mercoledì 22 maggio 2019

La chiesa di Santo Stefano a Piacenza in una foto-sfera

di Claudio Gallini

Attraverso questa foto-sfera si potrà ammirare la piccola chiesa di Santo Stefano a Piacenza.


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La storia della chiesa di Santo Stefano affonda le radici prima dell’anno Mille; è infatti menzionata tra le dipendenze della basilica di Sant’Antonino già sul finire del sec. IX e come parrocchia nel 1123.


In antico un ospedale era contiguo alla piccola chiesa che trova sede in via Scalabrini e nel 1573 il vescovo di piacenza Paolo Burali d'Arezzo (1511 – 1578), vi collocò i padri somaschi con il compito di accudire gli esposti.


Nei primi anni del sec. XIX, il tempio fu chiuso in concomitanza con la soppressione dell’ordine dei chierici regolari di Somasca e fu riaperta alle celebrazioni solo nel 1874 e altresì restaurata.

All’interno è possibile ammirare degli affreschi del Settecento, mentre all’esterno è da segnalare il campanile, ripartito in quattro livelli e sulla sommità con una piccola torre.

lunedì 13 maggio 2019

La mostra di Annibale sui giornali tedeschi

a cura di Claudio Gallini

La riuscitissima mostra sul comandante Annibale, conclusasi a Piacenza lo scorso 17 marzo 2019, ha trovato ampio risalto anche sul quotidiano teutonico "Süddeutsche Zeitung", uno dei più letti in Germania.



L'articolo, apparso il diciotto febbraio scorso, ripercorre a grandi linee, la storia del condottiero cartaginese senza però citare la celebre "Battaglia della Trebbia"; il giornalista, che pare aver visitato la mostra, accenna solamente alla "Battaglia del Ticino" e alla "Battaglia di Canne" chiedendosi cosa troviamo noi italiani di così interessante nella figura di Annibale Barca.

La figura del condottiero cartaginese viene descritta come una delle più "vivaci" tra i nemici dei Romani se paragonata, ad esempio, a Vercingetorige o ad Arminio e ciò è dovuto, stando alle ipotesi del giornalista, alle cronache che ci sono state trasmesse da storici come Tito Livio; dobbiamo comunque ad Annibale un'infinita ammirazione ammettendo le sue imprese spettacolari e il suo potere. 

Tra le righe il corrispondente interpreta questa mostra come il tentativo di Piacenza di essere rivalutata perché poco conosciuta, pur proteggendo una storia molto antica; nel contempo però egli paragona la lotta tra Annibale e i Romani con la situazione dell'Italia odierna che si trova a ribellarsi con il "mostro" della burocratica Unione Europea seppur, continua il giornalista, all'ingresso di Palazzo Farnese sventola la bandiera italiana vicino a quella europea.

Della mostra viene esaltato soprattutto l'esposizione del dipinto settecentesco di Francisco Goya dal titolo: "Annibale vincitore, che rimira per la prima volta dalle Alpi l’Italia", seppur riferisca, senza probabilmente l'intenzione di sminuire la mostra, di aver trovato soltanto due dozzine di reperti e la proiezione di un video.

giovedì 9 maggio 2019

lunedì 29 aprile 2019

Mostra fotografica "La mia Piacenza" di Massimo Mazzoni

a cura di Claudio Gallini


Nel pomeriggio di domenica 28 aprile 2019 si è tenuta l'inaugurazione, presso la sede dell'Associazione Amici dell'Arte di Piacenza, della mostra fotografica intitolata:

"La mia Piacenza" 

del fotografo piacentino Massimo Mazzoni e sarà visitabile fino al 5 maggio 2019 negli orari di apertura del''Associazione Amici dell'Arte in  via S.Siro, 13 c/o Galleria Ricci Oddi di Piacenza dal mercoledì alla domenica dalle 16 alle 19, 1 maggio compreso.

L'ingresso è gratuito ad offerta libera ed Il ricavato verrà devoluto all'AISM (Associazione Italiana Sclerosi Multipla) di Piacenza.

Per chi si fosse perso l'inaugurazione della mostra, è possibile rivedere l'intera intervista all'artista cliccando sul link che trovate qui sotto:




mercoledì 17 aprile 2019

Epigrafi piacentine: Cesare Battisti

a cura di Claudio Gallini

Sotto i portici di Palazzo Gotico possiamo individuare una lapide in bronzo eseguita dallo scultore piacentino Pier Enrico Astorri collocata qui nel 1922 a onore dell'eroe nazionale Cesare Battisti, ucciso sei anni prima a Trento per mano delle milizie austriache.

