale riuscì a sfiorare i giorni nostri fino al XIX secolo.
Sempre nel 1523, il 17 dicembre, il pontefice aggiunse un altro importante privilegio alla Valle, ovvero l’istituzione della “Fiera Settembrina” da tenersi ogni anno in settembre nella piazza di Bettola (Fiera tuttora esistente).
La Valnure appariva così come un territorio autonomo, non solo dalla congregazione dei comuni piacentini ma anche dalla stessa Piacenza in quanto aveva propri statuti e regolamenti.
Il responsabile del buon andamento era il Priore, che vestiva i panni del “capo” e godeva di un certo numero di diritti; sotto di lui vi erano: il tesoriere, il cancelliere ed il consiglio formato da ventiquattro deputati chiamati anche rurali.
Il Priore rimaneva in carica un anno e veniva eletto dal popolo di Valnure, mentre la nomina dei deputati avveniva ogni tre anni.
Le autorità centrali del “Ducato parmense” tentarono successivamente, in più riprese, di ledere questi diritti, ma i valnuresi riuscirono a sempre difenderli a denti stretti, nonostante numerose controversie giuridiche non affrontate in quest’analisi.
L’antica istituzione dell’ “Università di Valnure” cessò di esistere con l’avvento di Napoleone Bonaparte, e di essa rimane oggi il simbolo di questa comunità impresso sullo stemma comunale di Bettola, a ricordo dell’orgoglio per la libertà che ancora scorre nel sangue dei valnuresi.

piacenza


Simbolo della Magnifica Università di Valnure,
oggi riportato sullo stemma comunale di Bettola.

domenica 27 gennaio 2008

Istituto d'Arte Gazzola - l'Accademia di Piacenza

All'interno di uno dei palazzi più prestigiosi di Piacenza ha sede l'istituto d'arte "Gazzola". La scuola, situata nell'omonima via e fondata nel 1781 dal Generale Felice Gazzola, ha sempre svolto un ruolo decisivo per la vita artistica cittadina contribuendo concretamente alla formazione di tanti artisti locali fra cui: Cinello, Ricchetti, Foppiani e Cassinari.
L'accademia dispone anche di una preziosa pinacoteca, in cui sono conservate opere che vanno dal 1400 fino al secolo scorso. In questa collezione sono presenti tele di importanti pittori, fra cui: il Manni, il "Genovesino", il Campi, il Crespi, Gaspare Landi, Ignazio Stern, il "Morazzone", Francesco Ghittoni, etc.
All'istituto Gazzola viene offerta una completa formazione artistica, le discipline insegnate sono: figura, ornato, plastica, incisione, storia dell’arte e prospettiva.

informazioni e foto tratte da: www.istitutogazzola.it


Generale Felice Gazzola




Sede "Istituto Gazzola"


Gian Nicola Manni
Circoncisione
(1498)
Olio su tavola, cm 88x75

lunedì 27 agosto 2007

Degrado Cittadino - S. Maria del Carmine

Dopo decenni di totale incuria, forse, per la chiesa del Carmine è arrivata l'ora di un tanto atteso maquillage. la struttura è davvero ridotta male e per anni è stata lasciata in un completo stato di abbandono. Attualmente, le condizioni della bella basilica seicentesca sono a dir poco disastrose con le statue che ornano la facciata ormai completamente erose dal tempo e dall'incuria, mentre l'interno, temo sia stato invaso dal guano dei piccioni che da anni dimorano nella chiesa.
Da segnalare, che da decenni sulla facciata campeggia il cartello "pericolo di crolli", ma ben poco o niente, si è fatto perchè questo non accadesse.
Auspico che questo intento di recupero sia celere e che si pensi ad una sua funzione consona per ospitare eventi o associazioni che permettano alla città di rivivere questi splendidi spazi che da anni sono inaccessibili e che meritano di tornare ai fasti di un tempo.






