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lunedì 20 agosto 2012

un maggiore rispetto per Piazza cavalli!

In passato, feci diversi post inerenti a Piazza cavalli, da tutti (compresi gli amministratori comunali), ritenuta la piazza principale di Piacenza. Furono numerose le critiche che mossi nei confronti dell'operato della giunta di Roberto Reggi; sulla poca attenzione verso il decoro urbano e al mantenimento del nostro patrimonio artistico. Bene, se possibile, il nuovo sindaco Paolo Dosi sta a mio parere agendo peggio.
Almeno, a Reggi, si poteva imputare una conduzione un po' troppo dispotica ma, certamente, non si poteva  affermare che sotto la sua gestione, la città non avesse avuto notevoli trasformazioni urbanistiche.

La città, dal 22/05/2012, giorno in cui è al potere della stessa Paolo Dosi, sembra completamente "ferma"; evitando, ovviamente, di considerare quei lavori pubblici iniziati durante "l'amministazione di Reggi".
Piazza cavalli, che dovrebbe essere il biglietto da visita di Piacenza, è lasciata completamente al suo triste destino, venendo trattata come un vero e proprio magazzino comunale in cui accantonare le varie transenne e, l'orribile palco utilizzato per le varie manifestazioni che, dalla fine dei "venerdì piacentini" non è mai più stato utilizzato ma che, in compenso, "domina" la piazza con la sua orribile struttura metallica.
Si sprecano proclami per far "rivivere" il centro storico ma, poi, lo si tratta ignorandone la storicità e la sua dignità. Si abolisce il consumo di alcolici nelle sue piazze quando, poi, in via Roma e ai giardini Margherita, decine e decine di stranieri vi bivaccano ogni week-end improvvisando improbabili pic-nic; spesso, accompagnati da un uso eccessivo di bevande alcoliche... Inviterei, le persone che si trovassero in disaccordo con le mie parole, a verificare quanto sto affermando; magari, facendo un giretto nelle ore notturne in questi luoghi dove, le ordinanze comunali, sembrano arrivare solo a parole...

Vorrei vedere se, nelle piazze delle città a noi vicine (Pama, Cremona, Lodi, Brescia, etc...), i luoghi ritenuti di maggior interesse artistico e culturale, ricevono il medesimo trattamento riservato a quelli piacentini.
Sinceramente, non penso proprio!!! Mi permetto, di criticare anche l'opposizione comunale, la nostra sovrintendenza ai beni culturali e tutti coloro che, avrebbero "voce in capitolo" per denunciare questa incuria imperante in cui versa Piacenza e che, invece, assistono indifferenti al suo progressivo declino.
Massimo Mazzoni





domenica 8 luglio 2012

PIACENZA, deve restare PROVINCIA di PIACENZA!!!

