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domenica 26 luglio 2009

Il "locco" e il "furbo" la storia di due province

Nella storia dell'uomo, "figure" come quelle dei vincenti si sono sempre contrapposte a quelle dei perdenti, i belli ai brutti e così via; Se dovessimo banalizzare e provincializzare queste antitesi, Piacenza e Parma sposerebbero benissimo la definizione del "locco" e quella del "furbo". Ovviamente, non sto a specificare a quale delle due province spetti il titolo meno onorifico...
E' dal 1547, anno in cui Pierluigi venne assassinato a Piacenza ed in cui la capitale del ducato venne spostata a Parma, che Piacenza conosce un declino continuo ma, soprattutto, usurpazioni di ogni genere da parte dei cosiddetti "cugini" parmensi. I reperti di Veleia sono stati portati a Parma, la coppa è diventata inspiegabilmente una loro specialità ignorando che, a differenza della nostra, non ha la denominazione D.O.P. ed ora, non completamente soddisfatti, sono diventati specialisti anche della celebre "Pancetta di Parma" (????). Loro, come si dice in gergo, fanno "il loro gioco" e, devo dire, che lo fanno piuttosto bene ma noi, al contrario di quanto fin'ora fatto, spero che in futuro impareremo a difendere e a valorizzare meglio le nostre eccellenze dagli "attacchi" dei nostri affettuosi "parenti"...

magna parma, prodotti Parmigiani on line

coppa di Parma
pancetta di Parma

lunedì 8 giugno 2009

La fortezza di Pierluigi

All'interno dell'ampia area del Polo di mantenimento pesante nord, vi sono contenuti i ruderi della fortezza Farnesiana, fatta erigere nel 1547 per ordine del duca Pierluigi Farnese, signore della città. La costruzione venne affidata all'architetto Domenico Giannelli, che racchiude il castello ducale in una cinta perimetrale pentagonale dal perimetro di oltre 1500 metri e, inglobava in esso, il monastero di San Benedetto, espropriato da Pierluigi per potervi edificare la propra fortezza.
Il castello, situato nella parte occidentale della città, era inserito nella rinascimentale cinta muraria cittadina, aveva principalmente uno scopo difensivo dagli attacchi esterni e di sottomissione nei confronti dei cittadini stessi.
Pierluigi Farnese, noto per la sua tirannia, si attirò l'odio dell'arisocrazia piacentina che, con la collaborazione di Ferrante Gonzaga, parteciparono alla famosa congiura (P.L.A.C) che sfociò nell'assassinio di Pierluigi Farnese proprio nel 1547.
L'edificio, composta da una parte centrale con cinque baluardi circondati da un fossato. Dei numerosi camminamenti e cunicoli sotterranei, sono pervenuti solamemte quelli posti a Nord.
La chiesa di San Benedetto, occupata dalle truppe francesi agli inizi del XIX secolo e adibita a deposito delle munizioni, la sera del 18 luglio 1805 fu distrutta da un'esplosione della polvera da spero che vi era conservata. In seguito, il castello fu sede della guarnigione austriaca che scelse quest'ubicazione per l'ottipa posizione strategica per potesi difendere ed attaccare a loro volta la popolazione piacentina. Nel 1848, con l'abbandono delle truppe austiache dalla città, il podestà Fabrizio Gacardi proclamò la distruzione del castello, divenuto dalla sua costruzione, simbolo di oppressione e terrore per la cittadinanza.
La demolizione dell'edificio fu eseguita a furor di popolo e molte delle pietre furono utilizzate per delle nuove dimore cittadine. Attualmente, permangono solo alcuni resti della cinta muraria ed alcuni camminamente sotterranei, ottimamente conservati dall'arsenale militare che ancor oggi vi risiede.


Castello Farnesiano - foto tratta da: piacenza virtuale
resti del Castello Farnesiano - autore mm78

domenica 11 gennaio 2009

Piazza Cittadella - una nuova rivisitazione

Un grosso parcheggio, l'autostazione ed il mercato rionale coperto. A questo, se non fosse per l'imponenza e la bellezza di Palazzo Farnese, è relegato il ruolo della storica e grandiosa Piazza Cittadella. Si parla da anni di una sua riqualificazione che possa, attraverso la costruzione di un parcheggio sotterraneo, ridare dignità e lustro ad una delle zone storicamente ed artisticamente più importanti ma, nonostante queste premesse, la zona è fra le più deturpate e degradate dalla città
(foto 1) (foto 2) (foto 3).
Credo che ogni piacentino vorrebbe vedere Palazzo Farnese valorizzata da un contesto che gli competerebbe e non da gli scempi edilizi che da oltre mezzo secolo lo circondano. Gregory, autore di queste elaborazioni grafiche, ha rivisitato quest'importante area cittadina immaginando come potrebbe essere se vi fossero apportate alcune modifiche atte a rendere la Piazza più gradevole e vivibile per la cittadinanza.

