venerdì 2 novembre 2012

Piacenza e le piste inciclabili...

Dallo scorso mese di maggio ho avuto la bella idea di abbandonare l’auto in garage,
rispolverare la mia bicicletta e provare ad andare al lavoro con le due ruote per svariate
ragioni.
Aldilà della motivazione economica, dovuta al gravoso costo del carburante di oggigiorno,
non sono da sottovalutare altri aspetti decisamente positivi che ho potuto rilevare in quasi
2.700 chilometri percorsi fino a oggi, che andrò a esporre.
La cifra potrà sbalordire ma il contachilometri non mente; abitando al
quartiere “Belvedere”, lavorando nella zona di Le Mose e compiendo ben quattro volte al
giorno questo tratto, il sottoscritto “macina” quasi trenta chilometri ogni giorno.
Sono trenta chilometri che in tante settimane mi hanno permesso di perdere qualche chilo,
di sentirmi un pochino più in forma e di apprezzare alcuni aspetti della città che stando alla
guida di un’automobile non ti permetterebbe assolutamente di fare.
La bicicletta ti consente di variare il percorso, quando e quanto vuoi e poi la cosa più
bella è la possibilità di passare per il nostro centro storico con gli occhi puntati ai nostri
bei palazzi, fermarsi a osservare un giardino nascosto, apprezzare meglio una città che si
meriterebbe sicuramente di più.
Come in tutte le cose però, c’è ahimè il rovescio della medaglia che non è certo il rischio
di forare la ruota in via Colombo, ma la precaria sicurezza cui è assoggettato un ciclista
lungo le vie della città.
La cosa più sconcertante che si può rilevare a Piacenza, è che il ciclista è più sicuro nelle
vie dove non esistono le cosiddette “piste ciclabili” o “corsie di cortesia per i ciclisti” rispetto
ad esempio alla strada Caorsana, strada percorsa da mezzi pesanti, dove esiste una vera
e propria pista ciclabile separata e protetta dalla carreggiata.
Il mio grande desiderio sarebbe di vedere cancellate quelle righe gialle e bianche
disseminate per la città perché rappresentano una condanna a morte per chi le percorre
magari con l’amara consapevolezza d’essere in sicurezza con la propria bicicletta.
Da troppi mesi sto assistendo, ogni giorno, a scenari apocalittici che soprattutto sull’asse
via Cella-Bianchi–Dante-Conciliazione, percorso più veloce per il sottoscritto, stanno
raggiungendo dei livelli fuori dal comune.
Lo scrivente, è anche automobilista da tanti anni e come tale ha cercato di avere una
visione “super partes” in merito a quest’aspetto, un’analisi fatta dopo cinque mesi di
biciletta a Piacenza, dopo aver avuto la conferma che quelle strisce sono il parcheggio
autorizzato in doppia fila per gli automobilisti; sui giornali locali si è letto che si sono
sensibilizzati gli stessi a rispettare le “corsie di favore” incrementando il numero delle
sanzioni, ma personalmente non ne vedo i frutti, anzi rilevo un aumento di gravi incidenti.
La mia provocazione vuole essere un appello al Sindaco affinché siano rimosse quelle
righe dalle carreggiate, fintanto non si creino delle corsie protette e diventino delle vere e
proprie piste ciclabili come avviene in altre realtà.
Per avvalorare la mia esperienza, ho raccolto in tre giorni, delle riprese eseguite su
percorsi diversi che danno l’idea di quale sia la realtà piacentina sull’argomento.
Le riprese sono state raccolte in un filmato, della durata di due minuti circa, che potrete
visualizzare qui sotto.
Le immagini parlano più di qualsiasi scritto.

Claudio Gallini





video ripreso e montato da Claudio Gallini


domenica 9 settembre 2012

Il "mistero" delle transenne in "Piazza cavalli"

