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venerdì 26 maggio 2017

Che nessuno tocchi l'insegna storica del cinema IRIS!


Domenica 28 maggio, il Cinema Iris di Piacenza cesserà definitivamente la sua attività.
Per la nostra città sarà l'ennesima perdita di un'attività commerciale storica, l'ennesimo "pugno allo stomaco" al nostro già sofferente centro storico.
Personalmente, dato che già è successo in passato con altre attività storiche della città. mi auguro che la vecchia insegna IRIS non venga rimossa.
Massimo Mazzoni



foto dell'Archivio Leonardi - tratta dalla pubblicazione "Prossimamente su Questo schermo" i Gian Carlo Andreoli

giovedì 4 maggio 2017

la magia del Guercino a Piacenza, ha finalmente svelato una città per troppo tempo rimasta all'ombra di sè stessa.

La mostra del Guercino a Piacenza, dislocata nelle due prestigiose sedi di Palazzo Farnese e nella Cattedrale cittadina, sta dando a Piacenza un'esposizione mediatica senza dubbio a cui la città emiliana non era abituata.
Dal 4 marzo, data della sua inaugurazione, tutta la cittadinanza ha potuto constatare gli effetti positivi che un evento culturale di questa importanza porta a tutto il territorio. Tante associazioni di cittadini hanno fatto finalmente "squadra", proprio per raggiungere un obiettivo comune, quello di portare in alto Piacenza.
La domanda che mi pongo e, probabilmente non sono l'unico a farsi la medesima questione è: ma terminato questo bellissimo evento, Piacenza tornerà per anni ad essere la bella e semisconosciuta addormentata o trarrà un insegnamento concreto da questo fantastico evento culturale?
Recensioni lusinghiere relative all'evento ma anche alla città ospitante. Da un lato, mi inorgoglisce non poco che la città trovi finalmente il giusto spazio sui siti e sulle riviste nazionali ma, dall'altro, mi fa un po' "paura" pensare al post "Guercino"...

lunedì 29 aprile 2013

I fortini ottocenteschi a Piacenza

La storia locale ci tramanda che il Ducato di Parma e Piacenza passò sotto il controllo
austriaco in concomitanza del trattato di Vienna (18 novembre 1738) che sancì tra l’altro la
fine dell’epoca napoleonica per far posto all’altissima Maria Luigia d’Asburgo.
Leggendo gli stessi atti dell’epoca, conservati negli archivi locali, si può rilevare che gli
stessi ordinavano la presenza fissa di una guarnigione austriaca presso la nostra città,
perché giudicata una zona strategica ai fini militari.
Il primo obiettivo delle truppe austriache fu quello di rimaneggiare il sistema difensivo
locale che constava delle sole mura farnesiane, tra l’altro in pessime condizioni; cosicché
si valutò di creare dei nuovi avamposti in grado di migliorare le tattiche difensive delle
milizie asburgiche.
A distanza di poco meno di due chilometri dalle stesse mura cittadine furono quindi
edificati dei fortilizi che potessero controllare le principali vie di accesso alla città.
Lungo le vie Emilia, rispettivamente a Sant’Antonio e San Lazzaro, a nord vicino a San
Rocco al porto e anche nei pressi delle strade che portano in val Trebbia e val Nure,
proprio dove oggi sorge il Parco della Galleana, furono costruiti dei fortini militari.
Lo storico locale A. Siboni, in un articolo apparso su Libertà nel ’79, racconta che questi
castrum erano formati da fossati e rialzi con attorno dei muri in mattoni in grado di
conservare munizioni e cibo nel caso di lunghe permanenze al loro interno.
E poi aggiunge che “tra un forte e l’altro, in posizione più arretrata, venivano le ridotte,
fatte di semplici rilevati di terra, piazzati in luoghi ritenuti più adatti alla difesa”.
Le vecchie mura, come scritto in precedenza, furono restaurate e in corrispondenza delle
porte furono eretti nuovi torrioni di cui rimane traccia oggi sia a Porta Borghetto sia a Porta
Fodesta.
Il primo fortino a essere stato eretto fu quello di San Lazzaro esattamente nel 1852.
Il fortino della Galleana fu invece edificato nel febbraio del 1859.
Con l’unità d’Italia e l’annessione della nostra terra al Piemonte, queste opere difensive
furono rivalutate e migliorate grazie a militari, progettisti e ingegneri quali il generale
Manfredo Fanti e il progettista militare ing. Luigi Federico Menabrea.
Proprio quest’ultimo, giunto a Piacenza nel 1860, progettò un campo trincerato sulla falsa
riga di quanto fece già a Bologna l’anno prima; la muraglia urbana fu congiunta al Po con
due trinceramenti, e furono restaurati tutti i fortini austriaci già presenti compreso quello
ancora oggi collocato all’interno del parco di via Manfredi.
In questo periodo storico Piacenza, intesa come piazzaforte, non aveva nulla da invidiare
alle vicine Genova, Bologna, Pavia e Alessandria.
Di questa grande serie di avamposti militari oggi ne rimangono ben poche tracce poiché
nel 1903 un decreto sancì l’abolizione delle servitù militari a Piacenza decretando il
decadimento delle stesse.
Quello che oggi troviamo attorniato da vegetazione all’interno del Parco della Galleana,
si meriterebbe più attenzione per rivalutare la nostra storia, il nostro contributo all’unità
d’Italia passato anche attraverso quei muri.

