lunedì 29 ottobre 2007

PIAZZA DUOMO - rivisitazione

Apro questo post per pubblicare un bel fotoritocco mandatomi da Gregory Day, un frequentatore del Blog, che come me, vorrebbe una maggiore cura alle bellezze architettoniche della nostra città ed un arredo urbano che sia all'altezza del contesto in cui esso è inserito.
Qui sotto, la foto da cui Gregory ha creato il suo rendering.
(http://www.flickr.com/photos/margheritaurbani/)

Piacenza Piazza Duomo - stato attuale


Piacenza Piazza Duomo - secondo Gregory Day

Ritengo che la soluzione adottata da Gregory, rappresenti la scelta più ovvia e razionale che dovrebbe essere attuata. La Piazza è stata recentemente restaurata e su alcune scelte apportate ho le mie riserve, ma ovviamente queste sono opinioni prettamente personali. Una cosa che però ritengo oggettiva, è data dall'incuria degli edifici porticati che delimitano due lati della piazza. Questi palazzi non hanno avuto nel corso degli anni una tinteggiatura coerente e l'impressione che danno è di disordine e trascuratezza. Ora, capisco che i palazzi in questione siano privati, ma, attraverso finanziamenti ed agevolazioni, bisognerebbe sollecitare i proprietari ad intervenire per dare alle suddette costruzioni, una colorazione pittorica che regalerebbe a Piazza Duomo un aspetto notevolmente migliore.
Invito tutti quelli interessati alla nostra città e provincia, ad intervenire alle discussioni ed a seguire l'esempio di Gregory, inviandomi le proprie idee su come Piacenza potrebbe essere migliorata.

martedì 23 ottobre 2007

Il deserto di Piacenza




Il titolo del post è provocatorio, l'ignobile e frettoloso fotomontaggio lo è ancora di più, ma purtroppo, la provocazione rappresenta una situazione non troppo lontana dalla triste realtà.
Ogni anno il centro perde dei "pezzi", negozi storici che chiudono, locali pubblici quali: bar, pub etc, sono sempre più rari ed, a differenza di qualsiasi altra città, quello che dovrebbe essere il "cuore pulsante" della vita cittadina dopo le 19.30 si trasforma in un vero e proprio dormitorio. Non si pretende di vivere le notti milanesi o La Rambla di Barcellona, ma nemmeno l'atmosfera deprimente che troppo spesso si respira girando di sera nelle vie principali del centro. Se Cremona, Parma o qualsiasi altra città, hanno un centro animato e vivace, perchè, da noi queste condizioni sembrano chimere irraggiungibili? Tempo fa, appena chiudeva i battenti un locale c'era subito qualche banca pronta ad insediarvi l'ennesima filiale, mentre ora, gli istituti di credito devono battere l'ardua concorrenza di papabili gestori di Kebab o di call-center. Come sottolineato più volte, non mi interessa farne un discorso politico, ma per varie motivazioni, Piacenza sta morendo e mi piacerebbe sapere se vi è l'intenzione da parte del comune di provare a rianimarla, non solo con eventi estemporanei ma con un agevolazioni alle attività commerciali atte a rendere il centro più vivace e di conseguenza più bello ed appetibile per i possibili turisti ed ovviamente per tutti i cittadini. Ricordo che negli ultimi anni sono tantissimi i locali, i ristoranti i cinema che hanno cessato l'attività e ben raramente questi, sono stati sostituiti con attività similari. Mi piacerebbe "sentire" il vostro parere su come si potrebbe uscire da questa situazione di stallo e dare una maggiore linfa vitale al nostro bellissimo centro.

sabato 13 ottobre 2007

Piacenza e Viterbo unite dai Farnese

La Provincia di Piacenza e quella di Viterbo nonostante la grande distanza che le divide, hanno un legame che le unisce fra loro, ovvero la Famiglia Farnese, che del viterbese era originaria e dal Lazio ha espanso i propri possedimenti anche a Parma e Piacenza diventandone padrona delle due province emiliane. La provincia di Viterbo ospita veri e propri gioielli architettonici, fra cui: Villa Lante a Bagnaia e soprattutto, la Reggia di Caprarola voluta da Papa Paolo III, eccelsa opera architettonica del Vignola, architetto prediletto della famiglia farnesiana a cui dobbiamo anche il progetto del Palazzo Farnese di Piacenza.
Recentemente, una delegazione piacentina facente parte di "Piacenza Musei", è stata accolta dai colleghi viterbesi per una visita alle dimore Farnesiane per comprendere e conoscere a fondo l'origine di questa dinastia ed i luoghi da dove essa si è formata.Da questo incontro sembra sia nata un'interessante collaborazione fra le due province, speriamo quindi che il connubio si riveli proficuo in termini turistici per la crescita turistica di entrambe le realtà.



