venerdì 28 settembre 2007

Giuseppe Verdi il Piacentino

Giuseppe Verdi come ben tutti sanno, è nato a Roncole di Busseto (PR), ma ben pochi sanno che il maestro era di chiare origini piacentine, da parte di entrambi i genitori e che, con Parma e con tutto il suo territorio, ha avuto ben poco a che fare. Sembra che addirittura non amasse particolarmente i suoi compaesani di Busseto. E' un dato di fatto, che nella nostra provincia (PIACENZA) lui non ci è nato casualmente, ma ci ha voluto vivere, soggiornando nella sua elegante villa a S. Agata dove ha composto tanti dei suoi capolavori musicali.
Di Villanova sull'Arda e della provincia di Piacenza fu anche consigliere provinciale.
Anche in questo caso, si nota la differenza fra Parma e Piacenza. Loro sfruttano fino al midollo il legame che hanno con Verdi; noi invece, beh lasciamo perdere. Qualcosa è stato fatto, ma sempre in ambiti locali mentre oggi 28/09/07, a Parma ha inizio il "Festival Verdi 2007" al teatro Regio ed il richiamo dell'evento è nazionale. Ancora una volta, ci tocca imparare da chi da secoli si dimostra più lungimirante e furbo di noi.

Qui sotto, un breve testo tratto da www.verdipiacentino.it - interessante sito ricco di informazioni inerenti alla vita del maestro.



Giuseppe Verdi ha i tratti caratteriali tipici dei piacentini. Operoso, prudente negli affari, parsimonioso ma anche generoso. Fiero e riflessivo, sa essere inflessibilmente severo. Egli nasce, sì, a Roncole di Busseto (Parma) da Carlo Verdi, che gestisce un'osteria, e da Luigia Uttini. Entrambi i genitori hanno però radicate origini piacentine: la famiglia Verdi, dal XVII secolo gravita tra Villanova e Sant'Agata, entrambe località del Piacentino, mentre da parte materna gli Uttini si muovono tra Saliceto di Cadeo e Chiavenna Landi, in piena terra piacentina. E' solo il nonno Giuseppe Carlo, che - pur avendo diverse proprietà nel Piacentino e precisamente a Bersano, Villanova e Sant'Agata - si trasferisce a Roncole nel 1791, dove decide di gestire insieme alla famiglia, l'osteria del piccolo borgo e dove Verdi nasce nel 1813, a pochi chilometri da Busseto. Gran parte della sua vita - poi - sarà, comunque, caratterizzata dalla quiete della villa di Sant'Agata di Villanova. Nel 1851, Verdi lascia definitivamente Busseto, ove era tornato verso la fine degli anni Quaranta dopo diversi anni vissuti a Milano, dove aveva mietuto successi e consensi. Egli infatti non ama i bussetani, troppo pettegoli e troppo curiosi sul suo rapporto con la Strepponi, e sposta la propria residenza a Sant'Agata, dove compone gran parte delle sue opere e dove svolge, oltre che l'attività di musicista anche quella di imprenditore agricolo.
Banca di Piacenza
A Piacenza coltiva amicizie (poche, ma sincere), nel 1889 viene eletto consigliere provinciale nel collegio di Cortemaggiore (del 1879 al 1884 era stato eletto consigliere comunale di Villanova, di cui finanziò la costruzione dell'ospedale, inaugurato nel 1888). Il resto sono i viaggi, le soste a Fiorenzuola, le brevi tappe a Piacenza all'albergo San Marco (a pochi passi da piazza Cavalli) e i tanti, tantissimi spostamenti tra Genova, Milano, Parigi, Roma, Londra, Pietroburgo di questo compositore che ha cambiato il linguaggio musicale del nostro tempo, segnando un'epoca.

lunedì 24 settembre 2007

Chiesa di Sant'Agostino

Posta sullo "Stradone Farnese", è la chiesa più imponente della città, l'unica composta da cinque navate. Edificata a partire dal 1550 rappresenta un'opera di assoluto interesse; consiglio quindi, a chi ne avrà la possibilità, di farci una visita la prossima settimana, sfruttando la straordinaria apertura in quanto sede dell'evento "l'Arte di arredare". La manifestazione, iniziata Giov. 20 settembre preseguirà nei giorni 27-28-29-30.
Ne consiglio la visita, in quanto si può visitare un monumento solitamente chiuso al pubblico in quanto sconsacrato e poter ammirare le bellissime esposizioni di design ed arte moderna esposti al suo interno.
Superflio dire che la chiesa sarebbe la sede ideale per tutte le mostre di alto livello, a parer mio molto più indicata rispetto al salone del Palazzo Gotico ormai sede naturale di tutti gli eventi artistici più importanti.