Piazza Cittadella (oggi)
l'idea, sarebbe una suddivisione di piazza cittadella in due semi-piazze fra loro intersecate che trovano lo loro area comune alla cittadella Viscontea, immaginata come fascia verde in continuità del già esistente fossato.
La prima semi-piazza viene delimitata dal tratto terminale di via Cittadella, una strada pedonale in acciottolato lungo il lato nord, una fascia alberata parallela all'allungamento di via bertè ed infine un asse di attraversamento carrabile lungo il lato sud.
La seconda semi-piazza, invece, viene ottenuta sfruttando la rientranza della cittadella Viscontea rispetto agli altri edifici posti al suo fianco, tra cui Palazzo Farnese; sviluppandosi poi fino al limite sud dell'intero compartimento. Oltre alla strada carrabile che taglia in due la semi-piazza, si immagina di conservare le alberature esistenti e di piantumarne delle nuove, opportunamente disposte per coprire parzialmente le facciate di più recente costruzione.
Al centro di quest'area, potrebbe trovare disposizione la colonna Mariana, ora collocata in Piazza Duomo.
Le parti carrabili potrebbero essere realizzate in porfido mentre, le aree pedonali centrali, in lastricato. Quelle laterali, invece, si potrebbe utilizzare l'acciottolato, come segno delle tradizionali e storiche strade piacentine.

Piazza Cittadella (rivisitazione di Gregory)
Personalmente trovo molto interessante questa rivisitazione di Gregory, che andrebbe a riqualificare una fondamentale zona del centro storico, nonchè a creare vero biglietto da visita della città per chi Proviene da Nord. L'unico correttivo che apporterei a questo progetto, è la collocazione della colonna Mariana che, se dipendesse da me, la toglierei da Piazza Duomo ma non la posizionerei da nessun'altra parte. Anche se, per il suo significato liturgico, trovo comunque più indicata la sua posizione attuale.

lunedì 16 giugno 2008

Operazione turismo: Missione possibile?

Nessuno me lo toglie dalla testa: Piacenza è una bella città, molto più di quanto appare ai visitatori ed ai piacentini stessi. Sembra un paradosso ma sono convinto di questa mia affermazione.
Provo a motivare quanto appena dichiarato: La città storica, questa ovviamente è una mia opinione, è da anni abbandonata a se stessa e, le volte in cui al suo interno si è intervenuto, sono state portate avanti soluzioni urbanistiche quantomeno opinabili; su alcune di queste mi sono già espresso, quindi, eviterò per stavolta di ripetermi ed annoiarvi...
Piacenza è al di fuori dei circuiti turistici, è assolutamente sconosciuta alla massa ed, il turismo che gravita all'interno delle mura farnesiane è prettamente di passaggio. Infatti , il 99% dei potenziali turisti ignorano la nostra città come luogo di rilevante interesse culturale, sostandovi per rapidissime "toccate e fuga" per poi giungere e visitare più dettagliatamente le città a noi limitrofe.
Questo è un limite che la città ha sempre avuto: non siamo mai stati in grado di crescere e, per crescita, intendo un'acquisizione meno provinciale e conservativa. Qualcosa negli anni si è mosso, sono state attuate operazioni di marketing ma sempre in maniera estemporanea e poco convinta.
Realtà della nostra dimensione a livello di promozione e ricettività turistica sono rispetto a noi avanti anni luce!
Lo sostengo da sempre, la città è tenuta malissimo e le foto che ho pubblicato nei post precedenti lo attestano. Vengono a mio parere ignorate incurie macroscopiche e non si fa nulla per risolverle.
Il centro storico, ma si parla di molti anni fa, un tempo era ricco di vita e di locali; Ora, invece, è sempre più morto ed isolato dal resto della città. Tanti negozi storici e ristoranti tipici hanno chiuso i battenti; al loro posto, puntualmente, si sono insediate delle banche mentre, altri negozietti sono stati sostituiti da delle autorimesse. Insomma, la situazione è allarmante!
Sono oltre dieci anni che la città non organizza eventi culturali degni di definirsi tali. Infatti, per citarne due di una certa rilevanza, dobbiamo tornare con la menoria alla metà degli anni novanta dove furono allestite due importanti mostre su Giovanni Paolo Panini e sui pittori romantici francesi, entrambe ospitate nel prestigioso salone di Palazzo Gotico.
Piacenza ha tutte le carte in regola per diventare una meta turistica, dispone di tantissimi e pregevoli monumenti, ha una forte tradizione enogastronomica ed è circondata da una provincia meravigliosa. Le occasioni per un rilancio culturale ed economico non mancano. Expo 2015 è un'occasione unica ed irripetibile, l'acquisizione delle aree militari idem. Bisogna assolutamente invertire questa tendenza, la città e la provincia devono essere promozionate. In questa operazione tutti devono fare la loro parte, le istituzioni ed anche tutti i piacentini che hanno a cuore le sorti del proprio territorio. E' necessaria si la promozione, ma questa, va dopo supportata con delle strutture adeguate che accolgano il visitatore in una realtà organizzata che non lasci lo stesso nel disorientamento totale dove, anche trovare un semplice ristorante aperto alla domenica diventa un problema insormontabile.
Piacenza non dev'essere più una meta casuale e di passaggio perché, se efficacemente sfruttate, ha le potenzialità per offrire ai turisti: cultura, arte, storia e un'ottima e rinomata cucina.
Voi cosa ne pensate, la ritenete una missione impossibile? Io, finché la mentalità piacentina rimmarrà chiusa ed immobile, si. Al contrario qualche speranza ci sarebbe...

