Contenitore di tutte le eccellenze di cui il Territorio piacentino dispone. Senza alcuna presunzione, vorrebbe creare dibattiti ed idee utili per dare uno slancio culturale ad una città ed una provincia con grandi potenzialità, solo minimamente sfruttate. questo blog non ha alcuna tendenza politica.
Ripensando Piacenza è anche su Facebook, un mezzo forse più immediato e interattivo rispetto al classico Blog. Chi volesse contribuire, con le proprie foto recenti o antiche di città e della provincia; Chi avesse delle idee da discutere fra noi cittadini, delle critiche da segnalare su dei malfunzionamenti a Piacenza o in provincia, le può documentare sulla pagina del gruppo, con testi e con foto.
"Il gruppo", come del resto il blog "Ripensando Piacenza", è totalmente apolitico.
UNICA POSTILLA: Chi fosse interessato a iscriversi al gruppo con intenti propagandistici, è pregato di non iscriversi!!!
Per il resto, Siete tutti invitati!
Massimo Mazzoni
"Ottobre 1907, via Mazzini - L'anta di un portone come zattera, due paletti, racattati in un orto vicino, come remi: così due volenterosi tentano di portare un po' di viveri (che immaginiamo nella sporta di paglia al sicuro sulla sedia al centro dell'improvvisato natante) ai molti abitanti imprigionati nelle case assediate dall'acqua del Po. L'emergenza durò parecchi giorni. Già il 21 ottobre, la "Libertà" uscì con un titolo drammatico: "Infuria il tempo, uragani, inondazioni, disastri". il 26 veniva spazzato via l'argine detto "Berlinone" a nord del tiro a segno: l'acqua invadeva i binari della ferrovia per Voghera. il casello ferroviario n. 78, venne semisommerso e il casellante, che dormiva con tutta la faiglia, venne svegliato in tempo. Tutti si miseroin salvo. Appena dopo, il Po, crescendo, dilaga nei quartieri della città bassa. Alle 10 del 28 ottobre, l'idrometro segnò un colmo di piena di m. 8,76."
testo e foto, tratti da: "La nostra terra in dieci anni (1988-1997) di Bilanci della Banca di Piacenza"
Pubblico un'interessante lettera, scritta dal Dott. Emilio Borghini, rivolta al "nostro" Sindaco Paolo Dosi, in merito alle problematiche legate al traffico veicolare nella nostra città. Purtroppo, tale lettera, non ha ancora ricevuto nessuna risposta da parte di Dosi o di qualche componente della giunta comunale. Caro signor Sindaco,
Chissà quante volte le sarà capitato di attraversare, da semplice
cittadino, una “trafficata” via di Piacenza. Avrà sicuramente notato
che i poveri pedoni, pur avendo la precedenza sulle famose “strisce”,
sono invece obbligati a cedere il passo ai mezzi motorizzati, pena
l’esser travolti o, nella migliore delle ipotesi, “schivati in
extremis”.
