Contenitore di tutte le eccellenze di cui il Territorio piacentino dispone. Senza alcuna presunzione, vorrebbe creare dibattiti ed idee utili per dare uno slancio culturale ad una città ed una provincia con grandi potenzialità, solo minimamente sfruttate. questo blog non ha alcuna tendenza politica.
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giovedì 4 maggio 2017
la magia del Guercino a Piacenza, ha finalmente svelato una città per troppo tempo rimasta all'ombra di sè stessa.
Dal 4 marzo, data della sua inaugurazione, tutta la cittadinanza ha potuto constatare gli effetti positivi che un evento culturale di questa importanza porta a tutto il territorio. Tante associazioni di cittadini hanno fatto finalmente "squadra", proprio per raggiungere un obiettivo comune, quello di portare in alto Piacenza.
La domanda che mi pongo e, probabilmente non sono l'unico a farsi la medesima questione è: ma terminato questo bellissimo evento, Piacenza tornerà per anni ad essere la bella e semisconosciuta addormentata o trarrà un insegnamento concreto da questo fantastico evento culturale?
Recensioni lusinghiere relative all'evento ma anche alla città ospitante. Da un lato, mi inorgoglisce non poco che la città trovi finalmente il giusto spazio sui siti e sulle riviste nazionali ma, dall'altro, mi fa un po' "paura" pensare al post "Guercino"...
venerdì 27 gennaio 2012
Gemellaggio Bra - Piacenza in nome di S. Antonino
Bra è una vivace cittadina situata nella zona denominata del Roero, territorio adiacente alle più note Langhe e Monferrato, e dista circa 180 chilometri da Piacenza, giusto due ore d’auto, ed è equidistante sia da Cuneo che da Torino per soli cinquanta chilometri.
L'origine di Bra si deve a un gruppo di monaci dell'Abbazia di San Colombano di Bobbio che, costituitisi in priorato attorno alla Chiesa di S. Antonino, diedero origine, nel 1082 a un villaggio che si andò formando nella zona della Veneria, da non confondersi però con la più nota Venaria Reale di Torino, che è tutt’altro discorso pur assonando il toponimo.
I monaci di Bobbio, in seguito, riuscirono a estendere il loro territorio grazie a delle donazioni di terre denominate "braide", in altre parole, grandi poderi con annessa una notevole estensione di terra destinata al pascolo, a valle della collina (nella lingua longobarda Brayda significa per l'appunto "casa rurale con podere", da qui probabilmente l’origine del toponimo).
Prima di collocarsi in via Vittorio Emanuele II al civico 259, però, la chiesa di S. Antonino a Bra, si spostò per ben due volte, prima alla Veneria dove ancora oggi abbiamo il tempio, poi in località Rocca, sempre a Bra, di cui non abbiamo più traccia perché abbattuta.
Dal 1693 (la posa della prima pietra avvenne il 10 Agosto) la parrocchia con la chiesa si costituì in centro a Bra e fu consacrata il 30 Marzo del 1727.
Sulla facciata, rielaborata attorno al 1870, si apre un grande portale, sormontato da un affresco raffigurante il nostro Santo martire Antonino, accostato da altri due portali più piccoli.
Di notevole pregevolezza è anche la porta d’ingresso a due battenti e ornata da formelle risalenti al tardo settecento.
La figura del nostro Santo non manca anche all’interno della chiesa; nella terza cappella a destra, si trova una copia di un affresco originariamente posto nella chiesa alla Rocca di Bra e dipinta dal saviglianese Giovanni Antonio Molineri.
Al centro della decorazione della volta si trovano invece tre scene raffiguranti la vita di S. Antonino, dipinte alla fine dell’Ottocento da Luigi Morgari, artista torinese del secolo passato.
L’incontro del sottoscritto con il parroco Don Gigi Coello e con l’economo della parrocchia, il sig. Antonino Fissore, ha originato una sorta di gemellaggio tra Bra e Piacenza in nome di S. Antonino che lega con un antico percorso di fede e devozione le due città.
E’ stata già organizzata per il giorno 01 Maggio 2012, la visita da parte di una delegazione della parrocchia di S. Antonino di Bra alle spoglie del Santo Martire con la celebrazione della Santa Messa.
Claudio Gallini
Foto a cura di Claudio Gallini
domenica 9 gennaio 2011
Piacenza, la solita Cenerentola...
Parma e Modena, addirittura arrivano insieme a fare circa 4 milioni di euro come fondi stanziati.