Qui sotto una breve descrizione di S. Agostino, tratto da www.vacanzeitinerari.it
I lavori per il convento di S. Agostino furono iniziati nel 1550, secondo un unico grande progetto che prevedeva la costruzione di tre ampi chiostri e di una chiesa a cinque navate con cupola e «crosere», colonne binate e pilastri accorpati. Gli edifici conventuali, oggi parte della Caserma Cantore non sono visitabili. Particolarmente interessante è il primo chiostro, in cui si è adottato l'ordine tuscanico nelle logge inferiori e una serie di serliane per quello superiore. La chiesa (1570-87) fu costruita dal piacentino Bernardino Panizzari, detto il Caramosino, a cui è tradizionalmente attribuita anche I'ideazione del progetto architettonico, riferibile invece, secondo studi più recenti, a Cristoforo Lombardo, un architetto milanese aggiornatosi sull'opera di Giulio Romano, autore di una serie di edifici particolarmente significativi e che presentano soluzioni simili a quelle adottate a s. Agostino. Preceduta da una facciata neoclassica, eretta tra il 1786 e il 1792 seguendo i disegni di Camillo Moriggia (Ravenna 1743-1795), autore, tra l'altro, del sepolcro di Dante a Ravenna, la chiesa è stata recentemente restaurata. L 'interno, a cinque navate, separate da coppie di colonne in granito e da pilastri accorpati, dalle linee maestose e solenni, rivela interessanti soluzioni spaziali nel sistema delle coperture delle ali laterali e all'incrocio del transetto, sormontato da una grandiosa cupola.
Con la soppressione dei Canonici Lateranensi la chiesa fu spogliata dei suoi arredi, in parte riutilizzati in altre chiese cittadine e del territorio (l'altar maggiore e alcune strutture marmoree delle cappelle laterali si trovano, per esempio, nella parrocchiale di Rivergaro). Sono inoltre esposti al Museo Civico la fontana del Mosè e la splendida statua lignea di S. Agostino del XVIII. Conservano invece la loro ubicazione originaria, seppure mutilate dalle truppe francesi, le calibratissime decorazioni in stucco e le statue, opera di Giulio Mazzoni (Piacenza 1525 c.-1589 c.), formatosi a Firenze e a Roma (fu allievo del Vasari e di Daniele da Volterra), rientrato a Piacenza nel 1576 dove fu impegnato nei più importanti cicli decorativi. Dell'originale decorazione affrescata, che doveva coinvolgere tutta la struttura del tempio, rimangono alcune tracce rilevanti. La complessità del programma è testimoniata dal transetto destro, nella cui lunetta, ai lati della serliana, fu affrescata un' Annunciazione da G.B. Trotti detto il Malosso (Cremona 1556-Parma 1619), discepolo di Bernardino Campi, impegnato lungamente a Piacenza (1583-1615). Formatosi alla scuola cremonese fu poi influenzato dagli esiti correggeschi approdando ad una pittura devozionale rigorosamente attenta ai principi tridentini, con soluzioni vicine a quelle del Barocci.
È andato purtroppo perduto nei bombardamenti del 1945 l'affresco del refettorio, opera di Giovan Paolo Lomazzo (Milano 1538-1600) noto per il celebre trattato sulla pittura e i suoi rapporti con Leonardo.

