domenica 13 dicembre 2009

Una pilotta a Piacenza? perchè no...

Nessuno, anche se le pressioni da parte di amici e conoscenti sono tante, mi convincerà dell'effettiva superiorità estetica della città di Parma rispetto a quella di Piacenza. Sono consapevole che, dall'altra parte del ducato, non sono assolutamente sfiorati da queste crisi competitive rispetto ai loro "cugini" piacentini. Stesso discorso, evidentemente, non vale per me che spero un giorno di vincere quest'eterna competizione a "tutto tondo" con i ducali.
Voglio tentare di fare una piccola dimostrazione, magari inutile, ma per me significativa; Non meno di dieci anni fa, il piazzale del grandioso Palazzo della Pilotta di Parma, residenza dei Farnese, si presentava come un angusto e disordinato parcheggio a cielo aperto e non con un fastoso parco come è attualmente.

Parma - Piazza della Pace prima dei restauri del 2000

Parma - Piazza della Pace Oggi
Penso a Piazza Cittadella, un'enorme e disordinato spazio, un corollario di autobus, di immondizia accatastata, un'autostazione e un mercato coperto. Tutti elementi non molto consoni al contesto in cui essi sono inseriti. Non conosco bene Parma, ma abbastanza la mia città, tanto da conoscerne i pregi e gli evidenti limiti. All'interno di Piazza Cittadella, trovano sede: Palazzo Farnese, il complesso enorme dei chiostri di San Sisto, (attualmente sede del reggimento Pontieri ma in via di dismissione al comune) i chiostri di Santa Maria del Carmine e l'omonima basilica affacciata verso Via Borghetto.
Ho tentato una veloce ricostruzione di come la Piazza si potrebbe presentare dopo attenti lavori di restauro simili a quelli avvenuti nella vicina Parma.
Ho realizzato questo fotomontaggio, semplicemente per dimostrare di come una città può cambiare il proprio aspetto a seconda di come viene curata e gestita. Il risultato da me ottenuto può essere opinabile ma, Piacenza, ha bisogno di interventi decisi che la ripensino davvero. A voi il giudizio...

Piacenza - Piazza Cittadella (come è)

Piacenza - Piazza Cittadella (coma la vorrei...)

domenica 6 dicembre 2009

Stra dritta - l'unione fra il mondo civile e quello religioso

Via XX settembre, nota via commerciale cittadina, è così denominata in ricordo del 20 settembre 1870, data in cui le truppe italiane entrarono in Roma aprendo una breccia a Porta Pia e sconfissero le truppe papaline.
La centralissima Via, chiamata originariamente "Strà dritta", unisce le due piazze principali di Piacenza, quella civile (Piazza dei Cavalli) e quella religiosa (Piazza Duomo) e, rappresenta di fatto, una delle arterie più importanti della città. Costeggia la via l'imponente chiesa di San Francesco, basilica duecentesca avente la facciata rivolta verso Piazza dei Cavalli. via XX settembre, come ho già ricordato, sbocca in Piazza Duomo e, ammirandola da Via Mazzini si può notare una bellissima visuale caratterizzata dalla facciata di San Francesco e da quella della nostra bellissima cattedrale dedicata a Santa Giustina e a Santa Maria Assunta
.
Via XX SETTEMBRE (Strä Dritta)



domenica 29 novembre 2009

San Vincenzo - nuova "vita" per il convento

Manca davvero poco, pochissimo. Il 16/12/2009, sarà prevista l'inaugurazione del nuovissimo Auditorium costruito all'interno di San Vincenzo, anche nota come Chiesa dei Teatini. L'auditorium, vero e proprio gioiello tecnologico, è dotato di un'acustica perfetta ed è perfettamente integrato nel prestigioso contesto in cui è inserito. Principalmente, la sala musicale, sarà utilizzata dall'orchestra Cherubini, fondata e guidata dal celebre Riccardo Muti e che trova la propria sede a Piacenza e a Ravenna. Il recupero conservativo di San Vincenzo, rappresenta il vero e proprio "fiore all'occhiello" del secondo mandato della Giunta Reggi. attraverso questo restauro, la città si riappropria di uno dei suoi tesori più preziosi; un monumento religioso chiuso al culto che, da decenni, versava in gravissime condizioni. Anche i bellissimi cicli pittorici del Draghi, del Galluzzi e del fiammingo De Longe sono tornati a "splendere", ritrovando la giusta dignità che spetta ad opere d'arte di simile bellezza e importanza. L'auditorium, oltre ad avere l'onore di fungere da sala prove per la giovanile orchestra guidata dal maestro Muti, diverrà una vera e propria sala polivalente e versatile, a servizio di tutta la cultura piacentina.

autore foto: Massimo Mazzoni


copyright foto - editrice Libertà

domenica 15 novembre 2009

Piazza Cavalli - disco dancing???

(mi vedo costretto e rettificare il mio post e a scusarmi per la mia troppa precipitazione con l'amministrazione comunale. Ringrazio l'amico Claudio per avermi fatto notare la mia "svista" in merito alla giornata nazionale per il diabete per cui, temporaneamente, è stata installata la luce blu da me aspramente criticata. Evidentemente, alcune "imprese" passate mi hanno reso piuttosto suscettibile in merito agli interventi conservativi. Sono comunque contento di aver preso la cosiddetta "cantonata" e poter rivedere la piazza illuminata come le compete)
Massimo

Nonostante riservi molta attenzione alla vita cittadina, non ho letto nessun articolo che riportasse dell'introduzione di una nuova illuminazione "artistica" nella piazza principale di Piacenza, Piazza Cavalli. Le nuove luci, scoperte casualmente durante una passeggiata in centro, mi hanno lasciato piuttosto perplesso. L'effetto attualmente reso è, a pare mio, piuttosto lugubre; le luci, molto soffuse e blu, si addicono maggiormente ad un locale notturno piuttosto che a quello che dovrebbe essere il salotto di Piacenza ma che, forse, i pubblici amministratori hanno deciso per rivitalizzare il centro di trasformare la piazza in un night-club. I miei pareri estetici, sono assolutamente critici e a favore delle precedente illuminazione, fra l'altro installata circa tre anni fa. La Piazza, ora si presenta molto buia, i cavalli del Mochi sono assolutamente al buio e lo stesso Palazzo Gotico non ha un'illuminazione che ne valorizzi la bellezza.
Speravo che il Comune avesse cambiato "rotta", che avesse una maggiore attenzione al patrimonio pubblico. Si parla di partecipazione, di scelte fatte nel rispetto della valorizzazione del nostro bene pubblico invece, puntualmente, trovo assurdi e bizzarri gli interventi artistici operati dal comune di Piacenza.