domenica 25 maggio 2008

Il tondo di Botticelli

La pinacoteca comunale di Piacenza, collocata all'interno del rinascimentale Palazzo Farnese, si fregia di un vero e proprio capolavoro di Sandro Botticelli (Firenze, 1 marzo 1445Firenze, 17 maggio 1510), "La Madonna adorante il bambino con San Giovannino" meglio conosciuto come il "tondo" di Botticelli. L'opera, databile attorno al 1480 e contenuta da una splendida cornice dorata, è preziosa sia per l'elevatissima raffinatezza pittorica sia per l'altissimo contenuto iconografico che l'artista gli conferisce. Il tondo raffigura la Madonna inginocchiata che, al fianco di un piccolo San Giovanni Battista, adora il Bambin Gesù.
Pur non comparendo in nessun testo evangelico, l'incontro fra i due bambini, San Giovanni e Gesu, fu un tema di grande successo nella pittura fiorentina del XV secolo, con l'intenzione di umanizzare la figura della divinità e di esaltare gli affetti familiari.
La scena è posta all'interno di uno splendido roseto fiorito che lascia intravedere un paesaggio che si perde in lontananza. Il roseto caricato da un forte simbolismo; infatti, le rose, oltre al classico significato della verginità di Maria, con il loro colore rosso rappresentano l'evidente allusione al sangue di Cristo e, quindi, al suo futuro sacrificio.
Sconosciuta sia la committenza che la destinazione originaria del tondo. La prima documentazione è del 1642, relativa ad un inventario dei beni di Federico II° Landi custoditi nella fortezza di Bardi. Dell'opera se ne perdono le tracce fino al 1860, quando il castello passa al Demanio del Regno d’Italia è allora che il dipinto viene riscoperto. In un primo tempo è assegnato alla Pinacoteca di Torino, ma l’allora sindaco di Piacenza, Faustino Perletti, lo ottiene come dono alla città da parte del Governo.
il recente restauro condotto nel 2004, fornisce agli studiosi nuove indicazioni diagnostiche e, proprio da quest'ultimo intervento di recupero sono scaturiti nuovi studi scentifici sulle tecniche e sui significati dell'opera da cui è nato un Volume a cura di Davide Gasparotto (storico dell'arte della Soprintendenza per il Patrimonio Storico e Artistico per le province di Parma e Piacenza) e Antonella Gigli (direttrice dei Musei Civici di Palazzo Farnese di Piacenza).


Tondo di Botticelli

sabato 26 aprile 2008

CASTELLO FARNESIANO - rettifica

Con gran piacere, su segnalazione dell'amica pinkinthecity, ho appreso che la breccia che permette di vedere i resti del Castello Farnesiano è stata finalmente riaperta.
Non conosco le motivazioni che ne hanno comportato la temporanea chiusura ne, quelle che ne hanno contribuito la riapertura ma questo poco importa perchè, la cosa che davvero conta, è il poter tornare a godere, anche se solo visivamente, di un importante monumento storico artistico della nostra città.
Un ringraziamento a chi ne ha consentito la riapertura.

La breccia sul Castello Farnesiano


I resti del Castello Farnesiano

domenica 20 aprile 2008

Piacenza - Palazzo Mandelli

Il centro storico di Piacenza conserva un consistente numero di Palazzi patrizi. Come ricordato più volte, la forte presenza di famiglie nobiliari è stato un fattore contrastante per lo sviluppo cittadino. Infatti, se da una parte la città si è arricchita nei secoli di bellissime residenze nobiliari, dall'altra, la resistenza di queste famiglie, legate al mantenimento dei propri privilegi medioevali messi a repentaglio dai Farnese, sfociò nell'assassinio di Pierluigi Farnese determinandone così lo spostamento della capitale da Piacenza a Parma.
Fra i palazzi nobili piacentini, Palazzo Mandelli, ubicato fra l'omonima via e posto, fra Via San Marco e Via Borghetto, rappresenta per mole ed eleganza, una delle massime espressioni dell'architettura nobiliare piacentina. L'edificio, edificato nel XVIII secolo su commissione della famiglia di origine lombarda dei Mandelli, si sviluppa attorno a due cortili, uno di servizio e l'altro nobile. L'imponente facciata, lunga 75 metri, è formata da tre ordini di finestre decorate da timpani abbelliti da mascheroni e volute; di eccezionale raffinatezza è la soluzione adottata attraverso i balconi mistilinei angolari, posti al piano nobile del palazzo. Di grande impatto scenico lo scalone d'onore e l'atrio d'accesso, il più vasto tra quelli piacentini.
Palazzo Mandelli è uno degli edifici cittadini meglio conservati, grazie al mantenimento della Banca d'Italia, proprietaria ed occupante dell'immobile dal 1913.

Palazzo Mandelli - XVIII secolo





domenica 6 aprile 2008

CASTELLO FARNESIANO-giù il sipario...

