lunedì 27 dicembre 2010

Piacenza nel caos nel XV secolo - 2ª parte


Un ringraziamento all'amico Claudio Gallini, pubblico con piacere la seconda e ultima parte di una sua ricerca storica sulla situazione, talvolta di disagio, che si "respirava" nella Piacenza del XV° secolo e, di conseguenza, nella sua provincia; in particolare nella bellissima Valnure
Massimo Mazzoni


Nella prima metà del XV secolo, mentre a Piacenza si soffriva il forte stato di “sbandamento” del Ducato di Milano, nasceva invece nella nostra provincia un’entità a sé, capace di distinguersi dallo “Stato”, capace di amministrarsi e di autoregolarsi autonomamente: la “Magnifica Università di Valnure”.
Questa istituzione, rappresenta una nota poco conosciuta da molti della nostra storia locale, ma che trovò nel borgo di Bettola il suo centro governativo; una grande competenza territoriale che comprendeva 21 comuni.
La Valnure non era più soltanto una realtà geografica, ma diveniva una forte realtà politica.
Le signorie, dal canto loro, poco potevano fare contro l’animo sovversivo dei montanari poco disponibili a pagare dazi e gabelle, e l’unica soluzione per assoggettarli era quella di scendere a compromessi permettendo loro numerose immunità fiscali.
Tutto ebbe inizio il 1° Novembre 1441, quando, Filippo Maria Visconti concesse loro diversi sgravi, cedendo alla Valnure 1000 ducati e promettendo di mantenere la Valle con i suoi abitanti sotto il suo immediato governo e tutela, senza mai infeudarla ad altri.
Le stesse condizioni vennero successivamente riconfermate da Francesco Sforza nel 1452, e così fino al 1516 da Francesco I re di Francia.
Tra le numerose immunità fiscali elenchiamo: L’esonero dalle imposte straordinarie, dai dazi sul vino e sul bestiame, dalle funzioni militari; Il diritto di estrarre 400 pesi di sale dai pozzi di Salsomaggiore (terra originariamente piacentina); esenzione dalla compartecipazione dell’inghiaiatura e riparazioni dei ponti sulle strade romee ed altre vie di pianura.
Un successivo riconoscimento arrivò nel 1523 quando papa Clemente VII nominò la “Magnifica Università di Valnure”, dove il termine “Università” aveva il chiaro significato di “Comunità”, la quale riuscì a sfiorare i giorni nostri fino al XIX secolo.
Sempre nel 1523, il 17 dicembre, il pontefice aggiunse un altro importante privilegio alla Valle, ovvero l’istituzione della “Fiera Settembrina” da tenersi ogni anno in settembre nella piazza di Bettola (Fiera tuttora esistente).
La Valnure appariva così come un territorio autonomo, non solo dalla congregazione dei comuni piacentini ma anche dalla stessa Piacenza in quanto aveva propri statuti e regolamenti.
Il responsabile del buon andamento era il Priore, che vestiva i panni del “capo” e godeva di un certo numero di diritti; sotto di lui vi erano: il tesoriere, il cancelliere ed il consiglio formato da ventiquattro deputati chiamati anche rurali.
Il Priore rimaneva in carica un anno e veniva eletto dal popolo di Valnure, mentre la nomina dei deputati avveniva ogni tre anni.
Le autorità centrali del “Ducato parmense” tentarono successivamente, in più riprese, di ledere questi diritti, ma i valnuresi riuscirono a sempre difenderli a denti stretti, nonostante numerose controversie giuridiche non affrontate in quest’analisi.
L’antica istituzione dell’ “Università di Valnure” cessò di esistere con l’avvento di Napoleone Bonaparte, e di essa rimane oggi il simbolo di questa comunità impresso sullo stemma comunale di Bettola, a ricordo dell’orgoglio per la libertà che ancora scorre nel sangue dei valnuresi.

piacenza


Simbolo della Magnifica Università di Valnure,
oggi riportato sullo stemma comunale di Bettola.

martedì 30 novembre 2010

Buona amministrazione (Tiziano Fermi)

Attenta analisi del 2008 fatta da Tiziano Fermi, all'inizio dei tanto discussi lavori nell'ex parcheggio della Cavallerizza; Attualmente, a distanza di oltre due anni dall'articolo di Fermi e, a pochi mesi dalla conclusione dei lavori, il parcheggio è diventato sotterraneo e si è trasformato in una presunta "Piazza Giardino", ancora tristemente disertata dalla cittadinanza. Intanto, problemi sulla ZTL, sulla rivitalizzazione del centro sono i medesimi di due anni fa e la medicina vincente per il centro ancora non è stata trovata...


In questi giorni ha preso il via nella nostra città la realizzazione di un parcheggio interrato alla Cavallerizza nell’ex caserma Cantore, che ha avuto come conseguenza la rimozione delle note transenne da via Scalabrini e il ribaltamento dell’assetto della viabilità nell’intero centro storico. Questo nuovo intervento nel tessuto cittadino richiama le altre numerose opere pubbliche che hanno riguardato in particolare il centro storico di Piacenza negli ultimi anni e suggerisce alcuni spunti di riflessione.

