giovedì 16 novembre 2017

Il Codex Usserianus Primus da Bobbio a Dublino?

di Claudio Gallini


Il Trinity College di Dublino, il prestigioso centro d'istruzione irlandese, custodisce presso la propria biblioteca numerosi antichi manoscritti tra cui un codice del sec. VII che con molta probabilità è proveniente dallo scriptorium di Bobbio.

In foto il foglio 149v contenente l'unica decorazione sopravvissuta del Codex Usserianus Primus.
(fonte immagine: Biblioteca Trinity College Dublino).




Ci stiamo riferendo al Codex Usserianus Primus, un manoscritto molto danneggiato che alcuni paleografi datano all'inizio del sec. VII; il prezioso scritto, composto da 180 fogli scoloriti e molto lacunosi, sembrerebbe provenire da Bobbio, portato successivamente in Irlanda attraverso il continuo peregrinare di abati da e verso il Monastero di Bobbio durante tutto il Medioevo.


Il foglio 17r del Codex Usserianus Primus
(Fonte: Biblioteca digitale Trinity College di Dublino)


Il Codex Usserianus Primus non è altro che un "evangelario" scritto in un latino molto antico e questo esemplare ne rispetta l'ordine occidentale, ossia: Matteo, Giovanni, Luca e Marco.

Il vangelo di Matteo è quello più logorato, mentre quello di Luca è l'unico a presentare decorazioni e nominare tra l'altro i "ladroni" crocefissi con Gesù: Jonatas e Capnatas (Luca 23:32).

C'è un acceso dibattito tra gli esperti paleografi sul luogo esatto di stesura di questo importante documento sia storico, sia religioso.

Il monaco Anno dello Scriptorium dell'abbazia di Reichenau consegna al committente un Codice terminato.
(Fonte immagine: Wikipedia).

Esiste una fortissima similitudine con altri scritti eseguiti a Bobbio attorno al sec. VII e con alcuni tratti "italiani" come sostiene lo storico K. Henry, ma di contro lo storico britannico D. Dumville ne sostiene un'origine insulare, addirittura del sec. V, prima della fondazione del Monastero di Bobbio.

Rimaniamo nell'attesa che questa controversia venga risolta, fiduciosi di poter un giorno ammirare da vicino queste miniature eseguite dai monaci del Monastero di Bobbio, centro culturale del Medioevo europeo.

Cliccando qui potrete leggere un articolo, in lingua inglese, tratto dal sito del Trinity College di Dublino, dove viene trattata questa controversia.



Nel video troviamo il Codex Usserianus Primus in restauro presso il Trinity College di Dublino.



Da questo link sarà possibile invece sfogliare l'intero Codex Usserianus Primus grazie a delle scansioni ad altissima definizione






Claudio Gallini è perito industriale ma appassionato studioso di storia locale, e di dialetti soprattutto dell’alta val Nure dove risiedono le sue radici. 


giovedì 9 novembre 2017

Il museo della vite e del vino Fernando Pizzamiglio a La Tosa di Vigolzone, un vanto tutto piacentino!

di Claudio Gallini


A Vigolzone, sulle colline della val Nure, tra il silenzio e la pace della natura trova dimora l’azienda vitivinicola e agriturismo La Tosa dei fratelli Ferruccio Stefano Pizzamiglio.

In questo contesto fiabesco trova spazio, al primo piano dell'edifico, il primo e unico museo della regione Emilia Romagna dedicato alla vite e al vino, la vera vocazione di Ferruccio e Stefano.

Il museo è dedicato al padre Fernando che ha sempre sostenuto i figli in questo progetto di vita che li ha portati oggi ad essere un importante punto di riferimento mondiale nella produzione di vini piacentini d'eccellenza.

Il lavoro dei fratelli Pizzamiglio è volto al raggiungimento di elevatissimi livelli qualitativi, sanciti anche da importanti riconoscimenti.

