giovedì 14 settembre 2017

C'era una volta a Piacenza... Umberto Locati e il caso della presunta visione mariana.

C'era una volta a Piacenza... Umberto Locati e il caso della presunta visione mariana.
di Claudio Gallini

Sicuramente molti piacentini assoceranno il nome di Umberto Locati all'omonima strada trasversale di via Emilia Pavese, un tempo dipartimento AUSL impiegato per i prelievi del sangue.

In realtà il Locati, nato a Castel San Giovanni (PC) il 4 marzo 1503 fu, oltre che autore della eccelsa seppur criticata opera quale “De Placentinae urbis origine, successu et laudibus” e tante altre, anche uno scrupoloso inquisitore operante a Piacenza tra il 1560 ed il 1566.

Egli entrò giovanissimo, all'età di diciassette anni, nel convento cittadino dell'Ordine dei predicatori di S. Giovanni in Canale, si laureò in teologia a Bologna ed insegnò in numerosi conventi domenicani dell’Italia settentrionale.


Nell'immagine un quadro raffigurante papa Pio V, grande amico di Umberto Locati.
(fonte immagine: https://12alle12.it/)


Egli conobbe Michele Ghisleri, colui che divenne papa Pio V, che sicuramente lo sostenne nella sua crescita all'interno della sfera ecclesiastica, soprattutto in qualità d’inquisitore.

Già nel 1558 fu nominato appunto inquisitore della città di Pavia e poi priore nel convento di S. Giovanni in Canale, nel periodo dove si stavano sistemando, nella stessa struttura religiosa, nuove prigioni utilizzate per l'Inquisizione.

Umberto Locati partecipò ampiamente all'edificazione delle carceri sia con grandi donazioni di tasca propria, sia impiegando il denaro proveniente dalle operazioni legate alle Inquisizioni.

Nel gennaio del 1560, come già scritto, fu chiamato a ricoprire la carica d’inquisitore a Piacenza, nomina che portò avanti sino al novembre 1566.

Leggiamo cosa scriveva lo stesso Locati nella sua “Cronica dell’origine di Piacenza” in merito all’anno 1560:

“[…] Nell’anno 1560 Bernardino Scoto Sabino Cardinale, fu fatto vescovo di Piacenza. Nell’anno medesimo Margarita Austria Farnese, moglie di Ottavio Duca di Piacenza, et di Parma diede principio ad un magnifico, et superbo palazzo in Piacenza in quel luogo dove era la Cittadella appresso Fodesta”.
Giulio Campi - Ritratto di Ottavio Farnese.
(Fonte immagine: Wikipedia).

La cronologia salta poi al 1562 ed il Locati tralascia di raccontare cosa accadde nel maggio del 1560 ma facciamo anzitutto una premessa importante.

Il Cinquecento è considerato dagli storici un secolo fondamentale nella storia d’Italia e d’Europa poiché in questo periodo si ruppe l’unità del cristianesimo d’Occidente.

E’ il secolo del fallimento del dialogo tra i cattolici ed i protestanti anche e soprattutto per la crudeltà dell’Inquisizione, il cui unico obiettivo era quello di ostacolare con la forza la libera interpretazione delle Sacre Scritture.

La Chiesa del tempo mise sullo stesso livello l’eretico, giudicato dal Tribunale dell’Inquisizione, ed il criminale.

A Piacenza l'Inquisizione esercitò sin dalla metà del sec. XIII ed Il tribunale fu sempre amministrato dai domenicani; dal 1564 al 1586 la sede inquisitoriale di Piacenza ebbe autorità anche su Parma (dove venne collocato un vicario).

Ma torniamo ad Umberto Locati.

Le fonti storiche ci tramandano che il 25 maggio 1560, a pochi mesi dalla carica in città, il nostro inquisitore piacentino fu implicato in un caso riguardante la presunta visione della “Vergina Maria” ad opera di una tale Margherita che nei verbali redatti venne così descritta:

“povera e di bassa conditione” e addirittura “vilissima” e “infimae plebis”.


Il delegato vescovile, interpellato a decretare se quanto raccontato dalla “miserabile” era un miracolo oppure un’eresia, deliberò che, al di là della presunta falsità, si sarebbe comunque dovuto erigere un tempio nel luogo esatto della presunta visione.


