domenica 6 dicembre 2009

Stra dritta - l'unione fra il mondo civile e quello religioso

Via XX settembre, nota via commerciale cittadina, è così denominata in ricordo del 20 settembre 1870, data in cui le truppe italiane entrarono in Roma aprendo una breccia a Porta Pia e sconfissero le truppe papaline.
La centralissima Via, chiamata originariamente "Strà dritta", unisce le due piazze principali di Piacenza, quella civile (Piazza dei Cavalli) e quella religiosa (Piazza Duomo) e, rappresenta di fatto, una delle arterie più importanti della città. Costeggia la via l'imponente chiesa di San Francesco, basilica duecentesca avente la facciata rivolta verso Piazza dei Cavalli. via XX settembre, come ho già ricordato, sbocca in Piazza Duomo e, ammirandola da Via Mazzini si può notare una bellissima visuale caratterizzata dalla facciata di San Francesco e da quella della nostra bellissima cattedrale dedicata a Santa Giustina e a Santa Maria Assunta
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Via XX SETTEMBRE (Strà Dritta)


domenica 29 novembre 2009

San Vincenzo - nuova "vita" per il convento

Manca davvero poco, pochissimo. Il 16/12/2009, sarà prevista l'inaugurazione del nuovissimo Auditorium costruito all'interno di San Vincenzo, anche nota come Chiesa dei Teatini. L'auditorium, vero e proprio gioiello tecnologico, è dotato di un'acustica perfetta ed è perfettamente integrato nel prestigioso contesto in cui è inserito. Principalmente, la sala musicale, sarà utilizzata dall'orchestra Cherubini, fondata e guidata dal celebre Riccardo Muti e che trova la propria sede a Piacenza e a Ravenna. Il recupero conservativo di San Vincenzo, rappresenta il vero e proprio "fiore all'occhiello" del secondo mandato della Giunta Reggi. attraverso questo restauro, la città si riappropria di uno dei suoi tesori più preziosi; un monumento religioso chiuso al culto che, da decenni, versava in gravissime condizioni. Anche i bellissimi cicli pittorici del Draghi, del Galluzzi e del fiammingo De Longe sono tornati a "splendere", ritrovando la giusta dignità che spetta ad opere d'arte di simile bellezza e importanza. L'auditorium, oltre ad avere l'onore di fungere da sala prove per la giovanile orchestra guidata dal maestro Muti, diverrà una vera e propria sala polivalente e versatile, a servizio di tutta la cultura piacentina.


autore foto: Massimo Mazzoni


copyright foto - editrice Libertà

domenica 15 novembre 2009

Piazza Cavalli - disco dancing???

(mi vedo costretto e rettificare il mio post e a scusarmi per la mia troppa precipitazione con l'amministrazione comunale. Ringrazio l'amico Claudio per avermi fatto notare la mia "svista" in merito alla giornata nazionale per il diabete per cui, temporaneamente, è stata installata la luce blu da me aspramente criticata. Evidentemente, alcune "imprese" passate mi hanno reso piuttosto suscettibile in merito agli interventi conservativi. Sono comunque contento di aver preso la cosiddetta "cantonata" e poter rivedere la piazza illuminata come le compete)
Massimo

Nonostante riservi molta attenzione alla vita cittadina, non ho letto nessun articolo che riportasse dell'introduzione di una nuova illuminazione "artistica" nella piazza principale di Piacenza, Piazza Cavalli. Le nuove luci, scoperte casualmente durante una passeggiata in centro, mi hanno lasciato piuttosto perplesso. L'effetto attualmente reso è, a pare mio, piuttosto lugubre; le luci, molto soffuse e blu, si addicono maggiormente ad un locale notturno piuttosto che a quello che dovrebbe essere il salotto di Piacenza ma che, forse, i pubblici amministratori hanno deciso per rivitalizzare il centro di trasformare la piazza in un night-club. I miei pareri estetici, sono assolutamente critici e a favore delle precedente illuminazione, fra l'altro installata circa tre anni fa. La Piazza, ora si presenta molto buia, i cavalli del Mochi sono assolutamente al buio e lo stesso Palazzo Gotico non ha un'illuminazione che ne valorizzi la bellezza.
Speravo che il Comune avesse cambiato "rotta", che avesse una maggiore attenzione al patrimonio pubblico. Si parla di partecipazione, di scelte fatte nel rispetto della valorizzazione del nostro bene pubblico invece, puntualmente, trovo assurdi e bizzarri gli interventi artistici operati dal comune di Piacenza.

