mercoledì 29 agosto 2007

Piazza S. Antonino - immaginazione...

Ho tentato di immaginarmi come potrebbe trasformarsi P.zza S. Antonino, uno degli angoli più suggestivi ed artistici della città. A breve, dovrebbero iniziare i lavori di riqualificazione della Piazza. Dopo anni di discussioni, un concorso di idee caduto nell'oblio, forse si è giunti ad una conclusione (come già discusso in un post precedente). Ovvero tornare alle origini, senza giardinetti improvvisati o giochi d'acqua spettacolari, ma con la volontà di riportare la Piazza come era nel passato.
Un consiglio, se mi poso permettere e sempre ammesso che qualcuno legga quest'articolo. Ok il ritorno al passato, ma utilizzate i sanpietrini o un lastricato... i sassi, pur avendo il loro fascino, sono un vero incubo per chi utilizza la bici (vedi via Tibini, via S. Marco, etc)

PS: L'ulivo l'avrei tolto, ma son troppo pigro per farlo. Ammetto che nonostante tutto non mi infastidisce particolarmente.




lunedì 27 agosto 2007

Degrado Cittadino - S. Maria del Carmine

Dopo decenni di totale incuria, forse, per la chiesa del Carmine è arrivata l'ora di un tanto atteso maquillage. la struttura è davvero ridotta male e per anni è stata lasciata in un completo stato di abbandono. Attualmente, le condizioni della bella basilica seicentesca sono a dir poco disastrose con le statue che ornano la facciata ormai completamente erose dal tempo e dall'incuria, mentre l'interno, temo sia stato invaso dal guano dei piccioni che da anni dimorano nella chiesa.
Da segnalare, che da decenni sulla facciata campeggia il cartello "pericolo di crolli", ma ben poco o niente, si è fatto perchè questo non accadesse.
Auspico che questo intento di recupero sia celere e che si pensi ad una sua funzione consona per ospitare eventi o associazioni che permettano alla città di rivivere questi splendidi spazi che da anni sono inaccessibili e che meritano di tornare ai fasti di un tempo.






venerdì 24 agosto 2007

PALAZZO COSTA

Palazzo Costa è uno dei palazzi più importanti e scenografici di Piacenza, edificato nel settecento per opera della famiglia Costa, importanti mercanti di origine genovese.
Il filmato postato qui sotto è del noto videomaker Roberto Dassoni.

Ulteriori notizie ed immagini su questo bellissimo palazzo, le potete trovare sul sito http://www.spaziocosta.it lo spazio polivalente di arte e design che ha la propria sede proprio nelle sale della prestigiosa dimora.

lunedì 20 agosto 2007

Piacenza ed i suoi palazzi

Una peculiarità di Piacenza sono i suoi palazzi nobiliari, tanto belli, quanto ignorati e purtroppo nascosti. Come infatti evidenziato nel post precedente (P.L.A.C-La congiura di Piacenza), Piacenza e la sua provincia potevano contare su un alto numero di famiglie patrizie, le quali ognuna di queste, avevano i propri palazzi in città ed i relativi castelli in provincia. Ben poche, sono le città delle dimensioni di Piacenza, che possono vantare un così alto numero di palazzi signorili all'interno del proprio centro storico. Come già detto, tali edifici essendo abitazioni private vengono spesso ignorati dagli itinerari turistici, che ovviamente si soffermano sui nostri monumenti e luoghi più rappresentativi (P.zza Cavalli, Palazzo Farnese, P.zza S. Antonino, il Duomo, etc.), ma con la collaborazione dei rispettivi proprietari, si potrebbero davvero studiare percorsi alternativi da quelli abituali. A volte, grazie alle iniziative del F.A.I. i cortili ed i giardini di queste dimore sono stati aperti al pubblico, ma per ovvie ragioni, questi sono eventi straordinari, in cui solo pochissime persone hanno l'opportunità di parteciparvi. Ammetto che questa richiesta è di difficile attuazione, ma per chi come me è appassionato della nostra storia, sarebbe bellissimo avere la possibilità di vedere e scoprire tutti i tesori nascosti che la nostra città custodisce. A volte troppo gelosamente.