Tribunale dell'Inquisizione.
(Fonte immagine:http://www.linearossage.it/)

La decisione fu da subito condannata sia dalle autorità cittadine, sia da alte cariche domenicane che imposero al Locati di redigere un verbale e di trasmetterlo immediatamente a Roma per avere un parere.

La lettera fu indirizzata a Michele Ghisleri, al tempo Grande Inquisitore dell’Inquisizione Romana, il quale rispose che la totale responsabilità era del delegato vescovile e non del Locati.

Questa risposta, verosimilmente condizionata dall'amicizia che che esisteva tra il Ghisleri ed il Locati, non salvò la faccia a quest’ultimo non tanto nei confronti dei superiori domenicani, quanto con il duca Ottavio Farnese che ritenne doveroso, senza che ciò accadesse però, il rimpiazzo del Locati.


La copertina de: "Opus quod Iudiciale Inquisitorum dicitur ex diuersis theologis et i.v.d"
di Umberto Locati.

Negli anni a seguire il nostro inquisitore proseguì la sua attività debellando eretici a destra e manca aggiudicandosi nuovamente nel 1564 la carica di priore in San Giovanni in Canale.

Il Locati morì a Piacenza il 17 ottobre del 1587.

L'Inquisizione fu invece abolita a Piacenza una prima volta nel 1768, ma ricostituita nel 1780. 
Cessò per sempre di esistere nei primi anni del sec. XIX.

Da questo breve racconto speriamo di aver fatto luce, seppur molto sinteticamente, su un fatto avvenuto nella Piacenza del Cinquecento e che la via Locati da ora abbia per alcuni un significato che vada al di là dei ricordi di un centro sanitario.





Claudio Gallini è perito industriale ma appassionato studioso di storia locale, e di dialetti soprattutto dell’alta val Nure dove risiedono le sue radici.

giovedì 7 settembre 2017

S'at dìg... rüd

S'at dìg... rüd
di Claudio Gallini


Un dialettismo comunissimo tra tutti i piacentini di città e provincia è sicuramente il sostantivo “rudo”, un termine che provoca, a chi lo ascolta per la prima volta perché arriva da una città lontana, un certo imbarazzo. 

Ha vissuto questo sentimento sulla sua pelle mia moglie, ligure doc, quando ascoltò questa parola in una delle prime occasioni che si trovò qui a Piacenza e ricorda ancora oggi il mio stupore per il suo totale vuoto di conoscenza nei confronti di questo termine; è stata pertanto proprio lei a consigliarmi di trattare in questa sede di… “rudo”.

Ci riferiamo naturalmente al lemma dialettale “rüd”, ossia l’immondizia, la sporcizia ma anche il sudiciume, la sozzura in tutti i generi.


(immagine tratta da: http://newsfeed.time.com)


Andiamo subito al nocciolo della questione etimologica.

Il termine, come ci guida il Tammi, deriva dal latino “rudus” ovverosia, rottame di laterizi e ghiaie, macerie, difatti:
Rudus est maioer lapides contusi cum calce misti 
così leggiamo dagli appunti di architettura di Marco Vitrivio Pollione, architetto romano del I sec. a.C., riferendosi a come strutturare la base dei pavimenti.

(Consigliamo la lettura di questo articolo apparso nei mesi scorsi sul blog)

Per gli agricoltori, sia di pianura, sia delle nostre montagne, il “rudo” (rüd) è inoltre il letame usato per concimare i campi preparati alle coltivazioni, o “le terre” come piace dire a loro.

L’unica differenza linguistica tra il "rudo" di città e quello della montagna piacentina sta nell’articolo determinativo poiché in pianura si dirà “al rüd”, in montagna sarà invece pronunziato, ad esempio in alta val Nure, come “u rüd” (in talune zone, prossime alla zona ligure, può essere altresì, “u rüdu”) ma sempre di letame e spazzatura si sta trattando.

Vediamo un semplicissimo esempio:

Trà vìa al rüd, o anche Purtä ṡö al rüd“Gettare la spazzatura”, "Portare l'immondizia nel bidone in strada"

Sono da riportare poi alcune terminologie che derivano da “rüd”, quali: rüdarö, "lo spazzino"; rüdléint, "sporcaccione"; rüdä, "concimare".

