Contenitore di tutte le eccellenze di cui il Territorio piacentino dispone. Senza alcuna presunzione, vorrebbe creare dibattiti ed idee utili per dare uno slancio culturale ad una città ed una provincia con grandi potenzialità, solo minimamente sfruttate. questo blog non ha alcuna tendenza politica.
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mercoledì 29 agosto 2007
Piazza S. Antonino - immaginazione...
Un consiglio, se mi poso permettere e sempre ammesso che qualcuno legga quest'articolo. Ok il ritorno al passato, ma utilizzate i sanpietrini o un lastricato... i sassi, pur avendo il loro fascino, sono un vero incubo per chi utilizza la bici (vedi via Tibini, via S. Marco, etc)
PS: L'ulivo l'avrei tolto, ma son troppo pigro per farlo. Ammetto che nonostante tutto non mi infastidisce particolarmente.
lunedì 27 agosto 2007
Degrado Cittadino - S. Maria del Carmine
Da segnalare, che da decenni sulla facciata campeggia il cartello "pericolo di crolli", ma ben poco o niente, si è fatto perchè questo non accadesse.
Auspico che questo intento di recupero sia celere e che si pensi ad una sua funzione consona per ospitare eventi o associazioni che permettano alla città di rivivere questi splendidi spazi che da anni sono inaccessibili e che meritano di tornare ai fasti di un tempo.
venerdì 24 agosto 2007
PALAZZO COSTA
Il filmato postato qui sotto è del noto videomaker Roberto Dassoni.
Ulteriori notizie ed immagini su questo bellissimo palazzo, le potete trovare sul sito http://www.spaziocosta.it lo spazio polivalente di arte e design che ha la propria sede proprio nelle sale della prestigiosa dimora.
lunedì 20 agosto 2007
Piacenza ed i suoi palazzi
martedì 7 agosto 2007
P.L.A.C. - la congiura di Piacenza
L'omicidio fu effettuato nella cittadella farnesiana, morì sotto le pugnalate del conte Anguissola e poi mostrato alla folla e gettato nel fossato della rocca.
Qui sotto, alcuni cenni di vita di Pierluigi Farnese, tratti da: http://it.wikipedia.org
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ritratto da Tiziano
(Museo Capodimonte - Napoli).
Pier Luigi Farnese (Roma, 19 novembre 1503 - Piacenza, 10 settembre 1547) fu il primo duca di Castro e il primo duca di Parma e Piacenza.
Pier Luigi jr. (per distinguerlo dal nonno Pier Luigi sr.), nacque dal cardinale Alessandro Farnese, il futuro papa Paolo III e, probabilmente, da Silvia Ruffini, gentildonna romana che avrebbe dato al futuro papa altri tre figli: Costanza, Paolo e Ranuccio. Questa sua origine non legittima lo tormentò per tutta la vita, e contribuì, in modo forse determinante, alla formazione del suo carattere. Per indicarlo, i nobili piacentini lo chiamavano con disprezzo "il bastardo del papa".
La carriera militare di Pier Luigi fu molto varia; sarà coinvolto su più fronti e al soldo di più padroni; a volte combatterà contro gli stessi familiari e addirittura contro il papa, abbandonando la tradizionale posizione guelfa dei Farnese. Non fu un semplice soldato o mercenario, fu lo stereotipo del guerriero: selvaggio, primordiale, amorale. Non gli mancarono coraggio e ardimento: fu forte, audace e risoluto, addirittura eroico, ma a tal punto efferato da ripugnare i suoi stessi committenti.
L'elezione di Paolo III
Improvvisamente una notizia a lungo attesa e forse ormai inaspettata, scosse Pier Luigi dal torpore in cui era ricaduto: nell’ottobre 1534 il padre, cardinale Alessandro Farnese, ascese al soglio di Pietro con il nome di Paolo III. Nella rocca di Valentano si organizzarono grandi festeggiamenti, dopodiché Pier Luigi, abbandonati i piaceri della vita familiare e le battute di caccia partì per Roma. Il primo atto del nuovo pontefice fu la creazione del nipote quattordicenne Alessandro, primogenito del figlio diletto, e del nipote, figlio di Costanza, Guidascanio Sforza, cardinali.
In politica estera il nuovo papa osservava la regola dell’equidistanza tra Francia ed impero. Tuttavia Carlo V lasciò intravedere al pontefice che avrebbe dato volentieri a Pier Luigi la città di Novara. Paolo III, invece, accettò per il figlio una pensione annua a condizione che non divenisse di pubblico dominio e, per il nipote Alessandro, il ricco arcivescovato di Monreale in Sicilia.