martedì 18 settembre 2007

Palazzo Anguissola Rocca

L'edificio è della metà del settecento, per eleganza, ricchezza e pregio artistico è sicuramente uno dei palazzi patrizi più importanti della città. La facciata è posta su Via Giordani, mentre un'altro lato s'affaccia su Piazza S. Antonino. Di grande impatto scenografico è il cancello in ferro battuto, che lascia intravedere il cortile ed il giardino interno. Prendo spunto per parlare del Palazzo "Anguissola Rocca", da un articolo tratto da www.liberta.it, dove viene data la notizia, che l'associazione Piacenzarte avrà come propria sede, il salone d'onore al piano rialzato, dove promettono di promuovere eventi culturali come mostre, concerti e salotti letterari. Questa può essere un'ottima occasione per far conoscere e rendere al servizio della città un nuovo bellissimo spazio culturale.




di ANNA ANSELMI tratto da www.liberta.it
Torna a rivivere il sontuoso salone delle feste di Palazzo Anguissola di Cimafava-Rocca, aprendo le porte al pubblico, a conclusione degli ultimi, impegnativi restauri. Dopo la giornata inaugurale, sabato 29 settembre (ingresso a inviti), la giovane associazione Piacenza Arte ha infatti intenzione di ospitare, negli spazi settecenteschi della nobile residenza, conferenze, concerti e, in generale, iniziative culturali, a partire dalla contiguità con una delle istituzioni cittadine più importanti: il Teatro Municipale. Palazzo Anguissola di
Cimafava si trova infatti all'angolo tra via Giordani e piazza Sant'Antonino, di fronte al quasi coevo massimo teatro piacentino. «L'associazione si è costituita nel 2005, ma - spiega la presidente
Carla Romana Raineri - per renderla operativa abbiamo dovuto aspettare il completamento dei lavori, avviati cinque anni fa». Carla Romana Raineri, magistrato al tribunale di Milano, è proprietaria di una parte dell'immobile, frazionato in passato tra più condomini, accanto alla porzione mantenuta dalla famiglia Nasalli-Rocca. Piacentina - il bisnonno paterno era l'agronomo, giornalista e uomo politico Giovanni Raineri, il padre della nonna paterna era il basso Cesare Melzi -trasferitasi da tempo a Milano, Carla Raineri spera molto nel ruolo di catalizzatore culturale che un luogo come Palazzo Anguissola di Cimafava può giocare all'interno del centro storico. In una posizione per altro strategica, a pochi passi da piazza Cavalli, piazza Duomo, il conservatorio "Nicolini"... La sede dell'associazione sarà al piano nobile dell'edificio, in un
appartamento che alterna stanze con affreschi ottocenteschi (scene con cavalieri) ai delicati stucchi tra le grottesche dipinte nel '700. «Le idee sono tante. Il filo conduttore dovrebbe essere la musica, ma
affrontando anche temi di approfondimento che attraversano diverse discipline, ricreando una sorta di salotto letterario». All'inaugurazione, Paolo Bosisio, direttore artistico di Piacenza Arte, nonché docente ordinario di storia del teatro all'università di Milano, presenterà il programma iniziale dell'associazione, che haintanto cominciato a collaborare con il "Nicolini" e il suo direttore, Fabrizio Garilli. Alcuni allievi si esibiranno in quartetto d'archi proprio in occasione del vernissage, nel cortile e nel salone delle feste di Palazzo Anguissola-Rocca. Il sito internet di Piacenza Arte (www.piacenzarte.it) consente già di "entrare" virtualmente nell'edificio e di conoscerne per cenni la storia, insieme agli ultimi
lavori. Il restauro è stato diretto da Piergiorgio Armani, architetto,
e Alberto Catulli, ingegnere, sotto la supervisione della Soprintendenza per i beni architettonici. Lo scalone, dalla balaustra in granito di Baveno, e l'affresco sul medaglione della volta ("Alessandro tra Giove e Mercurio" del milanese Federico Ferrario) sono stati affidati alle cure della restauratrice Alessandra D'Elia.
Non si conosce con sicurezza il nome dell'architetto che disegnò il palazzo nel secolo XVIII, accorpando più case preesistenti, appartenenti a vari membri della famiglia Anguissola, tra le più antiche del Piacentino.
Giorgio Fiori, nel quarto tomo dell'opera "Il centro storico di Piacenza", dedicato al quartiere di Sant'Antonino, precisa come il ramo principale della famiglia riuscì a riunire le diverse abitazioni nelle proprie mani tra il 1726 e il 1727, senza peraltro arrivare fino a piazza Sant'Antonino, meta raggiunta soltanto ai primi dell'800, quando erano già subentrati i Rocca. Nel 1752 Ottaviano e Giovanni
Anguissola sottoposero ad approvazione un progetto, redatto - ipotizza Fiori - dal loro tecnico di fiducia, Gianandrea Boldrini, ingegnere ducale dal 1775. Attribuzione che veniva avanzata anche da Anna Maria
Matteucci nei "Palazzi di Piacenza. Dal barocco al neoclassico", evidenziando le affinità nel «dilatarsi dell'atrio» e nella «grafia elegante delle volte» con Palazzo Mandelli, per il cui progetto si fa lo stesso nome di Boldrini. Tipologicamente Palazzo Anguissola di Cimafava, sviluppato su uno schema a U, è memore di soluzioni adottate in area lombarda, come «gli archi che reggono la cancellata verso il giardino e il percorso pensile che unisce le due ali».