Il Museo della vite e del vino è stato pensato, progettato ed è nato con lo stesso identico criterio, nell'idea di approfondire e studiare i tradizionali metodi di vinificazione, ottenendo continui plausi dal mondo culturale e non solo.

In poche parole... se non lo avete mai visitato, il nostro spassionato consiglio è quello di raggiungere La Tosa, a Vigolzone, per conoscere la cordialità della famiglia Pizzamiglio che sarà lieta di farvi visitare il museo.

In calce a questo breve trafiletto troverete tutte le indicazioni e i contatti.

Fonte immagine: Pagina  Facebook de "La Tosa".
Il Museo della vite e del vino offre un percorso interattivo, molto adatto ai bambini, che cerca di ricreare l'ambiente di una vecchia cantina con l’esposizione di diversi esemplari, tutti risalenti al periodo compreso tra la fine del 1800 ed il 1930 e reperiti nella provincia di Piacenza, al fine di far conoscere le vecchie tecniche di produzione del vino. 

Una vista della sala del Museo della vite e del vino con in primo piano un antico filtro ad armadio.
(Fonte immagine: Pagina  Facebook de "La Tosa").

La collezione racchiude oltre cinquecento pezzi che raccontano della vitivinicoltura piacentina, tutti ordinati secondo un percorso di visita diviso per lavorazione e valorizzato da semplici indicazioni, immagini, video e sottofondi sonori.


Fonte: http://www.latosa.it
Ad integrare questo importante spazio culturale de “La Tosa”, c’è anche una biblioteca che raggruppa oltre 1000 volumi sul tema, nonché parecchi documenti, tutti appartenenti al periodo compreso tra i secoli XIV e XX.

L’angolo del bottaio, tavolo per la fabbricazione e restauro delle botti
(Fonte immagine: Pagina  Facebook de "La Tosa").

Il Museo della vite e del vino di Vigolzone è nato grazie alla collaborazione di diverse figure che si vogliono ricordare in questo elenco: 

Il comitato scientifico e la stesura dei testi è per cura di Ferruccio e Stefano Pizzamiglio.

La consulenza storica è del Prof. Mario Fregoni (Ordinario di Viticoltura presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza).

Il progetto l'allestimento e la grafica: Massimo Simini, Elena Albricci, Claudio Fiumicelli e Mario Fontana.

Le video produzioni sono di Enzo Genesini.

Le iconografie e le video illustrazioni sono per cura di: Andrea Rossi.

I testi di approfondimento sono di: don Paolo Camminati, Flaviano Celaschi, Claudio Gallini, Umberto Gandi e Stefano Pronti.

La colonna sonora: Maddalena Scagnelli e il gruppo musicale “Enerbia”.

L’allestimento è per cura di: Alberto Passerini e Claudio Sartori.




Per qualsiasi tipologia d'informazione, potete utilizzare i seguenti contatti:

Telefono: 0523 870727



Clicca qui per visualizzare sulla cartina il Museo della vite e del vino de LA TOSA





Claudio Gallini è perito industriale ma appassionato studioso di storia locale, e di dialetti soprattutto dell’alta val Nure dove risiedono le sue radici. 

giovedì 2 novembre 2017

A tòc e bucòn parlùm ad... gadàn

di Claudio Gallini


Meschino, misero, taccagno, bruco, tritone, sciatto, sciamannato, sette definizioni poco allegre che Lorenzo Foresti nel 1836 dava per l’epiteto che ancora sovente è pronunciato dai piacentini D.O.C., gadàn.

La definizione del Foresti aggiunge addirittura dei sinonimi dialettali quali sbindaòn e tartlòn e per quest’ultimo aggiunge la spiegazione di “gretto”.


(Fonte immagine: http://cdn2.ubergizmo.com) 

La consultazione invece del Vocabolario piacentino – italiano compilato da mons. Guido Tammi e pubblicato dalla Banca di Piacenza nel 1998 alla voce gadàn, ci restituisce una moderna trasposizione con le voci: “allocco”, “babbeo”, “semplicione” e addirittura “contadino”.