Il posteggio nella Cavallerizza ci mette di fronte a un lavoro che richiederà grande dispendio organizzativo (pensiamo appunto alla caotica rivoluzione del traffico scattata in questi giorni), è un ulteriore intervento presentato con l’abituale cassa di risonanza fornita dai media e nel giro di pochi giorni (senza possibilità di dibattito) messo in opera. Nuova operazione che si inserisce nella ottica del “fare” certo, un fare che diventa troppo spesso dimostrazione di autorità come campagna propagandistica su cui impattare l’opinione pubblica (le campagne pubblicitarie insistono con forza sull’attivismo contrapposto all’inerzia). Così è stato negli ultimi anni quando le amministrazioni comunali, non solo a Piacenza, hanno quasi completamente distrutto una concezione comunitaria, di uso collettivo delle città per favorirne una, che di volta in volta, favorisce qualche particolare categoria. Per fare un esempio, dell’ottica con cui si decide di intervenire, si può considerare come persino le piste ciclabili (anche questo è un difetto italiano, non solo piacentino) vengano asfaltate per “mostrare” agli elettori che i tratti di strada “rifatti” sono numerosi; non capita così in altri paesi europei dove le ciclabili “restano” in ghiaietta. Spaventano le parole di sindaci e assessori che in nome del criterio del “decisionismo” rivendicano a sé il merito di aver “rivoluzionato” le città: ma davvero sconvolgere equilibri fra le varie fasce della città creando sempre nuove aree edificabili (commerciali, industriali e residenziali, a scapito della superficie coltivabile), tenere in scarsa considerazione i criteri storico-artistici, aumentare la spesa corrente comunale annuale, affidare consulenze da migliaia di euro all’anno è ciò che viene chiesto a un saggio amministratore ? I nostri avi ci hanno insegnato, lasciandoci un impianto di città virtuoso tale da resistere centinaia di anni, che quando si struttura la “civitas” è necessario pensarla come un insieme di persone, una collettività prima che una determinazione di luoghi e vie. Chi ci governa dovrebbe ricordare che gli interventi di un’amministrazione hanno sempre un ruolo educativo o diseducativo; e allora perchè pensare e attuare un progetto come quello su via Scalabrini, dove qualsiasi parametro è stato contraddetto (tanti lo avevano scritto... peccato che i nostri pareri vengano ritenuti solo faziosi); così oggi troviamo sotto inchiesta i progettisti ed il Comune. Ora, a pochi passi dal Pubblico passeggio, in una zona piuttosto verde, viene proposta la creazione di una piazza-giardino (.. ? .., termine contraddittorio composto da due vocaboli che corrispondono a due luoghi diversi) e il conseguente spostamento del parcheggio sotto terra; era davvero necessario interrare un parcheggio, promuovendo un “project financing*” da 11 milioni di euro che per trenta anni determinerà la gestione di quel luogo (*i soggetti promotori che finanziano ed eseguono l’opera pubblica, disporranno per trent’anni di questo parcheggio in cambio degli utili che deriveranno dagli introiti). Sanno gli amministratori che oltretutto un parcheggio sotterraneo, seppur video-sorvegliato, alimenta insicurezza ? Prima di prendere decisioni così importanti sarebbe bene ricordare, per parlare solo dei casi più ecclatanti, i disastrosi lavori di Piazzale Marconi (stazione F.s.), tra cui la chiusura del sottopassaggio, che ora verrà riaperto, l’arredo della rotonda di Barriera Torino montato, per fortuna smontato e ora buttato in qualche magazzino. Come ho già avuto modo di dire in tante occasioni il denaro pubblico non è a disposizione di chi ci amministra, è il patrimonio di tutti che va speso secondo criteri di autentica necessità. Allo stesso modo alla critica agli amministratori che sono interpreti di una “responsabilità collettiva” deve corrispondere una auto-critica a noi cittadini soggetti ad una “responsabilità individuale” per cui non possiamo accontentarci di risolvere il problema del parcheggio auto sotto casa e poi dimostrare scarsissimo interesse su qualsiasi altro tema della vita cittadina. Se tutti incominciassimo a dire basta a una politica che ci propone il “fare qualcosa” (non il “fare bene” frutto di scelte economiche ponderate e equilibrate) come parametro di lettura di ogni valutazione qualcosa potrebbe cambiare, se continuassimo ad accontentarci di ricevere informazioni sui kilometri di asfalto “rinnovati” nelle nostra città non potremmo compiere molti passi avanti.

Autore: Tiziano Fermi

mercoledì 24 novembre 2010

Piacenza nel caos nel XV secolo - 1ª parte

Un ringraziamento all'amico Claudio Gallini, pubblico con piacere la prima parte di una sua ricerca storica sulla situazione, talvolta di disagio, che si "respirava" nella Piacenza del XV° secolo.
Ovviamente, la speranza, conciliando gli impegni lavorativi dell'autore, è di pubblicare il resto del lavoro che, personalmente, trovo interessantissimo!
Massimo Mazzoni

La storia della nostra città nei primi anni del XV secolo è stata, per certi versi, trascurata e poco rivalutata ai giorni nostri. In questo aggrovigliato periodo storico, possiamo fare il punto della situazione grazie soprattutto alle cronache raccontate da eruditi storici locali del tempo passato quali Cristoforo Poggiali e Vincenzo Boselli che, con grande - ed a volte maniacale - accuratezza, hanno fissato momenti molto importanti e decisivi della nostra città. E’ da subito doveroso precisare che, tra quattro e cinquecento, l’Emilia non appare come la conosciamo oggi ma risulta frazionata in “Romagna”, con Bologna e Ferrara, ed una Lombardia che comprendeva: Piacenza, Parma, Reggio Emilia e Modena. Lo storico Giorgio Chittolini, in “Particolarismo signorile e feudale in Emilia fra Quattrocento e Cinquecento”, definisce infatti Piacenza come una città Lombarda, ma «di qua dal Po»”. Quest’analisi, seppur superficiale in questa sede, vuole prendere in considerazione una più complessa fase di passaggio che fa approdare Piacenza agli Sforza passando però attraverso altre dominazioni minori che spesso e volentieri non vengono ricordate, ma che hanno arrecato deterioramento e malcontento all’interno della nostra città.
Per i motivi geografici di cui si è fatto cenno precedentemente, citando Chittolini, Piacenza fu sottoposta, a volte irrimediabilmente, a scontri ed attriti che coinvolgevano le grandi potenze quali: il Ducato di Milano, lo Stato Pontificio, Venezia e Firenze. Queste potenze, comprese altre Europee impegnate nelle guerre d’Italia, usavano Piacenza come avamposto perché situata in una zona altamente strategica così da raggiungere in breve tempo molte destinazioni.
Questi comportamenti, queste brevi e disinteressate dominazioni, causarono a più riprese, una lenta capitolazione della città. La sopracitata situazione riguardava principalmente la città intesa come centro urbano racchiuso entro le mura e la crisi riguardava diversi ambiti: dal sanitario al politico e sociale, oltre al grave aspetto economico ed urbanistico.
Lo storico Vincenzo Boselli, racconta ad esempio che nel 1400 Piacenza appariva provata dalle continue lotte tra guelfi e ghibellini ma anche e soprattutto da importanti incursioni francesi che avvennero nel periodo Visconteo.
La morte di Gian Galeazzo Visconti, avvenuta il 3 Settembre 1402, spalancò le porte ad una fase storica molto complessa per il Ducato di Milano (che comprendeva anche Piacenza) causando un decennio di ingovernabilità: momento favorevole per l’ascesa di numerosi condottieri.
Per circa quattordici anni Piacenza fu terribilmente scossa da continue invasioni capeggiate da avventurieri quali: Facino (Bonifacio) Cane, Ottobono Terzi, Cabrino Fondulo, Giovanni Vignati, Castellino Beccaria, Pandolfo Malatesta oltre al piacentino Filippo Arcelli ed agli stessi Visconti.
Otto dominazioni in quattordici anni causarono una profonda crisi, uno scompenso urbano, sociale ed economico; Inoltre l’esplosione di una micidiale peste portò Piacenza al collasso totale, senza dimenticare anche le avverse condizioni climatiche che dalla siccità del 1401, passarono alle terribili inondazioni del 1402, con, tra l’altro, terremoti e tremende carestie.
Il centro urbano versava in una mesta desolazione, diroccato ed abbandonato: I cittadini scappavano dalla città per rifugiarsi sulle montagne, protetti da feudatari locali, le fortificazioni erano semidistrutte, così come le attività artigianali e commerciali che risultavano ferme. Erano cessate anche le attività religiose perché i monasteri e le chiese, baluardi della civiltà, furono razziati barbaramente. Lo stesso degrado venne riportato anche negli annali del “Ripalta” che descrive Piacenza, attorno al 1417, come una città abitata da solo 3 persone: uno nei pressi di Santa Brigida, un altro a S. Francesco e l’ultimo a S. Giovanni in Canale. Lo scrittore, esagerando probabilmente, descrive inoltre la piazza comunale di quegli anni coperta da una fitta vegetazione, tanto da sembrare un luogo adatto a lupi e fiere piuttosto che a uomini.