Il Ducato di Parma e Piacenza
L'ambizioso Pier Luigi, ambiva a qualcosa di più grande e di più autonomo rispetto alla Chiesa. Nella sua mente c’erano il ducato di Milano, la città di Siena o Piacenza.
Il papa, dopo il rifiuto di Carlo V di infeudare Pier Luigi con Milano, decise di investire il figlio e la sua discendenza del ducato di Parma e Piacenza, togliendo ad Ottavio Camerino e a Pier Luigi Nepi. La proposta di investitura fu fatta nel concistoro del 12 agosto 1545 e la votazione avvenne in quello del 17 agosto, non senza contrasti. Però, dopo che il camerlengo, Guidascanio Sforza, dimostrò che Parma e Piacenza rendevano 7.500 ducati l’anno, mentre Camerino rendeva 10.000 ducati e che in 10 anni il ducato di cui si parlava era costato alla Camera Apostolica la bellezza di 200.000 ducati, la votazione risultò favorevole alla decisione di Paolo III, che obbligò Pier Luigi a pagare un censo annuale di 9.000 ducati alla Camera Apostolica ed a cedere il ducato di Castro ad Ottavio, facendogli in questo modo riconoscere di essere un vassallo della Chiesa.
La dipendenza feudale del ducato di Parma e Piacenza dalla Santa Sede avrebbe costituito per più secoli (e ancora al congresso di Vienna) un motivo di rivendicazione da parte della Curia Romana, e di dispute tra quest'ultima e (passata poi Parma ai Borboni) gli stati borbonici: l'episodio più acuto di tale scontro fu probabilmente quello che avvenne, nel Settecento, con papa Clemente XIII.
Il duca prese possesso dei suoi stati il 23 settembre del 1545 e, non mostrando alcuna riconoscenza verso il papa, considerando il merito della formazione del ducato tutto suo, cercò di trasformare il vassallaggio in favore dell’imperatore, ma lo stesso Carlo V rifiutò.
I primi provvedimenti a cui mise mano furono: l’apertura di numerose scuole in cui si insegnavano la medicina, il diritto e la letteratura latina e greca; la costruzione di nuove vie di comunicazione per favorire il commercio; la riforma del sistema amministrativo prendendo spunto dal modello milanese; la riforma del sistema giudiziario in forma più garantista: i giudici dovevano motivare gli arresti.
Diede forte slancio all’agricoltura abolendo la tassa sul bestiame, riparando strade rurali, ricostruendo o restaurando ponti e migliorando il regime delle acque. Per l’industria ed il commercio migliorò le comunicazioni tra le varie regioni del ducato e sviluppò il servizio postale.
Per riassestare il bilancio assoggettò tutti gli abitanti al pagamento delle tasse e soppresse le esenzioni ingiustificate. Per poter raggiungere tale scopo ordinò ai preti di censire tutti i parrocchiani dai 10 ai 70 anni d’età; da ogni parrocchia furono eletti tre rappresentanti, uno ricco, uno di modesta fortuna ed uno povero; costoro avrebbero dovuto censire i beni mobili, immobili ed il bestiame di ogni parrocchiano. Con tale metodo il duca venne a conoscenza delle ricchezze di ogni abitante e fu in grado di ripartire equamente le cariche pubbliche e le tasse.
Per garantire la sicurezza dello stato, Pier Luigi creò delle legioni composte da cinque compagnie di 200 fanti ciascuna ed una guardia personale. Non tralasciando il suo pallino che era la costruzione di una fortezza a Piacenza. Del disegno dell’opera fu incaricato Domenico Giannelli. Il piano fu sottoposto alla revisione del San Gallo e di Michelangelo, che lo approvarono con poche modifiche l’11 novembre 1545. La nuova fortezza doveva essere un baluardo contro gli spagnoli ed un ammonimento contro coloro che criticavano la sua politica di riforme.
Pier Luigi sapeva bene che i nobili lo odiavano e che la borghesia ed il popolo non lo avevano molto in simpatia, così, per avere un controllo più saldo della situazione, decise che chiunque avesse una rendita superiore a 200 scudi avrebbe dovuto risiedere in città, pena la perdita dei beni.
Tutte queste precauzioni non erano inutili perché Carlo V, che nel frattempo era diventato ostile al papa, non aveva gradito la cessione del ducato a Pier Luigi. A causa di questa rottura, inoltre, erano ricominciate a formarsi le fazioni guelfa con il papa, la Francia, Venezia, Parma e Ferrara e quella ghibellina con l’imperatore, la Spagna, Genova, i Medici e i Gonzaga.