Roma, 6 luglio 2012, è stata stilata la "Spending review" dal governo Monti; il decreto legge che dovrebbe far risparmiare all'intera nazione 26 miliardi di euro nel prossimo triennio. In questa vera e propria stretta fiscale contro gli sprechi statali (sanità, pubblica amministrazione, agli enti territoriali, etc), è prevista anche l'eliminazione delle 38 province che non raggiungerebbero almeno uno dei due requisiti richiesti da questa manovra: l'estensione territoriale (3 mila Km quadrati) e la popolazione residente nella provincia stessa (350.000 abitanti).
Fra le possibili province a rischio di epurazione (Lodi, Rovigo, Prato, Fermo, Massa-Carrara, Olbia, etc) c'è anche quella di Piacenza. Trovo assolutamente insensato eliminare una provincia storica come quella piacentina. Piacenza la "Primogenita che, oltre 150 anni fa, fu la prima città ad annettersi al nascente Regno d'Italia (all'epoca ancora regno di Sardegna) .Una realtà civica che  nel 1891, vide nascere la prima camera del lavoro italiana; una città, premiata medaglia d'oro per la resistenza nella seconda guerra mondiale e potrei dilungarmi su una serie di primati che potremmo vantare ma di cui NESSUNO parla e ricorda ma, che dovrebbero bastare, ad avere un maggior rispetto da parte della nazione. Sinceramente, mi si stringe il cuore, mi si "accappona la pelle" a pensare che, fra brevissimo tempo, tutta la nostra storia e le nostre istituzioni verranno "spazzate via" per essere accorpati ad altre realtà, presumibilmente la provincia parmense.
Mi sto "scontrando" con diverse persone su quest'argomento che, personalmente, mi "tocca" tantissimo! Sento tante opinioni in merito: che promuove l'accorpamento della nostra provincia ad altre realtà, chi vorrebbe l'eliminazione di tutte le province e, chi vorrebbe che fossero i singoli capoluoghi regionali ad amministrare le provincie appartenenti alle regioni stesse. Personalmente, sapere che Piacenza avrà un ulteriore impoverimento dato dalla soppressione di tutti i centri direzionali (Ente provinciale, prefettura, questura, 118, comando dei carabinieri, etc) presenti in città che, presumibilmente, verranno spostati nella vicina Parma, fatico non poco ad intravedere un vantaggio per la nostra realtà. Se, effettivamente verrà effettuata questa manovra, mi sentirò "derubato" della mia identità territoriale. Trovo un furto irrispettoso, che va a colpire una provincia virtuosa. Credo, che siano ben altre le province che meriterebbero un taglio ed un ridimensionamento nei finanziamenti statali; Penso a realtà, dove milioni di euro vengono letteralmente "mangiati" in opere che non vedranno mai fine o, a quelle nuove province nate pochi decenni fa che, effettivamente, non hanno senso di esistere (Olbia Tempio, Ogliastra, Carbonia Iglesias, Vibo Valentia, etc...).
Se, aboliranno la provincia di Piacenza, spero che possa almeno servire alla rinascita economica del paese ma, temo, che non sia Piacenza e la sua provincia a pesare sulle sorti della nostra Italia...
Massimo Mazzoni

martedì 26 giugno 2012

le strane ferie anticipate del turismo piacentino...

Traggo spunto, da una desolante segnalazione fatta da Valentina Rimondi sulla pagina facebook relativa al blog "Ripensando Piacenza".  Valentina, segnalava la deprimente chiusura estiva del monumento in questione, la "Sala dei teatini" (ex chiesa di San Vincenzo); struttura splendidamente restaurata e resa auditorium per conferenze e moderna sala prove per "l'orchestra giovanile Cherubini" fondata e diretta dal maestro Riccardo Muti.

foto di Valentina Rimondi

Ecco, a mio parere, è inaccettabile che una una giunta che aspira (ma a questo punto mi sorgono dei seri dubbi su tale aspirazione) a una crescita culturale della città, che ha fatto del restauro della suddetta Chiesa, un suo "biglietto da visita" alle recenti elezioni comunali, resti poi indisponibile per tutto il periodo estivo. Il vero problema, non è confinato un singolo monumento temporaneamente chiuso ma, la totale disorganizzazione di una città che potrebbe ma che, invece, non fa MAI!!! E, quando fa, cerca la via più economica finendo spesso per adottare soluzioni economiche e provvisorie che lasciano a parer mio il tempo che trovano. Un altro esempio assurdo, è il parco che sovrasta il parcheggio interrato della cavallerizza. A giorni riporterò qualche foto della fores... OPS del parco in questione... vedere x credere!
Lascio a voi il giudizio di come viene gestito il centro città  e i veri servizi strutturali.

Ricordo ai lettori del blog, che RP non ha fini politici e che quindi sarebbe preferibile evitare commenti faziosi tesi solo alla mera contrapposizione partitica.
Massimo Mazzoni

PS: un grazie personale a Valentina che, con la sua segnalazione ha evidenziata una "falla" al nostro inesistente sistema turistico.

martedì 8 maggio 2012

Calle del Placentines - la via dei piacentini a Siviglia

Ringrazio gli amici Davide Galli e Yuri Cavalli; aiuti fondamentali per la stesura di quest'articolo per me ricco di nozioni assolutamente inedite e interessantissime, su un'importante fase storica vissuta dai nostri concittadini fra il 1200 e il 1500.