Il nostro pianeta, è ricchissimo di eventi inspiegabili che, ancora oggi, restano nel più assoluto mistero.
Io, che sono evidentemente una persona sempliciotta, mi fermo su enigmi piuttosto banalotti che, però, mi attanagliono la mente... Vorrei, e per questo mi rivolgo ai mezzi di comunicazione piacentini ed ancora più direttamente alla giunta diretta da Paolo Dosi, il perchè, il nostro centro storico e più precisamente Piazza cavalli, vengano lasciate nel degrado più assoluto.
Inizio dall'ingombrante presenza del palco metallico, posto nella piazza per ospitare eventi. Manifestazioni che, da mesi,  non vengono più organizzate; eppure, il palco in questione, continua a campeggiare misteriosamente nella piazza.
Un altro piccolo grande mistero, almeno per il sottoscritto, sono la presenza innumerevole di transenne all'interno del perimetro della piazza e sotto le imponenti arcate di Palazzo Gotico. Ecco, vorrei che qualcuno mi desse almeno una piccola spiegazione. Forse, mi ero perso la notizia dell'organizzazione di un G8 nella nostra città? Oppure, dato che nel 2013 ospiteremo il raduno nazionale degli alpini, le transenne non vengono tolte perchè tanto poi toccherà rimetterle in occasione dell'adunata???
Scusate la banalità dei miei quesiti; constato, con profondo rammarico che, NESSUNO, dall'opposizione agli intelettuali piacentini che, avrebbero la possibilità di essere ascoltati dai media locali, si stanno preoccupando del degrado urbano che la nostra città sta vivendo; evidentemente, a voi va bene così!
Massimo Mazzoni













lunedì 20 agosto 2012

un maggiore rispetto per Piazza cavalli!

In passato, feci diversi post inerenti a Piazza cavalli, da tutti (compresi gli amministratori comunali), ritenuta la piazza principale di Piacenza. Furono numerose le critiche che mossi nei confronti dell'operato della giunta di Roberto Reggi; sulla poca attenzione verso il decoro urbano e al mantenimento del nostro patrimonio artistico. Bene, se possibile, il nuovo sindaco Paolo Dosi sta a mio parere agendo peggio.
Almeno, a Reggi, si poteva imputare una conduzione un po' troppo dispotica ma, certamente, non si poteva  affermare che sotto la sua gestione, la città non avesse avuto notevoli trasformazioni urbanistiche.

La città, dal 22/05/2012, giorno in cui è al potere della stessa Paolo Dosi, sembra completamente "ferma"; evitando, ovviamente, di considerare quei lavori pubblici iniziati durante "l'amministazione di Reggi".
Piazza cavalli, che dovrebbe essere il biglietto da visita di Piacenza, è lasciata completamente al suo triste destino, venendo trattata come un vero e proprio magazzino comunale in cui accantonare le varie transenne e, l'orribile palco utilizzato per le varie manifestazioni che, dalla fine dei "venerdì piacentini" non è mai più stato utilizzato ma che, in compenso, "domina" la piazza con la sua orribile struttura metallica.
Si sprecano proclami per far "rivivere" il centro storico ma, poi, lo si tratta ignorandone la storicità e la sua dignità. Si abolisce il consumo di alcolici nelle sue piazze quando, poi, in via Roma e ai giardini Margherita, decine e decine di stranieri vi bivaccano ogni week-end improvvisando improbabili pic-nic; spesso, accompagnati da un uso eccessivo di bevande alcoliche... Inviterei, le persone che si trovassero in disaccordo con le mie parole, a verificare quanto sto affermando; magari, facendo un giretto nelle ore notturne in questi luoghi dove, le ordinanze comunali, sembrano arrivare solo a parole...

Vorrei vedere se, nelle piazze delle città a noi vicine (Pama, Cremona, Lodi, Brescia, etc...), i luoghi ritenuti di maggior interesse artistico e culturale, ricevono il medesimo trattamento riservato a quelli piacentini.
Sinceramente, non penso proprio!!! Mi permetto, di criticare anche l'opposizione comunale, la nostra sovrintendenza ai beni culturali e tutti coloro che, avrebbero "voce in capitolo" per denunciare questa incuria imperante in cui versa Piacenza e che, invece, assistono indifferenti al suo progressivo declino.
Massimo Mazzoni





domenica 8 luglio 2012

PIACENZA, deve restare PROVINCIA di PIACENZA!!!