lunedì 20 agosto 2007

Piacenza ed i suoi palazzi

Una peculiarità di Piacenza sono i suoi palazzi nobiliari, tanto belli, quanto ignorati e purtroppo nascosti. Come infatti evidenziato nel post precedente (P.L.A.C-La congiura di Piacenza), Piacenza e la sua provincia potevano contare su un alto numero di famiglie patrizie, le quali ognuna di queste, avevano i propri palazzi in città ed i relativi castelli in provincia. Ben poche, sono le città delle dimensioni di Piacenza, che possono vantare un così alto numero di palazzi signorili all'interno del proprio centro storico. Come già detto, tali edifici essendo abitazioni private vengono spesso ignorati dagli itinerari turistici, che ovviamente si soffermano sui nostri monumenti e luoghi più rappresentativi (P.zza Cavalli, Palazzo Farnese, P.zza S. Antonino, il Duomo, etc.), ma con la collaborazione dei rispettivi proprietari, si potrebbero davvero studiare percorsi alternativi da quelli abituali. A volte, grazie alle iniziative del F.A.I. i cortili ed i giardini di queste dimore sono stati aperti al pubblico, ma per ovvie ragioni, questi sono eventi straordinari, in cui solo pochissime persone hanno l'opportunità di parteciparvi. Ammetto che questa richiesta è di difficile attuazione, ma per chi come me è appassionato della nostra storia, sarebbe bellissimo avere la possibilità di vedere e scoprire tutti i tesori nascosti che la nostra città custodisce. A volte troppo gelosamente.


Palazzo Scotti da Sarmato

sabato 28 luglio 2007

Parole sante!

Mi limito a riportare pari pari, un articolo tratto da www.liberta.it
Il Sig. Marco Civardi ha espresso praticamente il mio pensiero. Piacenza Ha le potenzialità per organizzare eventi culturali di alto livello, per creare un movimento turistico che sia degno di definirsi tale. Per raggiungere questi risultati ci vuole però un connubio di energie fra tutte le parti, ma da noi, queste collaborazioni per il bene comune sembrano essere vere e proprie chimere.

Qui la lettera tratta da "Libertà"
di MARCO CIVARDI*
Si sono perse le Tracce e le Tendenze, se ne sono andati i suoni beat e le Carovane hanno fatto armi e bagagli; anni a contare gli extracomunitari irregolari che entrano in città e gli eventi culturali che la lasciano. Benedetta maledetta Piacenza, al centro di tutto e così lontana da tutto, stretta tra Milano e Parma, incapace di trovare una sua vocazione, un suo appeal.
Mi spiace tremendamente dirlo, anzi ribadirlo, ma è proprio così. Gente operosa i piacentini, ospitali al limite del rimetterci, a volte troppo umili. E forse per questa eccessiva umiltà relegati ai margini della festa.
Gli Enti locali non fungono da sprone, i privati non sono incentivati ad investire. Ma del basso profilo ci siamo stancati tutti! Perché Mantova deve essere la capitale della cultura? Perchè Parma quella dell'opera lirica? Perché Milano - che già aveva tutto o quasi - dall'anno prossimo avrà anche l'Heineken Jamming Festival, diventando così la capitale della musica? Tutto ruota intorno a noi, ma non ci tocca mai...
Perché invece noi abbiamo perso eventi, personaggi, artisti, intellettuali? Perché non si è in grado o non si vuole fare di Carovane, una volta depurata da quella fastidiosa ideologia che la rendeva vernissage dell'intellettualismo comunista, un meeting di culture, pensieri, tradizioni? Perché invece di meramente criticare le opere che ornano (non oso dire abbelliscono) le rotonde e di prometterne la demolizione, non si trova il posto adatto dove esporle, dove poterle contemplare e apprezzare, dove conoscere quei giovani artisti e architetti piacentini che le hanno progettate e che non meritano un simile trattamento?
Perché non si può lavorare insieme, pubblico e privato, sul Daturi Festival (speriamo che gli organizzatori tengano duro!) per farlo diventare un nostro Heineken Festival? Perché lo stesso Heineken Festival di Milano non può costituire un indotto per la nostra città? Sono 100-150 mila giovani che per quattro giorni invaderanno la metropoli milanese che si sta attrezzando con ostelli, alberghi e campeggi: perchè non possiamo avviare una collaborazione con Milano e farci delegare alcune funzioni e servizi?
Oggi il Comune di Piacenza ha un Assessore al marketing territoriale. Mi pare persona attiva e volenterosa, a giudicare dai primi passi. Il mio appello è perché non si faccia imbrigliare nella pesante burocrazia comunale o nei pesi e contrappesi dell'equilibrio politico. Piacenza ha voglia di crescere, e a tutte le potenzialità per farlo anche da un punto di vista culturale, artistico e turistico: teniamo i piedi per terra, ma per arrivare in alto ogni tanto bisogna anche sognare: e poi è così bello farlo...
*Alleanza Nazionale