Piazza Cavalli (nuova illuminazione)



Piazza Cavalli (vecchia illuminazione)

martedì 10 novembre 2009

Il ponte dei "Sospiri" sul po

Ieri, 1/11/09, dopo mesi di agognate attese e snervanti disagi vissuti dalla comunità piacentina e da quella lodigiana, il Sindaco Reggi ha rilasciato un intervento durissimo contro ANAS, definendoli come sleali e senza srupoli. ANAS, viene ritenuta responsabile di questi continui ritardi sulla costruzione del ponte di barche che, almeno, permetterebbe il ripristino di un rapido collegamento fra la sponda emiliana e quella lombarda.
Il ponte sul Po, crollato 30/04/09, ancora ad oggi non è ne terminato ne fruibile. ANAS, dal canto suo, ha più volte rimandato l'inaugurazione del viadotto facendola ogni volta slittare ad una data successiva da quella precedentemente promessa.
Appoggio pienamente la polemica di Reggi ad ANAS, c'è chi dice che è solo una forma auto-sponsorizzazione in seguito ad un suo calo di consensi popolare. Personalmente, posso criticare la forma usata, magari un po' forte ma, da piacentino, dico che è ora che la nostra popolazione inizi a farsi rispettare dalle istituzioni. Sei mesi di attesa sono inaccettabili, hanno provocato disagi alla cittadinanza ed un danno economico per tutte le realtà economiche che gravitano fra il piacentino ed il lodigiano. Il ponte che separa Piacenza e San Rocco, rappresenta forse il viadotto più importante della nazione, un raccordo fra le due realtà più industrializzate dell'Italia, la Lombardia e l'Emilia Romagna. Per uno stato come il nostro, ritengo inaccettabile delle attese tanto lunghe per un ponte di barche temporaneo.
In questo caso sono dalla parte di Reggi che, anche se con modi poco eleganti, sta facendo valere i diritti di noi piacentini

Ponte sul PO crollato - foto di: Camallo

domenica 25 ottobre 2009

PIAZZA DUOMO - sarà la volta buona?

Chi legge attentamente questo blog, ricorderà i miei diversi attacchi sull'assurda incuria che imperversa su alcuni importanti "angoli" del centro storico.
Piazza Duomo, è stata una delle protagoniste assoluta dei miei articoli, ho sempre criticato la presunta riqualificazione operata dal comune pochi anni fa. Un intervento che non ho mai capito, specialmente per il mantenimento delle due aiuole poste ai lati della piazza. Due aiuole su cui erano state piantumate dei melograni e delle essenze arboree (salvia e rosmarino) poco consone al prestigio della piazza della cattedrale. Queste aiuole, sono state x anni lasciate al loro destino su cui, raramente, è stata dedicata a loro la giusta cura, lasciando crescrere spesso a dismisura le essenze in questione e, di conseguenza, rendendo i due spazi un "terreno fertile" per chiunque volesse gettare le proprie cartacce. Inoltre, l'alta vegetazione, impediva spesso la visione completa della piazza. Ora, da pochi giorni a questa parte, sono state estirpate le essenze dalle aiuole e mantenute solo le piante di melograno. L'effetto attuale, nonostante debba crescere l'erba (spero erba!) seminata, è a parer mio decisamente migliore rispetto a quanto fosse solo pochi giorni fa. A questo proposito, dato che ho spesso contestato il degrado di Piazza Duomo, non posso che complimentarmi col Comune di Piacenza per quest'inattesa cura nei confronti di un luogo che merita la massima attenzione, data l'importanza culturale, civica e e religiosa che da sempre riveste.

Piazza Duomo - Oggi




Piazza Duomo - ieri


martedì 20 ottobre 2009

Piazzale Libertà e la "cosa pubblica"

Cosa significa amministrare la “cosa pubblica” nel campo degli interventi urbanistici ? Con questa riflessione vorrei riportare allo snodo centrale il dibattito sulla ultima triste vicenda di cosiddetta “riqualificazione” nella nostra Piacenza, ovvero quella di Piazzale Libertà. Questo costosissimo e stravolgente intervento (a consuntivo si supererà largamente il milione di Euro, due miliardi delle vecchie lire) tende ancora una volta a ribaltare il motivo fondante dell’amministrare nel campo urbanistico, ovvero custodire e tutelare bisogni collettivi, regolamentare e delimitare, mentre la caratteristica di questo e di altri interventi, è il promuovere ed esaltare operazioni fini a sé stesse, tese a dimostrare con la grancassa dei mezzi di comunicazione e dell’informazione pubblicitaria che la città si muove. Ma l’ amministrare la “cosa pubblica” richiede ben altro che un fare indiscriminato e senza criteri; con l’intervento su P.le Libertà si sta stravolgendo uno degli ingressi principali al centro storico, in una zona di passaggio fra l’area verde per eccellenza, il Pubblico Passeggio, e la principale arteria di comunicazione creata dai grandi architetti rinascimentali, lo Stradone Farnese (ricordiamoci che l’etimologia dei nomi comunica tanto già di per sé). Viene creata una sorta di “non luogo”, una “non piazza” priva di senso ed imposta da Chi nell’azione urbanistica/amministrativa è motivato evidentemente e ossessivamente da un profondo “horror vacui”, tanto da inserire e riempire in modo irragionevole spazi vuoti con elementi standard di arredo urbano. Piazzale Libertà è e rimarrà sempre un piazzale, una piazza, una vera piazza e’ ben altro e gli spazi ad uso collettivo ci sono già in questa zona... Così mentre gli amministratori trattano la pavimentazioni storiche delle vere piazze del centro con superficialità, pensano di creare poi una nuova piazza (!?) semplicemente pavimentando con costosissimo porfido uno spazio aperto, con relativa fontana subliminale raso pavimento, dal costo stratosferico. Sono davvero illuminanti sulla confusione vigente in materia urbanistica e nel campo dei lavori pubblici nella nostra città le parole che descrivono gli obiettivi di questa operazione (si veda la relazione tecnica pubblicata sul sito del Comune www.comune.piacenza/citta/comecambia): “lo scopo principale del progetto, che mira a riqualificare tutta l’area di piazzale Libertà, è quello di strappare una zona alla supremazia del traffico veicolare per restituirlo all’utilizzo urbano e della collettività cittadina. Un ruolo importante in tutto ciò è giocato dalla presenza del Pubblico Passeggio, con tutte le attribuzioni in esso conglobate o ad esso collegate, anche se svolte al di fuori dei suoi limiti fisici, ma ricomprese all’interno delle aree di pertinenze funzionali.” L’indirizzo del progetto è completamente ambiguo e la contraddizione presente è ancor più evidenziata dal paragrafo sugli aspetti viabilistici in cui si avverte che il tratto terminale di via Pubblico Passeggio avrà “la sua destinazione a via pedonale e di parcheggio”, due funzioni evidentemente in opposizione. Si crea una non-piazza, costituita da due grossi marciapiedoni, si ingorga inevitabilmente la principale via di accesso al centro storico (non parliamo di cosa succederà in viale Patrioti sovraccaricata di ulteriore traffico automobilistico...), si vorrebbe rendere una continuità visiva della strada con falsi colonnotti, ed in realtà si blocca il tracciato automobilistico con “una rampa che costringerà a salire alla quota finita della piazza”. Per il buon amministratore era invece auspicabile sistemare dignitosamente la zona come nei progetti originari spendendo meno della metà, salvaguardando la vocazione storica di raccordo tra la prima periferia e il centro storico che ha sempre avuto questo piazzale, l’ex macello ce lo ricorda visivamente. Se inoltre si userà, anche solo provvisoriamente, la parte terminale del Pubblico Passeggio tra P.le Libertà e via Torta come posteggio si infliggerà una ulteriore terribile ferita al nostro bellissimo viale che a poco a poco questa Amministrazione sta abbandonando al più ampio degrado. E’ necessario che tutti i cittadini siano opportunamente preparati su queste fondamentali tematiche dell’amministrare e siano sensibilizzati a comprendere che tutti possiamo avere un ruolo attivo in questa vicenda nella tutela dello Stradone Farnese e del suo assetto viario rinascimentale, nella difesa del vincolo che protegge il Pubblico Passeggio e la sua area verde che si basa, sottolineiamolo ancora, sulle antiche mura della città, beni pubblici ormai quotidianamente minacciati da assurdi interventi dell’Amministrazione comunale come quello in corso a P.le Libertà, oltre che da continue manifestazioni e usi impropri.