Palazzo Scotti da Sarmato

martedì 7 agosto 2007

P.L.A.C. - la congiura di Piacenza

P.L.A.C. è l'acronimo di: Pallavicino, Landi, Anguissola e Confalonieri, le quattro famiglie nobili che, spinte da Ferdinando Gonzaga, misero in atto l'omicidio contro Pierluigi Farnese, duca di Parma & Piacenza. Uomo odiato dalla nobiltà piacentina e dalla sua popolazione, famoso per la sua spietatezza e crudeltà.
L'omicidio fu effettuato nella cittadella farnesiana, morì sotto le pugnalate del conte Anguissola e poi mostrato alla folla e gettato nel fossato della rocca.

Qui sotto, alcuni cenni di vita di Pierluigi Farnese, tratti da: http://it.wikipedia.org

Pier Luigi Farneseritratto da Tiziano (Museo Capodimonte - Napoli).

Pier Luigi Farnese
ritratto da Tiziano
(Museo Capodimonte - Napoli).

Pier Luigi Farnese (Roma, 19 novembre 1503 - Piacenza, 10 settembre 1547) fu il primo duca di Castro e il primo duca di Parma e Piacenza.

Pier Luigi jr. (per distinguerlo dal nonno Pier Luigi sr.), nacque dal cardinale Alessandro Farnese, il futuro papa Paolo III e, probabilmente, da Silvia Ruffini, gentildonna romana che avrebbe dato al futuro papa altri tre figli: Costanza, Paolo e Ranuccio. Questa sua origine non legittima lo tormentò per tutta la vita, e contribuì, in modo forse determinante, alla formazione del suo carattere. Per indicarlo, i nobili piacentini lo chiamavano con disprezzo "il bastardo del papa".

La carriera militare di Pier Luigi fu molto varia; sarà coinvolto su più fronti e al soldo di più padroni; a volte combatterà contro gli stessi familiari e addirittura contro il papa, abbandonando la tradizionale posizione guelfa dei Farnese. Non fu un semplice soldato o mercenario, fu lo stereotipo del guerriero: selvaggio, primordiale, amorale. Non gli mancarono coraggio e ardimento: fu forte, audace e risoluto, addirittura eroico, ma a tal punto efferato da ripugnare i suoi stessi committenti.

L'elezione di Paolo III

Improvvisamente una notizia a lungo attesa e forse ormai inaspettata, scosse Pier Luigi dal torpore in cui era ricaduto: nell’ottobre 1534 il padre, cardinale Alessandro Farnese, ascese al soglio di Pietro con il nome di Paolo III. Nella rocca di Valentano si organizzarono grandi festeggiamenti, dopodiché Pier Luigi, abbandonati i piaceri della vita familiare e le battute di caccia partì per Roma. Il primo atto del nuovo pontefice fu la creazione del nipote quattordicenne Alessandro, primogenito del figlio diletto, e del nipote, figlio di Costanza, Guidascanio Sforza, cardinali.

In politica estera il nuovo papa osservava la regola dell’equidistanza tra Francia ed impero. Tuttavia Carlo V lasciò intravedere al pontefice che avrebbe dato volentieri a Pier Luigi la città di Novara. Paolo III, invece, accettò per il figlio una pensione annua a condizione che non divenisse di pubblico dominio e, per il nipote Alessandro, il ricco arcivescovato di Monreale in Sicilia.

Il Ducato di Parma e Piacenza

L'ambizioso Pier Luigi, ambiva a qualcosa di più grande e di più autonomo rispetto alla Chiesa. Nella sua mente c’erano il ducato di Milano, la città di Siena o Piacenza.

Il papa, dopo il rifiuto di Carlo V di infeudare Pier Luigi con Milano, decise di investire il figlio e la sua discendenza del ducato di Parma e Piacenza, togliendo ad Ottavio Camerino e a Pier Luigi Nepi. La proposta di investitura fu fatta nel concistoro del 12 agosto 1545 e la votazione avvenne in quello del 17 agosto, non senza contrasti. Però, dopo che il camerlengo, Guidascanio Sforza, dimostrò che Parma e Piacenza rendevano 7.500 ducati l’anno, mentre Camerino rendeva 10.000 ducati e che in 10 anni il ducato di cui si parlava era costato alla Camera Apostolica la bellezza di 200.000 ducati, la votazione risultò favorevole alla decisione di Paolo III, che obbligò Pier Luigi a pagare un censo annuale di 9.000 ducati alla Camera Apostolica ed a cedere il ducato di Castro ad Ottavio, facendogli in questo modo riconoscere di essere un vassallo della Chiesa.