Claudio Gallini


Fonte: raccolta iconografica Biblioteca Comunale di Piacenza

giovedì 18 aprile 2013

La Chiesa di San Lorenzo - l'ennesimo tesoro, privato ai piacentini

Come già evidenziato più volte in questo blog, la città di Piacenza vive situazioni assolutamente paradossali.
Spesso, noi piacentini, lamentiamo il fatto che la nostra città abbia ben poco da offrire in termini turistici e culturali; su questa affermazione, non mi sono mai trovato molto concorde, in quanto ritengo che per storia e monumenti, Piacenza possa offrire contenuti culturali equivalenti ad alcune realtà ben più blasonate della nostra.
Inoltre, noi piacentini, ci "permettiamo" di lasciare marcire testimonianze artistiche di assoluto pregio. Gli esempi, in questo caso si sprecano: La Chiesa e il convento di Santagostino, Il convento di Santa Chiara sullo stradone Farnese, la Chiesa e l'anneso chiostro del Carmine in via Borghetto. Inoltre, anche se spesso viene ignorata, voglio ricordare la bellissima chiesa San Lorenzo e il suo monastero (purtroppo oggi scomparso). Queste strutture, furono edificate nel 1333, per volontà dei padri carmelitani. La chiesa, piuttosto grezza nella sua facciata, internamente, regala uno spettacolo maestoso, costituito da forme gotiche e preziose decorazioni scultoree in stile barocco. Purtroppo, furono coperti d'intonaco gli antichi affreschi trecenteschi e quattrocenteschi. Fortunatamente, i mesesimi, furono recentemente scoperti, strappati e posti all'interno dei musei civici di Palazzo Farnese.
La maggiorparte delle opere d'arte, contenute in San Lorenzo, andarono disperse in seguito alla soppressione della chiesa nel 1810.  In seguito, il tempio fu adibito come stalla e come magazzino militare.
Dove, attualmente sorge "Palazzo madama", la dimora voluta da Margherita D'Austria, vi erano dei porticati e delle botteghe, in cui si svolgevano le fiere dei cambi fino al 1660. Queste botteghe, furono trasferite a fianco di Palazzo Farnese.
Come detto, questa chiesa ha dovuto subire nei secolo pesantissimi sfregi. Ritengo tristissimo che, ancora ai nostri giorni, quest'edificio debba continuare ad essere ignorato e dimenticato dai nostri amministratori attuali e passati!
Massimo Mazzoni








testi e foto, sono tratti dalla pubblicazione di Giorgio Fiori, "Il centro storico di Piacenza" edito dalla casa editrice T.E.P. di Piacenza