lunedì 10 settembre 2007

Collegio Alberoni Piacenza

Situato lungo la Via Emilia Parmense a Piacenza, deve la sua creazione al Cardinale Giulio Alberoni. Il collegio è un punto di riferimento culturale importante per tutta la cittadinanza, grazie agli innumerevoli tesori che il palazzo settecentesco custodisce; dagli arazzi fiamminghi, alla preziosa pinacoteca, fra cui spicca il celebre "Ecce Homo" di Antonello da Messina. Di grande importanza anche la fornitissima biblioteca e l'osservatorio astronomico.

L'unica nota dolente è data dal fatto che la struttura è privata ed il museo è visitabile solo su prenotazione, quindi non rientra in nessun pacchetto turistico e questo è davvero un peccato, perchè il collegio con tutti i suoi tesori merita visibilità e può essere una valida attrazione per incrementare la notra offerta turistica, che è ricchissima ma ancora poco organizzata.

Una breve storia sul Collegio Alberoni (fonte wikipedia)

http://it.wikipedia.org/
Il Collegio Alberoni è un vasto complesso architettonico, situato a Piacenza. È un seminario dotato di una Pinacoteca, un Osservatorio Astronomico, un Museo di Scienze Naturali, una biblioteca e la chiesa di San Lazzaro.

Deve il suo nome al Cardinale Alberoni che, dopo il sostegno fornito a Clemente XII, fu nominato amministratore dell'ospedale di San Lazzaro di Piacenza, nel 1740. L'ospedale era una fondazione medioevale a beneficio dei lebbrosi. Essendo la malattia scomparsa dall'Italia, Alberoni ottenne il consenso del Papa per la soppressione dell'ospedale, che era caduto in stato di grande disordine, e istituì al suo posto un collegio per l'educazione al sacerdozio di settanta ragazzi poveri, con il nome di Collegio Alberoni. Il Collegio aprì il 18 novembre del 1751. Alla sua morte il Cardinale Alberoni lasciò una somma di 600.000 ducati in dote al seminario da lui fondato. Il collegio prosperò e sebbene sorto precipuamente per la formazione del clero, l'istituto ha annoverato fra i propri alunni scienziati, ingegneri, giuristi e medici, filosofi, eruditi e uomini politici di nota. Si sono formati fra le mura di questa istituzione personaggi quali Gian Domenico Romagnosi, Melchiorre Gioia, Giuseppe Taverna, Alfonso Testa e Stefano Fermi, padre della scuola storica piacentina. Un discreto numero di seminaristi furono elevati alla Porpora Cardinalizia: i cardinali Agostino Casaroli, Silvio Oddi, Opilio Rossi, Antonio Samoré; Luigi Poggi

Antonello da Messina - Ecce - Homo 1473


Oltre ad ospitare i seminaristi, dispone di una ricchissima biblioteca e di un osservatorio astronomico; di notevole interesse la Galleria Alberoni, museo che comprende un centinaio di quadri di artisti di prim'ordine tra cui "Ecco Homo" di Antonello da Messina, 18 arazzi antichi (di grande valore due arazzi fiamminghi del primo '500).