La dipendenza feudale del ducato di Parma e Piacenza dalla Santa Sede avrebbe costituito per più secoli (e ancora al congresso di Vienna) un motivo di rivendicazione da parte della Curia Romana, e di dispute tra quest'ultima e (passata poi Parma ai Borboni) gli stati borbonici: l'episodio più acuto di tale scontro fu probabilmente quello che avvenne, nel Settecento, con papa Clemente XIII.

Il duca prese possesso dei suoi stati il 23 settembre del 1545 e, non mostrando alcuna riconoscenza verso il papa, considerando il merito della formazione del ducato tutto suo, cercò di trasformare il vassallaggio in favore dell’imperatore, ma lo stesso Carlo V rifiutò.

I primi provvedimenti a cui mise mano furono: l’apertura di numerose scuole in cui si insegnavano la medicina, il diritto e la letteratura latina e greca; la costruzione di nuove vie di comunicazione per favorire il commercio; la riforma del sistema amministrativo prendendo spunto dal modello milanese; la riforma del sistema giudiziario in forma più garantista: i giudici dovevano motivare gli arresti.
Diede forte slancio all’agricoltura abolendo la tassa sul bestiame, riparando strade rurali, ricostruendo o restaurando ponti e migliorando il regime delle acque. Per l’industria ed il commercio migliorò le comunicazioni tra le varie regioni del ducato e sviluppò il servizio postale.

Per riassestare il bilancio assoggettò tutti gli abitanti al pagamento delle tasse e soppresse le esenzioni ingiustificate. Per poter raggiungere tale scopo ordinò ai preti di censire tutti i parrocchiani dai 10 ai 70 anni d’età; da ogni parrocchia furono eletti tre rappresentanti, uno ricco, uno di modesta fortuna ed uno povero; costoro avrebbero dovuto censire i beni mobili, immobili ed il bestiame di ogni parrocchiano. Con tale metodo il duca venne a conoscenza delle ricchezze di ogni abitante e fu in grado di ripartire equamente le cariche pubbliche e le tasse.

Per garantire la sicurezza dello stato, Pier Luigi creò delle legioni composte da cinque compagnie di 200 fanti ciascuna ed una guardia personale. Non tralasciando il suo pallino che era la costruzione di una fortezza a Piacenza. Del disegno dell’opera fu incaricato Domenico Giannelli. Il piano fu sottoposto alla revisione del San Gallo e di Michelangelo, che lo approvarono con poche modifiche l’11 novembre 1545. La nuova fortezza doveva essere un baluardo contro gli spagnoli ed un ammonimento contro coloro che criticavano la sua politica di riforme.

Pier Luigi sapeva bene che i nobili lo odiavano e che la borghesia ed il popolo non lo avevano molto in simpatia, così, per avere un controllo più saldo della situazione, decise che chiunque avesse una rendita superiore a 200 scudi avrebbe dovuto risiedere in città, pena la perdita dei beni.

Tutte queste precauzioni non erano inutili perché Carlo V, che nel frattempo era diventato ostile al papa, non aveva gradito la cessione del ducato a Pier Luigi. A causa di questa rottura, inoltre, erano ricominciate a formarsi le fazioni guelfa con il papa, la Francia, Venezia, Parma e Ferrara e quella ghibellina con l’imperatore, la Spagna, Genova, i Medici e i Gonzaga.

La congiura di Piacenza e la tragica morte

Fu proprio Ferdinando Gonzaga, conosciuto in Italia come Don Ferrante, governatore di Milano, che, avendo appreso che l’imperatore voleva appropriarsi del ducato di Parma e Piacenza alla morte del papa, decise di colpire i Farnese verso cui covava un odio mortale.

Gonzaga iniziò a far spiare Pier Luigi ed a mandare rapporti continui a Madrid ed a Carlo V. Pier Luigi, da parte sua, consapevole che alla morte del padre la bufera si sarebbe abbattuta su di lui, non rimase con le mani in mano; il 4 giugno 1547 fece sposare la figlia Vittoria con il duca di Urbino, Guidobaldo II della Rovere; alla fine dello stesso mese stipulò il contratto di fidanzamento tra il figlio Orazio e la figlia del re di Francia, Enrico II, Diana; e continuò alacremente i lavori di fortificazione del suo ducato.