E' dello scorso giugno l'inaugurazione di una breccia nella cinta muraria di via XXIV Maggio. Una breccia di un paio di metri, sufficienti a mostrare alla cittadinanza e, a chi ne fosse interessato, di ammirare i resti del Castello Fanesiano inglobato nel Polo di Mantenimento Pesante Nord. Alla cerimonia, inaugurata dal Presidente del Rotary Club Piacenza Mauro Gandolfini, parteciparono tutte le rappresentanze civiche e militari.
L'evento, oltre ad essere molto pubblicizzato dai media locali, rappresentò un piccolo ma importante passo verso una riappropriazione simbolica della città di quelle aree militari ancor oggi inaccessibili dalla comunità piacentina. Il poter ammirare ciò che resta del Castello di Pier Luigi Farnese è stata un'ottima opportunità per la cittadinanza che, in attesa della dismissione dell'intera area militare, ha potuto conoscere una parte nascosta e suggestiva della città.
Purtroppo, da un po' di tempo a questa parte, la finestrella è stata oscurata e, come in passato, i resti del Castello sono tornati off-limit per chi volesse intravederli attraverso la breccia recentemente inaugurata. Mi chiedo quali siano le motivazioni di questa chiusura, il perché, dopo tanti proclami, anche questo piccolo bel gesto da parte delle forze militari viene di fatto vanificato con l'oscuramento della Breccia stessa. Il giorno dell'inaugurazione il Generale Ambrosino disse:«Questa apertura ha un significato che supera l'evento in sè, in quanto simbolizza in maniera tangibile il collegamento che esiste tra l'ex Arsenale e la città di Piacenza». Ma di fatto, se la breccia non ritorna visibile alla cittadinanza, tutte le belle parole espresse dalla giunta comunale e dalle forze militari si riveleranno parole gettate al vento.

06/04/08 Breccia sul Castello Farnesiano oscurata




La breccia nei giorni seguenti alla sua inaugurazione



Resti del Castello Farnesiano visti dalla breccia

domenica 30 marzo 2008

Camminando per Piacenza...

Nonostante siano ventinove anni che vivo, abito, passeggio ed osservo la mia città, per qualche strana ragione, più il tempo passa e maggiormente ad essa mi sento legato. L'amore che lega le persone alla propria terra è un sentimento indescrivibile, a volte irrazionale. Del tuo luogo natio conosci le qualità ed i difetti, ma qualcosa di indissolubile ti spinge ad amarlo incondizionatamente perché, in quel posto, hai i ricordi, le amicizie, gli amori passati e quelli presenti e, tutti quegli aspetti che fanno parte della vita di un individuo.
Probabilmente, io rappresento (me ne rendo conto perfettamente) un caso eccessivo, dato che ogni volta che vedo Palazzo Farnese, Piazza Cavalli, etc, etc, etc... mi soffermo ad ammirare questi luoghi con la stessa meraviglia ed emozione che avrebbe un turista per la prima volta dinanzi al Colosseo o alle piramidi di Cheope.
Fortunatamente, l'affluenza turistica in città sta lentamente ma progressivamente aumentando e, per far fronte a questa richiesta crescente, l'amministrazione Comunale è da anni impegnata nel fornire ai turisti tutti quei servizi utili ad una migliore ricettività. Fra questi, ho sempre ritenuto ottima l'idea di fornire gratuitamente l'utilizzo di comode e funzionali biciclette...






Trovo Piazza Cittadella un luogo ricco di fascino, di storia e di bellezza. Patrimoni preziosi che la città ha saputo mantenere intatti, riuscendo addirittura talvolta a migliorarli attraverso un'attenta valorizzazione...








Inutile negarlo! per ogni piacentino il vero "cuore" della città è Piazza dei Cavalli. Al suo interno sono contenuti i monumenti simbolo di Piacenza, dal Gotico ai Cavalli del Mochi.
Proprio per questo: se a Piazza Cittadella è stata data la giusta attenzione, per Piazza Cavalli si ha un maggiore e comprensibile occhio di riguardo. Essa è il luogo d'incontro e di svago per i Piacentini; Qui, spessissimo, vengono organizzate manifestazioni ed eventi e, proprio per questo motivo, è allestito sulla Piazza un elegante palco che esalta i monumenti circostanti e che, contemporaneamente, salvaguardia il selciato medioevale. Per rispettare le norme di sicurezza che tali eventi richiedono, la piazza è stata fornita di tutte le strutture necessarie, comprensive in:

Palco e cancellate antifolla


Rastrelliere


Minimarket


Ostello della Gioventù


Toilette


Giro per la mia città e sono orgoglioso della mia Piacentinità e della mia Piacenza che ora, dopo anni di anonimato, è pronta a mostrarsi in tutta la sua bellezza, ricchezza e storia.
Non so chi ringraziare per questi concreti passi che il nostro territorio sta compiendo, ma chiunque siano gli artefici di queste migliorie, a loro i miei ringraziamenti più sinceri!
In fede
Massimo Mazzoni