Infine è interessante riportare l’utilizzo di “rüd” come avverbio di modo, per indicare “in grandi quantità”, “a volontà”.

Vediamo un esempio:

Ag n’éra a rüd, "Ce n’era in grandi quantità".







Claudio Gallini è perito industriale ma appassionato studioso di storia locale, e di dialetti soprattutto dell’alta val Nure dove risiedono le sue radici. 





giovedì 31 agosto 2017

Giorgio Armani e Piacenza

Giorgio Armani e Piacenza

di Claudio Gallini


In rete, specialmente sui social, si leggono ogni tanto dei commenti di utenti locali, anche del nostro gruppo Facebook “Ripensando Piacenza”, che lamentano il mancato attaccamento alle proprie origini dell’imperatore della moda Giorgio Armani; sembra difatti, secondo alcuni, che egli non ricordi mai ai media le sue origini piacentine, e altri insinuino che si dichiari alla stampa addirittura nato a Milano.


Fonte Immagine: www.biografiaonline.it

A controprova di tutto ciò ho invece recentemente letto un articolo sul giornale spagnolo “El Paìs” dove il “nostro” Giorgio dichiara chiaramente le sue origini piacentine.

Il pezzo, a firma di Lucas Arraut, risale allo scorso 31 maggio 2017 e riporta un’intervista fatta ad Armani a proposito dell’inaugurazione della sua sontuosa casa di Milano, nei pressi del quartiere Brera, in un palazzo del XVII secolo.

L’intero articolo è quasi interamente incentrato su questa lussuosa dimora posta su tre piani più un terrazzo, eccetera ed eccetera, e il giornalista coglie nel suo scritto ogni singolo particolare anche d’arredamento di questa impareggiabile dimora.

Ad un certo punto Armani, descrivendo un angolo della casa riporta così, tradotto dallo spagnolo:

"C’è un grande quadro che viene da un vecchio cinema a Piacenza, la città dove sono nato e cresciuto. I Buddha di bronzo provengono dalla Thailandia e tutti gli altri pezzi rivelano sentori dell'Estremo Oriente […]. Sono testimonianze di amicizia e rispetto reciproco che ho raccolto nel corso degli anni".

Immagine tratta da: https://elpais.com




Quindi si vuole spezzare una lancia a favore del "bianco - rosso" Giorgio Armani e ringraziarlo per ricordare sempre la sua città natale e far conoscere così in tutto il mondo la stupenda Piacenza che come direbbe un mio grande amico: "La nostra città è paragonabile a una bella signora ma vestita male"… non potremmo chiedere un aiutino a Giorgio?

mercoledì 23 agosto 2017

Quanto è “trends” Piacenza?

Quanto è “trends” Piacenza?

di Claudio Gallini



La grande famiglia dei prodotti Google, comprende anche un interessante strumento conosciuto come “Google Trends”, che consente di apprendere la frequenza di ricerca sul web di una determinata parola, o frase, oltre a estrapolare diverse informazioni.

I risultati restituiti sono davvero molto interessanti poiché Google rappresenta certamente il principale motore di ricerca a livello globale e questi “trends”, ovverosia le tendenze, sono di facile lettura grazie alla sintesi restituita da un grafico.

Il grafico difatti, riporta visivamente l’andamento nel tempo della popolarità di una determinata parola, di una determinata ricerca, in maniera molto chiara.

Con “Trends” è inoltre possibile visualizzare anche la classifica delle parole più ricercate, analizzare la tendenza nel tempo, e tantissimo altro… ma Piacenza quanto è “trends” secondo i calcoli di Google?

Andiamo così a curiosare all’interno di questo strumento interrogando i suoi database.


INTERESSE NEL TEMPO (in tutto il mondo, in tutte le categorie di ricerca).

I numeri rappresentano l'interesse di ricerca rispetto al punto più alto del grafico in relazione alla regione e al periodo indicati. Il valore 100 indica la maggiore frequenza di ricerca del termine, 50 indica la metà delle ricerche, mentre 0 indica una frequenza di ricerca del termine inferiore all'1% rispetto alla frequenza di ricerca maggiore.