mercoledì 10 aprile 2013

La nobile famiglia Dattari in una lapide in San Sisto

Una chiesa piacentina che non ha bisogno di speciali presentazioni è certamente quella di San Sisto poiché oltre a essere molto conosciuta da tutti i cittadini, è anche famosa in tutto il mondo per aver custodito al suo interno il famoso dipinto “La Madonna Sistina” di Raffaello per quasi duecento anni.
Personalmente lo reputo uno dei più importanti templi della città, non soltanto per le sue ricchezze artistiche e architettoniche, ma sicuramente per le sue origini: una chiesa voluta, attorno all’anno 874, dalla regina Angilberga d’Alsazia moglie dell’imperatore Lodovico il Pio. Quest’analisi non vuole raccontare nulla di più di quanto si conosca su questo tempio, ma piuttosto vuole provare a esporre la storia di una piccola lapide posta sul pavimento all’ingresso della chiesa, che solitamente è coperta da un tappeto.
Era tanto che non entravo in San Sisto e un sabato pomeriggio trovandomi nelle vicinanze di piazza Cittadella, sentii un forte desiderio di ritornare in quella chiesa, certo che questa volta l’avrei trovata aperta.
Quel giorno la fortuna mi aiutò davvero molto e finalmente riuscii ad ammirare nuovamente da vicino le pregevoli bellezze di San Sisto; la chiesa era completamente vuota e buia, mi pareva in quel silenzio di sentire addirittura i canti dei monaci.
La suggestione passò all’istante quando, nell’uscire, notai sotto a uno zerbino posto all’ingresso la porzione di una piccola lapide; non ci pensai troppo e con una mano spostai il tappeto e con la macchina fotografica feci qualche scatto con la promessa, una volta a casa, di documentarmi maggiormente.
La fortuna dello “studioso faidate moderno” è quella di avere a disposizione uno strumento come internet che, grazie a delle ricerche mirate, è possibile risparmiare molto tempo e trovare le fonti adatte alla propria ricerca, ma questa volta ahimè non funzionò. Anche i libri a disposizione nella mia piccola biblioteca, non facevano cenno a questa lapide e così non rimaneva altro che affrontare lo studio attraverso un ragionamento più diretto; anche il parroco non aveva alcuna notizia in merito.
Il primo passo fu di decifrare il testo inciso sulla stessa che, nonostante presentasse una crepa nel mezzo e numerose macchie, riportava un’iscrizione quasi leggibile benché le numerose
abbreviature latine potessero trarmi in inganno. E’ stato chiaro fin da subito che la lapide faceva riferimento alla nobile famiglia piacentina Dattari, che in San Sisto scelse, insieme con altri casati più o meno importanti del patriziato locale, di lasciare segno di sé nella nostra preziosa storia locale.
Per conoscere meglio questa famiglia dovetti affidarmi al pregiatissimo volume di Giorgio Fiori, Le antiche famiglie di Piacenza, dove scoprii che i Dattari, già nel 1500, vantavano diversi membri appartenenti al Consiglio Generale dei Landi.
Nel 1465 trovai un tale Francesco Dattari, appartenente all’Anzianato Piacentino, ma lo scrivente non crede possa essere il “FRAN DATTARI” indicato nella lapide oggetto di questo studio per una discordanza di date; la lastra seppur rovinata dal calpestio, ricorda l’anno della morte del Dattari presumibilmente nel 1525-1526. Dal Francesco prima menzionato nacquero Lazzaro, professore di medicina, e Bartolomeo pretore di Bobbio nel 1514 e castellano di Piacenza con tanto di nomina ricevuta da papa Leone X.
Lazzaro Dattari, che sposò la nobile Caterina del Cario, ebbe Francesco che presumibilmente potrebbe essere il nobile citato nella tanto misteriosa lapide, che si meriterebbe davvero d’essere ben visibile come tante altre presenti all’interno della nostra rinomata basilica. Dalla cronistoria di questa famiglia, troviamo poi un altro Francesco Dattari, nipote dell’omonimo prima nominato, figlio di Bartolomeo.Dalla stessa lapide, visibile dalla foto allegata, è possibile farsi anche un’idea dello stemma di famiglia che seppur logorato dal calpestio, regala qualche segno di decorazione sui lati e del motto del casato; la lapide pare esser stata posata secondo la volontà del figlio di Francesco, un tale Bartolomeo. Lo scrivente vuole invitare chiunque avesse notizie maggiori su questa famiglia e in particolar modo sulla figura di Francesco Dattari a inviare al blog integrazioni o eventuali precisazioni.
 
autore testo e foto: Claudio Gallini

San Sisto - la lapide della famiglia Dattari - ® Claudio Gallini

martedì 21 febbraio 2012

Il monumento a G.D. Romagnosi a Piacenza.

Un ringraziamento particolare all'autore dell'articolo, l'amico Claudio Gallini e a Davide Galli che, grazie ad alcuni suoi interessanti spunti, mi ha fatto interessare alle vicende che hanno "legato" il giurista Giandomenico Romagnosi e la città di Piacenza.