Siviglia, l'importante città spagnola dell'Andalusia è considerata il centro artistico, culturale e finanziario della parte meridionale della penisola iberica.
La città, conobbe nel 1400 il periodo di massimo splendore ospitando addirittura la Casa de la Moneda (zecca) e, non c'è da meravigliarsi, se molti di coloro che hanno contribuito a questa crescita culturale avevano cognomi italiani. Infatti, la "colonia" italiana era composta principalmente da mercanti genovesi, fiorentini, veneziani, senesi e piacentini. Questo, spiega il perchè il centro sivigliano è ricco di toponimi legati a queste città italiane come: Calle de Génova, Calle de Florentín,  Calle de Lombardes, Calle de Placentines, ecc.
Calle de Placentines, deve il suo nome all'insediamento a siviglia di una colonia di cittadini provenienti dalla città di piacenza (piacentini) ed è la prosecuzione di Calle dl Francos verso la Plaza del Pan.
I commercianti piacentini, ebbero a disposizione fino al 1479 una loggia, anno in cui fu venduta a Siviglia e distrutta per far spazio a una piazza e a delle nuove botteghe commerciali.

"La fortuna di Piacenza è strettamente legata ai suoi rapporti con Genova,particolarmente dal XII secolo, quando la città iniziò ad aprirsi uno sbocco verso il Mare Ligure acquisendo territori nella Pianura Padana. Da quel momento il numero dei mercanti piacentini e milanesi crebbe nella Repubblica marinara, dove si affermarono come prestatori di denaro. Piacenza, situata lungo la Via Francigena e scalo importante sul corso del Po, sfruttò a suo vantaggio il declino di Pavia, divenendo fra il Duecento
ed il Trecento uno snodo fondamentale dell’area padana ed un centro all’avanguardia nella realizzazione di prodotti tessili di alta qualità e pregio. In questo periodo i piacentini, seguendo le rotte dei genovesi, ampliarono il loro raggio d’azione prima ai porti mediterranei e poi a quelli portoghesi e spagnoli, tra cui Siviglia. Da qui ottennero un ruolo importante nell’economia andalusa per i capitali di cui potevano disporre.25 La loro precoce presenza in città come comunità economicamente rilevante ed identificabile è testimoniata dal fatto che nella strada che chiudeva la cattedrale, adiacente alla Plaza de Santa María, esisteva una loggia di proprietà dei commercianti provenienti da Piacenza e da Milano; questa strada alla fi ne del Trecento prese ufficialmente la denominazione di Calle de Placentines
"

Fonte: ANNALISA D’ASCENZO - Siviglia e gli italiani tra Medioevo ed Età moderna

formella che ricorda la presenza piacentina nella città di Siviglia

venerdì 6 aprile 2012

la facciata della Basilica di San Francesco

Ringrazio l'amico Claudio che, con il suo fondamentale contributo, sta diventando una colonna sempre più portante di questo blog. Da una semplice domanda postami dagli amici, Cristina e Luigi, è nata un'interessante ricerca sulla storia relativa alla basilica dedicata a San Francesco, posta nella centralissima Piazza Cavalli a Piacenza.
Rinnovo i ringraziamenti a Claudio Gallini (autore dell'articolo) e a Luigi e Cristina Pietrocarlo che, con le loro domande, sono stati i veri ispiratori alla creazione di questo interessantissimo post.
Proprio per questo, invito chiunque fosse interessato a qualche curiosità relativa alla nostra storia locale, di proporci ciò che vorreste fosse trattato su questo blog,
Massimo Mazzoni