Carlo V, preoccupato per il procedere dei lavori a Parma, si convinse a lasciare mano libera a Don Ferrante per organizzare una congiura contro il duca.

Già il marchese Pallavicini di Cortemaggiore, fuoriuscito a Crema, aveva offerto il suo braccio e quello dei suoi amici al Gonzaga, ma questi rifiutò perché costui era sotto la stretta sorveglianza delle spie dei Farnese. Preferì invece affidarsi al suo lontano parente Luigi Gonzaga, signore di Castiglione, e al di lui cognato conte Giovanni Anguissola, che si impegnò a trovare altri congiurati tra la nobiltà parmense. L’Anguissola riuscì a convincere il conte Agostino Landi, il marchese Giovan Luigi Confalonieri e i marchesi Girolamo e Alessandro Pallavicini.

"Nel fatal giorno 10 settembre 1547, trovandosi Pierluigi nella vecchia cittadella di Piacenza, furono presi i posti, trattenute le poche guardie tedesche, ed alcune uccise dai congiurati. Il conte Anguissola entrò risoluto nella stanza ov'era il duca, a cui tante pugnalate si calarono sinché diè segno di vita. Aperta la finestra che più riguarda verso la piazza egli, l'Anguissola, ed il Landi mostrarono il cadavere al popolo gridando libertà e Impero, e quindi lo piombarono giù nella fossa. Questa tragedia compiuta, furono introdotti in città i soldati imperiali che stavano in aspetto nelle vicinanze, e il giorno di poi D. Ferrante Gonzaga venne a prenderne possesso per Cesare" (dal Vocabolario topografico dei ducati di Parma, Piacenza e Guastalla, di Lorenzo Molossi, Parma, dalla tipografia ducale, 1832-34, pag. 317-8).

Dopo la morte del figlio, il papa riunì il concistoro ed accusò Don Ferrante della sua morte, ridicolizzando le motivazioni che adduceva per l’occupazione di Piacenza, dopodiché dichiarò espressamente che Ottavio sarebbe stato il nuovo duca ed il nuovo Gonfaloniere della Chiesa.

Di lui è stato detto, come di Caravaggio, "morì male così come era vissuto".

Il suo corpo fu ricomposto e sepolto a Piacenza, prima in una chiesa, poi in un'altra; in seguito la salma fu fatta traslare a Parma dalla moglie Gerolama Orsini e infine fu trasferita nella tomba di famiglia sull'isola Bisentina, dove dopo la morte lo raggiunsero anche la moglie e il figlio cardinale Ranuccio.

Pier Luigi Farnese ebbe dalla moglie Gerolama Orsini quattro figli: Ottavio, che gli succederà a capo del ducato, Alessandro, che fu vescovo di Parma e cardinale, Ranuccio, lui pure cardinale, e arcivescovo di Napoli, e Vittoria, che andò sposa a Guidobaldo II, duca d'Urbino. Ebbe poi anche un figlio naturale, Orazio che sposò Diana d'Angoulême, figlia naturale del re di Francia Enrico II.

venerdì 3 agosto 2007

L'Angil dal Dom

Prendendo spunto da un bellissimo video scovato su youtube, dedico questo post ad uno dei simboli di Piacenza: L'Angil dal dom, che da seicento anni svetta sulla guglia del campanile della cattedrale, come una sorta di angelo custode per tutti i piacentini.
Posto una bellissima poesia Valente Faustini, dedicata appunto all'Angil dal dom:

LÔNTAN DA CÁ

Angil dal Dom, o nos bell'Angil dór
c'at sè i nostar sôspir quand sôm partì
e che magon! quand s' eram in vapôr
e in dla nebbia a t'hôm vist a scomparì:

Angil bon, tegna a meint 'l nos dôlôr!
tegnl'a a meint, Angil d'or, ... e qust völ di'...
aslârga i' âl bell grand e con pö amôr
lamó in sla nossa cá in dôv sôm nassí;

e quand s'agh leva 'l füm d'al nos camein,
cme un sospir c'vö andâ a 'l ciel pö drit c'as pössa...
digh a la mamma ca la peinsa bein,

digh c'an pinsôm che da tornâ a cá nossa,
sôtt a il to âl, con i' atar Piaseintein,
e stäg chiet, cme i sinein sôtt a la ciossa.


Qui sotto, il video che riprende il momento in cui l'Angelo viene smontato dal campanile per esser sottoposto ai restauri