Interesse su "Piacenza" nel corso del 2016



Interesse su "Piacenza" dal 2004 sino al presente




Si evidenzia, sulla base dei tredici anni analizzati, una lieve tendenza alla crescita, quanto invece sull'analisi del 2016 la tendenza è pressoché stabile.

Ma ora diamo qualche dato più curioso.



INTERESSI PER AREA GEOGRAFICA (in tutto il mondo, in tutte le categorie di ricerca).

Scopri in quale località il tuo termine ha registrato il maggiore numero di ricerche durante il periodo di tempo specificato. I valori sono calcolati su una scala da 0 a 100. 100 indica la località con la maggiore frequenza di ricerca in proporzione al totale delle ricerche in tale località, 50 indica una località con la metà delle ricerche e 0 indica una località con una frequenza di ricerca del termine inferiore all'1% rispetto alla frequenza di ricerca maggiore.Nota. Un valore più elevato indica una percentuale più elevata rispetto alle query totali, non un conteggio assoluto più elevato. Pertanto un paese di piccole dimensioni in cui la query "banane" rappresenta l'80% del totale avrà un punteggio due volte superiore a quello di un paese di grandi dimensioni in cui la query "banane" rappresenta solo il 40% del totale.

Eccovi la classifica (analisi dal 2004 al presente):



A seguire troviamo: 6° S. Giorgio Piacentino, 7° Piacenza, 8° Sarmato, 9° Caorso, 10° Carpaneto, ...

Proseguiamo con l'analisi delle parole ricercate assieme al termine "Piacenza".

QUERY ASSOCIATE (in tutto il mondo, in tutte le categorie di ricerca).

Query associate. Gli utenti che hanno cercato il tuo termine hanno cercato anche queste query. Puoi visualizzarle in base alle seguenti metriche:* Più cercate - Le query di ricerca più usate. Il punteggio è in scala relativa: 100 indica la query più cercata, 50 indica una query con la metà delle ricerche rispetto a una query con un punteggio di 100 e 0 indica una query con una frequenza di ricerca inferiore all'1% rispetto alla query più cercata.
* In aumento - Query la cui frequenza di ricerca ha registrato l'aumento maggiore dall'ultimo periodo di tempo. I risultati contrassegnati con il termine "Impennata" hanno registrato un aumento molto elevato, probabilmente perché si tratta di query nuove che avevano poche (o nessuna) ricerche precedenti.

A seguire troviamo in ordine: provincia Piacenza, cinema Piacenza, lavoro Piacenza, Piacenza calcio, comune Piacenza, UCI Piacenza, Piacenza Sera, hotel Piacenza, Comune di Piacenza, etc.

E quanto sono di tendenza sui motori di ricerca le parole: Piacenza, Parma e Cremona messe a confronto? Beh giudicate Voi...



Le analisi non finiscono qui e sono molto più articolate e personalizzabili; vi invitiamo pertanto a utilizzare questo strumento di casa Google per apprezzarne le potenzialità attraverso questo link:







Claudio Gallini è perito industriale e appassionato studioso di storia locale e di dialetti, soprattutto dell’alta val Nure dove risiedono le sue radici, fonti d'ispirazione per le sue ricerche.



giovedì 27 luglio 2017

A tòc e bucòn parlùm ad... panaròn

a cura di
Claudio Gallini



Oggi la nostra rubrica dedicata al dialetto piacentino tratta del termine panaròn e del relativo dialettismo locale "panarone", diffusissimo nelle parlate piacentine ed in alcune zone limitrofe, come affronteremo in quest'analisi.

Per chi non lo sapesse il cosiddetto panaròn è nient'altro che uno scarafaggio, una blatta, quell'insetto dal corpo color brunastro, che spesso e volentieri infesta le nostre case.


Un esemplare di panaròn, lo scarafaggio.
(Fonte immagine: http://www.teknoitaliaservice.it)

Facciamo un esempio pratico con questo termine applicato al dialetto piacentino:

Spatassä di panaròn, "Schiacciare degli scarafaggi".

oppure in italiano, utilizzando il dialettismo:

Avevo la casa piena di "panaroni" ed ho risolto il problema con una disinfestazione!