Una grande svolta, la caduta degli Arcelli ad opera del Carmagnola, riportò Piacenza nelle mani dei Visconti. Il giovanissimo Filippo Maria Visconti ricondusse, in un certo senso, la tranquillità generale a Piacenza dove già nel 1419 ripresero a funzionare le istituzioni urbane.
Il Visconti, ordinò la riparazione delle mura, e delle porte, stabilendo che entro due mesi i cittadini dovevano rientrare a Piacenza pena il sequestro di tutti i loro beni.
La confisca dei beni, a beneficio dei poveri, era prevista anche per gli ecclesiastici se non fossero rientrati in città ad esercitare le loro funzioni; Il Visconti concesse inoltre l’esenzione per dieci anni da ogni tipo di tassa, per chi fosse venuto ad abitare a Piacenza. Egli ordinò inoltre che fossero restituiti i castelli e tutti i beni immobili a coloro che ne furono stati derubati ingiustamente da qualche “occupatore”.
Il primo proposito ducale, sulla quale era incentrata la politica Viscontea di quegli anni, era il ripristino della pace e della tranquillità, da come si può rilevare da un’ordinanza di allora, riportata da Vincenzo Boselli nelle sue cronache locali.
Gli anni di dominazione Viscontea, guidati da Filippo Maria, crebbero nella ricostruzione del Ducato con diverse vicende caratterizzate dal dinamismo dei rapporti tra il Duca, i signori del contado e tra le diverse elites urbane, avvenimenti qui non presi in esame. L’ulteriore processo di sfaldamento dello Stato, avvenuto dopo la morte di Filippo Maria Visconti, portò nuovamente il caos in tutti i territori appartenenti al Ducato e così anche a Piacenza.

Fine 1ª parte

testo di: Claudio Gallini

domenica 14 novembre 2010

Piacenza e i parcheggi da riempire...

Da tanti anni, a Piacenza, una delle lamentele più frequenti fatte dai commercianti vertevano sulla carenza di parcheggi nel centro città. Innegabile che tale affermazione consisteva nell'assoluta verità.
Il 9 ottobre 2010, è stato inaugurato il parcheggio sotterraneo della "Cavallerizza", capace di contenere ben 721 posti e, pochi giorni dopo, hanno attivato, sempre sullo stradone Farnese, un altro parcheggio di circa 150 posti.
In progetto vi è anche l'edificazione di un terzo Parking sotterraneo, stavolta in Piazza Cittadella in modo da servire anche la zonq Nord della città.
Verrebbe da pensare, bene, abbiamo risolto i problemi di Piacenza, ora i piacentini, i turisti o, chiunque debba sostare in centro città non avrà problemi nel parcheggiare la propria auto.
Invece, dato che a Piacenza siamo dei "campioni" nel far "naufragare" tutto; ora, ci ritroviamo tantissimi parcheggi disponibili e una risposta assolutamente insufficiente da parte della cittadinanza.
I motivi di questa attuale latitanza della potenziale utenza potrebbero essere riassumibili in:
I Parcheggi sono nuovi e la gente ancora non li conosce.
I Cittadini si devono ancora abituare a questo nuovo modo di parcheggiare o forse, come mi verrebbe da pensare, la gente non vuole spendere troppi soldi per parcheggiare l'auto, per fare un giretto in centro, per fare qualche eventuale acquisto o, semplicemente, un giretto nelle vie del centro.
Forse sarò banale nelle mie proposte ma, non sarebbe sensato invogliare la gente ad usufruire di tali nuovi parcking, semplicemente diminuendo le tariffe di sosta o, nei casi di acquisti nei negozi del centro, offrendo il parcheggio gratuitamente?
Le tariffe, mi sembrano eccessive specialmente, se si pensa, che nei "gelidi" centri commerciali i parcheggi sono spesso gratuiti!
Si potrebbe, anzi, si dovrebbe cooperare tutti insieme (Comune, negozianti, associazione commercianti, etc) per ridare "vita" al nostro centro, attività che, purtroppo, non riesco mai a vedere nei piacentini.
Piazza Giardino della Cavallerizza

domenica 7 novembre 2010

ogni tanto qualcuno si accorge di noi...

Ieri, 6/10/2010, il "Corriere della Sera", forse, per importanza e diffusione, il più famoso quotidiano nazionale, ha dedicato un piccolo ma prezioso spazio a Piacenza.
Nell'articolo, scritto dal giornalista Roberto Perrone, si evidenziano diverse caratteristiche tipiche di Piacenza e dei suoi abitanti. Una città così descritta:
"città bellissima che sconta, nei confronti del turismo, questa sua riservatezza O forse, da un altro punto di vista, se la tiene stretta perché si piace così, non esasperata come Milano"
La convinzione sulle potenzialità di Piacenza e della sua splendida provincia, non sono mai venute meno e non sono certo dovute al bell'articolo del Corriere; sicuramente, mi hanno fatto un enorme piacere ed è stata una splendida vetrina per tutto il nostro territorio. Finalmente si sono accorti che esistiamo, che non siamo in lombardia e che non siamo Vicenza o Fidenza, ma Piacenza e che abbiamo una cultura che spazia dalla storia, all'arte, dall'eno-gastronomia di primissima qualità fatta di salumi (3 DOP), vini e a una cucina tipicamente contadina ma di gran sostanza e sapore.
Spero che quest'articolo possa contribuire a un maggiore rispetto e amore dei piacentini nei confronti del nostro territorio che, troppo spesso, sappiamo solo criticare senza far nulla per migliorarlo e farlo crescere.

Articolo completo





venerdì 1 ottobre 2010

Festival Verdi - Parma, Reggio Emilia. e Piacenza??