La congiura di Piacenza e la tragica morte
Fu proprio Ferdinando Gonzaga, conosciuto in Italia come Don Ferrante, governatore di Milano, che, avendo appreso che l’imperatore voleva appropriarsi del ducato di Parma e Piacenza alla morte del papa, decise di colpire i Farnese verso cui covava un odio mortale.
Gonzaga iniziò a far spiare Pier Luigi ed a mandare rapporti continui a Madrid ed a Carlo V. Pier Luigi, da parte sua, consapevole che alla morte del padre la bufera si sarebbe abbattuta su di lui, non rimase con le mani in mano; il 4 giugno 1547 fece sposare la figlia Vittoria con il duca di Urbino, Guidobaldo II della Rovere; alla fine dello stesso mese stipulò il contratto di fidanzamento tra il figlio Orazio e la figlia del re di Francia, Enrico II, Diana; e continuò alacremente i lavori di fortificazione del suo ducato.
Carlo V, preoccupato per il procedere dei lavori a Parma, si convinse a lasciare mano libera a Don Ferrante per organizzare una congiura contro il duca.
Già il marchese Pallavicini di Cortemaggiore, fuoriuscito a Crema, aveva offerto il suo braccio e quello dei suoi amici al Gonzaga, ma questi rifiutò perché costui era sotto la stretta sorveglianza delle spie dei Farnese. Preferì invece affidarsi al suo lontano parente Luigi Gonzaga, signore di Castiglione, e al di lui cognato conte Giovanni Anguissola, che si impegnò a trovare altri congiurati tra la nobiltà parmense. L’Anguissola riuscì a convincere il conte Agostino Landi, il marchese Giovan Luigi Confalonieri e i marchesi Girolamo e Alessandro Pallavicini.
"Nel fatal giorno 10 settembre 1547, trovandosi Pierluigi nella vecchia cittadella di Piacenza, furono presi i posti, trattenute le poche guardie tedesche, ed alcune uccise dai congiurati. Il conte Anguissola entrò risoluto nella stanza ov'era il duca, a cui tante pugnalate si calarono sinché diè segno di vita. Aperta la finestra che più riguarda verso la piazza egli, l'Anguissola, ed il Landi mostrarono il cadavere al popolo gridando libertà e Impero, e quindi lo piombarono giù nella fossa. Questa tragedia compiuta, furono introdotti in città i soldati imperiali che stavano in aspetto nelle vicinanze, e il giorno di poi D. Ferrante Gonzaga venne a prenderne possesso per Cesare" (dal Vocabolario topografico dei ducati di Parma, Piacenza e Guastalla, di Lorenzo Molossi, Parma, dalla tipografia ducale, 1832-34, pag. 317-8).
Dopo la morte del figlio, il papa riunì il concistoro ed accusò Don Ferrante della sua morte, ridicolizzando le motivazioni che adduceva per l’occupazione di Piacenza, dopodiché dichiarò espressamente che Ottavio sarebbe stato il nuovo duca ed il nuovo Gonfaloniere della Chiesa.
Di lui è stato detto, come di Caravaggio, "morì male così come era vissuto".
Il suo corpo fu ricomposto e sepolto a Piacenza, prima in una chiesa, poi in un'altra; in seguito la salma fu fatta traslare a Parma dalla moglie Gerolama Orsini e infine fu trasferita nella tomba di famiglia sull'isola Bisentina, dove dopo la morte lo raggiunsero anche la moglie e il figlio cardinale Ranuccio.
Pier Luigi Farnese ebbe dalla moglie Gerolama Orsini quattro figli: Ottavio, che gli succederà a capo del ducato, Alessandro, che fu vescovo di Parma e cardinale, Ranuccio, lui pure cardinale, e arcivescovo di Napoli, e Vittoria, che andò sposa a Guidobaldo II, duca d'Urbino. Ebbe poi anche un figlio naturale, Orazio che sposò Diana d'Angoulême, figlia naturale del re di Francia Enrico II.
venerdì 3 agosto 2007
L'Angil dal Dom
Posto una bellissima poesia Valente Faustini, dedicata appunto all'Angil dal dom:
LÔNTAN DA CÁ
Angil dal Dom, o nos bell'Angil dórc'at sè i nostar sôspir quand sôm partì
e che magon! quand s' eram in vapôr
e in dla nebbia a t'hôm vist a scomparì:
Angil bon, tegna a meint 'l nos dôlôr!
tegnl'a a meint, Angil d'or, ... e qust völ di'...
aslârga i' âl bell grand e con pö amôr
lamó in sla nossa cá in dôv sôm nassí;
e quand s'agh leva 'l füm d'al nos camein,
cme un sospir c'vö andâ a 'l ciel pö drit c'as pössa...
digh a la mamma ca la peinsa bein,
digh c'an pinsôm che da tornâ a cá nossa,
sôtt a il to âl, con i' atar Piaseintein,
e stäg chiet, cme i sinein sôtt a la ciossa.