Reggia di Caprarola




Palazzo Farnese di Piacenza


Tratto da: www.ansa.it
VITERBO - La cultura museale e storico-artistico dei Farnese diventera' un veicolo di promozione dei territori delle province di Piacenza e di Viterbo. E' quanto e' scaturito dalla recente 'missione' nella Tuscia di una folta delegazione di 'Piacenza Musei', guidata dal presidente e dal vice presidente dell'organizzazione, rispettivamente Luigi Rizzi e Stefano Pronti.

Nel corso dei due giorni di permanenza, durante i quali gli oltre 50 componenti della delegazione piacentina hanno incontrato i rappresentanti degli enti locali (il sindaco di Valentano Raffaela Saraconi, l'assessore alla Cultura della Provincia di Viterbo Renzo Trappolini, l'assessore agli Affari Generali del Comune di Viterbo Giovanni Arena e il vicesindaco di Caprarola Armando Proietti) e' emersa la comune volonta' di mettere a punto un progetto di sinergie tra i due territori, la cui storia e' stata caratterizzata in modo profondo dalla presenza della famiglia Farnese, che proprio nella Tuscia ha avuto origine.

Il progetto e' stato accolto con grande interesse anche delle istituzioni museali e culturali viterbesi: dal presidente del Consorzio Biblioteche di Viterbo nonche' esperto di storia farnesiana Romualdo Luzi al presidente del Centro studi e ricerche di Caprarola Luciano Passini. All'iniziativa hanno inoltre aderito il direttore del Museo di Valentano Fabio Rossi, la coordinatrice del Museo del Costume farnesiano di Gradoli Cinzia Vetrulli ed altri.

L'associazione 'Piacenza Musei' ha annunciato che, con il supporto delle istituzioni piacentine, si attivera' per dare concretezza al piano di sinergia storico-culturale farnesiana tra i due territori. Proprio a Piacenza, infatti, sono in via di definizione nuovi studi e approfondimenti sulla dinastia dei Farnese, con l'obiettivo di creare un circuito farnesiano in una piu' vasta ottica di marketing culturale, per una promozione territoriale che coinvolga in modo integrato il Piacentino e il Viterbese.

venerdì 5 ottobre 2007

Piazza S. Antonino: ancora lei

Riprendo un vecchio post ispirandomi ad un articolo scritto da Domenico Ferrari tratto dalla LIBERTA' di oggi 5/10/07 . In quest'articolo, il Sig. Ferrari ricalca perfettamente il mio pensiero, ovvero, che i luoghi storichi non necessitano di stravolgimenti o di progetti avveniristici, ma sarebbe sufficiente mantenere la loro integrità e dar loro il giusto decoro, cosa che da noi spesso è mancata, come ad esempio: Piazza Duomo, Cittadella, etc, etc, etc,...