La promozione per l'ennesimo "Festival Verdi", un colossale evento con cui Parma celebra il "SUO" famosissimo compositore per tutto il mese di ottobre, con eventi e manifestazioni culturali dalla levatura INTERNAZIONALE.
Saranno gli scenari di Parma e delle terre verdiane (Busseto, Fidenza e Reggio Emilia???) ad ospitare quest'importantissimo avvenimento culturale. Che dire, ancora una volta "giù il cappello" ai ricchi cugini ducali e un'amarissima critica fatta a chi amministra Piacenza e la nostra provincia che avrebbe avuto il diritto ma, soprattutto, il dovere di partecipare ed essere la protagonista di quest'evento.
Giuseppe Verdi, nato a Roncole Verdi di Busseto nel 1813 (PR) da genitori piacentini originari di Villanova sull'Arda e Saliceto di Cadeo (PC). Nella nostra provincia, precisamente nel 1848, il maestro acquistò villa Sant'Agata a Villanova Sull'Arda (PC), dove si trasferisse e visse. Nella nostra provincia, nel 1888, Verdi divenne consigliere provinciale.
In una lettera a Barezzi, Verdi, lamenta il comportamento troppo pettegolo dei bussetani in merito alla sua discussa convivenza con la Stepponi, seconda moglie del maestro.
Per queste ragioni, Piacenza non solo dovrebbe rientrare di diritto nel festival Verdiano e recitare una parte da protagonista, invece, come sempre, il nostro territorio viene escluso e ignorato come se no esistesse. Intanto, noi piacentini, discutiamo e ci facciamo "seghe mentali" su proposte a parer mio ininfluenti alla nostra crescita culturale, come la diffusione delle arie Verdiane nel centro storico cittadino attraverso altoparlanti. Temo che fin che ragioneremo da città da serie C e da paesone non potremo mai sperare di crescere e di essere trattati diversamente.
Massimo Mazzoni

lunedì 6 settembre 2010

Cavallerizza - quale futuro?

Se ne discute tantissimo del suo futuro e, specialmente, del suo impiego...
L'ampia area della Cavallerizza, fino a pochi anni fa semplicemente utilizzata come parcheggio per auto, rappresenta oggi uno dei "fiori all'occhiello" di questa ultima amministrazione Reggi.
Il parcheggio allora esistente, è stato sostituito da un elegante giardino e da vialetti pedonali. E' stato edificato un imponente parcheggio sotterraneo, posto su tre piani, che dovrebbe parzialmente soddisfare l'esigenza impellente di posti auto all'interno del centro storico.
L'edificio della Cavallerizza, un tempo vecchie scuderie dell'Antico convento di Sant'Agostino, dovrebbero ospitare un centro eno-gastronomico per i prodotti locali e nazionali; si parla insistentemente di Eataly come possibile gestore di tale attività.
Sinceramente, non ho le capacità per pronosticare la qualità di questa scelta. Esteticamente, mi pare evidente che, rispetto a quando c'era il parcheggio la situazione sia notevolmente migliorata; ora, si dovrà valutare l'effettiva richiesta di parcheggi (considerando nelle ore notturne almeno prima erano gratuiti) e, soprattutto, se questo parco eno-gastronomico, unito ai numerosi parcheggi, al nuovo spazio aggregativo della Piazza-giardino, e al nuovo Archivio d Stato (Ex caserma Cantore), daranno un sensibile impulso turistico e culturale a una città che ha un'assoluta urgenza di riscattarsi da anni d'assoluto immobilismo.


mercoledì 1 settembre 2010

Epigrafi piacentine - Pietro Maria Campi

L’iscrizione più memorabile che troviamo in “via del guasto”, oggi via Garibaldi, al numero 69, vuole ricordare il più importante canonico della storia Piacentina, Pietro Maria Campi.
La sunnominata epigrafe è posta proprio sulla facciata della casa natale del canonico, dove nacque il 19 Maggio 1569 da Gentile Campi, orafo piacentino ma di origini lombarde, e Maddalena Bastardi originaria di Bologna.
Egli ebbe da subito la vocazione religiosa; infatti, all’età di soli cinque anni vestì l’abito sacerdotale e fu promosso al pieno sacerdozio il giorno 12 Giugno 1593. Divenne in poco tempo canonico della basilica di Sant’Antonino, verso il 1600, ed invece il 7 Gennaio 1705 arrivò alla nomina di canonico del Duomo. Oltre che canonico, il Campi è senza dubbio ricordato a Piacenza come storico ma soprattutto come agiografo. La sua missione fu la ricerca, e dedicò molto tempo a questo estenuante lavoro tra i documenti storici e le fonti locali. Egli fu sicuramente il primo degli storici piacentini a setacciare archivi in patria, concependo un unico e ricco materiale pubblicato in parte in quell’opera in tre volumi denominata: “Dell’Historia Ecclesiastica di Piacenza”. Da questo immenso lavoro, ancora oggi gli storici moderni attingono fonti e dati per iniziare o proseguire le proprie ricerche. Il Campi come già indicato, fu un grande agiografo dei Santi Piacentini quali: S. Antonino, Giustina, Corrado, Raimondo Palmerio, Franca e della venerabile Margherita Antoniazzzi di Bardi di cui scrisse diversi volumi. Tutte le ricerche del Campi nacquero da una coscienziosa, accurata e puntigliosa ricerca di fonti tanto che Emilio Nasalli Rocca scrisse che: “[…] Le biografie del Campi hanno un fondamentale scopo encomiastico per la città e soprattutto di edificazione religiosa e divulgazione popolare”. Non di minore importanza nella sua vita, fu la collaborazione con Mons. Claudio Rangoni vescovo di Piacenza dal 1596 al 1618. Dal loro lavoro nacque l’opera di rinnovo della diocesi Piacentina conosciuta anche come “riforma tridentina a Piacenza”. A titolo di curiosità, si vuole riportare che una trasversale tra le vie Dante Alighieri e IV Novembre è intitolata al nostro Campi ed invece tutte le sue opere furono stampate dall’editore Bazachi che al tempo era il maggior esponente piacentino nel settore dell’editoria e della stampa. Pietro Maria Campi viene spesso confuso con il nipote omonimo e sempre canonico Piacentino che provvide tra l’altro alla stampa dell’opera più importante dello zio, Dell’Historia Ecclesiastica…, che ahimè non vide mai stampata. Pietro Maria Campi si spense nella sua casa natale il 9 Ottobre 1649. I funerali vennero celebrati nella Chiesa, ora soppressa, di S. Uldarico. Gli atti di nascita e morte sono oggi conservati presso la parrocchia di S. Giovanni in Canale.

foto e articolo di:
Claudio Gallini

lunedì 2 agosto 2010

PIAZZA DUOMO - mercato si, mercato no?