2.172.496,06 la prima e, 1.714.537,25 la seconda; Le altre provincie, anche se non hanno "ricevuto" così tanto, hanno potuto comunque contare su fondi non certo scarsi. Come ad esempio: Reggio oltre 1.250.000 Euro e Bologna con quasi 600.000 Euro.
Non voglio annoiarvi con queste cifre, probabilmente poco accattivanti da leggere ma, il paragone con quanto destinato alla provincia di Piacenza è davvero mortificante e demoralizzante.
Non so di chi siano le responsabilità di queste differenze di trattamento. Credo, magari mi sbaglio, che le nostre istituzioni dovrebbero farsi delle domande e, finalmente, darsi delle risposte concrete e serie.
Non ho "sentito", Cronaca a parte, le lamentele da parte di nessun politico piacentino che, dovrebbe rappresentarci e tutelare il nostro patrimonio artistico e culturale. Trovo grave e mortificante quest'ennesima disparità di trattamento e disinteresse da chi, certe situazioni, non dovrebbe permettere che avvengano.
Massimo Mazzoni
mercoledì 8 luglio 2009
Piacenza e provincia: "Cenerentola" per sempre?
L'elenco che potrei fare è ancora lunghissimo, non mettetemi alla prova! Eppure, per qualche motivo a me sconosciuto, Piacenza è troppo spesso esclusa dagli itinerari turistico artistici ed eno-gastronomici. Prendo spunto da una pubblicità della regione Emilia-Romagna apparsa sulla stampa nazionale. Nella composizione pubblicitaria, appare Parma, rappresentata dal battistero e dai suoi formaggi, Modena, con la sua cattedrale e una ruggente Ferrari d'epoca, Bologna, capitanata dalla statua del Nettuno e dai tortellini, Ravenna dai mosaici e Piacenza? Come sempre si sono dimenticati di noi. Forse, non siamo stata l'unica provincia ad essere ignorata dall'ufficio turistico regionale ma, nel dubbio, di noi si dimenticano troppo spesso. Qualcuno sa darmi risposta?
domenica 18 gennaio 2009
Palazzo uffici - Il Mausoleo della burocrazia
tratto dal quotidiano LIBERTA' del 14/01/09 - "Le analisi" pag. 43
Almeno si volesse realizzare un Museo d’Arte la proposta sarebbe da considerare, ma no, si insiste con un Palazzo che diventerebbe proprio il simbolo di un museo, la Colonna traiana delle pratiche cartacee, il mausoleo della burocrazia !
Il 2009 sarà l’anno del Futurismo, della celebrazione del movimento, della simultaneità e del dinamismo, ma Piacenza si avvia a diventare l’esaltazione dell’Immobilismo (potrebbe essere una nuova corrente artistica, chissà!), l’Università della Modulistica : si potrebbe quasi suggerire uno scontato gemellaggio con Fabriano, previa ovvia verifica della colorazione politica (non cartacea !).
Ecco allora un progetto futurista : perché non realizzare invece un edificio in cui richiamare tecnici locali (quanti pendolari informatici verso Milano e Parma!) e da tutta Italia in cui progettare un software che permetta il collegamento a tutti gli Utenti, magari tramite i minuscoli net-book tanto di moda o i cellulari, per sbrigare da casa o comunque in mobilità, senza recarsi presso gli Uffici comunali, le pratiche burocratiche ?
Perché non creare un centro di attrazione tecnologica in un edificio avveniristico in cui progettare tutto il software per eliminare gli uffici e realizzare uno standard nazionale di connettività ?
Questa soluzione significherebbe lavoro per tanti tecnici, diplomati e laureati, e farebbe di Piacenza un vero laboratorio di eccellenza, una sorta di “Communication Farm” (tanto per usare una terminologia vuota e altisonante tanto cara ai nostri amministratori, ma in questo caso realistica !).
Il Palazzo potrebbe essere un vero monumento alla tecnologia : i nostri Amministratori sarebbero felici di consegnarsi alla Storia come artefici di sviluppo e sostenitori di un innovativo progetto tecnologico e architettonico.
Il nome della via che ospiterà il Palazzo potrebbe essere “Via dagli Uffici” invece che “degli Uffici” : seriamente sarebbe un modo per allontanare i cittadini dalla forzata frequentazione degli uffici, evitando l’esasperazione di code, traffico, moduli e tutto l’inevitabile resto.
Saluto cordialmente e ringrazio, sapendo già a priori che non riscuoterò alcuna considerazione da parte dei nostri Amministratori, ma con la soddisfazione di aver sottoposto ai lettori un’idea alternativa e creativa, mettendo a nudo l’inconsistenza di certi progetti.