Secondo mons. Tammi, autore del Vocabolario piacentino - italiano edito dalla Banca di Piacenza, il lemma deriverebbe da pan con suffisso -aròn, "-arrone" con valore accrescitivo e spregiativo, tipico del basso meridione italiano; un suffisso che nel nostro dialetto è spesso utilizzato. 

Scopriamo, a titolo di curiosità, com'è chiamato questo insetto nei dintorni di Piacenza, soprattutto al di fuori dalla nostra provincia.

Nel milanese è chiamato sia panaròn, sia panaròt; a Genova è: bagùn; a Cremona è: panaròt;  a Parma è: scarafàzz. 


In conclusione vogliamo segnalare che in senso scherzoso possono esser chiamati panaròn, a Piacenza, anche i sacerdoti per il colore nero delle loro vesti talari; tuttavia con tono invece spregiativo si può usare questo termine quando si vuole paragonare l'insetto ad un individuo.





Claudio Gallini è perito industriale e appassionato studioso di storia locale e di dialetti, soprattutto dell’alta val Nure dove risiedono le sue radici, fonti d'ispirazione per le sue ricerche.

giovedì 13 luglio 2017

C’era una volta a Piacenza… gli antichi ducati di Parma, Piacenza e Guastalla (seconda parte)

a cura di 
Claudio Gallini







Nel precedente post, abbiamo iniziato a scoprire alcune interessanti informazioni statistiche riguardanti Piacenza in epoca preunitaria.


Si è voluto utilizzare come fonte primaria il “Dizionario corografico dei ducati di Parma, Piacenza e Guastalla”, redatto dal prof. Gaetano Buttafuoco e abbiamo rilevato importanti informazioni riguardanti il clima, la popolazione, il territorio, le produzioni, le arti e commercio, oltre alle monete, pesi e misure in uso a quei tempi a Piacenza.

bandiera di stato Ducato di Parma, Piacenza e Guastalla, 1851-1859
(Fonte immagine: www.portalestoria.net)


Oggi concludiamo questo viaggio trattando invece di amministrazione pubblica all'interno dei ducati prima elencati; un tema apparentemente noioso ma che in realtà permette un possibile confronto con l'attualità.


Il Governo

Il governo dei Ducati di Parma, Piacenza e Guastalla era una monarchia assoluta ed al sovrano spettava la completa gestione amministrativa e legale dello Stato. 
Il sovrano poi aveva anche il potere di eleggere tutti gli impiegati dello Stato, nominare i magistrati ed i funzionari.


Il Ministero

Il Ministero era composto da vari presidenti quali: Finanze, Interno, Dipartimento militare, Segretario di Gabinetto e l'incaricato delle relazioni estere.

Al dipartimento finanziario dipendevano le contribuzioni pubbliche, il catasto, Il demanio, le monete, il debito pubblico, le pensioni, le poste, le acque, le strade, i soccorsi, le carceri.

Al Ministero dell’Interno dipendevano: l’amministrazione territoriale, la tutela amministrativa dei comuni e dei luoghi pii, l’amministrazione della giustizia, la polizia, il buon governo delle carceri, la stampa, il culto, il regio diritto, le relazioni con l'estero in via non diplomatica, i pubblici archivi, l’Accademia delle Belle Arti, il museo, le biblioteche, l’educazione e l’istruzione pubblica, la polizia sanitaria, l’agricoltura, il commercio, l’industria e la statistica.

Al dipartimento miliare spettavano invece tutte le questioni attinenti alla milizia, mentre il Segretario di Gabinetto era incaricato alle relazioni estere in via diplomatica.


La Giustizia

A Piacenza vi era un "Tribunale collegiale" per le udienze pubbliche o meglio un "Tribunale d’Appello" che valeva per tutto lo Stato. 
Il “Tribunale supremo di Revisione” aveva invece sede a Parma. 
A Piacenza si trovava anche un “Tribunale civile e criminale” che gestiva tutto il territorio piacentino; per Parma e Guastalla la sede di quest’ultimo si trovava a Parma.

Le “giudicature inferiori”, così le chiama Buttafuoco, erano esercitate da 43 pretori, di cui 17 erano nel ducato di Piacenza, 19 a Parma e 3 a Guastalla.