Roma, 6 luglio 2012, è stata stilata la "Spending review" dal governo Monti; il decreto legge che dovrebbe far risparmiare all'intera nazione 26 miliardi di euro nel prossimo triennio. In questa vera e propria stretta fiscale contro gli sprechi statali (sanità, pubblica amministrazione, agli enti territoriali, etc), è prevista anche l'eliminazione delle 38 province che non raggiungerebbero almeno uno dei due requisiti richiesti da questa manovra: l'estensione territoriale (3 mila Km quadrati) e la popolazione residente nella provincia stessa (350.000 abitanti).
Fra le possibili province a rischio di epurazione (Lodi, Rovigo, Prato, Fermo, Massa-Carrara, Olbia, etc) c'è anche quella di Piacenza. Trovo assolutamente insensato eliminare una provincia storica come quella piacentina. Piacenza la "Primogenita che, oltre 150 anni fa, fu la prima città ad annettersi al nascente Regno d'Italia (all'epoca ancora regno di Sardegna) .Una realtà civica che  nel 1891, vide nascere la prima camera del lavoro italiana; una città, premiata medaglia d'oro per la resistenza nella seconda guerra mondiale e potrei dilungarmi su una serie di primati che potremmo vantare ma di cui NESSUNO parla e ricorda ma, che dovrebbero bastare, ad avere un maggior rispetto da parte della nazione. Sinceramente, mi si stringe il cuore, mi si "accappona la pelle" a pensare che, fra brevissimo tempo, tutta la nostra storia e le nostre istituzioni verranno "spazzate via" per essere accorpati ad altre realtà, presumibilmente la provincia parmense.
Mi sto "scontrando" con diverse persone su quest'argomento che, personalmente, mi "tocca" tantissimo! Sento tante opinioni in merito: che promuove l'accorpamento della nostra provincia ad altre realtà, chi vorrebbe l'eliminazione di tutte le province e, chi vorrebbe che fossero i singoli capoluoghi regionali ad amministrare le provincie appartenenti alle regioni stesse. Personalmente, sapere che Piacenza avrà un ulteriore impoverimento dato dalla soppressione di tutti i centri direzionali (Ente provinciale, prefettura, questura, 118, comando dei carabinieri, etc) presenti in città che, presumibilmente, verranno spostati nella vicina Parma, fatico non poco ad intravedere un vantaggio per la nostra realtà. Se, effettivamente verrà effettuata questa manovra, mi sentirò "derubato" della mia identità territoriale. Trovo un furto irrispettoso, che va a colpire una provincia virtuosa. Credo, che siano ben altre le province che meriterebbero un taglio ed un ridimensionamento nei finanziamenti statali; Penso a realtà, dove milioni di euro vengono letteralmente "mangiati" in opere che non vedranno mai fine o, a quelle nuove province nate pochi decenni fa che, effettivamente, non hanno senso di esistere (Olbia Tempio, Ogliastra, Carbonia Iglesias, Vibo Valentia, etc...).
Se, aboliranno la provincia di Piacenza, spero che possa almeno servire alla rinascita economica del paese ma, temo, che non sia Piacenza e la sua provincia a pesare sulle sorti della nostra Italia...
Massimo Mazzoni

martedì 26 giugno 2012

le strane ferie anticipate del turismo piacentino...

Traggo spunto, da una desolante segnalazione fatta da Valentina Rimondi sulla pagina facebook relativa al blog "Ripensando Piacenza".  Valentina, segnalava la deprimente chiusura estiva del monumento in questione, la "Sala dei teatini" (ex chiesa di San Vincenzo); struttura splendidamente restaurata e resa auditorium per conferenze e moderna sala prove per "l'orchestra giovanile Cherubini" fondata e diretta dal maestro Riccardo Muti.

foto di Valentina Rimondi

Ecco, a mio parere, è inaccettabile che una una giunta che aspira (ma a questo punto mi sorgono dei seri dubbi su tale aspirazione) a una crescita culturale della città, che ha fatto del restauro della suddetta Chiesa, un suo "biglietto da visita" alle recenti elezioni comunali, resti poi indisponibile per tutto il periodo estivo. Il vero problema, non è confinato un singolo monumento temporaneamente chiuso ma, la totale disorganizzazione di una città che potrebbe ma che, invece, non fa MAI!!! E, quando fa, cerca la via più economica finendo spesso per adottare soluzioni economiche e provvisorie che lasciano a parer mio il tempo che trovano. Un altro esempio assurdo, è il parco che sovrasta il parcheggio interrato della cavallerizza. A giorni riporterò qualche foto della fores... OPS del parco in questione... vedere x credere!
Lascio a voi il giudizio di come viene gestito il centro città  e i veri servizi strutturali.