Già del resto in passato ebbi a sottoporre all’attenzione la proposta di realizzare una “Città della Moda” nel complesso del vecchio Ospedale militare, creando una vera scuola di Sartoria di richiamo internazionale (magari sotto l’egida del nostro “Re Giorgio”), ma il progetto venne frainteso come arido centro commerciale !
Bye bye Piacenza, il futuro si allontana ! … dopo il “Pollo logistico” ci aspetta il “Cappone uffici…ale” , comunque auguri a tutti !
Aldo Benedetti
Piacenza
domenica 18 maggio 2008
Monticelli d'Ongina - La Rocca dei Pallavicino
Monticelli d'Ongina rappresenta uno dei principali centri della Bassa Padana piacentina. Di fondazione romana, la colonizzazione di "Monticellorum De Unghinis", questo il nome antico del paese, fu dovuta alla sua favorevole posizione strategica data dalla vicinanza col fiume Po, prerogativa che da sempre, ne ha contraddistinto la storia favorendone lo sviluppo economico e sociale.
Nel X secolo il paese era sotto la giurisdizione del Vescovo di Cremona, per passare in seguito sotto il dominio di due famiglie cremonesi, i Dovara e i Bonifaci de Unghinis (dal cui nome deriva il toponimo d'''Ongina'') che mantennero il possesso del paese fino al 1335, anno in cui, la Città di Cremona, divenne dei Visconti che cedettero il feudo al marchese Rolando Pallavicino che fece del paese un vivace centro culturale. A lui si deve la costruzione dell'imponente castello, che venne ultimato nel corso del XV secolo per volontà del figlio Carlo, vescovo di Lodi.
Attraverso lo scalone di rappresentanza, affrescato nel XVIII secolo, si giunge agli appartamenti nobiliari arricchiti dagli affreschi del salone d'onore raffiguranti "Il Trionfo della famiglia Casali".
Di grande valore artistico la bellissima cappella quattrocentesca, affrescata nel XV secolo, da Bonifacio e Benedetto Bembo.
Attualmente la rocca rappresenta il fulcro culturale di Monticelli. al suo interno, infatti, vengono ospitati l'Acquario, il Museo Etnografico del Po ed, Inoltre, vengono destinati spazi espositivi per manifestazioni organizzate dalla Fondazione D'Ars.
venerdì 28 dicembre 2007
L'Enel, il TCI ed i loro itinerari turistici...
lunedì 29 ottobre 2007
PIAZZA DUOMO - rivisitazione
Qui sotto, la foto da cui Gregory ha creato il suo rendering.
(http://www.flickr.com/photos/margheritaurbani/)
Piacenza Piazza Duomo - stato attuale
Piacenza Piazza Duomo - secondo Gregory DayInvito tutti quelli interessati alla nostra città e provincia, ad intervenire alle discussioni ed a seguire l'esempio di Gregory, inviandomi le proprie idee su come Piacenza potrebbe essere migliorata.
venerdì 28 settembre 2007
Giuseppe Verdi il Piacentino
Di Villanova sull'Arda e della provincia di Piacenza fu anche consigliere provinciale.
Anche in questo caso, si nota la differenza fra Parma e Piacenza. Loro sfruttano fino al midollo il legame che hanno con Verdi; noi invece, beh lasciamo perdere. Qualcosa è stato fatto, ma sempre in ambiti locali mentre oggi 28/09/07, a Parma ha inizio il "Festival Verdi 2007" al teatro Regio ed il richiamo dell'evento è nazionale. Ancora una volta, ci tocca imparare da chi da secoli si dimostra più lungimirante e furbo di noi.
Qui sotto, un breve testo tratto da www.verdipiacentino.it - interessante sito ricco di informazioni inerenti alla vita del maestro.