Da disciplinato automobilista le posso infatti testimoniare i
molteplici cenni di ringraziamento che ricevo dai pedoni quando li
lascio passare. Le sembra una cosa normale? Questa quotidiana esperienza è solo un pallido esempio
dell’intollerabile degrado viario raggiunto dalla nostra città ove
l’assenza di controlli, la certezza dell’impunità e il cattivo esempio
ha ormai trasformato le strade (un bene comune!) in entità abbandonate
all’indisciplina, all’illegalità e perfino alla criminalità. Come mai, a differenza delle altre città, i vigili urbani sono
misteriosamente “evaporati” dalle nostre strade? Non è un problema di
poco conto, visto che questa lacuna coinvolge l’integrità fisica di
tutti i piacentini.Quali problemi sono alla base di questa scomparsa? Sono scarsi gli effettivi? Non sembrerebbe, visto che gli agenti
ricompaiono d’incanto per le manifestazioni sportive (“maratona”) per
dileguarsi appena la gara è terminata. C’è una strutturale impreparazione ad affrontare un traffico sempre più caotico e indisciplinato? Vediamo di addestrarli. Sono troppe le pratiche burocratiche? Cerchiamo di snellire le inutili
procedure come avviene in altre città ( non credo che quelle
amministrazioni siano costituite da superuomini). Per tentare di risolvere il problema dobbiamo partire dal confronto con
le altre città, esaminando il numero degli effettivi, le quotidiane
incombenze e soprattutto le spese sostenute. In un’epoca di “vacche
magre” è infatti estremamente importante valutare il rapporto tra i
costi e i reali benefici. La funzione dei vigili urbani non può infatti esaurirsi nei controlli
all’ ingresso e all’uscita dalle scuole e neppure nei rilievi relativi
agli incidenti (anziché alla loro prevenzione), incombenze che possono
essere delegate rispettivamente ai volontari e alle forze di sicurezza. Se ci si limita a queste attività, le quotidiane e multiformi
infrazioni che, grazie a una sicura impunità, vengono considerate ormai
pressoché normali, attenteranno sempre più alla pubblica incolumità,
rendendo necessaria la drastica riduzione di un corpo rivelatosi ormai drammaticamente ed economicamente inutile,
come è inutile, ridicolo e ipocrita quello slogan che definisce
Piacenza “ città in difesa dei bambini”, quando invece quei poveri
piccoli vengono esposti, con genitori e nonni, ai quotidiani pericoli
del traffico. Ho citato la mancata precedenza sulle “strisce” perché è la prima
infrazione che mi sia venuta in mente, ma sono infinite le illegalità
che si perpetuano giornalmente grazie alla fertile fantasia di abituali e
occasionali utenti pronti ad avvalersi della colpevole incapacità
repressiva di chi dovrebbe esercitarla. Al primo posto per quanto riguarda la pericolosità è, ovviamente, la
velocità dei mezzi che, specie nelle ore serali, si cimentano in
spericolate prestazioni degne dell’autodromo di Monza. Basterebbe
disporre, specie nei tratti rettilinei e di scorrimento ( vedi via
Manfredi, via Dante et similia), e “a monte” delle “strisce” pedonali,
alcuni “dossi artificiali” che vanifichino le velleità narcisistiche
ed esibizioniste di quei conducenti. L’articolo più bistrattato del codice stradale rimane comunque il
povero 158, che si vede quotidianamente stuprato da parcheggi sugli
incroci, su passi carrai, su strisce pedonali, (ad esempio al numero 12
di Via Genova), da ingombri alle fermate degli autobus, da intralci
alle corsie ciclabili, da ostacoli per soste in doppia o terza fila,
da abusi sulle aree riservate a farmacie e handicappati e perfino nel
bel mezzo delle carreggiate o in qualunque altra sede che solo fervide
fantasie trasgressive possono escogitare. Al terzo posto vengono le telefonate. Gli stessi individui che in ogni
momento della giornata ( e della notte) sono intenti ad armeggiare col
telefonino, non cambiano certamente abitudine al volante, in bicicletta o
alla guida di autocarri e perfino di autobus pubblici, col risultato di
possibili, immaginabili e talora terribili conseguenze ( quasi nessuno
ha il “vivavoce”). Al quarto posto vanno ricordati i ciclisti senza luce ( praticamente
tutti!): li vediamo sbucare improvvisamente dal buio sfrecciando in
qualunque punto della strada, in omaggio a ingiustificate indulgenze
che li espongono a gravissimi e scriteriati pericoli in nome di una
falsa e “democratica” tolleranza. Alle violazioni del codice vanno poi aggiunte le dissennate e