Una moneta del Ducato di Parma, Piacenza e Guastalla, con l'effigie di Maria Luigia.
(Fonte immagine: www.wikipedia.com)


La legislazione

La legislazione amministrativa era pressoché la stessa dell’allora cessato Impero francese ed esisteva una “Raccolta di leggi emanate dal 1814 in poi”; si vuole comunque citare la presenza di un Codice Civile e Penale, di Procedura Civile e Criminale pubblicati nel 1820, che il Buttafuoco definisce “de’ più bei monumenti di gloria della regnante Duchessa”.


I Comuni

In tutto lo stato si contavano 105 comuni rappresentati da un “Consiglio di Anziani” amministrato dal Podestà che a sua volta era aiutato da alcuni “Sindaci” e da “Assessori”. Queste figure erano tutte nominate dal Sovrano.


Le contribuzioni pubbliche

Le contribuzioni avvenivano in due modalità. 
La prima era denominata “diretta” e si suddivideva a sua volta in tre tipologie: la cosiddetta prediale che erano le tasse sulle terre e sugli immobili in base alla rendita catastale; la personale pagata da ogni individuo che abitava all'interno dello stato con qualche eccezione (una sorta di odierna IRPEF senza voler offendere i fiscalisti); infine vi era la tassa delle patenti pagata da tutti i commercianti, industriali e così via.
La seconda modalità definita allora era quella "indiretta" che a grandi linee racchiudeva: le multe, i dazi, le regalie, le carte bollate, etc.


La milizia

Il corpo militare dello stato consisteva in una compagnia di “guardia d’onore” che aveva un drappello a Piacenza, a Fidenza e un altro nel distretto della val Taro. 
Il palazzo ducale disponeva invece di una guardia formata da alabardieri. 

La descrizione prosegue elencando dei corpi a cavallo, a piedi sparsi un po’ in tutto lo stato, due battaglioni di linea ed un corpo di "sedentari".


Istruzione ed educazione


La pubblica istruzione maschile era governata da una “legge della scuola” del 1831 che definiva tre tipologie di scuole pubbliche.

La prima categoria di scuola descritta era chiamata “superiore e facoltativa” che aveva sede anche a Piacenza; la seconda tipologia era invece quella “secondaria” aperta solo nei capoluoghi di territorio e nei centri più popolati, mentre l’ultima categoria era la “primaria” poste invece in tutti i comuni dello Stato.

Alla scuola primaria veniva insegnata la religione cattolica, morale civile, la lettura, la calligrafia, la matematica, la geografia e la storia.

Nelle scuole secondarie era insegnato il latino, l’italiano e le belle lettere.

Le scuole superiori invece permettevano di abbracciare la teologia, la giurisprudenza, la medicina, la chirurgia, la farmacia, la veterinaria, la fisica, la matematica e la filosofia.

A Piacenza si trovava la facoltà di legge e due cattedre d’istituzione chirurgica e di anatomia e fisiologia oltre ad una cattedra di lingua francese.

All’Istituto Gazzola di PIacenza venivano insegnate le belle arti e si era stabilita una scuola di geometria descrittiva per le arti e mestieri, ed una d’aritmetica.

Era segnalata a Piacenza anche una scuola di canto e di musica.

Si chiude così questo viaggio breve, ma ricco di informazioni, nel mondo piacentino di circa duecento anni addietro.





Claudio Gallini è perito industriale e appassionato studioso di storia locale e di dialetti, soprattutto dell’alta val Nure dove risiedono le sue radici, fonti d'ispirazione per le sue ricerche.

giovedì 6 luglio 2017

A tòc e bucòn parlùm ad... magiùstar

a cura di
Claudio Gallini



Un altro vocabolo che si vuole analizzare in questa rubrica riguarda il piccolo ma gustoso frutto rosso che i piacentini indicano come magiùstar, ovverosia la fragola. 

Mons. Tammi riferisce che la voce piacentina ha un’origine mediterranea dalla quale deriverebbero altresì: magiustrèra, magiustrèina e anche magiustrèin che scherzosamente è oggetto di motteggio da parte dei piacentini nei confronti degli abitanti di Cortemaggiore poiché: 

I magiustrèin ad Curtmagiùr vann a cattä i magiùstar con la scàla.