Cesare Battisti, conosciuto dalla storia come "l'irredentista trentino", nacque a Trento nel febbraio del 1875. 

Egli conseguì una prima laurea in lettere e poi una seconda in geografia, ma il suo spirito patriottico lo portò a seguire le orme dello zio materno, don Luigi Fogolari, che abbracciava ideali irredentisti, cospirando contro gli austriaci.

Nella foto ritroviamo la lapide in bronzo, eseguita da Pier Enrico Astorri e collocata
nel 1922 sotto i portici di Palazzo Gotico in ricordo di Cesare Battisti.
(foto di Claudio Gallini)

Parallelamente agli studi accademici, egli si occupò di questioni politiche e sociali abbracciando il movimento socialista trentino; Cesare Battisti lottò in particolar modo per l'autonomia del Trentino e per migliorare le condizioni di vita degli operai.

Nell'agosto del 1914 scoppiò la guerra austro - serba ed egli si rifugiò in Italia poiché in quegli anni Trento apparteneva all'Impero austro - ungarico. 

In Italia divenne un attivo propagandista affinché l'Italia intervenisse contro l'Impero austro - ungarico, tenendo comizi in diverse città italiane.

Una visione d'insieme di questo scorcio dei portici di Palazzo Gotico per poter
apprezzare meglio la posizione dell'epigrafe dedicata a Cesare Battisti.
(Foto di Claudio Gallini)

L'otto gennaio 1915 Cesare Battisti tenne a Piacenza una conferenza su invito di Carlo Anguissola, personaggio di spicco della Piacenza di allora, oltre che esser stato un "nobil uomo".

La conferenza si svolse al Teatro Politeama e divenne occasione per il primo importante scontro tra interventisti e neutralisti a Piacenza in quanto questo incontro fu molto contestato.


Cesari Battisti morì condannato a morte, a soli quarantun'anni, il 12 luglio 1916.

giovedì 11 aprile 2019

La chiesa di Santa Eufemia a Piacenza in una fotosfera

a cura di Claudio Gallini

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"Il primitivo nucleo dell'edificio risale a prima del Mille, ma solo dopo il 1100, per volontà del Vescovo Aldo, il tempio trovò la sua definitiva sistemazione con la attuale struttura della chiesa e l’annesso monastero. Come molti altri edifici sacri di Piacenza anche la chiesa di Sant’Eufemia mostra la coesistenza in un unico edificio di strutture sovrapposte dovute a diversi periodi. Dopo il 1100 fu aggiunto il portico poggiante su pilastri ornati da preziosi capitelli romanici; nel XII secolo fu innalzato a livello dell’intera facciata. I principali interventi di modifica dell’assetto originario risalgono al secolo XVIII: fu introdotta la cancellata sulla facciata che fu adattata allo stile barocco, nei muri perimetrali trovarono posto varie cappelle e il campanile fu abbattuto, per motivi di statica, e ricostruito solo nell’800. L'interno è a tre navate, con absidi terminali separate da pilastri, il cotto predomina. Secondo la tradizione in questa chiesa volle essere sepolto il vescovo Aldo, ma i suoi resti non vennero mai ritrovati, mentre riemersero quelli di Santa Eufemia. La chiesa conserva, inoltre, un mosaico del XII secolo raffigurante San Giorgio"
 (Testo tratto da: https://www.comune.piacenza.it/benvenuti/citta/cosavedere/chiese/chiesa-di-santeufemia).

sabato 6 aprile 2019

Una visione a 360° dal Teatro Municipale di Piacenza

Una visione a 360° dal Teatro Municipale di Piacenza
di Claudio Gallini

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"Splendido esempio di architettura tardo settecentesca, il Teatro Municipale di Piacenza fu inaugurato il 10 settembre 1804 con Zamori, ossia l’Eroe delle Indie dramma serio per musica di Giovanni Simone Mayr, musicista bavarese che visse lungamente in Italia a Bergamo e maestro di Gaetano Donizetti. La costruzione del teatro, progettato dall’architetto piacentino Lotario Tomba (autore, fra l’altro, del Palazzo del Governatore in piazza Cavalli) ebbe inizio nel settembre del 1803 per concludersi l’anno successivo. Piacenza fu la prima dell’Emilia ad avere un teatro nuovo, modernamente concepito, capiente e, soprattutto, bello. Parma lo avrà nel 1829, Modena nel 1838, Reggio Emilia nel 1857". [http://www.teatripiacenza.it]

lunedì 18 marzo 2019

Una sera nel cortile di Palazzo Farnese a Piacenza in una fotosfera

a cura di Claudio Gallini

Grazie alla "foto sfera" qui proposta, potrete ammirare a trecentosessanta gradi, la bellezza di Palazzo Farnese a Piacenza, come se foste al centro del cortile in una sera d'inverno.