pericolose normative comunali varate negli ultimi anni e tese ( non se
ne sentiva certo il bisogno) ad accrescere le occasioni di rischio. Le sembra giusto caro signor Sindaco che i ciclisti possano transitare
in senso vietato anche in situazioni d’indiscusso pericolo? Mi è
capitato di trovarmene contromano addirittura in Via Manfredi, cioè in
una battutissima via di scorrimento e a doppia corsia. E la patologica
trovata ( dico “patologica” perché sembra scaturita da una mente malata)
di delimitare le aree di sosta in Viale Dante a soli metri 2,5 ( o poco
più) dagli incroci, mentre il codice della strada prescrive ben 5
metri? ( anche in questo caso è implicato l’articolo 158: ci sarà pure
una ragione se lo esige il codice!). Ne so qualcosa quando devo
immettermi in quella via con la visuale impedita dalle auto in sosta! Si tratta di misure che, rendendo oltremodo pericolosa la circolazione,
dimostrano il sostanziale disprezzo delle autorità nei confronti
dell’integrità fisica dei cittadini, divenuti potenziali vittime
innocenti. Alle illegalità e alle stolte normative va infine aggiunta, dulcis in fundo,
la carente manutenzione delle infrastrutture: dalla mancata
sostituzione di segnali divelti e tristemente giacenti per mesi sulle
aiuole, alle strutture in plastica che dovrebbero delimitare i parcheggi
sradicate e abbandonate per anni ( come in zona “campo sportivo
vecchio”), alle righe annosamente illeggibili a delimitare certi
parcheggi ( come all’incrocio tra via Genova e via Cerri) ai cartelli
stinti, ai semafori inclinati da vecchie collisioni e mai raddrizzati…
eccetera eccetera…
Concludendo: dopo questo (molto parziale) elenco di negligenze e
assurdità mi pare giusto porre l’accento sull’attuale e assoluta
mancanza di prevenzione. Come accade per le malattie, anche in questo caso si può intervenire
sulle cause o limitarsi a “tamponare” gli effetti. Fin’ora è stato
adottato solo il secondo metodo, ma si tratta di una “terapia” che
esclude ogni prevenzione. Sebbene le cause siano chiarissime e le sanzioni non manchino, i
deludenti risultati sono purtroppo evidenti. Eppure quelle multe,
“farmaci”, efficaci anche in piccola quantità ma assolutamente
decisivi alle amarissime “dosi urto” del Codice della Strada, avrebbero
effetti benefici anche per il comune. Solo in tal modo si potrebbero prevenire tanti incidenti e relative
vittime: non ci si può infatti limitare a soccorrere feriti e a
rimuovere cadaveri perché si rischia di sostituire alla “clinica” la
“medicina legale”, disciplina unicamente volta ad accertare le cause dei
decessi. Lei mi dirà: è vero, la situazione è talmente deteriorata da non poter
essere risolta da un giorno all’altro. D’accordo, lei non c’entra, il
disastro l’ha ereditato. Ma ora è venuto il suo turno e fra un anno, se
la situazione sarà immutata o addirittura peggiorata, sarà lei a sedere
sul “banco degli imputati” allestito dall’opinione pubblica piacentina. Io non la conosco personalmente, caro signor Sindaco, ma so che lei è
persona onesta e sensibile, di una mitezza che le fa onore. Io ho una
grande ammirazione per le persone miti, ma so che, come abbiamo visto a
proposito del Santo Padre, rischiano di essere soventi vittime dei
“lupi”, perché la bontà può rendere succubi dei collaboratori.
Situazioni simili a quella in esame non sembrano infatti del tutto
casuali, perché ciò che richiede impegno e sacrificio, come l’uscire in
pattuglia a tutte le ore e a tutte le stagioni, può essere molto
faticoso, ed è umano preferire il calduccio dell’ufficio. Ma si ricordi
che la responsabilità morale, lungi da ricadere sui sottoposti, sarà
invece tutta sua e lei, per difenderla, dovrà forse “battere i pugni
sul tavolo”. Le faccio pertanto i migliori auguri anche perché a me, umile
peccatore come tutti, torna spesso alla mente quella mano che Padre
Cristoforo agitò sul capo di Don Rodrigo mentre pronunciava la celebre
frase. Quella simbolica mano viene da sempre agitata sul capo di ognuno
di noi e quel “Verrà un giorno!... è destinato a risuonare nelle nostre
coscienze in modo tanto più imperioso quanto più importante sarà stato
il nostro ruolo.
il 6/01/2013 alle 5:00 am, le lanterne poste di fronte al Tuxedo, il mitico locale di Via Trebbiola si sono spente definitivamente; le saracinesche del locale si sono abbassate e, chissà, se mai si risolleveranno per ospitare qualche altra attività commerciale.