Il lemma dialettale, con piccole variazioni linguistiche, è condiviso in buona parte dell’Emilia occidentale, nella Lombardia meridionale e nel Piemonte orientale e secondo alcuni linguisti, la voce deriverebbe da “maggio” cioè il mese in cui maturano i primi frutti.

A titolo di curiosità riportiamo che con il termine “magiostrina”, s’intende altresì il cappello maschile di paglia rigida forse in origine indossato dai venditori di fragole.

Fonte immagine: internet

In alta val Nure, a titolo informativo, la fragola è invece chiamata mürél e in questo caso l’influenza ligure è determinante; ad Airole (IM) è difatti denominata merélu, a Calizzano (SV) è muréi, a Zoagli (GE) è merélu e così via. 

L’etimologia della voce alto valnurese, strettamente legata a quella ligure, è da ricercarsi nel dizionario di Giovanni Casaccia dove ci appare come “mélo” ovvero “sorta di piccol frutto primaticcio, rosso, odoroso, e da un gusto graditissimo”, come una piccola mela (dal latino melum).










Claudio Gallini è perito industriale e appassionato studioso di storia locale e di dialetti, soprattutto dell’alta val Nure dove risiedono le sue radici, fonti d'ispirazione per le sue ricerche.



giovedì 29 giugno 2017

C’era una volta a Piacenza… Gli antichi ducati di Parma, Piacenza e Guastalla (prima parte)

a cura di 
Claudio Gallini


Introduzione


Sfogliando l’antico “Dizionario corografico dei ducati di Parma, Piacenza e Guastalla”, pubblicato nel 1854 dal professor Gaetano Buttafuoco (Piacenza 1804 - Parma 1883), scopriamo interessanti informazioni statistiche riguardanti il nostro territorio, a metà del sec. XIX.

Ci troviamo in pieno periodo preunitario, da pochi anni era mancata la benvoluta Maria Luigia d’Austria (1847) e, nel susseguirsi di poteri, la nostra Piacenza assieme a Parma formava uno Stato governato, all'epoca della pubblicazione, nuovamente dai Borbone.

Lo Stato di allora si divideva in tre parti, o meglio in tre Ducati: Parma, con 57 comuni, dove vi era la capitale e dove abitava anche il Sovrano, Piacenza con 45 comuni (oggi ne contiamo 48) e Guastalla con soltanto 3 municipi.

Analizziamo ora dalla mano del prof. Buttafuoco qualche dato statistico e informativo legato alla nostra città di allora.

Queste informazioni, teniamo a precisare, ci giungono dal secondo tomo dell’opera prima citata e pubblicata nella seconda metà del sec. XIX.


Il clima


Il professore descrive il clima delle nostre terre come temperato, con aria salubre tranne lungo le rive del Po dove “l’atmosfera è impregnata di vapori perniciosi alla salute”; nonostante allora le ciminiere della centrale elettrica e del termovalorizzatore non erano presenti, si respirava già, lungo il nostro fiume, un’aria alquanto insalubre.

(Immagine tratta dal volume "Dizionario corografico dei ducati di Parma, Piacenza e Guastalla")


La descrizione prosegue citando l'immancabile nebbia che regnava sovrana in autunno e in inverno, mentre sui monti più alti del nostro Appennino, la neve scendeva già a settembre.



La popolazione di Piacenza


Apprendiamo qualche dato dai censimenti sulla popolazione della città di Piacenza nel sec. XIX e lo paragoniamo, a titolo di curiosità, con gli ultimi dati forniti dall’ISTAT.

Anno          Popolazione

1814           27.429

1839           28.662

1843           29.766

1849           29.898

2016           102.181

A titolo informativo, a Parma, negli stessi anni, la popolazione era maggiore del 30% rispetto a Piacenza, mentre oggi il divario si aggira sul 90%.



Descrizione generale del territorio di Piacenza



La nostra città viene comunque descritta come grande, con la propria sede vescovile (al tempo Bobbio era diocesi a sé seppur posta all’interno del Ducato), con la residenza del Tribunale d’Appello dei Ducati e con due preture (una posta a nord e l’altra a sud).

Buttafuoco prosegue facendo ancora riferimento alle nebbie provocate dal vicino fiume Po che avrebbero reso l’aria “grave”, mentre elogia la nostra terra in quanto “ubertosa”, ovverosia molto fertile.