Qui sotto, il video che riprende il momento in cui l'Angelo viene smontato dal campanile per esser sottoposto ai restauri
sabato 28 luglio 2007
Parole sante!
Il Sig. Marco Civardi ha espresso praticamente il mio pensiero. Piacenza Ha le potenzialità per organizzare eventi culturali di alto livello, per creare un movimento turistico che sia degno di definirsi tale. Per raggiungere questi risultati ci vuole però un connubio di energie fra tutte le parti, ma da noi, queste collaborazioni per il bene comune sembrano essere vere e proprie chimere.
Qui la lettera tratta da "Libertà"
di MARCO CIVARDI*
Si sono perse le Tracce e le Tendenze, se ne sono andati i suoni beat e le Carovane hanno fatto armi e bagagli; anni a contare gli extracomunitari irregolari che entrano in città e gli eventi culturali che la lasciano. Benedetta maledetta Piacenza, al centro di tutto e così lontana da tutto, stretta tra Milano e Parma, incapace di trovare una sua vocazione, un suo appeal.
Mi spiace tremendamente dirlo, anzi ribadirlo, ma è proprio così. Gente operosa i piacentini, ospitali al limite del rimetterci, a volte troppo umili. E forse per questa eccessiva umiltà relegati ai margini della festa.
Gli Enti locali non fungono da sprone, i privati non sono incentivati ad investire. Ma del basso profilo ci siamo stancati tutti! Perché Mantova deve essere la capitale della cultura? Perchè Parma quella dell'opera lirica? Perché Milano - che già aveva tutto o quasi - dall'anno prossimo avrà anche l'Heineken Jamming Festival, diventando così la capitale della musica? Tutto ruota intorno a noi, ma non ci tocca mai...
Perché invece noi abbiamo perso eventi, personaggi, artisti, intellettuali? Perché non si è in grado o non si vuole fare di Carovane, una volta depurata da quella fastidiosa ideologia che la rendeva vernissage dell'intellettualismo comunista, un meeting di culture, pensieri, tradizioni? Perché invece di meramente criticare le opere che ornano (non oso dire abbelliscono) le rotonde e di prometterne la demolizione, non si trova il posto adatto dove esporle, dove poterle contemplare e apprezzare, dove conoscere quei giovani artisti e architetti piacentini che le hanno progettate e che non meritano un simile trattamento?
Perché non si può lavorare insieme, pubblico e privato, sul Daturi Festival (speriamo che gli organizzatori tengano duro!) per farlo diventare un nostro Heineken Festival? Perché lo stesso Heineken Festival di Milano non può costituire un indotto per la nostra città? Sono 100-150 mila giovani che per quattro giorni invaderanno la metropoli milanese che si sta attrezzando con ostelli, alberghi e campeggi: perchè non possiamo avviare una collaborazione con Milano e farci delegare alcune funzioni e servizi?
Oggi il Comune di Piacenza ha un Assessore al marketing territoriale. Mi pare persona attiva e volenterosa, a giudicare dai primi passi. Il mio appello è perché non si faccia imbrigliare nella pesante burocrazia comunale o nei pesi e contrappesi dell'equilibrio politico. Piacenza ha voglia di crescere, e a tutte le potenzialità per farlo anche da un punto di vista culturale, artistico e turistico: teniamo i piedi per terra, ma per arrivare in alto ogni tanto bisogna anche sognare: e poi è così bello farlo...