Una delle statue più interessanti che possiamo trovare nel centro storico cittadino, è sicuramente quella dedicata al giurista Gian Domenico Romagnosi, posta in piazzetta S. Francesco. Romagnosi nacque a Salsomaggiore l’11 Dicembre del 1761 da un’abbiente famiglia che gli permise di studiare in raffinati ambienti culturali quali il Collegio Alberoni di S. Lazzaro e in seguito di ottenere una laurea in giurisprudenza a pieni voti presso la facoltà di Parma. Egli è considerato uno degli intellettuali italiani più importanti del XIX
secolo, con il ruolo di maestro per le generazioni a venire che si andavano impegnando al Risorgimento italiano. Romagnosi morì l’8 giugno 1835 a Milano, lasciando una profonda traccia nell’ambiente giuridico che lo ricorda come uno dei più illustri luminari d’Italia grazie alle sue larghezze di veduta, profonda preparazione, e una visione futuristica del diritto. Attorno al 1865 approdò in consiglio comunale a Piacenza, la notizia dell’esistenza di un bozzetto di una statua raffigurante il piacentino Giandomenico Romagnosi. E’ doveroso precisare che al tempo il territorio di Salsomaggiore apparteneva a Piacenza, e della stessa località era nativo anche Cristoforo Marzaroli autore del bozzetto, e in seguito della scultura.
Con molto fervore fu istituita una commissione incaricata a esaminare tali bozze per un’eventuale disposizione della statua in piazzetta S. Francesco, nelle prossimità di Piazza dei Cavalli.
Benché la Commissione e l’artista riuscirono a trovare quasi subito un accordo, sia sotto l’aspetto economico sia nei tempi di realizzazione, in Consiglio Comunale si crearono delle diatribe sulla posizione di tale monumento. Fu lo scultore Marzaroli, nel 1865, la chiave decisiva per destinare la statua nel luogo dove la troviamo ancora oggi, davanti alla chiesa di S. Francesco. L’appoggio costante del filosofo piacentino alla causa liberale e nazionale e la posa della statua davanti a S. Francesco con le spalle girate, suonò per la Chiesa come un’opera sacrilega e la tradizione vuole, per questa ragione, che il Clero piacentino fece erigere l’altrettanto famosa colonna in piazza Duomo con al vertice la statua dell’Immacolata. E’ interessante ora rilevare che dalla data di disposizione di tale monumento, si susseguirono fino ai giorni d’oggi, diversi tentativi di trasferire altrove l’effigie del nostro Romagnosi. Nel Maggio del 1952, Libertà si fece portavoce di molti, che trovarono indispensabile la rimozione della statua, da piazzetta S. Francesco, per diverse ragioni: affinare l’estetica di Piazza Cavalli, migliorare il traffico e ridare dignità all’opera monumentale.
Come alternative furono proposte: il centro dello spartitraffico tra via Benedettine e viale Risorgimento, il centro di piazzetta Vigoleno davanti alla Prefettura, al centro dello Stradone Farnese verso Corso Vittorio Emanuele ed infine nel mezzo della grande aiuola posta nei pressi della chiesa di S. Savino.
Quasi un anno dopo, si riunì il Consiglio Comunale proprio sul caso “Romagnosi”, che sentenziò un possibile spostamento del monumento all’interno dei giardini Merluzzo poiché era previsto il rifacimento della pavimentazione in piazzetta S. Francesco. Su tale argomento però s’inserirono i commenti di alcuni autorevoli piacentini quali l’ing. Lodigiani, il dott. Minoja e il rag. Chiappa che si sentivano contrariati a tale spostamento ribadendo le ragioni sentimentali dei piacentini e per questa ragione il Consiglio Comunale
decise di rinviare l’argomento a data da destinarsi. La questione ritornò presto alla ribalta, nel 1958, poiché iniziarono i lavori di costruzione del terzo lotto in Piazza Cavalli e per esigenze di cantiere, la statua fu rimossa per dare spazio all’allestimento dello stesso.
Era il 20 maggio 1958 quando la statua di Romagnosi, dal peso di ben 60 quintali, fu levata e trasferita nelle scuole Alberoni; trascriviamo un pezzo preso dalla Libertà di allora: “[…] La veneranda statua, con tutta l’attenzione dovuta al suo rispettabile peso, è stata caricata su un carro al cui traino sono stati agganciati due cavalli, il che conferisce alla manovra l’apparenza di un funerale […]”.
I lavori del terzo lotto iniziarono e la statua fu “parcheggiata” e quasi dimenticata per anni presso le scuole Alberoni, sennonché nella primavera del 1965 la Famiglia Piasinteina risollevò la questione “Romagnosi” insistendo su una decisione ufficiale circa una degna sistemazione.
Da questo impulso, ne nacque un’accesa discussione tra esperti, storici e ogni giorno si aggiungevano voci, pareri e contrasti che perdurarono mesi. C’era chi voleva la statua comunque lontano da Piazza Cavalli per non disturbare altre bellezze quali i Cavalli farnesiani, altri proponevano di collocarla nel largo antistante all’attuale Istituto Colombini, altri insistevano sullo Stradone Farnese, ma la decisione finale spettava all’Amministrazione Comunale.
Il giorno 11 settembre 1965 il giornale Libertà scriveva “ Il monumento a Romagnosi tornerà in piazza Cavalli”. I lavori iniziarono nel marzo del 1966 e la statua fu collocata esattamente, dove si trovava anni prima e dopo un mese di lavori fu finalmente restituita ai piacentini.