Facciamo ora qualche esempio con l'uso del nostro dialetto:

A l’è un povar gadàn, ossia, "è un povero semplicione".

oppure:

Alla fera gnirà dalla campagna una folla ad gadàn, ovvero, "In fiera accorrerà una folla di contadini".

Da gadàn derivano inoltre l’accrescitivo gadanòn, il diminutivo, gadanèin ed il peggiorativo, gadanüss.


In foto ritrovamo alcuni esemplari di "Garofano d'India"o meglio di "gadàn".
(fonte immagine: www.elicriso.it). 

Il Tammi ci fornisce altresì un secondo significato di gadàn, ovvero il nome di un bel fiore giallo chiamato “Garofano d’India” (Tagetes Erecta) che un tempo era utilizzato dai giovani contadini come abbellimento da mettere sulla giacca, infilato nell'occhiello.

In conclusione vogliamo segnalare che anche in Piemonte e nel milanese questa parola è utilizzata con lo stesso significato di “sciocco”, “stupido”.














Claudio Gallini è perito industriale ma appassionato studioso di storia locale, e di dialetti soprattutto dell’alta val Nure dove risiedono le sue radici. 

giovedì 26 ottobre 2017

A Grazzano Visconti il giardino tra i dieci più belli d'Italia secondo la stampa inglese

A Grazzano Visconti il giardino tra i dieci più belli d'Italia secondo la stampa inglese
di Claudio Gallini

Con grande onore scopriamo da un articolo dell’illustre quotidiano britannico “theguardian” dello scorso luglio 2017, che il giardino del Castello di Grazzano Visconti è stato collocato terzo in una classifica tra i dieci giardini pubblici più belli che un turista inglese può trovare in Italia.

Il giardino del castello di Grazzano Visconti
(Foto di: Dario Fusaro/Archivio Grandi Giardini Italiani)

Davanti a quello di Grazzano Visconti, la graduatoria del giornale londinese inserisce al primo posto il Giardino Barberini del Palazzo Pontificio a Castel Gandolfo (Roma) e al secondo posto quello di Villa Reale di Marlia, a Lucca.

Qui di seguito trovate la recensione originale al parterre del castello di Grazzano Visconti per mano di Judith Wade, giornalista di "theguardian".

(Immagine tratta da: www.theguardian.com)
Judith Wade scrive, traducendo in italiano, queste belle parole:
"Questo maestoso castello del sec. XIV è ancora sede della famiglia Visconti ed è dove il regista Luchino Visconti ha trascorso la sua infanzia. Le vie s'intrecciano in una zona boscosa dove i cipressi, i pini e le querce sono stati coltivati ​​in pieno splendore. Il parterre italiano è colorato e ordinato, punteggiato di statue sui piedistalli. Le rose e le ortensie aggiungono colore e varietà in estate, e c'è un cottage per i bambini. Il vicino villaggio di Grazzano Visconti è stato creato in stile neo-medievale dal nonno del duca".
Tra gli altri giardini inseriti in quest'analisi lo stesso articolo riporta:

Villa della Pergola ad Alassio (SV), i giardini di San Giuliano a Siracusa, Castello San Pelagio in provincia di Padova, i giardini di Isola del Garda, sull'omonimo lago, il Negombo a Ischia (NA), Palazzo Malingri a Cuneo e Palazzo Patrizi tra le montagne e il lago a Bracciano in provincia di Roma.

Una vetrina di tutto rispetto che porterà sicuramente turismo nel bellissimo borgo valnurese.

E' doveroso sottolineare inoltre che il giardino del Castello di Grazzano Visconti rientra nel circuito "Grandi Giardini d'Italia", un network d'eccellenza per questo settore.