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mercoledì 13 marzo 2019

A tòc e bucòn parlùm ad... ciribìgula!

di Claudio Gallini


Un termine dialettale di origine quasi certamente onomatopeica, in uso ai piacentini soprattutto nei mesi più caldi, è senz'altro la ciribìgula; lemma utilizzato a Piacenza, anche in italiano sotto forma di dialettismo, per indicare niente meno che la fastidiosissima zanzara.


(Fonte immagine: https://propelsteps.wordpress.com)


Secondo l’analisi del Tammi, all'interno del vocabolario piacentino - italiano edito dalla Banca di Piacenza, l’origine del termine potrebbe essere latina, “salpuga", “salpiga”, una sorta di formica o ragno velenoso.

Di seguito alcune espressioni proposte dal Tammi con l'uso della parola "ciribìgula":


- al pӓr mangiӓ dall ciribìgul, letteralmente si tradurrebbe: "sembra mangiato dalle zanzare", ossia per indicare una persona molto magra.

oppure

- m’et toot pr’una ciribìgula?, letteralmente sarebbe: “Mi hai scambiato per una zanzara?”, nel caso in cui si venisse trattati male da qualcuno.


A titolo di curiosità vi informiamo che a Parma la zanzara è chiamata “sensòssa”, a Reggio Emilia è “sarabìga”, nel riminese è “carabìgla”, in provincia di Ferrara, e anche in alcune zone del lodigiano è “sensàla”, mentre è chiamata “giarrabìga” addirittura a Palombara, in provincia di Roma.

E nella nostra provincia? 

Saremmo davvero lieti di conoscere attraverso i vostri commenti com'è chiamato questo fastidioso insetto nelle nostre stupende valli. 






Claudio Gallini è perito industriale ma appassionato studioso di storia locale, e di dialetti soprattutto dell’alta val Nure dove risiedono le sue radici. 

lunedì 4 marzo 2019

Piazza Cavalli in una fotosfera notturna

di Claudio Gallini

Attraverso questa "foto - sfera" è possibile avere una visuale a 360° dal centro della nostra Piazza Cavalli in uno scatto notturno.


venerdì 1 marzo 2019

Personalità piacentine... Luigi Paraboschi

a cura di
Claudio Gallini


Domani, sabato 2 marzo 2019, si ricorderà il terzo anniversario della scomparsa del “nostro” prof. Luigi Paraboschi, massimo esperto di dialetto piacentino.

A distanza di tre anni dalla sua dipartita il vuoto è ancora grande e incolmabile; probabilmente lo sarà per sempre in tutto l’ambiente della cultura piacentina, specialmente in quell'area dedicata allo studio del nostro vernacolo.



Era nato a Piacenza nel 1946, si diplomò al Colombini e conseguì successivamente una laurea in lingue e letterature straniere.

Iniziò il suo percorso d’insegnante d’italiano nelle montagne della val d’Aveto a Castagnola; successivamente fu nominato preside in val Tidone, poi a Rivergaro e anche in val d’Arda.

Dal 1996 sino al 2012, anno del pensionamento, fu invece dirigente scolastico della scuola Dante - Carducci di Piacenza; una targa posizionata all'ingresso del corridoio che arriva agli uffici della presidenza di quella scuola, voluta dai colleghi del compianto Paraboschi, lo ricorda con queste parole:

“A Luigi Paraboschi, che ha saputo valorizzare al meglio con passione e competenza ogni risorsa umana di questa scuola”.

Luigi era stato per quindici anni, dal 2001, consigliere della “Famiglia Piasinteina”, l’associazione per la quale da una ventina d’anni preparava dei corsi di dialetto piacentino.