testo di: Claudio Gallini

foto di Massimo Mazzoni

giovedì 22 dicembre 2011

Piazza Sant'Antonino - una riqualificazione fra luci e ombre

Il 10/12/11, dopo essere stata chiusa per lavori diversi mesi, è stata inaugurata una delle maggiori piazza cittadine, Sant'Antonino. Ho aspettato alcune settimane prima di commentare questo lavoro di recupero.
Sono anni che (dal 2008...), personalmente, auspico un intervento conservativo sulla piazza del patrono e, diversi post del blog, sono stati dedicati proprio a questo tema; questo, ad esempio, è unn mio post del 23/12/2010 dove, ipotizzavo una soluzione molto simile a quella attuata due anni dopo dal Comune.

http://ripensandopiacenza.blogspot.com/2010/01/ritorniamo-su-piazza-santantonino.html

Quindi, quando ho visto che le pietre utilizzate erano i cubetti di porfido, l'ho trovata una scelta sensatissima che andava incontro alle diverse esigenze delle persone (specialmente per chi ha problemi nella deambulazione), non togliendo comunque nulla all'estetica del luogo che, con la nuova pavimentazione, viene ampiamente esaltata.
I costi complessivi dei lavori,ammontano a 1 milione e 486 mila euro: Spartiti fra, la pavimentazione di tutta l'area lastricata da migliaia di cubetti di porfido, i lavori al sottosuolo con il passaggio al sistema di teleriscaldamento, l'illuminazione artistica (???), le muove panche in pietra, lo schermo touch-screen, l'installazione del collegamento wi-fi e l'impianto di filodiffusione per poter diffondere le aree verdiane in tutta la piazza. 
Cosa dire, a parole sembra una piazza all'avanguardia ma, per quanto riguarda le mie impressioni reali sulla stessa, sono piuttosto perplesso sull'esito finale dei lavori, specialmente per alcuni dettagli, si presentano  varie luci e ombre che, a parer mio, rappresentano un vero e proprio "pugno nell'occhio" alla storicità e alla bellezza del contesto in cui  sono inseriti. Parlo dell'impianto di filodiffusione, posizionato ai lati di ogni lanterna della piazza.



  
Come testimoniano le foto, l'impianto, è molto simili alle casse di un personal computer! Sarò gentile nel commento, ma mi sembra una "c....a pazzesca!!!), come una delle tante fatte dal comune in questi anni... (pavimentazione di Piazza Cavalli docet!).
Mi dispiace molto, stavolta ho difeso l'operato della giunta; ho apprezzato la pavimentazione (per me ottima) e il ripristino dei vecchi trottatoi fino al teatro municipale. Ero un po' titubante sull'illuminazione utilizzata, non mi ha mai convinto troppo ma, l'impianto di filodiffusione utilizzato mi ha davvero fatto letteralmente "cadere le braccia"...anche se in realtà mi eran già cadute da un pezzo e non solo le braccia!!!


  



martedì 26 aprile 2011

PIACENZA - il parco delle mura

Il verde cittadino, è ultimamente una degli argomenti più sentiti e partecipati. Si è parlato tanto dei tigli di Piazzale Plebiscito (per fortuna salvi dall'abbattimento!!!), dei platani di Viale Risorgimento (purtroppo, ma giustamente abbattuti), e del grandioso "polmone verde" dell'ex Pertite; un enorme spazio verde a pochi "passi" dal centro storico.
Nessuno, però, parla più del progetto di creare un parco nello spazio sottostante al vallo Farnesiano.
Negli anni novanta, quando ero un ragazzino, il parco delle mura era un argomento trattatissimo in città. Oggi, l'argomento è stato completamente dimenticato e ignorato.
Vorrei ricordare, che sono ben poche le città murate in Italia. Piacenza, per oltre due terzi dello storico perimetro urbano lo è, e sarebbe auspicabile una loro definitiva valorizzazione.
Credo, specialmente in questo periodo in cui la città è destinata a profondi mutamenti, che sarebbe il caso riprendere il progetto del "Parco delle mura". Ne guadagneremmo tutti, sia in salute sia nella valorizzazione di una preziosa testimonianza rinascimentale.



