giovedì 2 novembre 2017

A tòc e bucòn parlùm ad... gadàn

di Claudio Gallini


Meschino, misero, taccagno, bruco, tritone, sciatto, sciamannato, sette definizioni poco allegre che Lorenzo Foresti nel 1836 dava per l’epiteto che ancora sovente è pronunciato dai piacentini D.O.C., gadàn.

La definizione del Foresti aggiunge addirittura dei sinonimi dialettali quali sbindaòn e tartlòn e per quest’ultimo aggiunge la spiegazione di “gretto”.


(Fonte immagine: http://cdn2.ubergizmo.com) 

La consultazione invece del Vocabolario piacentino – italiano compilato da mons. Guido Tammi e pubblicato dalla Banca di Piacenza nel 1998 alla voce gadàn, ci restituisce una moderna trasposizione con le voci: “allocco”, “babbeo”, “semplicione” e addirittura “contadino”.

Facciamo ora qualche esempio con l'uso del nostro dialetto:

A l’è un povar gadàn, ossia, "è un povero semplicione".

oppure:

Alla fera gnirà dalla campagna una folla ad gadàn, ovvero, "In fiera accorrerà una folla di contadini".

Da gadàn derivano inoltre l’accrescitivo gadanòn, il diminutivo, gadanèin ed il peggiorativo, gadanüss.


In foto ritrovamo alcuni esemplari di "Garofano d'India"o meglio di "gadàn".
(fonte immagine: www.elicriso.it). 

Il Tammi ci fornisce altresì un secondo significato di gadàn, ovvero il nome di un bel fiore giallo chiamato “Garofano d’India” (Tagetes Erecta) che un tempo era utilizzato dai giovani contadini come abbellimento da mettere sulla giacca, infilato nell'occhiello.

In conclusione vogliamo segnalare che anche in Piemonte e nel milanese questa parola è utilizzata con lo stesso significato di “sciocco”, “stupido”.














Claudio Gallini è perito industriale ma appassionato studioso di storia locale, e di dialetti soprattutto dell’alta val Nure dove risiedono le sue radici. 

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