Piazza Cavalli (nuova illuminazione)



Piazza Cavalli (vecchia illuminazione)

martedì 10 novembre 2009

Il ponte dei "Sospiri" sul po

Ieri, 1/11/09, dopo mesi di agognate attese e snervanti disagi vissuti dalla comunità piacentina e da quella lodigiana, il Sindaco Reggi ha rilasciato un intervento durissimo contro ANAS, definendoli come sleali e senza srupoli. ANAS, viene ritenuta responsabile di questi continui ritardi sulla costruzione del ponte di barche che, almeno, permetterebbe il ripristino di un rapido collegamento fra la sponda emiliana e quella lombarda.
Il ponte sul Po, crollato 30/04/09, ancora ad oggi non è ne terminato ne fruibile. ANAS, dal canto suo, ha più volte rimandato l'inaugurazione del viadotto facendola ogni volta slittare ad una data successiva da quella precedentemente promessa.
Appoggio pienamente la polemica di Reggi ad ANAS, c'è chi dice che è solo una forma auto-sponsorizzazione in seguito ad un suo calo di consensi popolare. Personalmente, posso criticare la forma usata, magari un po' forte ma, da piacentino, dico che è ora che la nostra popolazione inizi a farsi rispettare dalle istituzioni. Sei mesi di attesa sono inaccettabili, hanno provocato disagi alla cittadinanza ed un danno economico per tutte le realtà economiche che gravitano fra il piacentino ed il lodigiano. Il ponte che separa Piacenza e San Rocco, rappresenta forse il viadotto più importante della nazione, un raccordo fra le due realtà più industrializzate dell'Italia, la Lombardia e l'Emilia Romagna. Per uno stato come il nostro, ritengo inaccettabile delle attese tanto lunghe per un ponte di barche temporaneo.
In questo caso sono dalla parte di Reggi che, anche se con modi poco eleganti, sta facendo valere i diritti di noi piacentini

Ponte sul PO crollato - foto di: Camallo

domenica 25 ottobre 2009

PIAZZA DUOMO - sarà la volta buona?

Chi legge attentamente questo blog, ricorderà i miei diversi attacchi sull'assurda incuria che imperversa su alcuni importanti "angoli" del centro storico.
Piazza Duomo, è stata una delle protagoniste assoluta dei miei articoli, ho sempre criticato la presunta riqualificazione operata dal comune pochi anni fa. Un intervento che non ho mai capito, specialmente per il mantenimento delle due aiuole poste ai lati della piazza. Due aiuole su cui erano state piantumate dei melograni e delle essenze arboree (salvia e rosmarino) poco consone al prestigio della piazza della cattedrale. Queste aiuole, sono state x anni lasciate al loro destino su cui, raramente, è stata dedicata a loro la giusta cura, lasciando crescrere spesso a dismisura le essenze in questione e, di conseguenza, rendendo i due spazi un "terreno fertile" per chiunque volesse gettare le proprie cartacce. Inoltre, l'alta vegetazione, impediva spesso la visione completa della piazza. Ora, da pochi giorni a questa parte, sono state estirpate le essenze dalle aiuole e mantenute solo le piante di melograno. L'effetto attuale, nonostante debba crescere l'erba (spero erba!) seminata, è a parer mio decisamente migliore rispetto a quanto fosse solo pochi giorni fa. A questo proposito, dato che ho spesso contestato il degrado di Piazza Duomo, non posso che complimentarmi col Comune di Piacenza per quest'inattesa cura nei confronti di un luogo che merita la massima attenzione, data l'importanza culturale, civica e e religiosa che da sempre riveste.

Piazza Duomo - Oggi




Piazza Duomo - ieri


martedì 20 ottobre 2009

Piazzale Libertà e la "cosa pubblica"