Attenzione però, il TUXEDO non ha terminato la propria "vita", ha semplicemente scelto una soluzione sofferta ma divenuta obbligata; ovvero, spostarsi di un paio di km e, più precisamente, in Via Colombo in prossimità del cavalcavia dove prima vi era collocato il negozio della "Lotto".
Della sopravvivenza del locale, non posso che esserne felice ma, il perdere un altro "pezzo" della vecchia Piacenza, non può che rattristarmi. Vi sono tante ragioni, che possono spingere un commerciante a spostare la propria attività da una sede all'altra. Quelle, però, che hanno spinto i gestori del locale di via Trebbiola ad abbandonare la storica sede, mi fanno a dir poco incazzare! Abito in centro storico, amo pazzamente questa città ma, non posso che detestarne l'ottusità di tanti suoi abitanti e la gestione imbarazzante di tutti gli amministratori comunali che, in questi decenni l'hanno governata. Si parla di far "rivivere" un centro storico agonizzante, di renderlo più sicuro e sempre maggiormente vivibile. E cosa si fa, per attuare questa sempre più complessa operazione? Si decide di bloccare prima "l'IRISH PUB" e, dopo nemmeno due anni di distanza, si ostacola in tutti i modi un altro storico locale; il più vecchio, uno degli ultimi baluardi del centro storico, il TUXEDO.
Nessuno, ha in verità obbligato il gestore "carlo Dodi" a chiudere i battenti; Lo hanno semplicemente portato velocemente a questa triste scelta, attraverso estenuanti e sempre più costanti controlli della polizia municipale. Mi rivolgo a tutti nostri politici e, in particolare, al sindaco "buono" Palo Dosi: ma come pensate di rendere il nostro centro storico più "vivo" e sicuro? ritenete che, renderlo sempre più deserto sia la strada corretta per raggiungere questo scopo? Purtroppo, tutti voi, vi riempite di belle parole solo durante il periodo elettorale ma, in verità, le cose a voi vanno bene così! Ringrazio Carlo e Loretta, per aver continuato la storia del TUXEDO per altri 12 anni e aver contribuito nel farne il più longevo ritrovo della città. Un luogo che, come nessun altro, ha saputo far convivere al suo interno tante generazioni e tipi differenti di persone.
il Carlo, continuerà a spillare le sue birre, le migliori di Piacenza! Purtroppo, però, lo farà fuori dal centro storico della città, diventato ormai un luogo troppo ostico e con troppi vincoli per chiunque voglia intraprendervi un'attività commerciale!
(Massimo Mazzoni)
Dallo scorso mese di maggio ho avuto la bella idea di abbandonare l’auto in garage,
rispolverare la mia bicicletta e provare ad andare al lavoro con le due ruote per svariate
ragioni.
Aldilà della motivazione economica, dovuta al gravoso costo del carburante di oggigiorno,
non sono da sottovalutare altri aspetti decisamente positivi che ho potuto rilevare in quasi
2.700 chilometri percorsi fino a oggi, che andrò a esporre.
La cifra potrà sbalordire ma il contachilometri non mente; abitando al
quartiere “Belvedere”, lavorando nella zona di Le Mose e compiendo ben quattro volte al
giorno questo tratto, il sottoscritto “macina” quasi trenta chilometri ogni giorno.
Sono trenta chilometri che in tante settimane mi hanno permesso di perdere qualche chilo,
di sentirmi un pochino più in forma e di apprezzare alcuni aspetti della città che stando alla
guida di un’automobile non ti permetterebbe assolutamente di fare.
La bicicletta ti consente di variare il percorso, quando e quanto vuoi e poi la cosa più
bella è la possibilità di passare per il nostro centro storico con gli occhi puntati ai nostri
bei palazzi, fermarsi a osservare un giardino nascosto, apprezzare meglio una città che si
meriterebbe sicuramente di più.