Ricordo ai lettori del blog, che RP non ha fini politici e che quindi sarebbe preferibile evitare commenti faziosi tesi solo alla mera contrapposizione partitica.
Massimo Mazzoni

PS: un grazie personale a Valentina che, con la sua segnalazione ha evidenziata una "falla" al nostro inesistente sistema turistico.

martedì 8 maggio 2012

Calle del Placentines - la via dei piacentini a Siviglia

Ringrazio gli amici Davide Galli e Yuri Cavalli; aiuti fondamentali per la stesura di quest'articolo per me ricco di nozioni assolutamente inedite e interessantissime, su un'importante fase storica vissuta dai nostri concittadini fra il 1200 e il 1500.

Siviglia, l'importante città spagnola dell'Andalusia è considerata il centro artistico, culturale e finanziario della parte meridionale della penisola iberica.
La città, conobbe nel 1400 il periodo di massimo splendore ospitando addirittura la Casa de la Moneda (zecca) e, non c'è da meravigliarsi, se molti di coloro che hanno contribuito a questa crescita culturale avevano cognomi italiani. Infatti, la "colonia" italiana era composta principalmente da mercanti genovesi, fiorentini, veneziani, senesi e piacentini. Questo, spiega il perchè il centro sivigliano è ricco di toponimi legati a queste città italiane come: Calle de Génova, Calle de Florentín,  Calle de Lombardes, Calle de Placentines, ecc.
Calle de Placentines, deve il suo nome all'insediamento a siviglia di una colonia di cittadini provenienti dalla città di piacenza (piacentini) ed è la prosecuzione di Calle dl Francos verso la Plaza del Pan.
I commercianti piacentini, ebbero a disposizione fino al 1479 una loggia, anno in cui fu venduta a Siviglia e distrutta per far spazio a una piazza e a delle nuove botteghe commerciali.

"La fortuna di Piacenza è strettamente legata ai suoi rapporti con Genova,particolarmente dal XII secolo, quando la città iniziò ad aprirsi uno sbocco verso il Mare Ligure acquisendo territori nella Pianura Padana. Da quel momento il numero dei mercanti piacentini e milanesi crebbe nella Repubblica marinara, dove si affermarono come prestatori di denaro. Piacenza, situata lungo la Via Francigena e scalo importante sul corso del Po, sfruttò a suo vantaggio il declino di Pavia, divenendo fra il Duecento
ed il Trecento uno snodo fondamentale dell’area padana ed un centro all’avanguardia nella realizzazione di prodotti tessili di alta qualità e pregio. In questo periodo i piacentini, seguendo le rotte dei genovesi, ampliarono il loro raggio d’azione prima ai porti mediterranei e poi a quelli portoghesi e spagnoli, tra cui Siviglia. Da qui ottennero un ruolo importante nell’economia andalusa per i capitali di cui potevano disporre.25 La loro precoce presenza in città come comunità economicamente rilevante ed identificabile è testimoniata dal fatto che nella strada che chiudeva la cattedrale, adiacente alla Plaza de Santa María, esisteva una loggia di proprietà dei commercianti provenienti da Piacenza e da Milano; questa strada alla fi ne del Trecento prese ufficialmente la denominazione di Calle de Placentines
"

Fonte: ANNALISA D’ASCENZO - Siviglia e gli italiani tra Medioevo ed Età moderna

formella che ricorda la presenza piacentina nella città di Siviglia

venerdì 6 aprile 2012

la facciata della Basilica di San Francesco

Ringrazio l'amico Claudio che, con il suo fondamentale contributo, sta diventando una colonna sempre più portante di questo blog. Da una semplice domanda postami dagli amici, Cristina e Luigi, è nata un'interessante ricerca sulla storia relativa alla basilica dedicata a San Francesco, posta nella centralissima Piazza Cavalli a Piacenza.
Rinnovo i ringraziamenti a Claudio Gallini (autore dell'articolo) e a Luigi e Cristina Pietrocarlo che, con le loro domande, sono stati i veri ispiratori alla creazione di questo interessantissimo post.
Proprio per questo, invito chiunque fosse interessato a qualche curiosità relativa alla nostra storia locale, di proporci ciò che vorreste fosse trattato su questo blog,
Massimo Mazzoni