Qui trovate l'articolo originale in lingua inglese










Claudio Gallini è perito industriale ma appassionato studioso di storia locale, e di dialetti soprattutto dell’alta val Nure dove risiedono le sue radici. 

giovedì 19 ottobre 2017

Gli archi di Guadagnini da Piacenza fino in Australia

Gli archi di Guadagnini da Piacenza fino in Australia
di Claudio Gallini




Sfogliando il giornale australiano “The Advertiser”, leggiamo che la filantropa e amante della musica classica australiana Ulrike Klein, ha quasi completato il suo progetto da 6,1 milioni di dollari per portare in Australia ben due violini, un violoncello ed una viola costruiti dal liutaio piacentino del sec. XVIII, Giovanni Battista Guadagnini.



Ulrike Klein all'interno della sala concerti presso la sua proprietà di Ngeringa nei pressi di Mt Barker con i musicisti ASO Stephen King e Sharon Draper (fonte immagine: "The Advertiser")..


Guadagnini, lo "Stradivari" piacentino è sicuramente sconosciuto alla maggior parte nei nostri concittadini; egli nacque a Bilegno di Borgonovo Val Tidone il 23 giugno 1711 ed è ricordato come un grande maestro liutaio specializzato in strumenti ad arco quali viole, violini e violoncelli dal 1729 circa, fino alla morte nel 1786 seppur i suoi primi strumenti siano riconducibili soltanto al 1742-1743.


Un esemplare di violino costruito da G.B. Guadagnini nel 1757.
(Fonte: internet)


La benefattrice, originaria di Adelaide, è attualmente al di sotto di “solo” 70.000 $ dal suo obiettivo di 6.183.188 $ per finanziare questo progetto.


Tre strumenti sono stati già completamente finanziati e trasferiti all’organizzazione culturale no profit denominata UKARIA, dove i musicisti australiani potranno utilizzarli in perpetuo. 




L’ultimo strumento, il secondo violino, è stato realizzato a Piacenza (1748-49) e sarà trasferito in Australia quando saranno trovati gli ultimi 70.000 dollari, entro la fine dell'anno, spera Ulrike.


L'articolo completo e originale lo potete trovare qui


Qui invece trovate un video che spiega, in lingua inglese, lo scopo del progetto ma potrete osservare anche gli esemplari di archi già arrivati ad Adelaide, alcuni fabbricati proprio a Piacenza da Guadagnini.














Claudio Gallini è perito industriale ma appassionato studioso di storia locale, e di dialetti soprattutto dell’alta val Nure dove risiedono le sue radici. 

giovedì 12 ottobre 2017

A tòc e bucòn parlùm ad... panä, panäda e panadélla

A tòc e bucòn parlùm ad... panä, panäda e panadélla
di Claudio Gallini





Oggi la nostra rubrica dedicata al dialetto piacentino, vuole riscoprire, attraverso le parole panä, panäda e panadélla un piatto tipico della tradizione gastronomica emiliana, chiamato generalmente, in italiano, “panata”; si tratta di una ricetta molto povera, un tempo molto diffusa anche a Piacenza, soprattutto dal mondo rurale e meno abbiente.



Si tratta di un piatto di recupero del pane raffermo e sfogliando le ricette sapientemente catalogate dalla compianta Carmen Artocchini riusciamo a scoprire le versioni piacentine.


Un tipico piatto di "panàda" (Fonte immagine: http://mangiarebuono.it)



L’ingrediente principe, come già indicato e insito nel nome della ricetta è il pane raffermo al quale dobbiamo aggiungere olio (o burro), sale, acqua e formaggio grana.



La prof. ssa Artocchini consiglia di far soffriggere in un tegame l’olio (o burro), quindi mettervi delle fette sottili di pane indurito; aggiungere tanta acqua da coprire il pane, aggiungere il sale e far bollire fintantoché l’acqua non sia evaporata. Le fette andrebbero servite in un piatto fondo cosparse di formaggio grattugiato.

