giovedì 7 settembre 2017

A tòc e bucòn parlùm ad... rüd

di Claudio Gallini

Un dialettismo comunissimo tra tutti i piacentini di città e provincia è sicuramente il sostantivo “rudo”, un termine che provoca, a chi lo ascolta per la prima volta perché arriva da una città lontana, un certo imbarazzo. 

Ha vissuto questo sentimento sulla sua pelle mia moglie, ligure doc, quando ascoltò questa parola in una delle prime occasioni che si trovò qui a Piacenza e ricorda ancora oggi il mio stupore per il suo totale vuoto di conoscenza nei confronti di questo termine; è stata pertanto proprio lei a consigliarmi di trattare in questa sede di… “rudo”.

Ci riferiamo naturalmente al lemma dialettale “rüd”, ossia l’immondizia, la sporcizia ma anche il sudiciume, la sozzura in tutti i generi.


(immagine tratta da: http://newsfeed.time.com)


Andiamo subito al nocciolo della questione etimologica.

Il termine, come ci guida il Tammi, deriva dal latino “rudus” ovverosia, rottame di laterizi e ghiaie, macerie, difatti:
Rudus est maioer lapides contusi cum calce misti 
così leggiamo dagli appunti di architettura di Marco Vitrivio Pollione, architetto romano del I sec. a.C., riferendosi a come strutturare la base dei pavimenti.

(Consigliamo la lettura di questo articolo apparso nei mesi scorsi sul blog)

Per gli agricoltori, sia di pianura, sia delle nostre montagne, il “rudo” (rüd) è inoltre il letame usato per concimare i campi preparati alle coltivazioni, o “le terre” come piace dire a loro.

L’unica differenza linguistica tra il "rudo" di città e quello della montagna piacentina sta nell’articolo determinativo poiché in pianura si dirà “al rüd”, in montagna sarà invece pronunziato, ad esempio in alta val Nure, come “u rüd” (in talune zone, prossime alla zona ligure, può essere altresì, “u rüdu”) ma sempre di letame e spazzatura si sta trattando.

Vediamo un semplicissimo esempio:

Trà vìa al rüd, o anche Purtä ṡö al rüd“Gettare la spazzatura”, "Portare l'immondizia nel bidone in strada"

Sono da riportare poi alcune terminologie che derivano da “rüd”, quali: rüdarö, "lo spazzino"; rüdléint, "sporcaccione"; rüdä, "concimare".

Infine è interessante riportare l’utilizzo di “rüd” come avverbio di modo, per indicare “in grandi quantità”, “a volontà”.

Vediamo un esempio:

Ag n’éra a rüd, "Ce n’era in grandi quantità".







Claudio Gallini è perito industriale ma appassionato studioso di storia locale, e di dialetti soprattutto dell’alta val Nure dove risiedono le sue radici. 





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