Tiziano Fermi
Presidente
Associazione “Piacenza Urbis T.c.m.”

lunedì 19 ottobre 2009

Pellegrini di passaggio nella Piacenza di metà ‘700.

Qualche anno fa, visitando una Pieve a Gemonio (Chiesa di San Pietro X-XI sec, Gemonio VA), comprai un libricino ad un banchetto della parrocchia. Questo libretto riportava alcune parti di due diari di pellegrinaggi a Roma, uno compiuto da un parroco di Gemonio nella seconda metà del 700 e, l’altro, da una confraternita comasca. Il loro viaggio fino a Roma, passando sulla via Emilia, non tralascia le nostre terre, leggendolo si trovano così descrizioni delle bellezze artistiche e dell’ospitalità piacentine, nonché alcune testimonianze di opere d’arte ormai a noi non più visibili. Anche se brevi, queste testimonianze, ci ridonano un piccolo tassello di una Piacenza del passato.

Il parroco di Gemonio verso Roma ( 18 aprile 1781)

..(…)..Piacenza è una città di belle contrade. Il palazzo Scotti ha un esterior gusto romano di contro alla canonica dei Rocchettini, la di cui chiesa bella ha cinque navate. In sagrestia la “Passione di Cristo” mirabilmente scolpita in tre pezzi di legno orientale incorruttibile e sotto la “Natività di Cristo”.

Un Ostensorio. Oh, che bella libreria! La prima stanza è assai grande; la seconda pur grande; la terza picciola, è un museo. Due libri, uno di rami antichi, e preziosi, l’altro stampato a Parma del valore di 18 zecchini. Il gran Refettorio ornato di stucchi indorati alla moderna, con un quadrone di fronte stimato e bello del Lomazzo, dove per altro vi sono delle sproporzioni. (pittore d’idea servile. Il padre lettore Torinesi gentilmente ci favorì, ed accompagnò per la città. Visti i cavalli di bronzo e l’anfiteatro antico sulla piazza).

In Fiorenzuola ad 1 di notte. Contrasto col vetturale, Borgo grande. Bella la torre del campanile. 13 canonici, 16 cappellani. Cena in casa dello speziale amico del padre don Raimondo Besozzi cistercense, buon vino.

A’26 aprile. Partimmo summo mane, cioè alle ore 9 e mezza, pioggia tutto il viaggio, giunti inParma, alle 17 e mezza cessò. Qui si pranzò e cenò all’osteria magnifica del Pavone, pulito, e male e caro: il cameriere padovano ci godé. Le donne portano una mantiglia d’indiana con un cappuccio. Chi non riderebbe? Le viti pendono dagli olmi, qui si assoldò con tre paoli un cicerone, che ci fu guida dappertutto..(…)

La confraternita comasca di San Giovanni decollato in viaggio per Roma. (26 febbraio 1725).

Primo marzo.
A 24 ore arrivò la confraternita in Piacenza favorita dalle calde raccomandazioni con una di lettere del signor conte Barni appresso il vescovo di detta città, nella quale si fece entrata cola esenzione del porto, e coll’incontro della confraternita e dell’infinito numero di popolo coll’accompagnamento di gran nummero di torchie, e nel medesimo modo consegnata all’alloggio della Croce Bianca. Movevano a stupore gli abitanti di quella città che longo trato sostavano attendendo la compagnia a tutto prospetto con indicibile invero il giubilo manifestato a tutto sfarzo di torchie, con che fu ricevuta la compagnia a quell’oratorio e da quello accompagnata all’alloggio di Croce Bianca, dove con umiltà troppo grande fu servita da quei cavalieri. La mattina seguente ritornarono detti signori a dar la levata festivamente vestiti, conducendo i pellegrini confratelli a veder la cose più meravigliose della città, fra le quali il mirabile esempio della Passione di Cristo intagliato a miracolo nella sagrestia de padri agostiniani rochetini e la stupenda opera a pennello di Giovanni Paolo Lomazzo milanese nel refettorio di detti padri. Detto giorno, dopo provvisti a soddisfazione del serenissimo principe che li volle vedere ordinati dalla finestra, fu introdotta la confraternita nella cittadella ed ivi, d’ordine di sua altezza le fu fatto vedere tutto che di belo era in detto luogo, massime nelle cantine ove si contenevano in 8 mila brente di vino. Le fu pur fatto vedere il pranzo apparecchiato per la serenissima di Modena, e fra le altre cose si ebbero ad ammirare le fragole e castagne fresche. Doppo condotta la confraternita al mentovato allogio di Croce Bianca si trovò preparato un sontuoso pranzo di pesci marini e vini rarissimi, d’indi partì sulle 20 ore colla benedizione di monsignor signor Barni vescovo di quella città accompagnata da tutto il pubblico a tiro d’ochio. 3 detto (mese) S’incamminò la compagnia doppo il pranzo alla volta di Parma..(…)…

Tratto da “in viaggio per Roma” a cura di V. Arrigoni, G. Pozzi, Gr. Arch. Parr.