Come in tutte le cose però, c’è ahimè il rovescio della medaglia che non è certo il rischio
di forare la ruota in via Colombo, ma la precaria sicurezza cui è assoggettato un ciclista
lungo le vie della città.
La cosa più sconcertante che si può rilevare a Piacenza, è che il ciclista è più sicuro nelle
vie dove non esistono le cosiddette “piste ciclabili” o “corsie di cortesia per i ciclisti” rispetto
ad esempio alla strada Caorsana, strada percorsa da mezzi pesanti, dove esiste una vera
e propria pista ciclabile separata e protetta dalla carreggiata.
Il mio grande desiderio sarebbe di vedere cancellate quelle righe gialle e bianche
disseminate per la città perché rappresentano una condanna a morte per chi le percorre
magari con l’amara consapevolezza d’essere in sicurezza con la propria bicicletta.
Da troppi mesi sto assistendo, ogni giorno, a scenari apocalittici che soprattutto sull’asse
via Cella-Bianchi–Dante-Conciliazione, percorso più veloce per il sottoscritto, stanno
raggiungendo dei livelli fuori dal comune.
Lo scrivente, è anche automobilista da tanti anni e come tale ha cercato di avere una
visione “super partes” in merito a quest’aspetto, un’analisi fatta dopo cinque mesi di
biciletta a Piacenza, dopo aver avuto la conferma che quelle strisce sono il parcheggio
autorizzato in doppia fila per gli automobilisti; sui giornali locali si è letto che si sono
sensibilizzati gli stessi a rispettare le “corsie di favore” incrementando il numero delle
sanzioni, ma personalmente non ne vedo i frutti, anzi rilevo un aumento di gravi incidenti.
La mia provocazione vuole essere un appello al Sindaco affinché siano rimosse quelle
righe dalle carreggiate, fintanto non si creino delle corsie protette e diventino delle vere e
proprie piste ciclabili come avviene in altre realtà.
Per avvalorare la mia esperienza, ho raccolto in tre giorni, delle riprese eseguite su
percorsi diversi che danno l’idea di quale sia la realtà piacentina sull’argomento.
Le riprese sono state raccolte in un filmato, della durata di due minuti circa, che potrete
visualizzare qui sotto.
Le immagini parlano più di qualsiasi scritto. Claudio Gallini
Il nostro pianeta, è ricchissimo di eventi inspiegabili che, ancora oggi, restano nel più assoluto mistero.
Io, che sono evidentemente una persona sempliciotta, mi fermo su enigmi piuttosto banalotti che, però, mi attanagliono la mente... Vorrei, e per questo mi rivolgo ai mezzi di comunicazione piacentini ed ancora più direttamente alla giunta diretta da Paolo Dosi, il perchè, il nostro centro storico e più precisamente Piazza cavalli, vengano lasciate nel degrado più assoluto.
Inizio dall'ingombrante presenza del palco metallico, posto nella piazza per ospitare eventi. Manifestazioni che, da mesi, non vengono più organizzate; eppure, il palco in questione, continua a campeggiare misteriosamente nella piazza.
Un altro piccolo grande mistero, almeno per il sottoscritto, sono la presenza innumerevole di transenne all'interno del perimetro della piazza e sotto le imponenti arcate di Palazzo Gotico. Ecco, vorrei che qualcuno mi desse almeno una piccola spiegazione. Forse, mi ero perso la notizia dell'organizzazione di un G8 nella nostra città? Oppure, dato che nel 2013 ospiteremo il raduno nazionale degli alpini, le transenne non vengono tolte perchè tanto poi toccherà rimetterle in occasione dell'adunata???
Scusate la banalità dei miei quesiti; constato, con profondo rammarico che, NESSUNO, dall'opposizione agli intelettuali piacentini che, avrebbero la possibilità di essere ascoltati dai media locali, si stanno preoccupando del degrado urbano che la nostra città sta vivendo; evidentemente, a voi va bene così!
Massimo Mazzoni