Contenitore di tutte le eccellenze di cui il Territorio piacentino dispone. Senza alcuna presunzione, vorrebbe creare dibattiti ed idee utili per dare uno slancio culturale ad una città ed una provincia con grandi potenzialità, solo minimamente sfruttate. questo blog non ha alcuna tendenza politica.
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martedì 26 aprile 2011
PIACENZA - il parco delle mura
Nessuno, però, parla più del progetto di creare un parco nello spazio sottostante al vallo Farnesiano.
Negli anni novanta, quando ero un ragazzino, il parco delle mura era un argomento trattatissimo in città. Oggi, l'argomento è stato completamente dimenticato e ignorato.
Vorrei ricordare, che sono ben poche le città murate in Italia. Piacenza, per oltre due terzi dello storico perimetro urbano lo è, e sarebbe auspicabile una loro definitiva valorizzazione.
Credo, specialmente in questo periodo in cui la città è destinata a profondi mutamenti, che sarebbe il caso riprendere il progetto del "Parco delle mura". Ne guadagneremmo tutti, sia in salute sia nella valorizzazione di una preziosa testimonianza rinascimentale.
martedì 29 marzo 2011
Piazzetta Plebiscito - le mie idee e impressioni
Ieri sera, 28/02/11, si è tenuta un'assemblea molto partecipata fra comune, comitato a favore del mantenimento dei tigli e comuni cittadini.
Nell'arco della serata, è stato presentato il progetto del comune. Una rivisitazione dell'antico chiostro con una soluzione, a pare mio, molto insensata per il luogo storico in cui verrebbe attuata.
Nel progetto, si prevede l'abbattimento di 7 tigli sani, "colpevoli", a detta dell'amministrazione comunale, di offuscare la visibilità del chiostro trecentesco. La pavimentazione, dovrebbe richiamare e, completare idealmente, l'antico chiostro.
Una nuova illuminazione artistica, atta a valorizzare il complesso francescano e tutta l'area della piazza.
Progetto del comune tratto da: www.comune.piacenza.itInnanzitutto, trovo assurda la scelta di abbattere dei tigli sani e belli e che, per giunta, non danno assolutamente fastidio alla visibilità del chiostro. Sicuramente, sono molto più invasive le auto che, abitualmente, trovano parcheggio in quest'area. Mi piacerebbe, che la piazza fosse sempre dotata di panchine (magari più eleganti e ricercate delle attuali), che fosse impedito il libero bivacco, come avviene attualmente. Che fosse decorato da siepi rosate nei due lati mancanti del chiostro; Poi, ovviamente, una nuova illuminazione artistica ed una nuova pavimentazione.
Una prova, forse troppo ardita, ho immaginato un piccolo giardinetto con al centro una fontanella o un pozzo, proprio come negli antichi chiostri monastici.
Sono solo idee, probabilmente ingenue, ma credo che soluzioni che salvaguardino questo spazio, si possono e si devono trovare.
Massimo Mazzoni


domenica 20 marzo 2011
la protesta dei Tigli... non abbatteteci!!!
La presentazione del progetto riqualificativo, è stato presentato dal consiglio comunale cittadino e, presenta i tali interventi: Una nuova pavimentazione in pietra, una illuminazione artistica e l'abbattimento di diversi tigli presenti nell'area, in particolare sette che, coprirebbero la visuale sull'artistico chiostro di San Francesco.
La protesta dei tigli non si è fatta attendere e, in modo molto civile e composto, hanno attuato un vero sit-in pacifico, fatto da foglietti polemici contro l'amministrazione cittadina.
Io, da comune cittadino, mi accodo alla protesta dei tigli di non essere abbattuti. Sono sani, bellissimi e con tanta voglia di continuare la loro vita, silenziosa ma preziosa a tutta la cittadinanza.
Reggi, Brambati, etc, etc... date retta ai tigli e lasciateli in pace al loro posto!!!
SOLIDARIETA' MASSIMA AI TIGLI!
martedì 15 marzo 2011
EPIGRAFI PIACENTINE - Giuseppe Manfredi
vicende risorgimentali piacentine ed italiane, perché dedicata al massimo esponente della “Società Nazionale Italiana”, il piacentino Giuseppe Manfredi. L’iscrizione riporta:
Piacenza presso il liceo San Pietro curato dai gesuiti; si laureò poi in giurisprudenza a Parma nel 1849.