Dallo spunto indicato in prefazione, ho voluto trattare in questo post alcune curiosità sulla basilica di San Francesco, la cui facciata guarda le spalle dell'autoritaria statua di Giandomenico Romagnosi, di cui un mio precedente articolo.
Questo breve trafiletto non vuole essere la solita cronistoria “da libro” su una delle chiese più importanti della città, ma soltanto una raccolta di alcuni avvenimenti e curiosità legate a questa struttura religiosa.
La chiesa, che si trova per l’appunto nell’omonima piazzetta, fu eretta nel XIII secolo per opera di Ubertino Landi, nobile piacentino, ghibellino e marito di Isabella d’Aragona, come dono ai Francescani di Piacenza, tra una guerra con gli Scotti e un’apparente tregua.
Fu di certo un’azione distinta, per mettere un po’ di pace alla propria interiorità, rea di aver causato parecchi problemi alla Chiesa piacentina, ma questa è un’altra storia, troppo articolata perché sia trattata qui.
Questo gesto permise comunque, a quei tempi, di avere a Piacenza un tempio in pieno centro, proprio vicino a piazza Cavalli, poiché le altre chiese erano perlopiù dislocate in zone periferiche della città. La scelta di questa posizione suscitò da subito l’opposizione dei rettori delle chiese più vicine al centro ma la causa svanì con l’intervento di papa Nicolò III.
C’è da porre l’accento sul fatto che tuttora San Francesco è parrocchia e di certo avrà inglobato le altre piccole chiese che un tempo obiettavano la costruzione del convento (S. Maria del Cairo, S. Nicolò de figli di Agadio, S. Faustino, S. Giacomo Sopramuro, S. Michele e S. Donnino Fonte: C. POGGIALI).
Lo stile gotico lombardo della chiesa di S. Francesco è comune a tanti altri santuari Francescani e a Piacenza abbiamo l’esemplare più interessante sotto l’aspetto costruttivo dato soprattutto dalla graziosa facciata costruita interamente in cotto.
La facciata a capanna ricorda, infatti, la basilica francescana eretta a Brescia, sebbene con meno aperture, e anche quella di Bologna pur non avendo quest’ultima gli eleganti e slanciati pinnacoli che sovrastano il nostro esemplare.
Per quanto riguarda le aperture, sono di pregevole bellezza e particolarità i due “oculi a vento” che, aprendosi tondi nella facciata, alleggeriscono notevolmente la massa muraria della struttura, dando inoltre la sensazione di poter osservare oltre il tempio portandosi anche a pochi passi dal sagrato.
In corrispondenza delle navate interne, troviamo sulla facciata due contrafforti, e un rosone esattamente in asse con gli oculi che dona ulteriore impeto alle aperture.
All’interno la basilica è suddivisa in tre navate con un corridoio che circoscrive il presbiterio e possiamo ammirare tantissime opere d’arte realizzate da rinomati artisti come Giovanni Battista Trotti, Giuseppe Nuvolone e Giovanni Evangelista Draghi.
Singolare è anche il portale con il suo particolarissimo architrave con una lunetta scolpita, raffigurante l’estasi di S. Francesco opera del maestro milanese, Guiniforte Solari e dal figlio Antonio. Da un rogito del 1506, pubblicato in strenna piacentina del 1989, si evince inoltre che l’opera fu terminata però da un tal mastro Gregorio e dalla stessa ricerca si scopre che nel nostro territorio tra il XIII e il XIV secolo operavano alcuni pittori piacentini ancora oggi sconosciuti tra i quali: Giacomo Garibaldi, Tommaso Aghinolfi, Giacomo Buttini e Antonio Recuperi.
Nel tempo la chiesa si arricchì di quadri e sculture, e da una planimetria ottocentesca si evince che il monastero occupava a quei tempi tutta la piazzetta Plebiscito con tre chiostri e tanto di giardini.
E’ curioso evidenziare ulteriormente che durante l’invasione Napoleonica la basilica rimase consacrata, seppur dopo una parentesi in cui fu adibita a magazzino e da ospedale con l’intitolazione temporanea a S. Napoleone martire. Nel 1848 ospitò invece le celebrazioni per la prima annessione al Piemonte e a ricordo di
quell’evento rimane una lapide posta sul lato sinistro della facciata. Il mio spassionato invito è di visitare quest’importante tempio, basilare per le radici della nostra storia cristiana e fondamentale per apprendere le bellezze artistiche e architettoniche della Piacenza gotica.
Claudio Gallini

 foto di Massimo Mazzoni





mercoledì 21 marzo 2012

Bruno Cassinari, artista piacentino conosciuto nel mondo.

1912-2012, a cento anni dalla nascita, la città di Piacenza omaggia uno dei più grandi artisti del secolo scorso, il pittore, scultore Bruno Cassinari.
Tre, gli appuntamenti imperdibili dedicati all'artista: Alla galleria d'arte Ricci Oddi, alla "Biffi Arte" e, da sabato 24 maggio alle 17:30 alla Galleria Mazzoni.
Invito tutti a visitare queste tre raccolte artistiche, che mostrano opere scelte di estrema importanza dell'artista piacentino nelle sue varie fasi di vita artistica.
Galleria Ricci Oddi - Via San Siro, 13 - Piacenza
Biffi Arte - Via Chiapponi, 39 - Piacenza
Galleria Mazzoni - Via Romagnosi 48 - Piacenza