Pubblicazione Pro Oratorio (ed. I quaderni di Gemonio).


articolo di:
Chiara Belloni.

lunedì 12 ottobre 2009

Piazzale Libertà - questione di palle

Piazzale Libertà, rappresenta un'area importante su cui, l'amministrazione comunale, sta investendo molto in termini di riqualificazione urbana. L'area, posta fra il termine dello Stradone Farnese e di via Patrioti, da sempre è considerata una zona fondamentale per il deflusso del traffico veicolare cittadino.
Nelle intenzioni della giunta, c'è la volontà di recuperare un'ampia fetta del Piazzale e, quindi, di di offrire alla cittadinanza un nuovo spazio aggregativo, abbellito da una pavimentazione in porfido, una fontana dai suggestivi giochi d'acqua e da nuove aree verdi. La realizzazione del piazzale, non ha evitato polemiche legate all'aspetto urbanistico. A muovere severe critiche ai lavori, è stato Giorgio Cisini, consigliere del Partito democratico che, sui lavori in corso, ha criticato l'inserimento dei colonnotti posticci, imitazione di quelli già storicamente presenti sullo stradone rinascimentale e, considerati dal politico un "falso storico". Ad alimentare le polemiche, vi è anche la futura collocazione di sedici dissuasori sferici in ghisa o in granito, soluzione poco apprezzata dai puristi che ne eviterebbero la postazione, considerandoli anch'essi non coerenti alla storia del sito in cui verranno immessi.
Personalmente, allo stato attuale dei lavori, trovo interessante e suggestiva l'idea di creare un nuovo spazio aggregativo che, se saggiamente realizzato, potrebbe donare alla città un nuovo luogo dove potersi incontrare e godersi l'ingresso alla via più maestosa della città, lo Stradone Farnese.
Personalmente, opto sempre a soluzioni puriste, rispetto ad altre troppo ardite che possano snaturare il contesto storico sul quale si interviene; Fondamentale, comunque, che i lavori mantengano un'alta qualità esecutiva, aspetto assolutamente non scontato, dato gli interventi discutibili di questa e delle amministrazioni passate.

Piazzale Libertà - ieri

Piazzale Libertà - oggi


Piazzale Libertà - domani
immagini tratte da: www.comune.piacenza.it

lunedì 28 settembre 2009

la collezione Mazzolini

Correva l'anno 2007 quando, all'interno della rocca Viscontea, si tenne la presentazione al pubblico di una selezione della "collezione Mazzolini", importante donazione da parte della scomparsa Rosa Domenica Mazzolini, che volle donare alla diocesi di Piacenza-Bobbio il suo ingente patrimonio artistico.
la Collezione, formata da centinaia di dipinti dei maggiori artisti del 900 Italiano, rappresenta una vera e propria testimonianza della pittura italiana del XX° secolo e va ad arricchire la vastissima quantità di opere artistiche di proprietà della curia locale. A comporre l'imponente raccolta, vi sono 872 quadri e 27 sculture, fra cui spiccano opere di: Giorgio De Chirico, Carlo Carrà, Ottone Rosai, Filippo De Pisis, Massimo Campigli, Mario Sironi, Giuseppe Capogrossi, Virgilio Guidi, Aligi Sassù, Lucio Fontana, Bruno Cassinari, Ennio Morlotti, Arnaldo e Giò Pomodoro e tanti altri artisti che han fatto la storia dell'arte moderna nazionale.
Dalla conclusione della mostra, le opere non sono più state esposte al pubblico e, dato l'eterno rilancio che si vorrebbe dare alla Galleria d'Arte moderna Ricci Oddi, sarebbe auspicabile una collaborazione fra Diocesi e Comune di Piacenza, atta a completare la storica collezione Oddiana e, contemporaneamente, a valorizzare le due raccolte private che, allo stato attuale, cercano il giusto spazio espositivo. La Galleria Ricci Oddi, attraverso l'ampiamento nell'Ex Palazzo Enel, tenterà il definitivo riscatto turistico; la collezione Mazzolini, unita a quella dello storico collezionista Giuseppe Ricci Oddi, andrebbe a creare una raccolta artistica unica nel suo genere, composta dai maestri dell'800e del 900 italiano.

Giorgio De Chirico (collezione Mazzolini)

domenica 20 settembre 2009

San'Agostino - tesoro negato

Dal 17 al 20 e dal 24 al 27 settembre 2009, la basilica di Sant'Agostino a Piacenza, è sede dell'esposizione : "L'arte di arredare", manifestazione alla sua undicesima edizione organizzata dal Consorzio Professionisti dell'Arredamento. Quest'evento, oltre ad offrire la possibilità di vedere le ultime novità in termini di design e arredamento, da la grande opportunità ai piacentini di poter visitare la basilica Agostiniana, la chiesa più imponente della città, l'unica a cinque navate. Sant'Agostino, è un superbo esempio di architettura rinascimentale, fondata nel 1570 è opera del Caramosino. Da decenni è inutilizzata, se non per manifestazioni sporadiche che, comunque, non consentono alla struttura un'adeguata conservazione e valorizzazione della stessa.
Inutile ricordare che, nel 2015, Milano sarà protagonista dell'EXPO, un evento su scala mondiale che richiamerà nella città meneghina milioni di visitatori che, si spera, almeno una piccolissima fetta possano riversarsi visitare anche il nostro territorio.
Uno spazio come Sant'Agostino, non può assolutamente non essere sfruttato in vista di tale occasione. La sua imponenza ma, specialmente, il fascino che sprigiona l'ex basilica, possono essere una carta vincente per un turismo locale che, in definitiva, a Piacenza non è mai esistito.

maggiori info sulla basilica le potete trovare su questo post: Basilica di Sant'Agostino


martedì 15 settembre 2009

Sassi sullo stomaco

Rabbia, frustrazione, inebetimento. Sono molteplici i sentimenti che provo verso alcuni membri della classe politica locale. Piacenza, come del resto tutto il paese, sta vivendo un periodo di nette traformazioni, sociali e culturali. La "mangiada in si sass", iniziativa privata dell'Osteria dell'Angelo" svoltasi lo scorso 4 settembre, mirava esattemente nel rivivere momenti passati quando, il "Quartiere Roma", rappresentava per coloro che vi abiavano, una sorta di "famiglia allargata". La cena, a pagamento e aperta a tutti, previa normale prenotazione, ha fatto registrare per il secondo anno consecutivo il tutto esaurito. Oggi, martedì 15 settembre 2009, scopro che Roberto Reggi, sindaco di Piacenza, Lorenzo Gattoni, Edo Piazza (Per Piacenza con Reggi) e Giovanna Calciati (PD), definiscono l'evento come nostalgico e, soprattutto, come un'occasione persa per integrare stranieri e italiani.
L'osteria, che già nella passata edizione pagò un affitto di plateatico molto ingente (6.000 euro), quest'anno si sente accusare di discriminazione verso le comunità straniere residenti a Piacenza,
per non aver organizzato una cena multietnica a cui avrebbero potuto partecipare anche le altre nazionalità. Ricordo che, per quanto riguarda le iniziative interculturali, esiste un'agenzia preposta appositamente per organizzare questi eventi (Agenzia quartiere Roma) e che, quindi, questo compito non spetta certamente a un privato ristorante di cucina tipica. Polemiche così sterili non fanno altro che mortificare un ambiente culturale già estremamente misero. Mi auguro che Reggi e co. si impegnino maggiormante per far crescere Piacenza, che di questioni così inutili non sa proprio che farsene se non per rallentare ulteriormente di quanto già lo sia. Nessuno, vuole privare gli stranieri delle proprie sacrosante tradizioni; recentemente è stata organizzata la festa senegalese e, personalmente, ritengo civilissimo che TUTTI possano vivere i propri usi e costumi, rimango sconvolto invece da chi, pretestuosamente, addita di razzismo chi onora le nostre. Piacenza deve crescere, lo ripeterò alla nausea ed episodi come questi mi fanno rendere conto di quanto siamo arretrati e di quanta strada dovremo ancora fare...