Dallo spunto indicato in prefazione, ho voluto trattare in questo post alcune curiosità sulla basilica di San Francesco, la cui facciata guarda le spalle dell'autoritaria statua di Giandomenico Romagnosi, di cui un mio precedente articolo.
Questo breve trafiletto non vuole essere la solita cronistoria “da libro” su una delle chiese più importanti della città, ma soltanto una raccolta di alcuni avvenimenti e curiosità legate a questa struttura religiosa.
La chiesa, che si trova per l’appunto nell’omonima piazzetta, fu eretta nel XIII secolo per opera di Ubertino Landi, nobile piacentino, ghibellino e marito di Isabella d’Aragona, come dono ai Francescani di Piacenza, tra una guerra con gli Scotti e un’apparente tregua.
Fu di certo un’azione distinta, per mettere un po’ di pace alla propria interiorità, rea di aver causato parecchi problemi alla Chiesa piacentina, ma questa è un’altra storia, troppo articolata perché sia trattata qui.
Questo gesto permise comunque, a quei tempi, di avere a Piacenza un tempio in pieno centro, proprio vicino a piazza Cavalli, poiché le altre chiese erano perlopiù dislocate in zone periferiche della città. La scelta di questa posizione suscitò da subito l’opposizione dei rettori delle chiese più vicine al centro ma la causa svanì con l’intervento di papa Nicolò III.
C’è da porre l’accento sul fatto che tuttora San Francesco è parrocchia e di certo avrà inglobato le altre piccole chiese che un tempo obiettavano la costruzione del convento (S. Maria del Cairo, S. Nicolò de figli di Agadio, S. Faustino, S. Giacomo Sopramuro, S. Michele e S. Donnino Fonte: C. POGGIALI).
Lo stile gotico lombardo della chiesa di S. Francesco è comune a tanti altri santuari Francescani e a Piacenza abbiamo l’esemplare più interessante sotto l’aspetto costruttivo dato soprattutto dalla graziosa facciata costruita interamente in cotto.
La facciata a capanna ricorda, infatti, la basilica francescana eretta a Brescia, sebbene con meno aperture, e anche quella di Bologna pur non avendo quest’ultima gli eleganti e slanciati pinnacoli che sovrastano il nostro esemplare.
Per quanto riguarda le aperture, sono di pregevole bellezza e particolarità i due “oculi a vento” che, aprendosi tondi nella facciata, alleggeriscono notevolmente la massa muraria della struttura, dando inoltre la sensazione di poter osservare oltre il tempio portandosi anche a pochi passi dal sagrato.
In corrispondenza delle navate interne, troviamo sulla facciata due contrafforti, e un rosone esattamente in asse con gli oculi che dona ulteriore impeto alle aperture.
All’interno la basilica è suddivisa in tre navate con un corridoio che circoscrive il presbiterio e possiamo ammirare tantissime opere d’arte realizzate da rinomati artisti come Giovanni Battista Trotti, Giuseppe Nuvolone e Giovanni Evangelista Draghi.
Singolare è anche il portale con il suo particolarissimo architrave con una lunetta scolpita, raffigurante l’estasi di S. Francesco opera del maestro milanese, Guiniforte Solari e dal figlio Antonio. Da un rogito del 1506, pubblicato in strenna piacentina del 1989, si evince inoltre che l’opera fu terminata però da un tal mastro Gregorio e dalla stessa ricerca si scopre che nel nostro territorio tra il XIII e il XIV secolo operavano alcuni pittori piacentini ancora oggi sconosciuti tra i quali: Giacomo Garibaldi, Tommaso Aghinolfi, Giacomo Buttini e Antonio Recuperi.
Nel tempo la chiesa si arricchì di quadri e sculture, e da una planimetria ottocentesca si evince che il monastero occupava a quei tempi tutta la piazzetta Plebiscito con tre chiostri e tanto di giardini.
E’ curioso evidenziare ulteriormente che durante l’invasione Napoleonica la basilica rimase consacrata, seppur dopo una parentesi in cui fu adibita a magazzino e da ospedale con l’intitolazione temporanea a S. Napoleone martire. Nel 1848 ospitò invece le celebrazioni per la prima annessione al Piemonte e a ricordo di
quell’evento rimane una lapide posta sul lato sinistro della facciata. Il mio spassionato invito è di visitare quest’importante tempio, basilare per le radici della nostra storia cristiana e fondamentale per apprendere le bellezze artistiche e architettoniche della Piacenza gotica.
Claudio Gallini

 foto di Massimo Mazzoni





mercoledì 21 marzo 2012

Bruno Cassinari, artista piacentino conosciuto nel mondo.

