sabato 30 gennaio 2010

Quando le stalle erano le sale dei nostri nonni

In tantissime occasioni abbiamo avuto la conferma, che nonostante la povertà e le umiliazioni portate dalle guerre, i nostri “vecchi”, abbiano vissuto sotto certi aspetti anche meglio di noi. Sicuramente nelle nostre montagne non conoscevano la parola, oggi tanto usata, “stress” e probabilmente anche oggi sono esenti dalla frenesia e dalla routine quotidiana che affligge chi per necessità, o per scelta ha deciso di vivere in città lontano dalle proprie radici. Una particolarità che testimonia questa mia dissertazione è il ricordo di un’antica tradizione che oggi forse sopravvive in chiave molto più moderna solo d’estate: l’andare a “Filoss” (o “Fiross” in alcune zone dell’alta val Nure).
Questo termine dialettale (usato in quasi tutto il Nord Italia, con lievi variazioni morfologiche in base alla zona), sta ad indicare l’aggregazione serale di un interno paese, specialmente e forse esclusivamente di montagna.

La televisione a quei tempi non esisteva ed il raccoglimento serale delle famiglie avveniva davanti ad un caminetto ma soprattutto in inverno all’interno della stalla congiuntamente alle bestie. Nelle stagioni più fredde la stalla diventava un salotto d’altri tempi dove amici e parenti di un intero paese si ritrovavano per raccontarsi la giornata appena trascorsa e per trascorrere insieme qualche ora prima di andare a letto. Solitamente il ritrovo era nella stalla più grande del paese, dove abbastanza riparati dagli animali ma protetti dal loro tepore, ci si riuniva in cerchio ed ognuno aveva il suo “da fare” tra racconti, barzellette, storie antiche di antenati e tantissime leggende che incantavano i più piccoli. Le donne solitamente filavano la lana con la rocca o facevano la maglia con ben quattro aghi, gli uomini invece aggiustavano gli attrezzi rotti come i manici di rastrelli o di forche. Le donne più devote invece sgranavano il rosario prima di andare a letto invitando i bambini a recitare le preghiere della buona notte. La zona della stalla scelta era molto affollata perché il calore degli animali rendeva l’ambiente molto piacevole, (questo significava anche un grande risparmio in termini di riscaldamento perché la legna costava) e la socializzazione rendeva molto piacevole l’andamento della serata prima che giungesse l’ora di andare a letto. I nostri nonni raccontano che nella stalla, ci si passava buona parte della giornata e della sera e si faceva “Filoss” anche nei giorni di Festa. A “Filoss” nascevano anche amori, s’inventavano anche storielle e modi di dire utilizzati poi tra paesani. Caro nonno Giovanni, sarà poi vero che la vita di oggi è così bella? Ai tuoi tempi c’era la miseria e la povertà ma eravate più spensierati e rilassati; e poi pensando al “Filoss” mi prende una specie di malinconia ed allo stesso tempo di repulsione verso la televisione che invece di unire magari ci separa in stanze diverse, ognuno a seguire i programmi preferiti.

Claudio Gallini

testo e foto di Claudio Gallini

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