(Immagine tratta dal volume "Dizionario corografico dei ducati di Parma, Piacenza e Guastalla")


Lo scrittore piacentino, forse un po’ di parte, tiene a sottolineare che Piacenza è considerata una delle piazze più forti dell’Italia settentrionale con la sua forma oblunga, le mura che la proteggono, il castello con cinque bastioni e dotata di moderne opere di fortificazione.

Non sono tralasciate, in questa sintetica esposizione anche le nostre chiese definite pregiate per architettura e per le preziosità poste al loro interno, tra le quali vengono annoverate: il Duomo, Santa Maria di Campagna, S. Sisto. S. Francesco, S. Savino e S. Vincenzo e le già allora soppresse S. Agostino e Benedettine.

L’elenco degli edifici autorevoli prosegue con il Palazzo del Comune, quello del Governo, Palazzo della Cittadella (oggi Palazzo Farnese), Palazzo di Giustizia e il Teatro Nuovo.

L’autore poi elenca i centri principali del territorio piacentino quali, in ordine alfabetico: Bettola, Borgonovo, Caorso, Castel San Giovanni, Pianello, Ponte dell’Olio, Pontenure e Rivergaro.

Località quali: Alseno, Castell’Arquato, Cortemaggiore, Fiorenzuola, Lugagnano, Monticelli, per citarne alcune, dipendevano, dal punto di vista amministrativo, dal distretto di Borgo San Donnino, oggi conosciuta come Fidenza (PR).

A Piacenza, come già anticipato, aveva sede la diocesi locale con ben 362 parrocchie, ma in territorio piacentino era altresì collocata la diocesi “estera” di Bobbio con 8 parrocchie.


Produzione


Il racconto prosegue con l’elenco di tutti i frutti animali e vegetali prodotti e lavorati quali il grano, definito “strabocchevolmente copioso”, viti e frutti in genere, ortaggi, bestiame, pollame, la pesca in Po “affittata per conto del governo”, mentre era libera quella nel Trebbia e nel Nure, selvaggina, apicoltura, la lavorazione dei bachi da seta seppur con “trascuratezza” ed infine viene citata la famosa e grande miniera di ferro e quella più piccola di rame poste a Ferriere in alta val Nure.



Arti e commercio


A quei tempi Piacenza era già un importante centro agricolo che, a detta del prof. Buttafuoco, aveva fatto notevoli progressi grazie al buon governo e alla divisione equa dei tributi; egli stimava addirittura la rendita media delle produzioni rurali, al netto del 4%.

Oltre all’agricoltura nella Piacenza di metà Ottocento troviamo delle cartiere, delle conce per il cuoio ma a quei tempi la nostra città era famosa soprattutto per la lavorazione del fustagno, della tela e della cotonina (un tessuto leggero di cotone); nel collegio San Girolamo di Piacenza veniva lavorata la seta ed il raso.

A Piacenza esisteva già il mercato settimanale che si svolgeva due giorni a settimana, mentre dall’11 al 15 agosto, solo nella nostra città si teneva un’importante fiera del bestiame che attirava genti dalle vicine Parma, Cremona, Milano e Genova.


Moneta


Il sistema monetario dello Stato era il decimale francese, cosicché una lira nuova equivaleva ad un franco; quest’annotazione ci fa facilmente comprendere il motivo per il quale fino a pochi anni fa le nostre lire erano ancora appellate in dialetto “frànc”; una reliquia linguistica destinata ad andare persa con l'arrivo dell'Euro.


Pesi e misure


A Piacenza si usavano le seguenti unità di misura:

Misure lineari: braccio da panno, braccio da seta, braccio da tela equivalenti a 0,67 m.

Misure agrarie: biolca pari a 3084 mq e la pertica piacentina pari a 762 mq.

Misure di peso: peso pari a 7,94 kg e la libbra pari a 0,32 kg.


Nella prossima puntata analizzeremo altri aspetti del Ducato di Piacenza di quegli anni, soprattutto in ambito amministrativo








Claudio Gallini è perito industriale e appassionato studioso di storia locale e di dialetti, soprattutto dell’alta val Nure dove risiedono le sue radici, fonti d'ispirazione per le sue ricerche.