lunedì 14 settembre 2009

operazione Veleia

Veleia Romana, nota anche come "La Pompei del Nord Italia", è posta a 460 metri sul livello del mare ed è incastonata nella Val Chero in provincia di Piacenza.
Nel 1760, sotto il comando di Don Filippo di Borbone, duca di Parma, Piacenza e Guastalla, iniziarono degli scavi archeologici che portarono alla luce importanti reperti archeologici, fra cui la prestigiosissima "Tabula alimentaria Traiana", la più' grande tavola scritta in bronzo di tutta l'età romana (metri 1,50 x 3) . Questa, insieme a tutti i restanti reperti, furono portati a Parma, dove, sempre nel 1760, fu appositamente costruito il Museo Archeologico per poter ospitare gli importanti ritrovati veleiati.
Oggi, nel settembre del 2009, il sindaco di Lugagnano Val d'Arda, Jonathan Papamarenghi, e il presidente della provincia, Massimo Trespidi, si sono impegnati nell'ardua e improbabile impresa di ottenere la restituzione da parte della città di Parma di quanto è stato tolto alla provincia piacentina e alla comunità lugagnanese. Questi reperti hanno dato lustro al Museo parmigiano e oggi, a prescindere dalla difficoltà dell'operazione, dovremo fare quanto possibile per riportare tali tesori nel confine piacentino. Riavere a Veleia la Tabula Alimentare e le altre sculture rinvenute alla fine del XVIII° secolo, vorrebbe dire ridare slancio turistico ad un "gioiello" ancora poco conosciuto e solo parzialmente valorizzato. Da piacentino, non posso che appoggiare completamente la causa del giovane sindaco e del neo presidente provinciale, Piacenza ed il proprio territorio devono credere maggiormente nelle proprie potenzialità, a mio parere enormi. Credere nella cultura, nelle proprie eccellenze storico-artistiche ed eno-gastronomiche potrebbero far fare al territorio quel salto qualitativo di cui da anni si parla ma, di cui, manca sempre qualcosa per poterlo effettivamente fare.

lunedì 7 settembre 2009

una mangiata sui sassi

Venerdì 4 settembre 2009, si è tenuta a Piacenza la seconda edizione della "na mangiada in si sass", serata organizzata dall'ottima "Trattoria dell'Angelo" che ha visto, dopo il successo della passata edizione con la partecipazione di ben 180 persone, un ennesimo consenso partecipativo con ben 250 piacentini che hanno cenato insieme, nel segno della convivialità e della piacentinità.
La cena, rigorosamente rispettosa delle tradizioni locali, si è distribuita fra via Tibini e via Sansone, eccezionalmente chiuse al traffico, ha voluto e saputo ridare quel tocco di nostalgico campanilismo ad una delle zone più belle ma, purtroppo, nell'ultimo decennio bistrattate della Piacenza, il quartiere Roma. Questo rione, come più volte detto, si sta tentando in tutti i modi di riportarlo ai fasti di un recente passato, quando, via Roma e zone limitrofe, erano considerate vie prestigiose mentre, allo stato attuale, questi stessi luoghi vengono ritenuti, più o meno ragionevolmente, come degradati e pericolosi da frequentare in certi orari. La presenza di una grande comunità extracomunitaria, è innegabile, ha indotto il quartiere a perdere quell'identità che da sempre lo contraddistingueva, con le sue botteghe, le osterie, e con i vari negozi commerciali. Serate come quelle di venerdì scorso riescono, almeno per qualche ora, a far rivivere l'atmosfera di una vecchia Piacenza che è, e sarà, sempre un ricordo più lontano.

la "vecchia" - via Roma

domenica 30 agosto 2009

Cortemaggiore, il sogno di una città ideale

Pubblico un'interessantissima intuizione dell'amica Chiara Belloni sulla struttura urbanistica di Cortemaggiore.

Studiando la storia della famiglia Pallavicino e del loro arrivo alla fine del '400 in Cortemaggiore, dopo che tante volte avevo preso in mano la piantina del paese e lo stemma della famiglia, ho notato un particolare che fino ad oggi mi era sfuggito; sovrapponendo alla planimetria del centro antico (entro le mura) di Cortemaggiore lo stemma della famiglia Pallavicino si nota una perfetta aderenza tra i due disegni.
Nei documenti della fine del '400 si parla di questo progetto, (della costruzione della nuova capitale dello stato Pallavicino), i lavori sarebbero stati affidati all'architetto ducale Maffeo da Como ed al piacentino Ghiberto Manzi.
Si è sempre pensato quindi a Cortemaggiore come frutto del progetto di una "città ideale" che seguiva le nuove regole del Rinascimento, larghe vie, portici, strade dritte e regolari, altri invece supponevano che lo schema di Cortemaggiore richiamasse l'antico insediamento romano, le vie che partendo dall'antico cardo e decumano massimo si sviluppavano per tutto il paese. (Dodi, Torricella, ecc.).
Quella operata dai Pallavicino è una vera e propria rifondazione dell'antica Cortemaggiore, (si cercherà anche di cambiarne il nome in "Castel Lauro", ma senza successo ...), viene ridisegnato ex novo l'intero paese, eliminati gli edifici vecchi e le strette strade medievali per far spazio alla nuova città; la Capitale.
La struttura perfettamente ridisegnata coincide esattamente con lo stemma della famiglia regnante, non solo; il centro del potere, la rocca ed il palazzo, vengono proprio a coincidere con la parte dello stemma che rappresenta l'aquila imperiale, (sinistra in alto, corrispondente all'angolo sud-est del borgo).
Le mura di cinta seguono proporzionalmente le linee di confine dello stemma, una firma indelebile dei Pallavicino nel tempo.
Ho cercato notizie riguardanti la costruzione del paese. Si parla in effetti sempre di progetto unitario, di ricostruzioni ex novo, di definizione della struttura del paese attraverso disegni e progetti, di costruzioni di edifici sia pubblici che privati che religiosi, e di un sistema di mura e fossati che delineava il perimetro di questa nuova città. Vengono iniziati subito i lavori, della rocca e del palazzo, contemporaneamente al sistema difensivo, poi la chiesa, l'ospedale per i pellegrini ... tutti blocchi regolari, precisi lotti di terreno che ne compongono la scacchiera.
La mia teoria sarebbe quindi quella che gli architetti Maffeo da Como e Ghiberto Manzi abbiano disegnato il progetto della nuova Cortemaggiore ricalcandone la planimetria dallo stemma della casata che avrebbe regnato su quella città, lo stemma proprio dei Pallavicino di Cortemaggiore, come lo si trova affrescato nella chiesa dell'Annunciata.