Visualizza PIACENZA - Parco delle Mura in una mappa di dimensioni maggiori

lunedì 7 febbraio 2011

Duomo di Piacenza: oggetto "non identificato"...

Sono centinaia le foto da me scattate al Duomo di Piacenza, assolutamente insufficienti per scoprirne lontanamente tutti i segreti e i tesori di questa magnifica cattedrale romanica.
Il valore di questo monumento è inestimabile, sia x la millenaria storia, sia x il suo enorme valore artistico. Un mio amico mi ha mostrato un suo scatto fotografico della cattedrale e, mi ha indicato, la probabile presenza di un fossile all'interno di una lastra di marmo rosa dell'antica facciata medioevale.
Ringrazio l'amico Luigi Pietrocarlo per la gentile concessione del suo scatto e, se qualcuno avesse nozioni in merito alla questione, sarebbe interessante scoprire qualcosa su questa e altre curiosità che custodisce la nostra Cattedrale.
Abbiamo una città e una nazione ricchissima di tesori che, troppe volte, distrattamente ignoriamo; forse perchè è a "portata di mano", sogniamo mete lontane e, nemmeno, ci impegniamo ad osservare e apprezzare tutta la meraviglia che abbiamo la fortuna di avere intorno.

Particolare del Duomo di Piacenza - (Foto di Luigi Pietrocarlo)

lunedì 6 settembre 2010

Cavallerizza - quale futuro?

Se ne discute tantissimo del suo futuro e, specialmente, del suo impiego...
L'ampia area della Cavallerizza, fino a pochi anni fa semplicemente utilizzata come parcheggio per auto, rappresenta oggi uno dei "fiori all'occhiello" di questa ultima amministrazione Reggi.
Il parcheggio allora esistente, è stato sostituito da un elegante giardino e da vialetti pedonali. E' stato edificato un imponente parcheggio sotterraneo, posto su tre piani, che dovrebbe parzialmente soddisfare l'esigenza impellente di posti auto all'interno del centro storico.
L'edificio della Cavallerizza, un tempo vecchie scuderie dell'Antico convento di Sant'Agostino, dovrebbero ospitare un centro eno-gastronomico per i prodotti locali e nazionali; si parla insistentemente di Eataly come possibile gestore di tale attività.
Sinceramente, non ho le capacità per pronosticare la qualità di questa scelta. Esteticamente, mi pare evidente che, rispetto a quando c'era il parcheggio la situazione sia notevolmente migliorata; ora, si dovrà valutare l'effettiva richiesta di parcheggi (considerando nelle ore notturne almeno prima erano gratuiti) e, soprattutto, se questo parco eno-gastronomico, unito ai numerosi parcheggi, al nuovo spazio aggregativo della Piazza-giardino, e al nuovo Archivio d Stato (Ex caserma Cantore), daranno un sensibile impulso turistico e culturale a una città che ha un'assoluta urgenza di riscattarsi da anni d'assoluto immobilismo.


lunedì 28 giugno 2010

Collegio Alberoni - tesoro da scoprire

alle porte di Piacenza, in località San Lazzaro, vi è il prestigioso collegio Alberoni, insigne istituzione religiosa che, per volontà del suo fondatore e mecenate, il cardinale Giulio Alberoni, dal 1751 forma seminaristi alla vita sacerdotale.
L'occasione per visitare l'istituto e, le ricchezze artistiche in esso contenute, è stata sabato 26 giugno, in occasione di una raccolta fondi del Rotary locale per finanziare i restauri di due dipinti presenti nella collezione Alberoniana.
Il collegio, merita senz'altro un interesse che non può limitarsi alla nostra provincia o alle zone limitrofe. I "tesori" conservati sono di inestimabile valore artistico e storico; Dalla preziosissima e fornita biblioteca di testi antichi, all'osservatorio meteorologico, all'appartamento del cardinale con dipinti eccezionali, fra cui spiccano: un'opera di Guido Reni e, soprattutto, l'Ecce Homo di Antonello da Messina, opera 1473, una delle massime espressioni del rinascimento italiano.

Antonello da Messina - Ecce Homo , 1473
PIACENZA - Collegio Alberoni

domenica 28 febbraio 2010

Epigrafi piacentine - Angelo Genocchi

Quest’epigrafe commemora Angelo Genocchi, grande matematico piacentino situata nella via a lui intitolata. Nacque il 5 Marzo 1817. In antichità, come cita la lapide posta sul palazzo sede delle Orsoline (vedi foto), la strada era denominata “di Santa Agnese” a dimostrazione che era la via principale della più antica borgata di Piacenza. In tempi “più recenti”, attorno al 1887, la commissione comunale preposta alla denominazione delle vie prese in considerazione di dedicare la via a Bartolomeo Pallastrello navigatore e suocero di Cristoforo Colombo che la tradizione lo vorrebbe originario di Piacenza, ma nel 1889 moriva a Torino Angelo Genocchi, che diede enorme lustro a Piacenza con le sue ancora attuali teorie della moderna analisi matematica.