Egli era da tantissimi anni il massimo esperto del nostro vernacolo e ci si rivolgeva a lui per qualsiasi tipologia di domanda, per conoscere vocaboli andati persi o per chiarire un dubbio dialettale, una figura insostituibile.

Con la sua pacatezza e disponibilità era sempre pronto a rispondere e partecipare a progetti che valorizzavano la cultura locale, in particolar modo il dialetto piacentino.

Ricordiamo di seguito solo alcune delle monografie scritte dal prof. Paraboschi, tra le tantissime della sua ricca produzione letteraria; è sufficiente interrogare il sistema OPAC della nostra biblioteca comunale per avere tutta la bibliografia prodotta da Luigi.

·         L'anno in cui Sant'Antonino entrò in Comune, 1951.
·         Piasintinada coi barbis : Barciaclada in piasintein, 1996.
·         Storia delle industrie piacentine del bottone dalle origini alla fine del '900, 2000.
·         I cognomi dell’Emilia Romagna, 2004.
·         Piasintinada, Barciaclada in piasintein, 2009.
·         Al lünäri dal vilàn, 2009.
·         La Regina dal Marcä, 2014.

Era stato anche il fondatore della rivista di cultura piacentina “L’Urtiga”.              





Claudio Gallini è perito industriale ma appassionato studioso di storia locale, e di dialetti soprattutto dell’alta val Nure dove risiedono le sue radici. 

giovedì 21 febbraio 2019

Epigrafi piacentine, Francesco Daveri

a cura di Claudio Gallini


La nostra rubrica, nata nell’estate del 2009 e dedicata alle iscrizioni collocate nella nostra bellissima città, quest’oggi ci porta nei pressi di piazza Duomo in quella via che la collega a via Roma e più precisamente in via Daveri.

La targa apposta al civico n° 4 di via Daveri a Piacenza in memoria di Francesco Daveri vittima della barbarie nazifascista.
(foto di: Claudio Gallini)


In questa strada si trova l’epigrafe dedicata all'avvocato e martire della Resistenza piacentina che dà il nome alla stessa via, Francesco Daveri.

Francesco Daveri
(fonte immagine: https://storiedimenticate.wordpress.com/)

Egli pagò con la propria vita un proprio dovere morale e civile, morendo nel campo di concentramento di Mauthausen il 13 aprile del 1945.

Uno scorcio di via Daveri con in alto a sinistra l'epigrafe dedicata all'avv. Francesco Daveri ed in fondo alla via, l'incrocio con via Roma.
(fonte immagine: Street View di Google)

Francesco Daveri fu un cosiddetto resistente fondatore della Democrazia Cristiana piacentina e incaricato di fondamentali compiti di organizzazione con gli alleati, in special modo con le forze inglesi oltre che caposaldo del Comitato di Liberazione Nazionale della nostra città.

Dal blog "storiedimenticate.wordpress.com" è possibile avere una completa ed esaustiva biografia di Francesco Daveri








Claudio Gallini è perito industriale ma appassionato studioso di storia locale, e di dialetti soprattutto dell’alta val Nure dove risiedono le sue radici. 

sabato 16 febbraio 2019

La cappella del "Signùr mòrt" di "Strada Levata", in una fotosfera

Testo e foto di Claudio Gallini

La frenesia odierna ci porta spesso a camminare lungo la stessa via tutti i giorni senza cogliere alcuni particolari che meriterebbero più attenzione. 

È il caso della "Cappella del Crocifisso" posta al civico 45 di via Taverna. 

Quanti di Voi la conoscono? La signora Teresa Ambroggi, piacentina doc di 'strada levata', ci suggerisce che per i più “vecchi” quella cappella è conosciuta come “Al Signùr mòrt ad strä’lvè” e guai a chiamarla in un altro modo!

Il sacello, inserito tra le mura dell’ospedale e l’abside della chiesa dei santi Nazzaro e Celso, fu eretto su un altro tempio più antico nei primi anni del sec. XVII per mano di Giuseppe e Bartolomeo Fioruzzi e su volontà di un benefattore.

Alla sinistra dell’ingresso, in via Taverna, è riconoscibile una nicchia con una fessura per le offerte e sulla cancellata è posta una targa metallica riportante l'anno: “AD MCMXXX”.

L’interno è incantevole e meritevole di una visita in silenzio, il luogo ideale per una preghiera.

Grazie alla foto sfera qui sotto presentata potrete apprezzarne l’interno a 360°