Dal vocabolario del Foresti del 1836 scoviamo qualcosa di simile ma con il nome di panà e descritta come una sorta di minestra fatta di pane e aggiunge: 
“Panà. Sincope di Appannà lo stesso che Lös. (appannato, torbido Nda) V.”.
Anche in questo caso ci viene in aiuto Carmen Artocchini con la ricetta originale piacentina.

In un litro d’acqua è necessario far bollire un etto di lardo pestato con un cucchiaio d’olio d’oliva; una volta che il miscuglio è arrivato a ebollizione bisogna versarlo in una terrina dove si avranno disposte delle fette di pane casereccio; a piacimento è possibile coprire il pane con del formaggio grattugiato.

Un piatto di "panà" o "panӓ" (fonte immagine: http://mangiarebuono.it)


Il Tammi la chiama invece panӓ e aggiunge dei modi di dire quale: avé al sarvell ad panӓ, ovvero essere di poca levatura come se il cervello fosse costituito da panata.

Questo piatto con piccoli varianti di preparazione ma con gli stessi ingredienti, è chiamato sulle nostre montagne panadélla preparato soprattutto ai neonati come una sorta di omogeneizzato e consumato un tempo nel giorno di Pasqua.










Claudio Gallini è perito industriale ma appassionato studioso di storia locale, e di dialetti soprattutto dell’alta val Nure dove risiedono le sue radici.


giovedì 5 ottobre 2017

Le pioniere piacentine del B&B in Irlanda per apprendere i segreti dell'ospitalità

Le pioniere piacentine del B&B in Irlanda per apprendere i segreti dell'ospitalità
di Claudio Gallini




Come dei veri topi d’archivio, abbiamo scovato un minuscolo trafiletto che parla della nostra Piacenza in una rivista irlandese nell'ultimo numero di settembre del 1994.

Ci riferiamo al periodico gratuito “Galway Advertiser”, un giornalino in essere dagli anni ’70, paragonabile, a grandi linee, al nostro “Corriere Padano”.





In queste poche righe si scrive di una visita in Irlanda avvenuta a quel tempo ad opera di due piacentine, Barbara Tagliaferri e Lucia Cella accompagnate da altre signore, interessate ad apprendere i segreti dell’ospitalità nei “Bed & Breakfast” irlandesi.

L’articolo recita difatti così nella traduzione in italiano:

“L'Associazione Town & Country Homes ha ospitato un gruppo di signore italiane la scorsa settimana come parte di un programma comunitario - N.O.W. (Nuove opportunità per le donne NdA).
Le signore italiane provenivano dal distretto di Piacenza sul fiume Po tra Milano, Bologna e Genova e sono state in Irlanda per studiare come sono gestiti qui i B&B anche dal punto di vista commerciale.
L'obiettivo generale è stato quello di creare opportunità per aumentare l'occupazione e integrare i redditi familiari nella regione di Piacenza per queste signore interessate alla creazione di B&B".

L'Associazione Town & Country Homes è un organismo tuttora in essere che rappresenta tutti i Bed and Breakfast irlandesi.


Nella foto ritroviamo (da sinistra verso destra): Very Feaney dell'associazione "Town & Country Homes"; Barbara Tagliaferri da Piacenza; Brian Flynn, "West Regional Tourism Manager"; Barbara Joyce da Piacenza; Catriona Bruzz.
(di fronte) Interprete, originaria di Piacenza ma residente a Galway; Mary Mc Loughlin (Salthill) Town & Country Homes Association; Lucia Cella, da Piacenza; Patricia Greaney (Lower Salthill), Associazione Town & Country Homes Association.


Sarebbe bellissimo poter contattare queste signore (Barbara Tagliaferri e Lucia Cella), probabilmente qualche utente iscritto al gruppo "Ripensando Piacenza" le potrebbe addirittura conoscere, e farci raccontare da loro questa esperienza nella terra di San Colombano.










Claudio Gallini è perito industriale ma appassionato studioso di storia locale, e di dialetti soprattutto dell’alta val Nure dove risiedono le sue radici.