articolo di: Chiara Belloni


foto di proprietà di: www.libertaonline.it


Stemma dei Pallavicino

sovrapposizione dello stemma con la pianta di Cortemaggiore

Planimetria di Cortemaggiore

domenica 26 luglio 2009

Il "locco" e il "furbo" la storia di due province

Nella storia dell'uomo, "figure" come quelle dei vincenti si sono sempre contrapposte a quelle dei perdenti, i belli ai brutti e così via; Se dovessimo banalizzare e provincializzare queste antitesi, Piacenza e Parma sposerebbero benissimo la definizione del "locco" e quella del "furbo". Ovviamente, non sto a specificare a quale delle due province spetti il titolo meno onorifico...
E' dal 1547, anno in cui Pierluigi venne assassinato a Piacenza ed in cui la capitale del ducato venne spostata a Parma, che Piacenza conosce un declino continuo ma, soprattutto, usurpazioni di ogni genere da parte dei cosiddetti "cugini" parmensi. I reperti di Veleia sono stati portati a Parma, la coppa è diventata inspiegabilmente una loro specialità ignorando che, a differenza della nostra, non ha la denominazione D.O.P. ed ora, non completamente soddisfatti, sono diventati specialisti anche della celebre "Pancetta di Parma" (????). Loro, come si dice in gergo, fanno "il loro gioco" e, devo dire, che lo fanno piuttosto bene ma noi, al contrario di quanto fin'ora fatto, spero che in futuro impareremo a difendere e a valorizzare meglio le nostre eccellenze dagli "attacchi" dei nostri affettuosi "parenti"...

magna parma, prodotti Parmigiani on line

coppa di Parma
pancetta di Parma

lunedì 20 luglio 2009

epigrafi piacentini - Osvaldo Barbieri (Bot)

Da un idea di Claudio Gallini, andremo a raccontare brevemente le vite di alcuni illustri piacentini, concittadini che, dopo la morte, sono stati onorati da epigrafi commemorative che potessero celebrare ai posteri le loro gesta.
Il primo piacentino con cui iniziamo è Osvaldo Barbieri il "Terribile" meglio noto come Bot, sicuramente l'artista piacentino più estroso e bizzarro del secolo scorso.
nacque Il 17 Luglio 1895, in via Beverora 39, da padre e madre panettieri, BOT appartiene alla nuova generazione di pittori futuristi del primo trentennio del novecento. Bot, venne influenzato da varie correnti artistiche, dal cubismo al surrealismo, dall'espressionismo fino ad arrivare al futurismo e all'arte oggettuale.
Amico di Marinetti (fondatore del futurismo), aderì alla nuova corrente culturale, senza però mai lasciarsi troppo condizionare dalla stessa. A Milano frequentò "Umanitaria” e ebbe rapporti con l’ambiente artistico e culturale della scapigliatura milanese.
La sua vita fu un susseguirsi di polemiche, sollevate in parte dal suo storico rivale, Luciano Ricchetti (con il quale divise tra l’altro lo studio nel 1942). Bot, insieme a Mario Cavaglieri, diedero una decisa svecchiata alla tradizionale pittura piacentina che, da Ricchetti, Sidoli e Ghittoni, era perfettamente rappresentata.
Partecipò alla Biennale di Venezia (1930 e 1932), tenne personali a Milano Roma e naturalmente nella sua Piacenza.
Sempre egli anni ’30 lavorò alla prima serie delle “Ferroplastiche”, Pubblicò saggi futuristi, tra cui “Autoritratto futurista”, con prefazione di Marinetti, e “Flora futurista”. Creò inoltre cartelloni pubblicitari, carte da gioco futuriste e fondò a Piacenza una sede del movimento. Nella seconda metà degli anni trenta fu in Libia, ospite di Italo Balbo, dove pubblicò “pennellate sull’Africa” e tenne una mostra personale.
Alcune sue opere sono conservate presso la Galleria D’arte piacentina Ricci Oddi.
Osvaldo Barbieri morì a Piacenza il giorno 9 novembre 1958 in via S.Eufemia, 21 con alle spalle oltre tre decenni di intensa attività artistica.

Testo di: Claudio Gallini e
Massimo Mazzoni

foto di: Claudio Gallini- Viale Beverora (Piacenza)

Osvaldo Bot

domenica 12 luglio 2009

La Via degli abati

Quasi tutti avranno sentito parlare almeno una volta della la Via Francigena, questa antichissima strada che nel medioevo conduceva nutriti pellegrini da Canterbury fino a Roma passando anche per la nostra Provincia. L’intera Europa è disseminata di questi cammini, come il famoso di Santiago de Compostela o i vari percorsi verso la Terra Santa. Da Bobbio, però pochi sanno, che ancora prima della strada “Romea” partiva un’antichissima Via che portava dei religiosi, (per lo più irlandesi) in visita alle spoglie di San Colombano a Bobbio presso l’omonima Abbazia, verso Roma in terra Vaticana. La strada in questione è stata oggetto di studi da parte di molteplici storici, ma chi è riuscito a ricostruire con maniacale precisione l’esatto percorso affrontato più di mille anni fa, è sicuramente lo storico piacentino Giovanni Magistretti. Il dott. Magistretti, dopo un’accurata ricerca presso l’archivio diocesano di Bobbio e sfogliando i codici diplomatici che regolavano i monastero della cittadina, ha collaborato a ricostituire questo percorso battezzato “Via degli Abati”. La “Via degli Abati” compie buona parte del proprio percorso sul territorio piacentino per poi “agganciarsi” a quella che oggi chiamiamo appunto “Via Francigena” nei pressi di Pontremoli.
Il cammino
, di esattamente 125 Km, è tuttora percorribile a piedi, a cavallo o in bicicletta e da qualche anno, grazie all’interessante lavoro di Magistretti, viene ripercorso interamente come una specie di corsa-trail commemorativa tra boschi, colli e rive dell’Appennino tosco-emiliano. Il percorso prevede inoltre alcune piccole varianti rispetto alla Via principale; Queste varianti sono state identificate grazie ad innumerevoli simboli (o segni) che questi monaci lasciavano lungo il loro peregrinare come una semplice croce su un casato ad indicare un luogo dove trovare riparo o una devozione particolare di un sacello ad un santo viaggiatore in terra santa come è stato ad esempio S. Antonino. Senz’altro non passano indifferenti i vari xenodochi che ospitavano i pellegrini per dar loro alloggio e rappresentavano per loro non solo un rifugio ma anche un luogo di culto.
Uno dei più significativi è sicuramente l’oratorio di Banzolo nella Val Lavaiana.
La struttura era di proprietà del monastero di Bobbio e controllata direttamente dai monaci come del resto lo era il più celebre xenodochio posto a Boccolo dei Tassi. Percorrendo la Via degli Abati anche ai nostri giorni è facile imbattersi in questi “ospizi” oggi adibiti a oratori di paesini ormai disabitati o il più delle volte ne rimangono le rovine. Per approfondire questo tesoro anche piacentino consiglio la lettura del contributo dato dal dott. Magistretti al questo link
Per gli sportivi c’è un appuntamento da non perdere invece con la corsa trail sulla via degli abati che trovate sul sito www.theabbotsway.com