1912-2012, a cento anni dalla nascita, la città di Piacenza omaggia uno dei più grandi artisti del secolo scorso, il pittore, scultore Bruno Cassinari.
Tre, gli appuntamenti imperdibili dedicati all'artista: Alla galleria d'arte Ricci Oddi, alla "Biffi Arte" e, da sabato 24 maggio alle 17:30 alla Galleria Mazzoni.
Invito tutti a visitare queste tre raccolte artistiche, che mostrano opere scelte di estrema importanza dell'artista piacentino nelle sue varie fasi di vita artistica.
Galleria Ricci Oddi - Via San Siro, 13 - Piacenza
Biffi Arte - Via Chiapponi, 39 - Piacenza
Galleria Mazzoni - Via Romagnosi 48 - Piacenza

domenica 4 marzo 2012

"Ripensiamo Piacenza", ma non solo durante le elezioni...

Come sempre accade nel periodo elettorale, l'ambiente piacentino si riscopre dinamico, vitale e con mille idee per rivoluzionare la città con ambiziosi progetti e voli pindarici. Poi, una volta eletti, a prescindere dal partito al potere, tutte le ambizioni promesse si riducono all'osso mantenendo solo parzialmente quanto sostenuto durante le elezioni. Nel prossimo mandato amministrativo, si insedierà il tanto discusso progetto EATALY negli spazi della cavallerizza. Personalmente, credo che il sistema EATALY scollegato dal resto della città, rischi di risultare un corpo estraneo ad essa. Ritengo che, avendo un parcheggio sotterraneo che langue per quanto concerne la fruizione della cittadinanza, si debbano sfruttare tutte le attrattive culturali di cui Piacenza dispone. Penso alla Chiesa di Sant'Agostino, un capolavoro rinascimentale aperto solo un paio di settimane l'anno per una mostra sull'antiquariato; In questo ampio e prestigioso spazio, vedrei bene l'esposizione d'importanti rassegne culturali o, ancora meglio, un'esposizione permanente di quelle raccolte che attualmente sono custodite in magazzini o in strutture poco visitate. Disponiamo della "collezione Mazzolini", un tesoro d'Arte composto da ben 899 importanti opere, fra cui spiccano artisti come Lucio Fontana, Giorgio De Chirico, Ennio Morlotti, Massimo Campigli, Aligi Sassu, etc... Credo che, collocare la raccolta nell'ex basilica
facendola rivivere si darebbe un importante contributo alla buona riuscita del progetto EATALY ma, soprattutto, un vero impulso alla vita culturale della città.
Questa è solo un'idea, una proposta banalissima ma penso che meriterebbe di essere considerata.
Vedere idee e la partecipazione popolare alla vita cittadina non può che farmi felice. l'appunto che faccio,è che spero non siano solo le classiche promesse dei politici per strappare qualche voto. come città, abbiamo la fortuna/sfortuna di avere diverse "frecce al nostro arco", frecce, che non sono mai state scoccate nemmeno lontanamente... specialmente considerando le ampie aree militari che attendiamo  ormai da anni.
A breve ci saranno le elezioni comunali e si deciderà chi sarà al comando di Piacenza. Attualmente, anche attraverso i Social Network dei candidati sindaco, si respira un'insolita partecipazione popolare. I piacentini, in base alla propria  fede politica, sognano una città capace di essere competitiva e di migliorare la propria situazione. Tutto ciò, non può che rendermi felice ma, mi auguro, che tutte le proposte e le varie suggestioni scaturite dalla cittadinanza, vengano ascoltate, valutate nella loro fattibilità e nel caso realizzate. Mi spiacerebbe molto se fossero solo promesse, le classiche promesse che si fanno ad ogni elezione politica.
Chi vivrà vedrà...
Massimo Mazzoni

martedì 21 febbraio 2012

Il monumento a G.D. Romagnosi a Piacenza.

Un ringraziamento particolare all'autore dell'articolo, l'amico Claudio Gallini e a Davide Galli che, grazie ad alcuni suoi interessanti spunti, mi ha fatto interessare alle vicende che hanno "legato" il giurista Giandomenico Romagnosi e la città di Piacenza.