Una tradizione ultracentenaria, una tradizione che, da secoli, si ripete ogni settimana, il mercato di Piazza Duomo. Questa manifestazione, risalente al medio-evo, rischia di essere completamente trasferita sul pubblico passeggio dove, parzialmente, alcuni banchi hanno già trovato da tempo la loro nuova ubicazione. Da molti giudicata migliore e maggiormente fruibile rispetto alla tradizionale piazza. Non sto a giudicare le opinioni degli addetti lavori; nessuno come loro può valutare la validità di tale spostamento eppure, personalmente, trovo storicamente ed economicamente assurdo traslocare una tale attività commerciale su cui, ricordiamo, gravita l'economia di un intero centro storico dai negozi alle bancherelle stesse. Inutile lamentarsi che il centro "muore" e poi, progressivamente, spostare e sottrarre dallo stesso quei momenti aggregativi che, per storia e tradizione, non credo debbano spostarsi da Piazza Duomo, il luogo che da secoli ospita i vari banchi del mercato bi-settimanale.
Che io sappia, siamo forse l'unica città in cui si sposta e si ignorano tali manifestazioni, ma si sa, Piacenza è strana, in tutto e per tutto e questa non è una novità. Purtroppo...

lunedì 5 luglio 2010

Piazza Sant'Antonino - progetto definitivo?

come già fatto in passato, torno su un argomento che mi preme tantissimo, la riqualificazione di Piazza Sant'Antonino. La piazza, ospitante l'omonima basilica, il teatro municipale, i palazzi nobiliari: Anguissola, Zanardi Landi, Marazzani Visconti ed altri eleganti edifici, è una dei luoghi più importanti e scenografici della città. Dopo anni di dibattiti, concorsi e polemiche annesse, il comune ha presentato il progetto che, dovrebbe(?), essere definitivo.



La presentazione dello stesso, ha suscitato immediatamente le forti reazioni di Bruno Galvani, appartenente al gruppo misto e rappresentante provinciale di AMNIL che, ha ritenuto il progetto come antistorico ma, soprattutto, non rispettoso dei diversamente abili a causa dell'utilizzo dell'acciotolato nelle zone esclusivamente pedonali, fatta eccezione per i marciapiedi e per le zone attraversate dal traffico veicolare, le quali saranno lastricate con lastre di pietra di Luserna.
Una pavimentazione che, pur apprezzando esteticamente l'acciotolato, crea non pochi problemi a chi vi cammina, a chi la percorre su due ruote e ancor di più a chi è costretto su una sedia a rotelle. I trottatoi, invece, dovrebbero essere ricostruiti nelle loro parti mancanti fino a giungere al teatro municipale.
Tempo fa, molto prima della presentazione di questo progetto, Gregory, pubblicò su Flickr un suo rendering di come avrebbe voluto la piazza.
l'acciotolato, nel suo progetto, era presente nello spazio retrostante alla basilica; quello in cui fino a pochi anni fa era presente un parcheggio. La parte restante, pavimentata da lastroni pietra; direi simile alla pavimentazione presente in piazza Cavalli.
progetto di Gregory
a parer mio, trovo il progetto di Gregory valido e, sicuramente, più funzionale di quello proposto dall'amministrazione comunale. La mia speranza, come quella spero di tutti i piacentini, è quella di recuperare una piazza storica e bellissima, da troppi anni relegata a un livello non consono alla sua importanza.
progetto personale DEL 2007 (Massimo Mazzoni)

Piazza Sant'Antonino - Ieri



Download:
FLVMP43GP
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FLVMP43GP

lunedì 28 giugno 2010

Collegio Alberoni - tesoro da scoprire

alle porte di Piacenza, in località San Lazzaro, vi è il prestigioso collegio Alberoni, insigne istituzione religiosa che, per volontà del suo fondatore e mecenate, il cardinale Giulio Alberoni, dal 1751 forma seminaristi alla vita sacerdotale.
L'occasione per visitare l'istituto e, le ricchezze artistiche in esso contenute, è stata sabato 26 giugno, in occasione di una raccolta fondi del Rotary locale per finanziare i restauri di due dipinti presenti nella collezione Alberoniana.
Il collegio, merita senz'altro un interesse che non può limitarsi alla nostra provincia o alle zone limitrofe. I "tesori" conservati sono di inestimabile valore artistico e storico; Dalla preziosissima e fornita biblioteca di testi antichi, all'osservatorio meteorologico, all'appartamento del cardinale con dipinti eccezionali, fra cui spiccano: un'opera di Guido Reni e, soprattutto, l'Ecce Homo di Antonello da Messina, opera 1473, una delle massime espressioni del rinascimento italiano.

Antonello da Messina - Ecce Homo , 1473
PIACENZA - Collegio Alberoni

venerdì 18 giugno 2010

Piacenza eventi???

il comune di Piacenza con sponsor annessi, si mascherano da tempo dietro la crisi che attanaglia l'Italia ma che, a quanto pare, ha colpito particolarmente la nostra città.
Leggo notizie delle città limitrofe e, nonostante il periodo di magra, la sola e "povera" Parma, sfoggia nomi come Bob Dylan, Paolo Conte, Lucio Dalla, Gloria Gaynor, Elisa etc etc.. il raffronto con Piacenza è raccapricciante, come ospite d'onore all'arena Daturi avremo Pierdavide Carone, uno dei protagonisti di AMICI. A rendere più succose le serate piacentine ci saranno pure ospiti come i Formula Tre, i Queen Mania, altri personaggi usciti stavolta da X-FACTOR, etc... comunque la linea è questa, Cover band e cantanti inventati dai reality.
Da piacentino, orgoglioso delle sue origini, è sconfortante vedere quanto siamo "indietro" di almeno vent'anni ad altre realtà provinciali. La musica, come l'arte, la cultura in tutte le sue forme, finchè si giocherà al risparmio, non sarà mai elevata e prestigiosa. Finchè la mentalità sarà questa, Piacenza continuerà purtroppo a fare la parte della comprimaria dalla mentalità campagnola.