*Alleanza Nazionale
sabato 21 luglio 2007
Piazza S. Antonino - Considerazioni e complimenti
Ci tenevo a fare i miei complimenti personali a Sabrina Freda, il nuovo assessore alla "Riqualificazione Urbana". Sono letteralmente entusiasta per quanto ho letto, ovvero una risistemazione di Piazza S. Antonino, uno dei posti più belli ed importanti della città. Lasciamo perdere i soldi spesi per il concorso di idee sulla risistemazione della piazza, li a parer mio, è stato seguito un iter del tutto inutile, infatti, poi nei progetti della Sig.ra Freda non vi è l'intento di seguire il progetto avveniristico vincitore del concorso, E per fortuna, dico io! La sua volontà, è quella di mantenete l'integrità dei luoghi e non di stravolgerli e questa è una decisione che dimostra un gran buon senso. Io, ho sempre pensato che un buon architetto debba inventare e sbizzarrirsi dove ha la possibilità di farlo, ma al contrario, sia un dovere intellettuale non stravolgere storicamente quei luoghi che si sono ottimamente conservati fino ai nostri giorni. La mia speranza, è che alle parole seguano i fatti, ma le premesse sono ottime e forse può essere davvero il primo passo per una risistemazione del nostro centro storico.
martedì 17 luglio 2007
Degrado cittadino...
Purtroppo, sono diverse le zone degradate di Piacenza. Ad essere colpiti dall'incuria non sono solo vicoletti o strade secondarie, ma bensì le zone che per prestigio e storia meriterebbero un ben altro trattamento. Mi premeva evidenziare la condizione in cui versa Piazza Duomo, fra l'altro ristrutturata dall'attuale giunta, nemmeno due anni fa.Personalmente, ho trovato alquanto opinabile la scelta adottata per l'arredo urbano, specialmente l'aver mantenuto le due aiuole ai lati della Piazza, in cui sono state interrate essenze probabilmente uniche per una piazza, ovvero della salvia e del rosmarino. La scelta diciamo che non mi ha mai convinto, ma ad ogni modo ho voluto aspettare e vedere come a distanza di poco tempo si sarebbe ridotto il sito in questione. I miei giudizi in merito sono molto severi, ma preferisco lasciar parlare le foto, a voi il giudizio...
Mi preme ricordare, che nei miei interventi non c'è nessun intento politico, ogni mia parola è spesa per sollecitare le istituzioni nel conservare e valorizzare al meglio le nostre splendide risorse artistiche.
A voi le conclusioni
sabato 14 luglio 2007
Non tutti sanno che...
Da quel momento il quadro è diventato il pezzo più famoso e prezioso della pinacoteca di Dresda, mentre a noi non resta che una misera copia fatta da Pier Antonio Avanzini (1656-1733). Negli ultimi anni, varie associazioni culturali piacentine hanno tentato di riportare a Piacenza, almeno temporaneamente il quadro Raffaelliano, ma purtroppo, la Galleria tedesca si è sempre opposta fermamente alle nostre richieste.
Francamente sarebbe un sogno poter vedere questo capolavoro nella sua sede originale, ma credo che questo sia davvero una missione (purtroppo) impossibile.
Da notare come quest'opera debba la sua celebrità non solo per il suo inestimabile valore, ma soprattutto per un discorso prettamente commerciale, infatti i due putti sono stati e vengono tutt'ora utilizzati per realizzare gadget di ogni tipo.
Una breve cronistoria, tratta fa wikipedia...
"La Madonna Sistina" è un dipinto su tela di cm 265 x 196 realizzato tra il 1512 ed il 1514 circa dal pittore Raffaello.
È conservato al Staatliche Gemäldegalerie di Dresda.
Questo quadro era conservato nella chiesa di San Sisto a Piacenza fino nel 1754 quando Augusto III di Sassonia l'ha acquistato.
La figura della Vergine è la più maestosa di tutte le rappresentazioni di Raffaello della madre di Gesù; è l'unico dipinto a tutta altezza della Vergine ed è quasi a grandezza naturale. Incede verso la balaustra scalza e senza aureola ma circondata da luce, con in braccio il Bambino; entrambi fissano lo sguardo verso lo spettatore. A sinistra, San Sisto si inginocchia su una nuvola e guarda con reverenza la visione celestiale della Vergine e del Bambino, indicando con la mano gli spettatori. A destra, Santa Barbara si genuflette elegantemente di fronte alla Vergine ed al Bambino, ma il suo sguardo è diretto in basso verso i due angioletti. Gli angioletti aggiungono una nota di deliziosa informalità al dipinto; l'oggetto di legno sul quale si poggiano secondo alcuni sarebbe la bara di Papa Giulio II.
In questo quadro Raffaello, attraverso un processo di depurazione iconografica che libera il dipinto da elementi accessori, rappresenta non la visione del divino da parte dei devoti, ma il divino che appare e va verso i devoti, qui non rappresentati ma chiaramente percepibili, attraverso i gesti e gli sguardi del gruppo sacro, al contempo la tenda e la balaustra servono da punto di tangenza fra il celeste e l'umano.