Una delle statue più interessanti che possiamo trovare nel centro storico cittadino, è sicuramente quella dedicata al giurista Gian Domenico Romagnosi, posta in piazzetta S. Francesco. Romagnosi nacque a Salsomaggiore l’11 Dicembre del 1761 da un’abbiente famiglia che gli permise di studiare in raffinati ambienti culturali quali il Collegio Alberoni di S. Lazzaro e in seguito di ottenere una laurea in giurisprudenza a pieni voti presso la facoltà di Parma. Egli è considerato uno degli intellettuali italiani più importanti del XIX
secolo, con il ruolo di maestro per le generazioni a venire che si andavano impegnando al Risorgimento italiano. Romagnosi morì l’8 giugno 1835 a Milano, lasciando una profonda traccia nell’ambiente giuridico che lo ricorda come uno dei più illustri luminari d’Italia grazie alle sue larghezze di veduta, profonda preparazione, e una visione futuristica del diritto. Attorno al 1865 approdò in consiglio comunale a Piacenza, la notizia dell’esistenza di un bozzetto di una statua raffigurante il piacentino Giandomenico Romagnosi. E’ doveroso precisare che al tempo il territorio di Salsomaggiore apparteneva a Piacenza, e della stessa località era nativo anche Cristoforo Marzaroli autore del bozzetto, e in seguito della scultura.
Con molto fervore fu istituita una commissione incaricata a esaminare tali bozze per un’eventuale disposizione della statua in piazzetta S. Francesco, nelle prossimità di Piazza dei Cavalli.
Benché la Commissione e l’artista riuscirono a trovare quasi subito un accordo, sia sotto l’aspetto economico sia nei tempi di realizzazione, in Consiglio Comunale si crearono delle diatribe sulla posizione di tale monumento. Fu lo scultore Marzaroli, nel 1865, la chiave decisiva per destinare la statua nel luogo dove la troviamo ancora oggi, davanti alla chiesa di S. Francesco. L’appoggio costante del filosofo piacentino alla causa liberale e nazionale e la posa della statua davanti a S. Francesco con le spalle girate, suonò per la Chiesa come un’opera sacrilega e la tradizione vuole, per questa ragione, che il Clero piacentino fece erigere l’altrettanto famosa colonna in piazza Duomo con al vertice la statua dell’Immacolata. E’ interessante ora rilevare che dalla data di disposizione di tale monumento, si susseguirono fino ai giorni d’oggi, diversi tentativi di trasferire altrove l’effigie del nostro Romagnosi. Nel Maggio del 1952, Libertà si fece portavoce di molti, che trovarono indispensabile la rimozione della statua, da piazzetta S. Francesco, per diverse ragioni: affinare l’estetica di Piazza Cavalli, migliorare il traffico e ridare dignità all’opera monumentale.
Come alternative furono proposte: il centro dello spartitraffico tra via Benedettine e viale Risorgimento, il centro di piazzetta Vigoleno davanti alla Prefettura, al centro dello Stradone Farnese verso Corso Vittorio Emanuele ed infine nel mezzo della grande aiuola posta nei pressi della chiesa di S. Savino.
Quasi un anno dopo, si riunì il Consiglio Comunale proprio sul caso “Romagnosi”, che sentenziò un possibile spostamento del monumento all’interno dei giardini Merluzzo poiché era previsto il rifacimento della pavimentazione in piazzetta S. Francesco. Su tale argomento però s’inserirono i commenti di alcuni autorevoli piacentini quali l’ing. Lodigiani, il dott. Minoja e il rag. Chiappa che si sentivano contrariati a tale spostamento ribadendo le ragioni sentimentali dei piacentini e per questa ragione il Consiglio Comunale
decise di rinviare l’argomento a data da destinarsi. La questione ritornò presto alla ribalta, nel 1958, poiché iniziarono i lavori di costruzione del terzo lotto in Piazza Cavalli e per esigenze di cantiere, la statua fu rimossa per dare spazio all’allestimento dello stesso.
Era il 20 maggio 1958 quando la statua di Romagnosi, dal peso di ben 60 quintali, fu levata e trasferita nelle scuole Alberoni; trascriviamo un pezzo preso dalla Libertà di allora: “[…] La veneranda statua, con tutta l’attenzione dovuta al suo rispettabile peso, è stata caricata su un carro al cui traino sono stati agganciati due cavalli, il che conferisce alla manovra l’apparenza di un funerale […]”.
I lavori del terzo lotto iniziarono e la statua fu “parcheggiata” e quasi dimenticata per anni presso le scuole Alberoni, sennonché nella primavera del 1965 la Famiglia Piasinteina risollevò la questione “Romagnosi” insistendo su una decisione ufficiale circa una degna sistemazione.
Da questo impulso, ne nacque un’accesa discussione tra esperti, storici e ogni giorno si aggiungevano voci, pareri e contrasti che perdurarono mesi. C’era chi voleva la statua comunque lontano da Piazza Cavalli per non disturbare altre bellezze quali i Cavalli farnesiani, altri proponevano di collocarla nel largo antistante all’attuale Istituto Colombini, altri insistevano sullo Stradone Farnese, ma la decisione finale spettava all’Amministrazione Comunale.
Il giorno 11 settembre 1965 il giornale Libertà scriveva “ Il monumento a Romagnosi tornerà in piazza Cavalli”. I lavori iniziarono nel marzo del 1966 e la statua fu collocata esattamente, dove si trovava anni prima e dopo un mese di lavori fu finalmente restituita ai piacentini.