domenica 6 giugno 2010

Pertite - abbraccio al parco

Ieri mattina, 5/06/10, si è tenuto a Piacenza un vero e proprio evento di massa, consistente in una catena umana composta da circa 2000 cittadini, che hanno fisicamente circondato l'ampia area che, il Comitato della Pertite, promotore della singolare iniziativa, vorrebbe diventasse un vero e proprio parco per la città. La Pertite, un ex polveriera militare, protagonista nel 1940 di una tragica esplosione che provocò un migliaio di morti, ha un'estensione di oltre 270.000 m², ed è un vero proprio bosco a nemmeno un Km di distanza dal centro storico cittadino.
L'omonimo comitato, "lotta" contro la cementificazione di quest'enorme "polmone verde" (come già successo all'Ex-UNICEM) e per la sua restituzione alla città, in quanto facente parte di una delle svariate AREE MILITARI che, una volta liberate, potrebbero rivelarsi la vera chiave di volte alla città.
I miei personali complimenti al comitato e ai bambini della scuola elementare Calvino, veri fautori dell'iniziativa e, ovviamente a tutti i partecipanti che, con la loro presenza, hanno reso possibile l'abbraccio alla Pertite e hanno dato un forte segnale della loro volontà.

http://www.parcopertite.it

lunedì 24 maggio 2010

Piazza Duomo - perchè non un "passo" in più

Riprendo, dopo una lunga pausa dal blog, a parlare della nostra Piacenza.
In particolare, stavolta tocco su una delle principali piazza cittadine, Piazza Duomo. Ritengo ottimi, anche se tardivi, gli interventi di manutenzione sulle due aiuole poste ai lati della piazza che, da anni, erano "abitate" da strane essenze, più adatte ad un orto che a un'aiuola di una città. Fortunatamente, estirpate salvia e rosmarino, ora le aiuole e, di conseguenza la piazza, ne ha guadagnato in maggior respiro ed eleganza.
Piazza Duomo, anche maggiormente di piazza Cavalli, è diventato un punto d'incontro per anziani, bimbi che giocano e famiglie. Le panchine, spesso poche per la gente che vi gravita, sono quasi sempre occupate e, tante persone, si devono sedere sopra le ringhiere poste attorno alle aiuole.
Come spesso accade, prendo spunto da Parma che ha dotato Piazza della Pace (Pilotta) di elegantissime panchine in granito. Troverei un'ottima soluzione circondare le nostre aiuole con panche circolari in granito, attuando una soluzione analoga a quella parmigiana. Avremmo un arredo urbano decoroso, daremmo decoro alla piazza della Cattedrale e daremmo la possibilità a tante persone di "vivere" la piazza. Anche le panchine esistenti, sono più adatte ad un giardinetto di periferia, non certamente a un centro storico. Un'altra questione, sarebbe quella dedicata ai portici che, da anni, non rispettano una colorazione coerente fra loro e la storia della Piazza.
Basterebbe poco a rendere più appetibile la nostra città!

Piazza Duomo - ritoccata (e si vede)

domenica 25 aprile 2010

Epigrafi piacentine - Giuseppe Taverna

L’epigrafe che commemora Giuseppe Taverna (vedi foto) è situata al numero civico 203 (casa natale) della stessa via a lui intitolata quando ancora si chiamava “Strada Levata” (stra' alvä).
Giuseppe Taverna, nato a Piacenza nel 1764, ha rappresentato per tutto l’ottocento e quasi certamente lo è ancora, un punto di riferimento nella storia della pedagogia italiana.
Dodicesimo figlio di un tintore cominciò i primi studi con lezioni private per poi passare alla scuola pubblica e proseguire presso il famoso collegio Alberoni dove giunse al sacerdozio. Giuseppe Taverna consacrò la sua intera vita all’insegnamento e divenne direttore di diverse unità didattiche quali a Piacenza, Parma e Brescia.
Tra i suoi allievi si ricorda il celebre Pietro Giordani, di una decina d’anni più giovane di lui, e tra i seguaci Gioberti e Tommaseo. Non sempre compreso,Taverna fu stimato anche come letterato e tra i suoi saggi di prosa ricordiamo: Le lenzuola di bucato, La quercia parlante, La probità, Il plenilunio Idillio. Morì in povertà la sera del 19 Aprile 1850.
E’ interessante citare qualche informazione in merito alla strada a lui dedicata, asse principale e fondamentale per arrivare in centro da Piazzale Torino fino in Piazza Borgo.
La strada in antichità (primi ottocento) era denominata anche strada del Borgo (oltre che strada levata) ma l’arrivo di Napoleone nel 1808 vide trasformare la denominazione in “Rue de la Réunion” per la felicità dei filo francesi; trascorso il periodo Napoleonico, si propose di riportare il nome della via all’originale ma nel 1887 la commissione comunale intitolò prima il Cantone della povertà (oggi cantone Illica) e poi l’intera strada al nostro Giuseppe Taverna

foto e articoli: di Claudio Gallini.

Via Taverna - foto tratta da "Piacenza Antica"

Via Taverna - foto di Claudio Gallini


lunedì 29 marzo 2010

FAI e le giornate di primavera

Sabato 27 e Domenica 28 marzo, si è tenuta la giornata di primavera 2010, evento in cui vengono visitati luoghi solitamente non visitabili per diffondere e difendere dall'incuria, il nostro enorme patrimonio artistico.
La delegazione locale del FAI, ha deciso quest'anno di far conoscere ai piacentini ed ai turisti, due splendidi esempi architettonici: La basilica di Sant'Antonino e la chiesa di San Vincenzo, recentemente protagonista di un eccellente recupero conservativo che l'ha riportata all'antico splendore. Come già ricordato in un precedente post, la chiesa sconsacrata, attualmente denominata "sala dei Teatini", è sede di un prestigioso e innovativo auditorium utilizzato come sala prove della giovanile orchestra Cherubini, diretta del celebre Riccardo Muti.
Le preparate guide del FAI, hanno accompagnato i visitatori in questo percorso sviluppato su via Scalabrini (la vecchia Via Francigena), dando importanti nozioni storiche sui complessi architettonici che si affacciano sulla piazza patronale, evidenziando le attenzioni da considerare in vista dei prossimi interventi sulla piazza, consigliando all'amministrazione l'utilizzo del contestato acciottolato, unico materiale coerente con la storia di quest'importante luogo.
da segnalare che, l'ex chiesa di San Vincenzo, è stata segnalata dal FAI nazionale fra le otto "perle" da visitare fra le 590 aperte in tutto il territorio nazionale