Manfredi fu docente e giureconsulto, ma coltivò fin da subito, la passione politica; fu un attivista
carismatico tanto che la polizia austriaca lo tenne duramente sotto controllo; fu presidente della
“Società Nazionale Italiana” nel 1857 e del “Comitato Insurrezionale Piacentino” capeggiando una
forte campagna antiaustriaca: l’avamposto di queste cospirazioni fu spesso la casa di Manfredi di
via X Giugno dove è esposta l’epigrafe.
Nel 1859 fu condannato a morte in contumacia dal governo austriaco, ma per una serie di eventi
a lui favorevoli, riuscì a rifugiarsi prima in Liguria a Genova, e successivamente a Torino; ritornò a Piacenza dopo pochi mesi e riuscito a scacciare gli austriaci dal nostro territorio, fondò un governo provvisorio a cui seguì l’annessione di tutta l’Emilia al Piemonte in un nuovo stato.
Dopo la fusione al Regno d’Italia, Giuseppe Manfredi venne eletto al collegio di Monticelli d’Ongina come deputato al primo parlamento italiano nel Marzo del 1860; terminata questa legislatura si ritirò dalla politica per proseguire quella di magistrato che lo vide presente nei palazzi di giustizia di: Casale Monferrato, Perugia ed infine a Firenze.
Manfredi venne segnalato tra l’altro da Camillo Benso conte di Cavour come uno dei migliori uomini della città.
Egli si spense il 6 Novembre 1918 e la sua salma riposa ora nella basilica di San Francesco a Piacenza.
A lui è inoltre dedicata la strada che da Piazzale Medaglie d’oro giunge fino alla Galleana, quella
che un tempo era chiamata “pista della polvere”.
Claudio Gallini

domenica 27 febbraio 2011
PIACENZA - la primogenita d'Italia
l 10 maggio 1848, dopo un plebiscito, la popolazione piacentina volle l'annessione al Regno di Sardegna che divenne presto Regno d'Italia. Fu il 14 maggio, che una delegazione composta da illustri concittadini, portarono al Re Carlo Alberto i risultati del plebiscito. Il monarca, proclamò così la città di Piacenza come "primogenita" dell'unità d'Italia; titolo di cui ancor oggi con orgoglio fregia.
lunedì 7 febbraio 2011
Duomo di Piacenza: oggetto "non identificato"...
Il valore di questo monumento è inestimabile, sia x la millenaria storia, sia x il suo enorme valore artistico. Un mio amico mi ha mostrato un suo scatto fotografico della cattedrale e, mi ha indicato, la probabile presenza di un fossile all'interno di una lastra di marmo rosa dell'antica facciata medioevale.
Ringrazio l'amico Luigi Pietrocarlo per la gentile concessione del suo scatto e, se qualcuno avesse nozioni in merito alla questione, sarebbe interessante scoprire qualcosa su questa e altre curiosità che custodisce la nostra Cattedrale.
domenica 16 gennaio 2011
PIACERE PIACENZA - la guida turistica della città
Ora anche in digitale!
domenica 9 gennaio 2011
Piacenza, la solita Cenerentola...
Parma e Modena, addirittura arrivano insieme a fare circa 4 milioni di euro come fondi stanziati.
2.172.496,06 la prima e, 1.714.537,25 la seconda; Le altre provincie, anche se non hanno "ricevuto" così tanto, hanno potuto comunque contare su fondi non certo scarsi. Come ad esempio: Reggio oltre 1.250.000 Euro e Bologna con quasi 600.000 Euro.
Non voglio annoiarvi con queste cifre, probabilmente poco accattivanti da leggere ma, il paragone con quanto destinato alla provincia di Piacenza è davvero mortificante e demoralizzante.
Non so di chi siano le responsabilità di queste differenze di trattamento. Credo, magari mi sbaglio, che le nostre istituzioni dovrebbero farsi delle domande e, finalmente, darsi delle risposte concrete e serie.
Non ho "sentito", Cronaca a parte, le lamentele da parte di nessun politico piacentino che, dovrebbe rappresentarci e tutelare il nostro patrimonio artistico e culturale. Trovo grave e mortificante quest'ennesima disparità di trattamento e disinteresse da chi, certe situazioni, non dovrebbe permettere che avvengano.