testo e foto di Gallini Claudio


Bobbio - statua di San Colombano

Farini - Oratorio di Banzolo (ex Xenodochio)

mercoledì 8 luglio 2009

Piacenza e provincia: "Cenerentola" per sempre?

Forse sono di parte quando si parla di Piacenza e della sua provincia; Forse??? direte voi, si, effettivamente sono molto campanilista, ammetto il mio limite. Però, ad onor del vero, La città è davvero ricca di storia e di arte, la provincia ha colline bellissime, incastonate da splendidi manieri medioevali e da un vero e proprio gioiello come Velleia Romana. Siamo l'unica provincia italiana ad annoverare ben tre salumi che si possono fregiare del marchio D.O.P. (coppa, pancetta, salame), abbiamo un'ottima tradizione vitivinicola con vini come il Gutturnio, l'Ortrugo, e la Malvasia.
L'elenco che potrei fare è ancora lunghissimo, non mettetemi alla prova! Eppure, per qualche motivo a me sconosciuto, Piacenza è troppo spesso esclusa dagli itinerari turistico artistici ed eno-gastronomici. Prendo spunto da una pubblicità della regione Emilia-Romagna apparsa sulla stampa nazionale. Nella composizione pubblicitaria, appare Parma, rappresentata dal battistero e dai suoi formaggi, Modena, con la sua cattedrale e una ruggente Ferrari d'epoca, Bologna, capitanata dalla statua del Nettuno e dai tortellini, Ravenna dai mosaici e Piacenza? Come sempre si sono dimenticati di noi. Forse, non siamo stata l'unica provincia ad essere ignorata dall'ufficio turistico regionale ma, nel dubbio, di noi si dimenticano troppo spesso. Qualcuno sa darmi risposta?


lunedì 22 giugno 2009

Lettera a Libertà e Cronaca - degrado in Piazza

Lettera del sottoscritto, indirizzate a: Libertà e Cronaca.

Gent. Direttore, scrivo questa lettera per ribadire un concetto già sollevato da altri cittadini: il degrado e l'incuria che imperversa su tutto il centro storico, senza risparmiare nemmeno le zone più prestigiose e rappresentative della città come, ad esempio, Piazza Duomo e Piazza Cavalli.
Attraverso il mio blog, http://ripensandopiacenza.blogspot.com, sono anni che denuncio alcune situazioni a mio parere degradanti; fin'ora le mie parole virtuali sono puntualmente cadute nel vuoto e, proprio per questo motivo, ho deciso di scrivere a chi potrebbe dare maggior risonanza al mio pensiero. Con la seconda giunta Reggi, e l'entrata in giunta dell'assessore Sabrina Freda, addetta alla riqualificazione urbana, si era promessa una maggiore cura nell'arredo urbano e di tutto il contesto storico, beh, a distanza di due anni dalla sua insediazione, non ho colto ne, più attenzione, ne una maggiore sensibilità da parte della maggioranza ma, ad essere onesti, nemmeno l'opposizione l'ho percepita particolarmente interessata e sensibile ad alcuni aspetti di semplice decoro.
Piazza Cavalli, su cui sono stati fatti interventi di "manutenzione" alla pavimentazione, a lavori finiti, è puntualmente tornata ad essere il magazzino cielo aperto del comune, in cui depositare transenne e centinaia di seggiole di plastica, nel migliore dei casi impilate sotto i portici di Palazzo Gotico o, in alternativa, utilizzate dalle comunità straniere per passare allegramente i pomeriggi e le serate piacentine, magari, in compagnia di una buona lattina di birra da poter lasciar gentilmente sul posto.
Piazza Duomo, anch'essa sottoposta a recenti restauri, non se la passa certo meglio. Invito, chi ha poca memoria, a vedere come fosse tenuta solo una decina d'anni fa. Almeno, le due grosse aiuole posta ai lati della piazza, erano composte da erba bassa e non da una vegetazione di difficile comprensione (salvia e rosmarino), nemmeno utilizzabile da condimento culinario, in quanto inquinato dagli escrementi dei cani e da rifiuti vari...
Inutile rienpirsi la bocca con eventi come l'Expo2015 o l'acquisizione delle aree militari, quando poi non si sa mantenere in modo decoroso nemmeno due misere aiuole. Invito quelli della giunta e coloro che a "spada tratta" li difendono, di fare 60 km, andare in Piazza della Pace a Parma, e di vedere quali differenze corrono fra chi valorizza al massimo il proprio territorio e, fra chi, assurdamente, fa di tutto per deturparlo.
Grazie per l'attenzione e per l'eventuale spazio concessomi.
Massimo Mazzoni
http://ripensandopiacenza.blogspot.com