testo di: Claudio Gallini

foto di Massimo Mazzoni

venerdì 27 gennaio 2012

Gemellaggio Bra - Piacenza in nome di S. Antonino

Per un piacentino che si trova a passeggiare per il bellissimo centro storico di Bra, in provincia di Cuneo, è impossibile non accorgersi, passando in via Vittorio Emanuele II, dell’imponente affresco dedicato al nostro S. Antonino martire. Il dipinto è posto sulla facciata dell’omonima chiesa che tra l’altro è sede della più antica parrocchia della cittadina piemontese.
Bra è una vivace cittadina situata nella zona denominata del Roero, territorio adiacente alle più note Langhe e Monferrato, e dista circa 180 chilometri da Piacenza, giusto due ore d’auto, ed è equidistante sia da Cuneo che da Torino per soli cinquanta chilometri.
L'origine di Bra si deve a un gruppo di monaci dell'Abbazia di San Colombano di Bobbio che, costituitisi in priorato attorno alla Chiesa di S. Antonino, diedero origine, nel 1082 a un villaggio che si andò formando nella zona della Veneria, da non confondersi però con la più nota Venaria Reale di Torino, che è tutt’altro discorso pur assonando il toponimo.
I monaci di Bobbio, in seguito, riuscirono a estendere il loro territorio grazie a delle donazioni di terre denominate "braide", in altre parole, grandi poderi con annessa una notevole estensione di terra destinata al pascolo, a valle della collina (nella lingua longobarda Brayda significa per l'appunto "casa rurale con podere", da qui probabilmente l’origine del toponimo).
Prima di collocarsi in via Vittorio Emanuele II al civico 259, però, la chiesa di S. Antonino a Bra, si spostò per ben due volte, prima alla Veneria dove ancora oggi abbiamo il tempio, poi in località Rocca, sempre a Bra, di cui non abbiamo più traccia perché abbattuta.
Dal 1693 (la posa della prima pietra avvenne il 10 Agosto) la parrocchia con la chiesa si costituì in centro a Bra e fu consacrata il 30 Marzo del 1727.
Sulla facciata, rielaborata attorno al 1870, si apre un grande portale, sormontato da un affresco raffigurante il nostro Santo martire Antonino, accostato da altri due portali più piccoli.
Di notevole pregevolezza è anche la porta d’ingresso a due battenti e ornata da formelle risalenti al tardo settecento.
La figura del nostro Santo non manca anche all’interno della chiesa; nella terza cappella a destra, si trova una copia di un affresco originariamente posto nella chiesa alla Rocca di Bra e dipinta dal saviglianese Giovanni Antonio Molineri.
Al centro della decorazione della volta si trovano invece tre scene raffiguranti la vita di S. Antonino, dipinte alla fine dell’Ottocento da Luigi Morgari, artista torinese del secolo passato.
L’incontro del sottoscritto con il parroco Don Gigi Coello e con l’economo della parrocchia, il sig. Antonino Fissore, ha originato una sorta di gemellaggio tra Bra e Piacenza in nome di S. Antonino che lega con un antico percorso di fede e devozione le due città.
E’ stata già organizzata per il giorno 01 Maggio 2012, la visita da parte di una delegazione della parrocchia di S. Antonino di Bra alle spoglie del Santo Martire con la celebrazione della Santa Messa.

Claudio Gallini

Foto a cura di Claudio Gallini




BRA - Chiesa di Sant'Antonino

BRA - affresco del Santo patrono sulla Facciata di Sant'Antonino

BRA - interno della chiesa di Sant'Antonino 

 BRA - affresco sulla volta, della chiesa di Sant'Antonino 

BRA - facciata del Tempio di Venaria