domenica 10 febbraio 2008

I Duca nella piazza

Alessandro e Ranuccio Farnese, rispettivamente padre e figlio, da quasi quattro secoli dominano Piazza Cavalli con le statue equestri che splendidamente li raffigurano. A realizzare queste mirabili opere fu lo scultore Francesco Mochi (Montevarchi 1580 - Roma 1654), la cui fama, fu oscurata dal più grande scultore a lui contemporaneo, tal Gian Lorenzo Bernini. Il Mochi, ebbe un ruolo di grande importanza nella scultura barocca italiana e, le statue equestri di Piacenza, quella di Alessandro in particolare, sono considerate le sue opere più elevate. Fu Ranuccio che volle la realizzazione delle due sculture per rimarcare la potenza dominante della propria famiglia sul ducato di loro appartenenza.
Se Alessandro fu un duca poco presente in quanto impegnato in lunghe guerre nei Paesi Bassi, il figlio Ranuccio ebbe un dominio lungo trent'anni, periodo in cui se, da una parte si dimostrò un ottimo amministratore ed un colto mecenate, dall'altra si comportò con spietata tirannia verso i propri sudditi ed oppositori. Ranuccio era collerico, cinico, diffidente e molto superstizioso, tanto da far addirittura processare una sua vecchia amante accusata di stregoneria nei suoi confronti.
Fra le due opere celebrative, è quella di Alessandro ad essere considerata l'indiscusso capolavoro dell'artista Toscano. Le statue si appoggiano su dei basamenti in marmo, i quali, sono arricchiti da dei putti reggi stemma e dai bellissimi bassorilievi raffiguranti nella statua di Alessandro: "L'assalto ad Anversa" ed il Colloquio con gli ambasciatori della regina Elisabetta. Mentre, in quella di Ranuccio, sono raooresentate le allegorie della "Pace" e del "Buon governo".
Questi capolavori della scultura seicentesca sono continuamente soggetti agli agenti atmosferici e, periodicamente, necessitano di una ripulitura e dell'applicazione di spceciale pellicola protettiva. Proprio ieri 10/02/2008, dopo i necessari interventi conservativi, i Duchi sono "tornati" nella loro piazza dove, dal 1625, "osservano" la vita dei piacentini.


Alessandro Farnese


Ranuccio Farnese


Putto reggi stemma



video di Piasintei

domenica 13 gennaio 2008

Ridateci la Tabula Alimentaria Traiana

Può "suonare" come una provocazione, ma in fondo non la è...
Sono conscio che le possibilità sono ridotte ai minimi termini, ma fatico tremendamente ad accettare che un reperto di tale rilevanza come la Tabula Alimentaria Traiana (
il più esteso documento bronzeo risalente alla prima metà del II secolo d.C.), scoperto a Veleia (Piacenza), sia custodito ed arricchisca insieme ad altri reperti trovati nel medesimo sito, il Museo Archeologico di Parma. Mi domando perché nessuno abbia mai fatto richiesta agli organi competenti per riottenere quanto ci fu espropriato nel 1760 da Filippo di Borbone Duca di Parma???
Mi rendo conto che Piacenza ha al momento problematiche più importanti ed imminenti da affrontare, ma, nei secoli, tanto ci è stato sottratto e molto ci siamo colpevolmente lasciati scappare. Forse è ora di invertire questa tendenza a noi sfavorevole...
Mi preme inoltre ricordare, che, delle tantissime espropriazioni che i Borbone fecero Al nostro Territorio, almeno, una piccola parte di esse, siamo riusciti negli gli anni a farci restituire. Credete che i cugini Parmensi non muoverebbero "mari e monti" per riavere il maltolto se fossero al nostro posto? beh, io sono convinto di si. Perché quindi, almeno non tentare di farci restituire quei resti archeologici che Parma custodisce orgogliosamente, ma, senza poterne rivendicare alcuna paternità storica? I ritrovamenti romani che la città ducale espone rappresentano la nostra storia, e, come tali, dovrebbero trovare ospitalità a Veleia o ai Musei civici cittadini.

La Tabula Alimentaria Traiana

mercoledì 5 dicembre 2007

Piacenza - La Cattolica ed il Politecnico

Piacenza, ospita dal 1953 l'Università Cattolica del Sacro Cuore con la facoltà d'Agraria, una delle più prestigiose in questo settore. Negli anni oltre a questo indirizzo, si sono aggiunti anche quelli di: Giurisprudenza, Economia, Giurisprudenza e Scienze della Formazione.
Di più recente formazione è l'insediamento del distaccamento del Politecnico di Milano, che, dall'anno accademico 1997/1998, si è insediato all'interno della "caserma della neve" in Via Scalabrini e, da quest'anno, anche negli edifici sapientemente ristrutturati dell'ex macello comunale.
Con le facoltà del Politecnico (Ingegneria Industriale ed architettura ambientale), la città si è arricchita ulteriormente di una maggiore e prestigiosa offerta formativa che la rende più appetibile, sia per i piacentini che decidono di proseguire gli studi nella propria città che per coloro di altre realtà italiane (ma non solo), che invece la scelgono come luogo di studio e come conseguenza, spesso ci vivono .
Proprio sul tema degli alloggi per studenti, le due realtà universitarie piacentine in sintonia con il comune, si stanno muovendo per trovare soluzioni abitative per tutti i laureandi che ne hanno fatto richiesta. La presenza delle due facoltà è una grandissima opportunità per la crescita della città sia per una crescita culturale, di ricerca ed occupazione lavorativa. E' quindi necessario, non solo mantenere i due poli ai livelli attuali, ma, impegnarsi per una loro costante crescita qualitativa che garantiranno a tutta la realtà locale grandissimi benefici.