La commissione non ebbe così più dubbi e nel 1889 dedicò alla città quella che oggi è la strada che da via Roma conduce fino a via X giugno, ed a Genocchi è intitolata anche una scuola media inferiore (distaccamento della scuola media inferiore “I. Calvino” in via Stradella).
Genocchi
, pur da sempre appassionato di matematica, si laureò invece nel 1838 prima in legge all’Università di Piacenza dove ottenne anche la cattedra di diritto romano. A partire dal 1848 fu invece tra i primi patrioti e questo gli costò l’esilio e si rifugiò così a Torino.
La “capitale” piemontese gli offrì ospitalità ma non gli permise di trovare
da subito un’occupazione e con molto coraggio si mise a studiare matematica e nel 1857 fu già in grado di insegnare, ottenendo nel 1859 la cattedra di algebra e geometria.
Angelo Genocchi in questi anni produsse un gran numero di pubblicazioni raggiungendo una posizione di priorità sul calcolo differenziale
: I suoi 176 saggi hanno avuto riconoscimenti in tutto il mondo. Tornando invece alla via a lui dedicata, si vogliono indicare due importanti Chiese piacentine quali S.M. in Gariverto e la Chiesa di San Cristoforo. La prima risale al settecento ed è sede della parrocchia, mentre la seconda del fine seicento, detta anche “della Morte”, nel 1900 lo Scalabrini vi trasferì la sede delle anime purganti.

articolo di:
Claudio Gallini

Angelo Genocchi - foto di: Claudio Gallini


domenica 1 marzo 2009

un nuovo futuro per Piacenza

Piacenza, una città di confine, composta da mille contraddizioni, tante da disorientare pure chi in questa realtà ha sempre abitato. Le critiche su di essa, se volessimo farle, sarebbero fin troppo scontate: è una città provinciale, è piccola, è fredda, offre poco per i giovani, etc, etc, etc.
Su queste ed altre affermazioni potrei trovarmi concorde. Piacenza è oggettivamente una piccola città, i piacentini (ormai sempre di meno) sono prevalentemente dal carattere chiuso ed un po' diffidente, le opportunità lavorative ad alti livelli professionali sono limitate, per i giovani ci sono pochi svaghi, etc, etc, etc... Cavolo! se uno appartenente ad un'altra realtà leggesse il blog potrebbe pensare che i poveri piacentini e non, residenti in questo angolo di terra posto fra l'Emilia e la Lombardia siano capitati in uno dei posti più sciagurati d'Italia! La realtà dei fatti è a parer mio ben diversa, a parte il carattere medio dei piacentini che la tendenza ad essere un pochino snob è in tanti casi abbastanza evidente. A parte questo piccolo particolare, insisto ed insisterò anche in futuro sul potenziale assolutamente inespresso di questa città e di una provincia splendida che, comunque, sa farsi meglio apprezzare rispetto al proprio capoluogo.
Piacenza ha tutto quello che potrebbe bastare per essere attrattiva su tutti fronti: culturale, storico, artistico, paesaggistico ed enogastronomico. Sicuramente bisognerebbe lavorare seriamente, magari, per una volta, "volando alto" attraverso progetti e manifestazioni culturali ad alto respiro che possano dare una luce nazionale ed internazionale alla città. Inutile ricordare le possibilità enormi ed uniche che alla città si potrebbero prospettare, in primis la delimitarizzazione delle aree militari all'interno del centro storico, di cui tanto si è parlato durante le elezioni da entrambi i fronti, su cui sono stati tanti sogni ma che, a distanza di oltre un anno dalla nuova giurisdizione Reggi, ancora non si sa nulla sul loro futuro destino.
Un altro elemento di assoluto prestigio è la presenza del fiume Po che bagna la città e parte della provincia, fattore che, se fosse sfruttao sapientemente, risulterebbe veramente una qualità ulteriore per Piacenz.
Inoltre, nel 2015, ci sarà l'Expo a Milano e, anche per questa manifestazione mondiale si è parlato e si parla tanto ma ancora non si è pensato a nulla di concreto.
Ho pubblicato una mappa cittadina che, col tempo, progressivamente completerò. In questa cartina virtuale inserirò quanto Piacenza può offrire a livello culturale evidenziando anche quelle aree attualmente idisponibili alla cittadinanza e che, si spera, in futuro potranno essere parte integrante della città. Insomma, le possibilità di crescita sono tante, ne sono fermamente convinto, Certo è, che non possiamo continuare masochisticamente a "bruciarle"...