Cosa significa amministrare la “cosa pubblica” nel campo degli interventi urbanistici ? Con questa riflessione vorrei riportare allo snodo centrale il dibattito sulla ultima triste vicenda di cosiddetta “riqualificazione” nella nostra Piacenza, ovvero quella di Piazzale Libertà. Questo costosissimo e stravolgente intervento (a consuntivo si supererà largamente il milione di Euro, due miliardi delle vecchie lire) tende ancora una volta a ribaltare il motivo fondante dell’amministrare nel campo urbanistico, ovvero custodire e tutelare bisogni collettivi, regolamentare e delimitare, mentre la caratteristica di questo e di altri interventi, è il promuovere ed esaltare operazioni fini a sé stesse, tese a dimostrare con la grancassa dei mezzi di comunicazione e dell’informazione pubblicitaria che la città si muove. Ma l’ amministrare la “cosa pubblica” richiede ben altro che un fare indiscriminato e senza criteri; con l’intervento su P.le Libertà si sta stravolgendo uno degli ingressi principali al centro storico, in una zona di passaggio fra l’area verde per eccellenza, il Pubblico Passeggio, e la principale arteria di comunicazione creata dai grandi architetti rinascimentali, lo Stradone Farnese (ricordiamoci che l’etimologia dei nomi comunica tanto già di per sé). Viene creata una sorta di “non luogo”, una “non piazza” priva di senso ed imposta da Chi nell’azione urbanistica/amministrativa è motivato evidentemente e ossessivamente da un profondo “horror vacui”, tanto da inserire e riempire in modo irragionevole spazi vuoti con elementi standard di arredo urbano. Piazzale Libertà è e rimarrà sempre un piazzale, una piazza, una vera piazza e’ ben altro e gli spazi ad uso collettivo ci sono già in questa zona... Così mentre gli amministratori trattano la pavimentazioni storiche delle vere piazze del centro con superficialità, pensano di creare poi una nuova piazza (!?) semplicemente pavimentando con costosissimo porfido uno spazio aperto, con relativa fontana subliminale raso pavimento, dal costo stratosferico. Sono davvero illuminanti sulla confusione vigente in materia urbanistica e nel campo dei lavori pubblici nella nostra città le parole che descrivono gli obiettivi di questa operazione (si veda la relazione tecnica pubblicata sul sito del Comune www.comune.piacenza/citta/comecambia): “lo scopo principale del progetto, che mira a riqualificare tutta l’area di piazzale Libertà, è quello di strappare una zona alla supremazia del traffico veicolare per restituirlo all’utilizzo urbano e della collettività cittadina. Un ruolo importante in tutto ciò è giocato dalla presenza del Pubblico Passeggio, con tutte le attribuzioni in esso conglobate o ad esso collegate, anche se svolte al di fuori dei suoi limiti fisici, ma ricomprese all’interno delle aree di pertinenze funzionali.” L’indirizzo del progetto è completamente ambiguo e la contraddizione presente è ancor più evidenziata dal paragrafo sugli aspetti viabilistici in cui si avverte che il tratto terminale di via Pubblico Passeggio avrà “la sua destinazione a via pedonale e di parcheggio”, due funzioni evidentemente in opposizione. Si crea una non-piazza, costituita da due grossi marciapiedoni, si ingorga inevitabilmente la principale via di accesso al centro storico (non parliamo di cosa succederà in viale Patrioti sovraccaricata di ulteriore traffico automobilistico...), si vorrebbe rendere una continuità visiva della strada con falsi colonnotti, ed in realtà si blocca il tracciato automobilistico con “una rampa che costringerà a salire alla quota finita della piazza”. Per il buon amministratore era invece auspicabile sistemare dignitosamente la zona come nei progetti originari spendendo meno della metà, salvaguardando la vocazione storica di raccordo tra la prima periferia e il centro storico che ha sempre avuto questo piazzale, l’ex macello ce lo ricorda visivamente. Se inoltre si userà, anche solo provvisoriamente, la parte terminale del Pubblico Passeggio tra P.le Libertà e via Torta come posteggio si infliggerà una ulteriore terribile ferita al nostro bellissimo viale che a poco a poco questa Amministrazione sta abbandonando al più ampio degrado. E’ necessario che tutti i cittadini siano opportunamente preparati su queste fondamentali tematiche dell’amministrare e siano sensibilizzati a comprendere che tutti possiamo avere un ruolo attivo in questa vicenda nella tutela dello Stradone Farnese e del suo assetto viario rinascimentale, nella difesa del vincolo che protegge il Pubblico Passeggio e la sua area verde che si basa, sottolineiamolo ancora, sulle antiche mura della città, beni pubblici ormai quotidianamente minacciati da assurdi interventi dell’Amministrazione comunale come quello in corso a P.le Libertà, oltre che da continue manifestazioni e usi impropri.

Tiziano Fermi
Presidente
Associazione “Piacenza Urbis T.c.m.”

lunedì 19 ottobre 2009

Pellegrini di passaggio nella Piacenza di metà ‘700.

Qualche anno fa, visitando una Pieve a Gemonio (Chiesa di San Pietro X-XI sec, Gemonio VA), comprai un libricino ad un banchetto della parrocchia. Questo libretto riportava alcune parti di due diari di pellegrinaggi a Roma, uno compiuto da un parroco di Gemonio nella seconda metà del 700 e, l’altro, da una confraternita comasca. Il loro viaggio fino a Roma, passando sulla via Emilia, non tralascia le nostre terre, leggendolo si trovano così descrizioni delle bellezze artistiche e dell’ospitalità piacentine, nonché alcune testimonianze di opere d’arte ormai a noi non più visibili. Anche se brevi, queste testimonianze, ci ridonano un piccolo tassello di una Piacenza del passato.