basilica di Sant'antonino
San Vincenzo - Sala dei teatini


domenica 14 marzo 2010

San Savino - tesoro del medio evo

Consacrata nel 1107, la basilica di San Savino rappresenta uno degli esempi più mirabili d'arte romanica a Piacenza. La facciata, edificata nel 1721 sopra la preesistente, presenta un atrio retto inferiormente da colonne binate che donano leggerezza alla struttura.
L'interno, si presenta scandito in tre navate concluse da tre absidi semicircolari estradosse. La chiesa conserva pregevoli decorazioni scultoree nella sua parte superiore, specialmente nei capitelli delle colonne, decorate con eleganti figure zoomorfe o a nastri intrecciati richiamanti un gusto prettamente lombardo.
Un importante crocefisso ligneo, databile al XII° secolo, rappresenta un Cristo trionfante, seguendo la classica iconografia con gli occhi aperti ed il volto leggermente inclinato a sinistra.
Di notevole interesse, lo meritano gli splendidi mosaici medioevali conservati nella basilica e, specialmente, nella suggestiva cripta, retta da sottili colonne arricchite da capitelli decorati con intrecci scultorei o con elementi figurativi.
La basilica, ubicata nel contestato quartiere Roma, credo possa essere un ottimo "traino" culturale per un quartiere in cerca di riscatto e per tutto il centro storico; Uno splendido contenitore d'arte e cultura che meriterebbe d'essere maggiormente valorizzato e conosciuto dai piacentini e da tutti agli amanti dell'arte.
San Savino - Facciata barocca
San Savino - la cripta

domenica 28 febbraio 2010

Epigrafi piacentine - Angelo Genocchi

Quest’epigrafe commemora Angelo Genocchi, grande matematico piacentino situata nella via a lui intitolata. Nacque il 5 Marzo 1817. In antichità, come cita la lapide posta sul palazzo sede delle Orsoline (vedi foto), la strada era denominata “di Santa Agnese” a dimostrazione che era la via principale della più antica borgata di Piacenza. In tempi “più recenti”, attorno al 1887, la commissione comunale preposta alla denominazione delle vie prese in considerazione di dedicare la via a Bartolomeo Pallastrello navigatore e suocero di Cristoforo Colombo che la tradizione lo vorrebbe originario di Piacenza, ma nel 1889 moriva a Torino Angelo Genocchi, che diede enorme lustro a Piacenza con le sue ancora attuali teorie della moderna analisi matematica.

La commissione non ebbe così più dubbi e nel 1889 dedicò alla città quella che oggi è la strada che da via Roma conduce fino a via X giugno, ed a Genocchi è intitolata anche una scuola media inferiore (distaccamento della scuola media inferiore “I. Calvino” in via Stradella).
Genocchi
, pur da sempre appassionato di matematica, si laureò invece nel 1838 prima in legge all’Università di Piacenza dove ottenne anche la cattedra di diritto romano. A partire dal 1848 fu invece tra i primi patrioti e questo gli costò l’esilio e si rifugiò così a Torino.
La “capitale” piemontese gli offrì ospitalità ma non gli permise di trovare
da subito un’occupazione e con molto coraggio si mise a studiare matematica e nel 1857 fu già in grado di insegnare, ottenendo nel 1859 la cattedra di algebra e geometria.
Angelo Genocchi in questi anni produsse un gran numero di pubblicazioni raggiungendo una posizione di priorità sul calcolo differenziale
: I suoi 176 saggi hanno avuto riconoscimenti in tutto il mondo. Tornando invece alla via a lui dedicata, si vogliono indicare due importanti Chiese piacentine quali S.M. in Gariverto e la Chiesa di San Cristoforo. La prima risale al settecento ed è sede della parrocchia, mentre la seconda del fine seicento, detta anche “della Morte”, nel 1900 lo Scalabrini vi trasferì la sede delle anime purganti.

articolo di:
Claudio Gallini

Angelo Genocchi - foto di: Claudio Gallini


lunedì 22 febbraio 2010

PALAZZO FARNESE - ritorno all'antico

Palazzo Farnese, l'imponente costruzione iniziata dal Vignola nel 1558 è dal 1965, anno di fondazione dell'Ente Farnese che, la residenza Farnesiana, è sottoposta a un lungo percorso che le ha permesso uno splendido recupero conservativo dopo i secoli di pesanti rimaneggiamenti.
L'ultimo importante atto ha consistito nella riapertura delle dodici finte nicchie, poste sul fronte interno del palazzo e, murate assurdamente negli anni cinquanta. La riapertura delle nicchie ha alleggerito la mole vignolesca e segna un ulteriore passo verso il recupero integrale della reggia piacentina.
PALAZZO FARNESE - nicchie murate


PALAZZO FARNESE - nicchie aperte

domenica 14 febbraio 2010

PIAZZA CAVALLI - un anno dopo

Dopo quasi un anno dal termine della "sistemazione" conservativa della Piazza dei Cavalli, l'effetto che abbiamo è sotto gli occhi di tutti. La principale piazza della città si presenta sfregiata. Difficile ricordarsi un intervento così distruttivo e inutile. "Il tempo sarà galantuomo!". Così, Ignazio Brambati (assessore alle opere pubbliche del comune), un anno fa ribadiva alle polemiche di chi criticava aspramente gli interventi sulla Piazza. Per mesi sono stato "zitto" ma, ogni volta che passo per la piazza, un "pugno" fortissimo mi colpisce nello stomaco.
Le pietre sostituite si sarebbero dovute uniformare alle originali, il tempo e gli agenti atmosferici avrebbero dovuto aiuare il processo di omogeneizzazione fra le lastre nuove e quelle originali.
I mesi passano ma, la differenza cromatica fra le pietre vecchi e quelle nuove appare sempre più evidente creando nella piazza un effetto davvero imbarazzante.
Ora, da piacentino innamorato della propria città, chiedo che qualcuno "paghi" par la propria presunzione e pressapochezza con la quale si è intervenuti sul cuore della città. Una piazza che ha resistito ai secoli e alle guerre ma non alla gestione di Brambati e Reggi.

Piazza dei Cavalli - prima del restauro

Piazza dei Cavalli - pavimentazione nuova

sabato 30 gennaio 2010

Quando le stalle erano le sale dei nostri nonni

In tantissime occasioni abbiamo avuto la conferma, che nonostante la povertà e le umiliazioni portate dalle guerre, i nostri “vecchi”, abbiano vissuto sotto certi aspetti anche meglio di noi. Sicuramente nelle nostre montagne non conoscevano la parola, oggi tanto usata, “stress” e probabilmente anche oggi sono esenti dalla frenesia e dalla routine quotidiana che affligge chi per necessità, o per scelta ha deciso di vivere in città lontano dalle proprie radici. Una particolarità che testimonia questa mia dissertazione è il ricordo di un’antica tradizione che oggi forse sopravvive in chiave molto più moderna solo d’estate: l’andare a “Filoss” (o “Fiross” in alcune zone dell’alta val Nure).
Questo termine dialettale (usato in quasi tutto il Nord Italia, con lievi variazioni morfologiche in base alla zona), sta ad indicare l’aggregazione serale di un interno paese, specialmente e forse esclusivamente di montagna.