Visualizzazione ingrandita della mappa

mercoledì 29 agosto 2007

Piazza S. Antonino - immaginazione...

Ho tentato di immaginarmi come potrebbe trasformarsi P.zza S. Antonino, uno degli angoli più suggestivi ed artistici della città. A breve, dovrebbero iniziare i lavori di riqualificazione della Piazza. Dopo anni di discussioni, un concorso di idee caduto nell'oblio, forse si è giunti ad una conclusione (come già discusso in un post precedente). Ovvero tornare alle origini, senza giardinetti improvvisati o giochi d'acqua spettacolari, ma con la volontà di riportare la Piazza come era nel passato.
Un consiglio, se mi poso permettere e sempre ammesso che qualcuno legga quest'articolo. Ok il ritorno al passato, ma utilizzate i sanpietrini o un lastricato... i sassi, pur avendo il loro fascino, sono un vero incubo per chi utilizza la bici (vedi via Tibini, via S. Marco, etc)

PS: L'ulivo l'avrei tolto, ma son troppo pigro per farlo. Ammetto che nonostante tutto non mi infastidisce particolarmente.




lunedì 27 agosto 2007

Degrado Cittadino - S. Maria del Carmine

Dopo decenni di totale incuria, forse, per la chiesa del Carmine è arrivata l'ora di un tanto atteso maquillage. la struttura è davvero ridotta male e per anni è stata lasciata in un completo stato di abbandono. Attualmente, le condizioni della bella basilica seicentesca sono a dir poco disastrose con le statue che ornano la facciata ormai completamente erose dal tempo e dall'incuria, mentre l'interno, temo sia stato invaso dal guano dei piccioni che da anni dimorano nella chiesa.
Da segnalare, che da decenni sulla facciata campeggia il cartello "pericolo di crolli", ma ben poco o niente, si è fatto perchè questo non accadesse.
Auspico che questo intento di recupero sia celere e che si pensi ad una sua funzione consona per ospitare eventi o associazioni che permettano alla città di rivivere questi splendidi spazi che da anni sono inaccessibili e che meritano di tornare ai fasti di un tempo.






venerdì 24 agosto 2007

PALAZZO COSTA

Palazzo Costa è uno dei palazzi più importanti e scenografici di Piacenza, edificato nel settecento per opera della famiglia Costa, importanti mercanti di origine genovese.
Il filmato postato qui sotto è del noto videomaker Roberto Dassoni.

Ulteriori notizie ed immagini su questo bellissimo palazzo, le potete trovare sul sito http://www.spaziocosta.it lo spazio polivalente di arte e design che ha la propria sede proprio nelle sale della prestigiosa dimora.

lunedì 20 agosto 2007

Piacenza ed i suoi palazzi

Una peculiarità di Piacenza sono i suoi palazzi nobiliari, tanto belli, quanto ignorati e purtroppo nascosti. Come infatti evidenziato nel post precedente (P.L.A.C-La congiura di Piacenza), Piacenza e la sua provincia potevano contare su un alto numero di famiglie patrizie, le quali ognuna di queste, avevano i propri palazzi in città ed i relativi castelli in provincia. Ben poche, sono le città delle dimensioni di Piacenza, che possono vantare un così alto numero di palazzi signorili all'interno del proprio centro storico. Come già detto, tali edifici essendo abitazioni private vengono spesso ignorati dagli itinerari turistici, che ovviamente si soffermano sui nostri monumenti e luoghi più rappresentativi (P.zza Cavalli, Palazzo Farnese, P.zza S. Antonino, il Duomo, etc.), ma con la collaborazione dei rispettivi proprietari, si potrebbero davvero studiare percorsi alternativi da quelli abituali. A volte, grazie alle iniziative del F.A.I. i cortili ed i giardini di queste dimore sono stati aperti al pubblico, ma per ovvie ragioni, questi sono eventi straordinari, in cui solo pochissime persone hanno l'opportunità di parteciparvi. Ammetto che questa richiesta è di difficile attuazione, ma per chi come me è appassionato della nostra storia, sarebbe bellissimo avere la possibilità di vedere e scoprire tutti i tesori nascosti che la nostra città custodisce. A volte troppo gelosamente.


Palazzo Scotti da Sarmato