Università del Sacro Cuore - Piacenza


Politecnico di Milano - Piacenza


Collegio di Piacenza - (alloggi per studenti)

domenica 2 dicembre 2007

Piacenza ed il suo Fegato... etrusco

Il "Fegato Etrusco" conservato all'interno di Palazzo Farnese, rappresenta il pezzo più importante della sezione archeologica del museo civico comunale. Trovato casualmente da un contadino nei pressi di Gossolengo, questo reperto è un'importantissima testimonianza per lo studio della cultura etrusca. Infatti, la parte superiore del fegato (considerato nel loro culto l'immagine dell'ordine cosmico), è suddivisa in sedici settori dove, all'interno di essi, sono inseriti i nomi di trenta divinità etrusche. Questa divisione rappresenta fedelmente come per gli etruschi era diviso il firmamento

Il fegato visto dalla parte viscerale
(piatta, leggermente concava) con le tre protuberanze.

Rappresentazione dei caratteri etruschi visibili sul lato viscerale.

Testi e foto, tratti da: Il Fegato etrusco di Piacenza

L'anno era il lontano 1877. La giornata era una di quelle dolci giornate di fine settembre della bassa piacentina, quando i raggi tiepidi del sole dissipano, svogliatamente, le vaghe ombre della bruma mattutina. Il bifolco della fattoria dei conti Arcelli, presso Settima di Ciavernasco, ad un kilometro sulla riva destra del fiume Trebbia, manovrava con mano esperta l'aratro, e seguiva, con occhio attento e sapiente, l'andare solerte dei due poderosi buoi, che la trainavano con magnanima pazienza.

La fragranza delle umide zolle, squarciate di forza dall'affilato e luccicante vomere, si disperdeva nell'aria mescolandosi con l'acre odore dei buoi accaldati. Qua e là svolazzavano gli affamati batticoda che si saziavano dei succulenti e agitati vermi. Il respiro ansante e bavoso dei due animali si univa al tonfo dei loro concordi e ritmici passi e con il cigolìo del giogo e dei finimenti. Di tanto in tanto si alzava la voce del contadino che, con l'ausilio del pungolo, ammoniva o incoraggiava ora l'uno ora l'altro bue. Questi suoni si fondevano con lo strisciare affievolito delle zolle che s'impennavano, di malavoglia, lungo il concavo versoio dell'aratro, per poi sgretolarsi inerte su quelle del solco precedente. L'insieme di questo quadro scenografico era conforme ad una magica sinfonia pastorale eseguita, nella quiete bucolica della campagna piacentina di 130 anni fa, secondo il canone di una liturgia agreste millenaria, quando l'uomo dialogava ancora con la terra.

D'un tratto questo ritmo armonioso fu interrotto da un suono discordante e repentino, di metallo contro metallo. Il contadino comandò subitamente ai buoi di fermarsi. Incuriosito esaminò il solco, e l'occhio cadde su di un oggetto di strana forma che spuntava dalla zolla appena capovolta. Lo prese in mano e lo ripulì del limo appiccicoso. La parte convessa dell'oggetto, di modeste dimensioni, si adattava perfettamente nel palmo della sua mano; sull'altro lato, leggermente concavo, c'erano invece tre protuberanze di forma dissimile. Non riusciva a capire cos'era, n'è come mai era spuntato fuori lì, e perchè proprio in quel giorno. Lo rigirò ripetutamente palpando l'oggetto con le sue mani incallite, poi lo buttò, quasi infastidito, sotto un albero del filare di pioppi lombardi rasenti al capofosso, e continuò ad arare.
All'imbrunire, finito, almeno per quel giorno, di dissodare il campo, il contadino riprese lo strano oggetto e staccati i buoi dall'aratro, li guidò verso casa per un ben meritato riposo.
Fu così, verosimilmente, che il "iecur placentinum" ossia il così detto "fegato piacentino", uno dei reperti antichi tra i più singolari ed unico esempio nell'ambito dell'archeologia Etrusca, vide la luce. Trovato da un semplice uomo, ad una spanna di profondità, durante una comune attività ciclica annuale, in un campo prativo ordinario. Analogo a questo fortuito ritrovamento del "fegato" è la leggenda della nascita di Tages, divinità con corpo di fanciullo e la sapienza di un anziano, che nella mitologia etrusca rivelò i sacri scritti, il quale sbucò d'improvviso da un solco mentre un colono arava nei pressi di Tarquinia.
Questo prezioso reperto bronzeo piacentino, che fu eventualmente donato al Museo Civico di Piacenza il primo agosto 1894 dal conte Francesco Caracciolo che l'aveva nel frattempo acquistato, e le cui dimensioni sono millimetri 126 X 76 X 60 con un peso di 635 grammi, rappresenta, con una evidente fedeltà anatomica, la forma di un fegato di pecora. Sulla parte superiore, leggermente concava con tre protuberanze, una delle quali rappresenta la cistifellea, vi sono 40 iscrizioni in lingua etrusca divise in 16 settori; inoltre, due iscrizioni si trovano sulla parte parietale al di sotto. Nei sedici settori sono inscritti i nomi di trenta divinità mitologiche etrusche, cosicchè ciascun settore corrisponde ad una specifica divisione del cielo, esattamente come gli stessi Etruschi avevano diviso il firmamento, poichè nel loro culto il fegato rappresentava l'immagine dell'ordine cosmico [1].
Ai primi tempi della scoperta non si parlava di "fegato", com' era pure ignoto il significato, l'uso e la provenienza di questo oggetto. Solo in seguito, con studi più approfonditi da storici come W. Deecke (1880), G. Körte (1905), C. O. Thulin (1906), Pallottino (1956) e Maggiani (1982) [1], fu messo in evidenza la sua importanza eccezionale. L'archeologo Luigi Adriano Milani, direttore del Regio Museo Archeologico di Firenze, fu il primo a definirlo "fegato" nel 1900 [5], seguito poi dal Körte nel 1905.