Piazza Cavalli

lunedì 15 giugno 2009

La cucina di Piacenza con l’accento francese

Piacenza vanta un’imponente tradizione culinaria, nonostante alcuni specialisti del settore sostengano che non brilli d’originalità vista l’enorme omogeneità gastronomica dell’intero territorio padano. Nel sostenere queste attestazioni, alcuni mi contraddiranno, però mi sento di affermare che la cucina Piacentina riesca invece a sfruttare al meglio la propria terra ed i suoi frutti diversificandosi così dalle realtà confinanti, creando piatti unici vantati nei migliori ricettari di cucina italiana. Questo concetto importantissimo della cucina territoriale, è stato alla base del successo di un maestro chef Piacentino chiamato Georges Cogny ancora oggi pianto dalla sua comunità a distanza di tre anni dalla sua scomparsa avvenuta il 04 Giugno 2006. Piacenza dovrebbe inchinarsi al sepolcro di Cogny per quanto lustro egli ha destinato alla nostra collettività facendo conoscere i suoi ristoranti e quindi la nostra Piacenza in tutta Italia e nel mondo. Georges Cogny, originario di Versailles lavora per vent’anni per i migliori ristoranti di Parigi dopo aver frequentato la scuola alberghiera della capitale francese. A Parigi si innamora di Lucia Cavanna emigrata a Parigi nel 1948 da un piccolo borgo della val Lardana, chiamato Coletta. Nel novembre del 1957 Lucia & Georges si sposano e nel 1965 consolidano il loro sogno di aprire un ristorante tra le montagne verdi della Val Nure. Georges Cogny diventa infatti cittadino Piacentino nel 1965, anno in cui con la moglie ritira un’antica osteria chiamata “Cantoniera” situata nell’omonima località proprio dove la Strada Provinciale 654 oltrepassa il fiume Nure verso Ferriere. La cucina primordiale del primo decennio di vita della Cantoniera, è molto semplice e si limita a “sfamare” operai della zona e camionisti di passaggio che nei mezzogiorni ritrovano ristoro con piatti semplici a base di pasta e secondi di carne, anche se ogni tanto l’estro prodigioso di Georges cerca di proporre qualche specialità francese tra “pisarei e fasò” e cotolette alla milanese. Accade però che un bel giorno alcuni importanti gourmet piacentini tra cui il dermatologo Giacomo Cortesi e l’avvocato Salvatore Dattilo si accorgono di Georges e sono proprio loro a proporgli serate a suon di nouvelle cuisine. In questi anni Georges inventa nuovi piatti fondendo il piacentino con il parigino. Nel 1976 Georges lascerà i monti della Val Nure per aprire, insieme ai famosi Casella Medardo e Franco Ilari, quel ristorante che sarà poi l’emblema di Piacenza: L’Antica Osteria del Teatro. Un ristorante incastonato in un palazzo del quattrocento con saloni di non comune splendore arredati con alto stile e pregio. Piacenza all’inizio fece molta fatica ad abituarsi a questa nuova realtà; al Piacentino il nuovo spaventa sempre tanto, però, poco alla volta, piatto dopo piatto Cogny riuscì a mettere le radici dentro alla tradizione. La sua cucina non era cucina unicamente francese ma cucina del territorio, creata con quell’inventiva che solo Lui poteva avere. Dopo dieci anni Georges ritorna alla sua Cantoniera proseguendo, in età più matura la sua missione lasciando a Piacenza un grande segno, la svolta della cucina Piacentina. In questi anni, l’apice della sua carriera, la Cantoniera e Georges ricevono numerosi riconoscimenti ed eccezionali recensioni da parte di famosi critici gastronomici e giornalisti della classe di Raspelli e Vizzari ed entra così a far parte delle più famose guide come la Michelin e dell’Espresso. Georges è al centro dell’attenzione, chiamato ed acclamato in tutto il mondo ed è attivo con un intenso piano di formazione che sforna nomi che oggi sono, grazie a Lui, nella top ten dei cuochi italiani: Filippo Dattilo Chiappini, Isa Mazzocchi, Ettore Ferri, Massimo Bottura e Carla Aradelli per citarne alcuni.
Purtroppo nel 2000 una grave malattia lo costringe a lasciare la sua professione ma tacitamente continua a studiare e sperimentare nuovi piatti con l’aiuto dei suoi chef-commis, suoi amici prima di tutto. Nella primavera del 2006, all’età di 74 anni, Georges si spegne perdendo la sua difficile battaglia contro la malattia e lascia un enorme vuoto in tutti noi. Georgeos rimarrà sempre saldo nei nostri cuori con il ricordo anche della sua parlata misto dialetto farinese e francese, con la sua passione per le macchine da corsa e per la pittura. Voglio ricordare un importante avvenimento, ormai giunto alla terza edizione, organizzato dall’amministrazione comunale di Farini che è “La serata di cucina internazionale” che si svolgerà il 12 Luglio 2009. Durante questa serata sarà rilasciato il premio “Georges Cogny” al miglior allievo della scuola alberghiera Piacentina. La giuria sarà come sempre composta da ex-allievi del grande Maestro.

Claudio Gallini

Georges Cogny con la moglie Lucia

lunedì 8 giugno 2009

La fortezza di Pierluigi

All'interno dell'ampia area del Polo di mantenimento pesante nord, vi sono contenuti i ruderi della fortezza Farnesiana, fatta erigere nel 1547 per ordine del duca Pierluigi Farnese, signore della città. La costruzione venne affidata all'architetto Domenico Giannelli, che racchiude il castello ducale in una cinta perimetrale pentagonale dal perimetro di oltre 1500 metri e, inglobava in esso, il monastero di San Benedetto, espropriato da Pierluigi per potervi edificare la propra fortezza.
Il castello, situato nella parte occidentale della città, era inserito nella rinascimentale cinta muraria cittadina, aveva principalmente uno scopo difensivo dagli attacchi esterni e di sottomissione nei confronti dei cittadini stessi.
Pierluigi Farnese, noto per la sua tirannia, si attirò l'odio dell'arisocrazia piacentina che, con la collaborazione di Ferrante Gonzaga, parteciparono alla famosa congiura (P.L.A.C) che sfociò nell'assassinio di Pierluigi Farnese proprio nel 1547.
L'edificio, composta da una parte centrale con cinque baluardi circondati da un fossato. Dei numerosi camminamenti e cunicoli sotterranei, sono pervenuti solamemte quelli posti a Nord.
La chiesa di San Benedetto, occupata dalle truppe francesi agli inizi del XIX secolo e adibita a deposito delle munizioni, la sera del 18 luglio 1805 fu distrutta da un'esplosione della polvera da spero che vi era conservata. In seguito, il castello fu sede della guarnigione austriaca che scelse quest'ubicazione per l'ottipa posizione strategica per potesi difendere ed attaccare a loro volta la popolazione piacentina. Nel 1848, con l'abbandono delle truppe austiache dalla città, il podestà Fabrizio Gacardi proclamò la distruzione del castello, divenuto dalla sua costruzione, simbolo di oppressione e terrore per la cittadinanza.
La demolizione dell'edificio fu eseguita a furor di popolo e molte delle pietre furono utilizzate per delle nuove dimore cittadine. Attualmente, permangono solo alcuni resti della cinta muraria ed alcuni camminamente sotterranei, ottimamente conservati dall'arsenale militare che ancor oggi vi risiede.


Castello Farnesiano - foto tratta da: piacenza virtuale
resti del Castello Farnesiano - autore mm78