Il parroco di Gemonio verso Roma ( 18 aprile 1781)

..(…)..Piacenza è una città di belle contrade. Il palazzo Scotti ha un esterior gusto romano di contro alla canonica dei Rocchettini, la di cui chiesa bella ha cinque navate. In sagrestia la “Passione di Cristo” mirabilmente scolpita in tre pezzi di legno orientale incorruttibile e sotto la “Natività di Cristo”.

Un Ostensorio. Oh, che bella libreria! La prima stanza è assai grande; la seconda pur grande; la terza picciola, è un museo. Due libri, uno di rami antichi, e preziosi, l’altro stampato a Parma del valore di 18 zecchini. Il gran Refettorio ornato di stucchi indorati alla moderna, con un quadrone di fronte stimato e bello del Lomazzo, dove per altro vi sono delle sproporzioni. (pittore d’idea servile. Il padre lettore Torinesi gentilmente ci favorì, ed accompagnò per la città. Visti i cavalli di bronzo e l’anfiteatro antico sulla piazza).

In Fiorenzuola ad 1 di notte. Contrasto col vetturale, Borgo grande. Bella la torre del campanile. 13 canonici, 16 cappellani. Cena in casa dello speziale amico del padre don Raimondo Besozzi cistercense, buon vino.

A’26 aprile. Partimmo summo mane, cioè alle ore 9 e mezza, pioggia tutto il viaggio, giunti inParma, alle 17 e mezza cessò. Qui si pranzò e cenò all’osteria magnifica del Pavone, pulito, e male e caro: il cameriere padovano ci godé. Le donne portano una mantiglia d’indiana con un cappuccio. Chi non riderebbe? Le viti pendono dagli olmi, qui si assoldò con tre paoli un cicerone, che ci fu guida dappertutto..(…)

La confraternita comasca di San Giovanni decollato in viaggio per Roma. (26 febbraio 1725).

Primo marzo.
A 24 ore arrivò la confraternita in Piacenza favorita dalle calde raccomandazioni con una di lettere del signor conte Barni appresso il vescovo di detta città, nella quale si fece entrata cola esenzione del porto, e coll’incontro della confraternita e dell’infinito numero di popolo coll’accompagnamento di gran nummero di torchie, e nel medesimo modo consegnata all’alloggio della Croce Bianca. Movevano a stupore gli abitanti di quella città che longo trato sostavano attendendo la compagnia a tutto prospetto con indicibile invero il giubilo manifestato a tutto sfarzo di torchie, con che fu ricevuta la compagnia a quell’oratorio e da quello accompagnata all’alloggio di Croce Bianca, dove con umiltà troppo grande fu servita da quei cavalieri. La mattina seguente ritornarono detti signori a dar la levata festivamente vestiti, conducendo i pellegrini confratelli a veder la cose più meravigliose della città, fra le quali il mirabile esempio della Passione di Cristo intagliato a miracolo nella sagrestia de padri agostiniani rochetini e la stupenda opera a pennello di Giovanni Paolo Lomazzo milanese nel refettorio di detti padri. Detto giorno, dopo provvisti a soddisfazione del serenissimo principe che li volle vedere ordinati dalla finestra, fu introdotta la confraternita nella cittadella ed ivi, d’ordine di sua altezza le fu fatto vedere tutto che di belo era in detto luogo, massime nelle cantine ove si contenevano in 8 mila brente di vino. Le fu pur fatto vedere il pranzo apparecchiato per la serenissima di Modena, e fra le altre cose si ebbero ad ammirare le fragole e castagne fresche. Doppo condotta la confraternita al mentovato allogio di Croce Bianca si trovò preparato un sontuoso pranzo di pesci marini e vini rarissimi, d’indi partì sulle 20 ore colla benedizione di monsignor signor Barni vescovo di quella città accompagnata da tutto il pubblico a tiro d’ochio. 3 detto (mese) S’incamminò la compagnia doppo il pranzo alla volta di Parma..(…)…

Tratto da “in viaggio per Roma” a cura di V. Arrigoni, G. Pozzi, Gr. Arch. Parr.

Pubblicazione Pro Oratorio (ed. I quaderni di Gemonio).


articolo di:
Chiara Belloni.