domenica 10 febbraio 2008

I Duca nella piazza

Alessandro e Ranuccio Farnese, rispettivamente padre e figlio, da quasi quattro secoli dominano Piazza Cavalli con le statue equestri che splendidamente li raffigurano. A realizzare queste mirabili opere fu lo scultore Francesco Mochi (Montevarchi 1580 - Roma 1654), la cui fama, fu oscurata dal più grande scultore a lui contemporaneo, tal Gian Lorenzo Bernini. Il Mochi, ebbe un ruolo di grande importanza nella scultura barocca italiana e, le statue equestri di Piacenza, quella di Alessandro in particolare, sono considerate le sue opere più elevate. Fu Ranuccio che volle la realizzazione delle due sculture per rimarcare la potenza dominante della propria famiglia sul ducato di loro appartenenza.
Se Alessandro fu un duca poco presente in quanto impegnato in lunghe guerre nei Paesi Bassi, il figlio Ranuccio ebbe un dominio lungo trent'anni, periodo in cui se, da una parte si dimostrò un ottimo amministratore ed un colto mecenate, dall'altra si comportò con spietata tirannia verso i propri sudditi ed oppositori. Ranuccio era collerico, cinico, diffidente e molto superstizioso, tanto da far addirittura processare una sua vecchia amante accusata di stregoneria nei suoi confronti.
Fra le due opere celebrative, è quella di Alessandro ad essere considerata l'indiscusso capolavoro dell'artista Toscano. Le statue si appoggiano su dei basamenti in marmo, i quali, sono arricchiti da dei putti reggi stemma e dai bellissimi bassorilievi raffiguranti nella statua di Alessandro: "L'assalto ad Anversa" ed il Colloquio con gli ambasciatori della regina Elisabetta. Mentre, in quella di Ranuccio, sono raooresentate le allegorie della "Pace" e del "Buon governo".
Questi capolavori della scultura seicentesca sono continuamente soggetti agli agenti atmosferici e, periodicamente, necessitano di una ripulitura e dell'applicazione di spceciale pellicola protettiva. Proprio ieri 10/02/2008, dopo i necessari interventi conservativi, i Duchi sono "tornati" nella loro piazza dove, dal 1625, "osservano" la vita dei piacentini.


Alessandro Farnese


Ranuccio Farnese


Putto reggi stemma



video di Piasintei

3 commenti:

Teo ha detto...

io odio i farnese, vili tiranni messi qua per "spolparci", figuriamoci poi l'autodeterminazione della propria grandezza, apprezzo l'opera d'arte dei cavalli ma di sicuro non l'omaggio che si sono autofatti nella piazza più importante della nostra città.

clr ha detto...

dimmi un pò, queste foto quando le hai fatte? io sabato ho visto qualcuno oltre me che girava con una fotocamera, mica eri tu e senza saperlo ci siam visti?
Farnese odiati amati, in un certo senso però sono da "elogiare" per quella legge che obbligava i nobili a possedere una residenza in città, è grazie a questo che vantiamo un elevatissimo numero di palazzi pregiati e invidiabili da tante altre città.

emmeemme78 ha detto...

no non ero io, quelle foto le ho fatte la scorsa estate...
Le Signorie sono state "Croce e delizia" dell'Italia, tanto han dato e altrettanto hanno tolto. I Farnese soono stati a volte tiranni ma, è grazie a famiglie come loro o i Gonzaga, i Medici, Gli Este etc. che il nostro "Paese" si può fregiare di tutte quelle opere d'arte che ora tanto ammiriamo. Piacenza stessa, sotto il dominio Farnesiano, si è arricchita di mirabili monumenti e di una rivoluzione urbana secondo le nuove concezioni rinascimentali. Il decreto di cui parla Clr ha permesso alla nostra città l'edificazione di splendidi palazzi signorili che, per quantità, in regione è seconda solo a Bologna.
Purtroppo (orgoglio campanilistico a parte) dopo l'assassinio di Pierluigi Farnese, il ruolo di Piacenza rispetto a Parma è passato in secondo piano.