Massimo Mazzoni
lunedì 27 dicembre 2010
Piacenza nel caos nel XV secolo - 2ª parte
Un ringraziamento all'amico Claudio Gallini, pubblico con piacere la seconda e ultima parte di una sua ricerca storica sulla situazione, talvolta di disagio, che si "respirava" nella Piacenza del XV° secolo e, di conseguenza, nella sua provincia; in particolare nella bellissima Valnure
Massimo Mazzoni
Nella prima metà del XV secolo, mentre a Piacenza si soffriva il forte stato di “sbandamento” del Ducato di Milano, nasceva invece nella nostra provincia un’entità a sé, capace di distinguersi dallo “Stato”, capace di amministrarsi e di autoregolarsi autonomamente: la “Magnifica Università di Valnure”.
Questa istituzione, rappresenta una nota poco conosciuta da molti della nostra storia locale, ma che trovò nel borgo di Bettola il suo centro governativo; una grande competenza territoriale che comprendeva 21 comuni.
La Valnure non era più soltanto una realtà geografica, ma diveniva una forte realtà politica.
Le signorie, dal canto loro, poco potevano fare contro l’animo sovversivo dei montanari poco disponibili a pagare dazi e gabelle, e l’unica soluzione per assoggettarli era quella di scendere a compromessi permettendo loro numerose immunità fiscali.
Tutto ebbe inizio il 1° Novembre 1441, quando, Filippo Maria Visconti concesse loro diversi sgravi, cedendo alla Valnure 1000 ducati e promettendo di mantenere la Valle con i suoi abitanti sotto il suo immediato governo e tutela, senza mai infeudarla ad altri.
Le stesse condizioni vennero successivamente riconfermate da Francesco Sforza nel 1452, e così fino al 1516 da Francesco I re di Francia.
Tra le numerose immunità fiscali elenchiamo: L’esonero dalle imposte straordinarie, dai dazi sul vino e sul bestiame, dalle funzioni militari; Il diritto di estrarre 400 pesi di sale dai pozzi di Salsomaggiore (terra originariamente piacentina); esenzione dalla compartecipazione dell’inghiaiatura e riparazioni dei ponti sulle strade romee ed altre vie di pianura.
Un successivo riconoscimento arrivò nel 1523 quando papa Clemente VII nominò la “Magnifica Università di Valnure”, dove il termine “Università” aveva il chiaro significato di “Comunità”, la quale riuscì a sfiorare i giorni nostri fino al XIX secolo.
Sempre nel 1523, il 17 dicembre, il pontefice aggiunse un altro importante privilegio alla Valle, ovvero l’istituzione della “Fiera Settembrina” da tenersi ogni anno in settembre nella piazza di Bettola (Fiera tuttora esistente).
La Valnure appariva così come un territorio autonomo, non solo dalla congregazione dei comuni piacentini ma anche dalla stessa Piacenza in quanto aveva propri statuti e regolamenti.
Il responsabile del buon andamento era il Priore, che vestiva i panni del “capo” e godeva di un certo numero di diritti; sotto di lui vi erano: il tesoriere, il cancelliere ed il consiglio formato da ventiquattro deputati chiamati anche rurali.
Il Priore rimaneva in carica un anno e veniva eletto dal popolo di Valnure, mentre la nomina dei deputati avveniva ogni tre anni.
Le autorità centrali del “Ducato parmense” tentarono successivamente, in più riprese, di ledere questi diritti, ma i valnuresi riuscirono a sempre difenderli a denti stretti, nonostante numerose controversie giuridiche non affrontate in quest’analisi.
L’antica istituzione dell’ “Università di Valnure” cessò di esistere con l’avvento di Napoleone Bonaparte, e di essa rimane oggi il simbolo di questa comunità impresso sullo stemma comunale di Bettola, a ricordo dell’orgoglio per la libertà che ancora scorre nel sangue dei valnuresi.
piacenza
martedì 30 novembre 2010
Buona amministrazione (Tiziano Fermi)
In questi giorni ha preso il via nella nostra città la realizzazione di un parcheggio interrato alla Cavallerizza nell’ex caserma Cantore, che ha avuto come conseguenza la rimozione delle note transenne da via Scalabrini e il ribaltamento dell’assetto della viabilità nell’intero centro storico. Questo nuovo intervento nel tessuto cittadino richiama le altre numerose opere pubbliche che hanno riguardato in particolare il centro storico di Piacenza negli ultimi anni e suggerisce alcuni spunti di riflessione.
