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domenica 12 luglio 2009

La Via degli abati

Quasi tutti avranno sentito parlare almeno una volta della la Via Francigena, questa antichissima strada che nel medioevo conduceva nutriti pellegrini da Canterbury fino a Roma passando anche per la nostra Provincia. L’intera Europa è disseminata di questi cammini, come il famoso di Santiago de Compostela o i vari percorsi verso la Terra Santa. Da Bobbio, però pochi sanno, che ancora prima della strada “Romea” partiva un’antichissima Via che portava dei religiosi, (per lo più irlandesi) in visita alle spoglie di San Colombano a Bobbio presso l’omonima Abbazia, verso Roma in terra Vaticana. La strada in questione è stata oggetto di studi da parte di molteplici storici, ma chi è riuscito a ricostruire con maniacale precisione l’esatto percorso affrontato più di mille anni fa, è sicuramente lo storico piacentino Giovanni Magistretti. Il dott. Magistretti, dopo un’accurata ricerca presso l’archivio diocesano di Bobbio e sfogliando i codici diplomatici che regolavano i monastero della cittadina, ha collaborato a ricostituire questo percorso battezzato “Via degli Abati”. La “Via degli Abati” compie buona parte del proprio percorso sul territorio piacentino per poi “agganciarsi” a quella che oggi chiamiamo appunto “Via Francigena” nei pressi di Pontremoli.
Il cammino
, di esattamente 125 Km, è tuttora percorribile a piedi, a cavallo o in bicicletta e da qualche anno, grazie all’interessante lavoro di Magistretti, viene ripercorso interamente come una specie di corsa-trail commemorativa tra boschi, colli e rive dell’Appennino tosco-emiliano. Il percorso prevede inoltre alcune piccole varianti rispetto alla Via principale; Queste varianti sono state identificate grazie ad innumerevoli simboli (o segni) che questi monaci lasciavano lungo il loro peregrinare come una semplice croce su un casato ad indicare un luogo dove trovare riparo o una devozione particolare di un sacello ad un santo viaggiatore in terra santa come è stato ad esempio S. Antonino. Senz’altro non passano indifferenti i vari xenodochi che ospitavano i pellegrini per dar loro alloggio e rappresentavano per loro non solo un rifugio ma anche un luogo di culto.
Uno dei più significativi è sicuramente l’oratorio di Banzolo nella Val Lavaiana.
La struttura era di proprietà del monastero di Bobbio e controllata direttamente dai monaci come del resto lo era il più celebre xenodochio posto a Boccolo dei Tassi. Percorrendo la Via degli Abati anche ai nostri giorni è facile imbattersi in questi “ospizi” oggi adibiti a oratori di paesini ormai disabitati o il più delle volte ne rimangono le rovine. Per approfondire questo tesoro anche piacentino consiglio la lettura del contributo dato dal dott. Magistretti al questo link
Per gli sportivi c’è un appuntamento da non perdere invece con la corsa trail sulla via degli abati che trovate sul sito www.theabbotsway.com

testo e foto di Gallini Claudio


Bobbio - statua di San Colombano

Farini - Oratorio di Banzolo (ex Xenodochio)

lunedì 24 marzo 2008

Le chiese di Piacenza - San Sepolcro

Sorta nel 1055 come abbazia Benedettina, la chiesa è l'annesso convento, ebbero per secoli la funzione di ospitare i numerosi pellegrini che transitavano lungo la Via Francigena, una delle
arterie più importanti del medioevo che da Canterbury portava a Roma, passando anche per Piacenza.
Nel 1484 l'abbazia venne ceduta dai monaci Benedettini agli Olivetani che, tra il 1488 ed il 1520, si resero promotori della ricostruzione del tempio affidando il progetto all'architetto piacentino Alessio Tramello che, influenzato dal Bramante, nei suoi progetti sviluppa volumi lineari, classsici ed imponenti; tipiche caratteristiche dello stile Bramantesco.
San Sepolcro presenta una facciata imponente e severa, sovrastata da un timpano centrale che ne accentua il verticalismo. Alla chiesa si accede attraverso l'elegante sagrato che conduce al
portale d'ingresso, arricchito nel XVII secolo, da un frontone spezzato al cui interno è inserito l'emblema dei monaci olivetani. Il tempio presenta una pianta a croce latina con tre navate ricoperte da volte a botte ed a crociera. L'interno si presenta piuttosto scarno e l'unico elemento decorativo è costituito da un fregio monocromo che segue, all'altezza della trabeazione, tutto il perimetro della chiesa. Di estrema bellezza e suggestione sono i chiostri rinascimentali dell'ex monastero, attualmente inglobato nell'ospedale civile della città.

Chiesa di San Sepolcro (XVI secolo) - Piacenza Antica




Monastero Olivetano di San Sepolcro - chiostri