La televisione a quei tempi non esisteva ed il raccoglimento serale delle famiglie avveniva davanti ad un caminetto ma soprattutto in inverno all’interno della stalla congiuntamente alle bestie. Nelle stagioni più fredde la stalla diventava un salotto d’altri tempi dove amici e parenti di un intero paese si ritrovavano per raccontarsi la giornata appena trascorsa e per trascorrere insieme qualche ora prima di andare a letto. Solitamente il ritrovo era nella stalla più grande del paese, dove abbastanza riparati dagli animali ma protetti dal loro tepore, ci si riuniva in cerchio ed ognuno aveva il suo “da fare” tra racconti, barzellette, storie antiche di antenati e tantissime leggende che incantavano i più piccoli. Le donne solitamente filavano la lana con la rocca o facevano la maglia con ben quattro aghi, gli uomini invece aggiustavano gli attrezzi rotti come i manici di rastrelli o di forche. Le donne più devote invece sgranavano il rosario prima di andare a letto invitando i bambini a recitare le preghiere della buona notte. La zona della stalla scelta era molto affollata perché il calore degli animali rendeva l’ambiente molto piacevole, (questo significava anche un grande risparmio in termini di riscaldamento perché la legna costava) e la socializzazione rendeva molto piacevole l’andamento della serata prima che giungesse l’ora di andare a letto. I nostri nonni raccontano che nella stalla, ci si passava buona parte della giornata e della sera e si faceva “Filoss” anche nei giorni di Festa. A “Filoss” nascevano anche amori, s’inventavano anche storielle e modi di dire utilizzati poi tra paesani. Caro nonno Giovanni, sarà poi vero che la vita di oggi è così bella? Ai tuoi tempi c’era la miseria e la povertà ma eravate più spensierati e rilassati; e poi pensando al “Filoss” mi prende una specie di malinconia ed allo stesso tempo di repulsione verso la televisione che invece di unire magari ci separa in stanze diverse, ognuno a seguire i programmi preferiti.

Claudio Gallini

testo e foto di Claudio Gallini

sabato 23 gennaio 2010

ritorniamo su Piazza Sant'Antonino

Se ne parla ormai da anni, si è fatto un concorso a cui hanno partecipato svariati studi d'architettura che, a parer mio, anche se non ho alcuna competenza professionale per giudicare, non hanno scaturito ne, idee ne valide, ne rispettose del contesto storico su cui andavano a progettare. Poi, una volta deciso di non intraprendere nessuna delle proposte uscite dal concorso di idee, l'amministrazione ha deciso in seguito di scegliere una soluzione più sobria rispetto a quelle un po' troppo ardite nate dai vari studi d'architettura partecipanti, optando invece per una semplice ripavimentazione della piazza, arricchendola con una nuova illuminazione artistica che possa valorizzare i numerosi monumenti che adornano la piazza del patrono, a mio parere la più interessante e bella della città.
In seguito, è nata una discussione molto accesa sul materiale per pavimentare la piazza fra, chi voleva utilizzare l'acciotolato per riutilizzare un materiale il più possibile fedele a quello del passato e, fra chi a questa possibilità si è fermamente opposto (Bruno Galvani - Presidente AMNIL)in quanto, ritiene la soluzione dell'acciotolato assolutamente improponibile per chi ha problemi motori o è costretto su una sedia a rotelle.
In seguito, dopo alcuni sopraluoghi, fatti specialmente a Carpi in Piazza Garibaldi, l'amministrazione ha deciso di adottare la stessa soluzione utilizzata nella cittadina modenese, ovvero utilizzare come materiale per la pavimentazione della piazza lastre di pietra grigia di Luserna che, dovrebbe essere notevolmente più economica rispetto al Granito stellato di San Giacomo o alla beola bianca, materiali inizialmente indicati per la nuova sistemazione della Piazza cittadina.
I cubetti di pietra grigia dovrebbero avere una superficie che permetterà, anche a chi su una carozzina, un transito agevole nella piazza. Importante nota la meritano i trottaoi, che verranno mantenuti e allungati fino al teatro municipale come erano in origine.
Anche il discusso Ulivo, utilizzato attualmente come spartitraffico, troverà un nuova sistemazione più consona, si spera, alla sua natura.

Piazza Sant'antonino - (ieri)
Piazza Sant'antonino - visione aerea



Piazza Sant'antonino - (prove di pavimentazione)



domenica 3 gennaio 2010

Epigrafi piacentine - Melchiorre Gioia

Questa Epigrafe, commemora uno dei più grandi economisti piacentini del secolo scorso.

Melchiorre Gioia, nacque a Piacenza il 19 settembre 1767 in quella strada originariamente conosciuta come “SS Trinità”” a cui seguirà il toponimo di “San Francesco di Paola” attorno al Cinquecento (Fonte CAMPI PIER MARIA). Da ormai un secolo invece commemora il nostro Melchiorre Gioia. Il comune di Piacenza con un atto del 1887 intitolò la strada a Gioia nonostante egli morì a Milano nel Gennaio del 1892.
Oltre che economista egli fu un grande pensatore del
primo risorgimento realizzando le iniziali idee dell’unità d’Italia.
I suoi studi
iniziali li compì a Piacenza nel collegio Alberoni, ma rinunciò ben presto alla carriera ecclesiastica.
Melchiorre Gioia aspirava nella “Repubblica indivisibile”, unica via per raggiungere la felicità d’Italia.
La maggiore attività la svolse
invece a Milano dove fondò numerosi giornali regolarmente soppressi dalle forze dell’ordine.
Si ricordano,
inoltre, numerosi suoi arresti perché sospettato di “giacobismo” (rivoluzionario) ma fu salvato per intervento di Napoleone Bonaparte.
Tra le sue opere si ricordano: Nuovo Galateo
(1802), il Trattato del merito e delle ricompense (1808-1809), l’Ideologia (1822) e la Filosofia della statistica (1826).

A Melchiorre Gioia è intitolato inoltre il Liceo Classico/Linguistico di Piacenza.
Da non dimenticare invece che anche Milano ha intitolato una via a Gioia ed una fermata della metropolitana (Linea 2, Verde). Tornando invece alla descrizione della strada: questa collega la via Roma a via Benedettine e da rilevare
in questa via è la chiesa del Sacro Cuore (ex devozione alla SS Trinità) affidata ai Gesuiti nel 1896 da Scalabrini dopo che le armate Napoleoniche la sconsacrarono.

Fonti:

http://it.wikipedia.org/wiki/Gioia_MM

Le vie di Piacenza TEP Piacenza 1985 (Fiorentini Ersilio Fausto)

Foto e articolo: Claudio Gallini