Nelle prime dichiarazioni dopo le ferie seguite alle recenti elezioni comunali, il Sindaco e alcuni assessori hanno citato più volte la volontà della nuova giunta di dare spazio alla partecipazione dei cittadini, soprattutto nelle decisioni riguardanti il territorio del Comune e i beni culturali e ambientali che lo arricchiscono.
Inoltre, il Sindaco, nelle dichiarazioni fatte a Gustavo Roccella e pubblicate su Libertà il 31 agosto scorso, ha riconosciuto che i cittadini hanno "diritto al bello", e ha aggiunto: «Ci dobbiamo lavorare molto perché nel primo mandato la quantità di cose fatte ha chiesto un pegno al senso estetico». E ancora: «I cittadini hanno il diritto di vedere cose belle ovunque si guardino attorno, dalla segnaletica stradale all'aiuola, dalle nuove abitazioni ai lampioni».
Per un cittadino come me, che ha scritto articoli apparsi in questo giornale con titoli come "Il diritto alla bellezza del mondo che ci circonda" (31 dicembre 2004), si tratta di dichiarazioni tanto belle quanto insperate.
Che altro dire? Non posso che ringraziare il Sindaco e la nuova giunta e sperare che alle promettenti parole seguano fatti in accordo con esse. Sperare anche, e questo è un punto fondamentale, che tra il "bello" dei nostri amministratori e il "bello" come comunemente inteso da chi si occupa di arte e del nostro patrimonio artistico e paesaggistico non ci siano sostanziali differenze.
Allora, vediamo i primi pronunciamenti programmatici in materia. Il 13 settembre, Libertà, sempre a firma Gustavo Roccella, riportava la notizia che la giunta aveva il giorno prima varato il piano triennale delle opere pubbliche, in cui sono stati stanziati 500.000 euro per il "rifacimento" di Piazza S. Antonino.
E aggiungeva: «La progettazione esecutiva farà "sostanzialmente" capo agli uffici, "ma con un percorso partecipativo" e prendendo come "spunto importante" il concorso di idee dell'anno scorso». Poi, ad aumentare lo sconcerto con la totale confusione, lo stesso Roccella, riportando alcuni ritocchi alle linee programmatiche deliberati dalla giunta, scriveva il 26 settembre: «La riqualificazione di Piazza S. Antonino vede alleggerito di 500mila euro il finanziamento previsto nel 2007 e irrobustito di 900mila euro quello del 2009».
Sembra quindi che la cifra che il Comune vuole "investire" nella piazza sia molto maggiore dei 500mila euro di cui sopra.
*del Forum permanente
sul futuro di Piacenza
In ogni caso, si tratta di una somma ragguardevolissima, che deve essere giustificata in modo completamente convincente di fronte ai cittadini-contribuenti.
Come tutti i piacentini sanno, Piazza S. Antonino è uno dei luoghi monumentali più illustri della nostra città: contiene una basilica di grandissimo interesse storico ed architettonico, uno dei grandi teatri storici d'Italia, l'antichissima chiesetta di S. Maria in Cortina e numerosi palazzi nobiliari dei secoli dal XVI al XVIII; la forma irregolare e tutti questi monumenti conferiscono alla piazza una personalità spiccatissima.
Dopo l'espulsione del parcheggio che per molti anni l'aveva deturpata, operazione per la quale la giunta Reggi (primo mandato) merita lodi incondizionate, la piazza è quasi perfetta: basterebbe, per renderla perfetta, ripristinare l'antica pavimentazione cancellata dall'asfaltatura e riportare nel suo habitat naturale il vetusto ulivo, bello ma fuori posto, che vi è stato parcheggiato qualche anno fa.
E invece, non riesco a capire perché, c'è chi sente l'urgenza di "riqualificarla". Le ragioni addotte (quelle che ricordo io) sono che la piazza sarebbe "morta"; ma tantissime piazze, a Piacenza e altrove, hanno lo stesso livello di vivacità, e nessuno pensa di installarci un Luna Park per "vitalizzarle", come forse qualcuno vorrebbe fare in Piazza S. Antonino. Insomma, non è chiaro che cosa si desidera, ma sorge il timore che si vogliano introdurre modifiche che snatureranno la piazza e la renderanno più brutta.
Quasi tutte le "idee" presentate al recente concorso bandito dal Comune possono essere direttamente classificate in questa categoria, e non si capisce come mai qualche smilzo e pallido alberello, una panchina in stile Flintstones, un piccolo tram che fa il giro di una piazza che si può benissimo percorrere a piedi, alcune pecore che brucano l'erba ai piedi della torre carolingia, possano dare più vita ad una piazza che invece, secondo me, sarebbe ancora più bella se fosse più silenziosa.
Approfitto quindi dell'annuncio che la progettazione seguirà un "percorso partecipativo" per iniziare la mia partecipazione con una domanda: qual è la vera e importante ragione per la quale occorre metter mano a Piazza S. Antonino, andando oltre il ripristino dell'antica pavimentazione? Può il Comune spiegare, a noi cittadini che paghiamo il conto, per quale motivo si investono almeno 500.000 euro (un miliardo di lire) nella "riqualificazione" della piazza invece che, per esempio, in una o più delle molteplici e veramente urgenti esigenze sociali della città?
O, se l'investimento della somma in questione deve essere più vicino a temi territoriali, perché non usarla per incrementare il depressissimo turismo a Piacenza? O, ancora più vicino all'investimento pianificato, perché non riqualificare una piazza che ne ha veramente bisogno, e che magari grida vendetta da molti decenni (per esempio, Piazzale Torino) o una chiesa come quella del Carmine, che prima o poi si ridurrà ad un mucchio di rovine?
Quando parlo o scrivo di queste cose, c'è sempre chi, ad alta voce o soltanto in cuor suo, mi classifica come un conservatore (con aggettivi forse anche molto coloriti, ma generalmente negativi). Questa accusa di conservatorismo (che io di solito prendo come un complimento per le ragioni che dirò) è in verità molto triste. E non perché il bersaglio è una persona (il sottoscritto) che ha trascorso la sua vita nel mondo della ricerca scientifica internazionale, dove la vera innovazione è di casa, e che di innovazione tecnologica nel campo dell'informatica e delle reti di computer ne ha fatta tanta, anche personalmente. Ma perché è un'ulteriore prova di uno dei nostri difetti capitali: amiamo conservare ciò che dovremmo buttar via il più velocemente possibile (per esempio, il nostro arcaico ordinamento amministrativo, la nostra mentalità legalistica, la nostra vertiginosa burocrazia, il nostro modo di far politica) e distruggere ciò che dovremmo religiosamente conservare (il nostro patrimonio artistico, il nostro un tempo mirabile paesaggio, i nostri irripetibili centri storici, le nostre tradizioni, la nostra lingua e i cosiddetti dialetti). Dovremmo invece salvare ciò che va salvato e spazzar via ciò che va spazzato via perché ci impedisce di progredire. Non viceversa.