giovedì 22 novembre 2007

Via Scalabrini e Pazzetta San Paolo

Via Scalabrini ( ieri)

Copyright Tip.le.co - (Gredies)

Questione molto attuale: La "risistemazione" di Via Scalabrini e di Piazzetta San Paolo. Questo recente intervento ad opera del comune sta facendo molto discutere, sia i residenti che i commercianti della zona interessata.
Gli interventi effettuati hanno consistito nell'inserimento di: Parigine, Cancellate per delimitare i marciapiedi, Occhi di gatto (posa sul manto stradale di elementi catarifrangenti), Fioriere e nella costruzione di Berlinesi (dossi). A giudicare dalle prime reazioni, i pareri dei cittadini sono stati tutt'altro che entusiastici, eppure, come sempre accade, Reggi e Co han già fatto sapere che difficilmente verranno apportate modifiche sugli interventi fatti. Io mi chiedo questo, ma non era nelle intenzioni del primo cittadino far partecipare i cittadini sulle scelte di come Piacenza dovrebbe cambiare? La mia impressione è che poco importi a Reggi dei nostri pareri. Il suo decisionismo lo trovo un'ottima qualità (troppo spesso mancata ai sindaci passati), ma talvolta, questa sua dote trascende in un'ottusa e sorda presunzione che lo spinge ad agire senza confrontarsi con i diretti interessati che poi siamo noi cittadini. A breve dovrebbero essere fatti lavori di risistemazione su Piazza Sant. Antonino; Il pensiero mi fa tremare...


Via Scalabrini
( oggi)



domenica 18 novembre 2007

La Coppa - Specialità piacentina, ma per quanto?

Piacenza, non tutti lo sanno, è l'unica provincia in Europa a vantare tre D.O.P. (Coppa, salame e pancetta piacentina) eppure, spesso i nostri prodotti non vengono sufficientemente pubblicizzati ed esportati e, come al solito, mi tocca fare il duro raffronto con i cuginetti snob, ma sicuramente più furbi ed audaci di Parma.
Entrambe le province vantano prodotti agroalimentari di elevato prestigio, ma i Parmensi, sia per lungimiranza, sia per una buona dose di furbizia, hanno sempre avuto il grande merito di valorizzare al massimo le loro eccellenze, creando di Parma un vero e proprio marchio riconosciuto ovunque.
Chi non conosce: Parmalat, Parmacotto, Parmigiano Reggiano, la Violetta di Parma o l'acqua di Parma? Diciamolo pure, han creato attorno al nome della loro città una fama che la rende la capitale della gastronomia italiana. Su questo nulla da ridire, hanno saputo fare un'operazione di marketing maestosa creando attorno alla realtà un movimento economico impressionante. Quello che non sopporto, è la loro tendenza di volersi appropriare delle NOSTRE eccellenze, ma mi fa ancora più irritare il fatto che noi puntualmente glielo permettiamo. E' notizia di oggi 18/11/07 che la Provincia parmense ha fatto richiesta del marchio DOP per la loro??? Coppa, richiesta che probabilmente verrà concessa. Se così fosse, sarebbe un ulteriore impoverimento per la nostra realtà agroalimentare a favore della loro, e come al solito noi piacentini finiamo per essere "cornuti e mazziati".

notizia tratta da: http://www.polisquotidiano.it

La Provincia di Piacenza ha criticato la richiesta di Parma di dotare di marchio dop un nuovo insaccato, la coppa di Parma, quando già esiste un’analoga Coppa piacentina già con marchio riconosciuto. Sul dop alla Coppa di Parma l’orientamento del ministero alle politiche agricole è favorevole. “Non lo trovo corretto – afferma Mario Spezia, vicepresidente della Provincia di Piacenza e assessore all’Agricoltura – e al di fuori delle norme vigenti. Sarebbe uguale il comportamento del Ministero se da Piacenza partisse una richiesta per avere riconosciuto il culatello di Piacenza? Non credo”.