Giuseppe Verdi ha i tratti caratteriali tipici dei piacentini. Operoso, prudente negli affari, parsimonioso ma anche generoso. Fiero e riflessivo, sa essere inflessibilmente severo. Egli nasce, sì, a Roncole di Busseto (Parma) da Carlo Verdi, che gestisce un'osteria, e da Luigia Uttini. Entrambi i genitori hanno però radicate origini piacentine: la famiglia Verdi, dal XVII secolo gravita tra Villanova e Sant'Agata, entrambe località del Piacentino, mentre da parte materna gli Uttini si muovono tra Saliceto di Cadeo e Chiavenna Landi, in piena terra piacentina. E' solo il nonno Giuseppe Carlo, che - pur avendo diverse proprietà nel Piacentino e precisamente a Bersano, Villanova e Sant'Agata - si trasferisce a Roncole nel 1791, dove decide di gestire insieme alla famiglia, l'osteria del piccolo borgo e dove Verdi nasce nel 1813, a pochi chilometri da Busseto. Gran parte della sua vita - poi - sarà, comunque, caratterizzata dalla quiete della villa di Sant'Agata di Villanova. Nel 1851, Verdi lascia definitivamente Busseto, ove era tornato verso la fine degli anni Quaranta dopo diversi anni vissuti a Milano, dove aveva mietuto successi e consensi. Egli infatti non ama i bussetani, troppo pettegoli e troppo curiosi sul suo rapporto con la Strepponi, e sposta la propria residenza a Sant'Agata, dove compone gran parte delle sue opere e dove svolge, oltre che l'attività di musicista anche quella di imprenditore agricolo.
Banca di Piacenza
A Piacenza coltiva amicizie (poche, ma sincere), nel 1889 viene eletto consigliere provinciale nel collegio di Cortemaggiore (del 1879 al 1884 era stato eletto consigliere comunale di Villanova, di cui finanziò la costruzione dell'ospedale, inaugurato nel 1888). Il resto sono i viaggi, le soste a Fiorenzuola, le brevi tappe a Piacenza all'albergo San Marco (a pochi passi da piazza Cavalli) e i tanti, tantissimi spostamenti tra Genova, Milano, Parigi, Roma, Londra, Pietroburgo di questo compositore che ha cambiato il linguaggio musicale del nostro tempo, segnando un'epoca.
lunedì 10 settembre 2007
Collegio Alberoni Piacenza
L'unica nota dolente è data dal fatto che la struttura è privata ed il museo è visitabile solo su prenotazione, quindi non rientra in nessun pacchetto turistico e questo è davvero un peccato, perchè il collegio con tutti i suoi tesori merita visibilità e può essere una valida attrazione per incrementare la notra offerta turistica, che è ricchissima ma ancora poco organizzata.
Una breve storia sul Collegio Alberoni (fonte wikipedia)
Deve il suo nome al Cardinale Alberoni che, dopo il sostegno fornito a Clemente XII, fu nominato amministratore dell'ospedale di San Lazzaro di Piacenza, nel 1740. L'ospedale era una fondazione medioevale a beneficio dei lebbrosi. Essendo la malattia scomparsa dall'Italia, Alberoni ottenne il consenso del Papa per la soppressione dell'ospedale, che era caduto in stato di grande disordine, e istituì al suo posto un collegio per l'educazione al sacerdozio di settanta ragazzi poveri, con il nome di Collegio Alberoni. Il Collegio aprì il 18 novembre del 1751. Alla sua morte il Cardinale Alberoni lasciò una somma di 600.000 ducati in dote al seminario da lui fondato. Il collegio prosperò e sebbene sorto precipuamente per la formazione del clero, l'istituto ha annoverato fra i propri alunni scienziati, ingegneri, giuristi e medici, filosofi, eruditi e uomini politici di nota. Si sono formati fra le mura di questa istituzione personaggi quali Gian Domenico Romagnosi, Melchiorre Gioia, Giuseppe Taverna, Alfonso Testa e Stefano Fermi, padre della scuola storica piacentina. Un discreto numero di seminaristi furono elevati alla Porpora Cardinalizia: i cardinali Agostino Casaroli, Silvio Oddi, Opilio Rossi, Antonio Samoré; Luigi Poggi
Oltre ad ospitare i seminaristi, dispone di una ricchissima biblioteca e di un osservatorio astronomico; di notevole interesse la Galleria Alberoni, museo che comprende un centinaio di quadri di artisti di prim'ordine tra cui "Ecco Homo" di Antonello da Messina, 18 arazzi antichi (di grande valore due arazzi fiamminghi del primo '500).
lunedì 27 agosto 2007
Degrado Cittadino - S. Maria del Carmine
Da segnalare, che da decenni sulla facciata campeggia il cartello "pericolo di crolli", ma ben poco o niente, si è fatto perchè questo non accadesse.
Auspico che questo intento di recupero sia celere e che si pensi ad una sua funzione consona per ospitare eventi o associazioni che permettano alla città di rivivere questi splendidi spazi che da anni sono inaccessibili e che meritano di tornare ai fasti di un tempo.