Il posteggio nella Cavallerizza ci mette di fronte a un lavoro che richiederà grande dispendio organizzativo (pensiamo appunto alla caotica rivoluzione del traffico scattata in questi giorni), è un ulteriore intervento presentato con l’abituale cassa di risonanza fornita dai media e nel giro di pochi giorni (senza possibilità di dibattito) messo in opera. Nuova operazione che si inserisce nella ottica del “fare” certo, un fare che diventa troppo spesso dimostrazione di autorità come campagna propagandistica su cui impattare l’opinione pubblica (le campagne pubblicitarie insistono con forza sull’attivismo contrapposto all’inerzia). Così è stato negli ultimi anni quando le amministrazioni comunali, non solo a Piacenza, hanno quasi completamente distrutto una concezione comunitaria, di uso collettivo delle città per favorirne una, che di volta in volta, favorisce qualche particolare categoria. Per fare un esempio, dell’ottica con cui si decide di intervenire, si può considerare come persino le piste ciclabili (anche questo è un difetto italiano, non solo piacentino) vengano asfaltate per “mostrare” agli elettori che i tratti di strada “rifatti” sono numerosi; non capita così in altri paesi europei dove le ciclabili “restano” in ghiaietta. Spaventano le parole di sindaci e assessori che in nome del criterio del “decisionismo” rivendicano a sé il merito di aver “rivoluzionato” le città: ma davvero sconvolgere equilibri fra le varie fasce della città creando sempre nuove aree edificabili (commerciali, industriali e residenziali, a scapito della superficie coltivabile), tenere in scarsa considerazione i criteri storico-artistici, aumentare la spesa corrente comunale annuale, affidare consulenze da migliaia di euro all’anno è ciò che viene chiesto a un saggio amministratore ? I nostri avi ci hanno insegnato, lasciandoci un impianto di città virtuoso tale da resistere centinaia di anni, che quando si struttura la “civitas” è necessario pensarla come un insieme di persone, una collettività prima che una determinazione di luoghi e vie. Chi ci governa dovrebbe ricordare che gli interventi di un’amministrazione hanno sempre un ruolo educativo o diseducativo; e allora perchè pensare e attuare un progetto come quello su via Scalabrini, dove qualsiasi parametro è stato contraddetto (tanti lo avevano scritto... peccato che i nostri pareri vengano ritenuti solo faziosi); così oggi troviamo sotto inchiesta i progettisti ed il Comune. Ora, a pochi passi dal Pubblico passeggio, in una zona piuttosto verde, viene proposta la creazione di una piazza-giardino (.. ? .., termine contraddittorio composto da due vocaboli che corrispondono a due luoghi diversi) e il conseguente spostamento del parcheggio sotto terra; era davvero necessario interrare un parcheggio, promuovendo un “project financing*” da 11 milioni di euro che per trenta anni determinerà la gestione di quel luogo (*i soggetti promotori che finanziano ed eseguono l’opera pubblica, disporranno per trent’anni di questo parcheggio in cambio degli utili che deriveranno dagli introiti). Sanno gli amministratori che oltretutto un parcheggio sotterraneo, seppur video-sorvegliato, alimenta insicurezza ? Prima di prendere decisioni così importanti sarebbe bene ricordare, per parlare solo dei casi più ecclatanti, i disastrosi lavori di Piazzale Marconi (stazione F.s.), tra cui la chiusura del sottopassaggio, che ora verrà riaperto, l’arredo della rotonda di Barriera Torino montato, per fortuna smontato e ora buttato in qualche magazzino. Come ho già avuto modo di dire in tante occasioni il denaro pubblico non è a disposizione di chi ci amministra, è il patrimonio di tutti che va speso secondo criteri di autentica necessità. Allo stesso modo alla critica agli amministratori che sono interpreti di una “responsabilità collettiva” deve corrispondere una auto-critica a noi cittadini soggetti ad una “responsabilità individuale” per cui non possiamo accontentarci di risolvere il problema del parcheggio auto sotto casa e poi dimostrare scarsissimo interesse su qualsiasi altro tema della vita cittadina. Se tutti incominciassimo a dire basta a una politica che ci propone il “fare qualcosa” (non il “fare bene” frutto di scelte economiche ponderate e equilibrate) come parametro di lettura di ogni valutazione qualcosa potrebbe cambiare, se continuassimo ad accontentarci di ricevere informazioni sui kilometri di asfalto “rinnovati” nelle nostra città non potremmo compiere molti passi avanti.
Autore: Tiziano Fermi