Non dimentichiamoci, che da noi si producono vini DOC, il grana, ma soprattutto anche salumi di cui Parma si fregia del DOP come il culatello (come del resto evidenziava Spezia). Perchè allora invece di minacciare non iniziamo a muoverci come loro, richiedendo davvero il DOP per il nostro culatello e valorizzando in maniera più consistente i nostri prodotti?

lunedì 29 ottobre 2007

PIAZZA DUOMO - rivisitazione

Apro questo post per pubblicare un bel fotoritocco mandatomi da Gregory Day, un frequentatore del Blog, che come me, vorrebbe una maggiore cura alle bellezze architettoniche della nostra città ed un arredo urbano che sia all'altezza del contesto in cui esso è inserito.
Qui sotto, la foto da cui Gregory ha creato il suo rendering.
(http://www.flickr.com/photos/margheritaurbani/)

Piacenza Piazza Duomo - stato attuale


Piacenza Piazza Duomo - secondo Gregory Day

Ritengo che la soluzione adottata da Gregory, rappresenti la scelta più ovvia e razionale che dovrebbe essere attuata. La Piazza è stata recentemente restaurata e su alcune scelte apportate ho le mie riserve, ma ovviamente queste sono opinioni prettamente personali. Una cosa che però ritengo oggettiva, è data dall'incuria degli edifici porticati che delimitano due lati della piazza. Questi palazzi non hanno avuto nel corso degli anni una tinteggiatura coerente e l'impressione che danno è di disordine e trascuratezza. Ora, capisco che i palazzi in questione siano privati, ma, attraverso finanziamenti ed agevolazioni, bisognerebbe sollecitare i proprietari ad intervenire per dare alle suddette costruzioni, una colorazione pittorica che regalerebbe a Piazza Duomo un aspetto notevolmente migliore.
Invito tutti quelli interessati alla nostra città e provincia, ad intervenire alle discussioni ed a seguire l'esempio di Gregory, inviandomi le proprie idee su come Piacenza potrebbe essere migliorata.

sabato 13 ottobre 2007

Piacenza e Viterbo unite dai Farnese

La Provincia di Piacenza e quella di Viterbo nonostante la grande distanza che le divide, hanno un legame che le unisce fra loro, ovvero la Famiglia Farnese, che del viterbese era originaria e dal Lazio ha espanso i propri possedimenti anche a Parma e Piacenza diventandone padrona delle due province emiliane. La provincia di Viterbo ospita veri e propri gioielli architettonici, fra cui: Villa Lante a Bagnaia e soprattutto, la Reggia di Caprarola voluta da Papa Paolo III, eccelsa opera architettonica del Vignola, architetto prediletto della famiglia farnesiana a cui dobbiamo anche il progetto del Palazzo Farnese di Piacenza.
Recentemente, una delegazione piacentina facente parte di "Piacenza Musei", è stata accolta dai colleghi viterbesi per una visita alle dimore Farnesiane per comprendere e conoscere a fondo l'origine di questa dinastia ed i luoghi da dove essa si è formata.Da questo incontro sembra sia nata un'interessante collaborazione fra le due province, speriamo quindi che il connubio si riveli proficuo in termini turistici per la crescita turistica di entrambe le realtà.



Reggia di Caprarola




Palazzo Farnese di Piacenza


Tratto da: www.ansa.it
VITERBO - La cultura museale e storico-artistico dei Farnese diventera' un veicolo di promozione dei territori delle province di Piacenza e di Viterbo. E' quanto e' scaturito dalla recente 'missione' nella Tuscia di una folta delegazione di 'Piacenza Musei', guidata dal presidente e dal vice presidente dell'organizzazione, rispettivamente Luigi Rizzi e Stefano Pronti.

Nel corso dei due giorni di permanenza, durante i quali gli oltre 50 componenti della delegazione piacentina hanno incontrato i rappresentanti degli enti locali (il sindaco di Valentano Raffaela Saraconi, l'assessore alla Cultura della Provincia di Viterbo Renzo Trappolini, l'assessore agli Affari Generali del Comune di Viterbo Giovanni Arena e il vicesindaco di Caprarola Armando Proietti) e' emersa la comune volonta' di mettere a punto un progetto di sinergie tra i due territori, la cui storia e' stata caratterizzata in modo profondo dalla presenza della famiglia Farnese, che proprio nella Tuscia ha avuto origine.

Il progetto e' stato accolto con grande interesse anche delle istituzioni museali e culturali viterbesi: dal presidente del Consorzio Biblioteche di Viterbo nonche' esperto di storia farnesiana Romualdo Luzi al presidente del Centro studi e ricerche di Caprarola Luciano Passini. All'iniziativa hanno inoltre aderito il direttore del Museo di Valentano Fabio Rossi, la coordinatrice del Museo del Costume farnesiano di Gradoli Cinzia Vetrulli ed altri.

L'associazione 'Piacenza Musei' ha annunciato che, con il supporto delle istituzioni piacentine, si attivera' per dare concretezza al piano di sinergia storico-culturale farnesiana tra i due territori. Proprio a Piacenza, infatti, sono in via di definizione nuovi studi e approfondimenti sulla dinastia dei Farnese, con l'obiettivo di creare un circuito farnesiano in una piu' vasta ottica di marketing culturale, per una promozione territoriale che coinvolga in modo integrato il Piacentino e il Viterbese.