mercoledì 14 giugno 2017

C'era una volta a Piacenza... siccità e alluvioni nella storia di Piacenza

a cura di
Claudio Gallini





Le cronache sul clima degli ultimi decenni sembrano essere sempre più nefaste; i giornali trattano con molta frequenza di alluvioni, siccità, ondate di calore, eventi estremi in genere.



Alluvione dell'ottobre 1907 a Piacenza.
Questa è strada S. Agnese (via A. Genocchi).
A sinistra, l'oratorio di S. Agnese, protettrice dei barcaioli, demolito nei primi mesi del 1919.
Foto di Giulio Milani - Immagine inserita su gentile concessione di Giovanna Cremona.



Notizie ahimè all'ordine del giorno e che ci riguardano molto da vicino. 



Il ricordo dell’alluvione che colpì Piacenza e molte zone della provincia nell'autunno del 2015 è ancora vivo.



Abbiamo inoltre la sensazione che questi eventi si stiano intensificando con prospettive di danni economici, sistemi produttivi messi al tappeto e purtroppo anche feriti per non dire peggio.

Alluvione a Roncarolo di Mortizza nel 1926, si mettono in salvo gli animali
(foto inserita su gentile concessione di Giovanni Corgnati).


Ma nel passato le questioni climatiche erano tutte rose e fiori?



Siamo andati a sfogliare alcuni volumi delle cronache passate, scritti da autori di tutto rispetto quali: P. M. Campi, U. Locati e C. Poggiali.


Guardate cosa abbiamo trovato senza troppe pretese di approfondimento.

Il Campi, nella sua opera “Dell'historia ecclesiastica di Piacenza”, scrisse che nel 1371 Piacenza fu colpita da una tremenda siccità e arsura perché da tanti mesi non era piovuto.

il canonico scrisse poi che per tale ragione il vescovo Cocconato ordinò una processione nel mese di agosto e fu aperta la tomba di S. Antonino nel chiostro di S. Maria in Cortina e riportò esattamente:

“la Divina bontà fece scendere per tutto il piacentino abbondevole pioggia, che oltre ad umettare i secchi campi, ristorò gli afflitti corpi humani”.
Piena del Po, anno 1907, in foto via Mazzini
(Foto di Giulio Milani)

Anche Umberto Locati, nella sua “Cronica dell'origine di Piacenza“ riporta di una grande siccità che colpì il nostro territorio nel 1562:
“Nell’anno 1562 fu tanta la siccità sul Piacentino, che dal Febraio infino all’Ottobre, et quindi infino alla fine dell’anno mai venne pioggia dal cielo. Per la qual cosa la maggior parte de pozzi et delle fonti rimasero secche et prive del loro solito humore”.
e proseguì:
“Ma peggio fu, che quella siccità si trasse dietro una grandissima carestia di fromento et d’ogni sorte di legumi in tanto, che il fromento, sotto la verga andò ad uno scudo lo staio”.
Il racconto del Locati prosegue indicando tutte le precauzioni prese dal Duca di Piacenza per evitare carestie ma soprattutto rincari, visto che i cereali non sarebbero bastati per sei mesi; dal Piemonte attraverso il Po arrivarono dei sacchi di frumento, segale, legumi in aiuto alla nostra popolazione.

L’anno successivo, il 1563, fu invece abbondante e ricco d’ogni cosa, “da pomi et noci inflori” come ci riferisce sempre il Locati.

Un’ immagine della piena del 13 novembre 1951 quando il livello del fiume raggiunse i 10,25 m lambendo le arcate del ponte ferroviario.
(Fonte immagine: http://blog.libero.it/occhiobello/9476557)

Il Poggiali, in merito al febbraio del 1663, scriveva così:
“[...] che per la gran neve caduta in questo tempo, li sortumi erano tanto bassi, che seccarono in Piacenza la maggior parte dei pozzi, e il Po venne tanto magro, che fu guazzato con cavalli, cosa per ricordo d’uomini non più udita”.
Per l'anno 1683 riportava queste righe:
“Fu talmente asciutto l’inverno di quest’anno e parte della Primavera eziando, che del Febbraio e Marzo vedevasi la polvere per le strade così copiosa ed arida, come nel Luglio, e nell’agosto. Non s’ebbero piogge, non nevi, non nebbie di sorta veruna, ma durò sempre eguale un ostinato sereno bellissimo, dal Novembre dell’Anno scorso (1682 Nda), fino al fine Aprile di questo, in che si ottenne la tanto sospirata, e necessaria pioggia, per intercessione di Nostra Signora del Popolo”.
Nel novembre del 1705 Piacenza fu colpita da una straordinaria inondazione del Po che provocò seri danni alla nostra città; così scriveva Cristoforo Poggiali:
“Addì 3 Novembre 1705 seguì una grandissima, ed affatto straordinaria inondazione del Po, con danno immenso del nostro Stato, e rovina intera di molte famiglie, le quali avevano i loro poderi vicino a quel Fiume”.
e proseguì:
“Arrivarono le acque fino a Fombio e dalla banda di qua, entrate nella stessa Città, allagarono tutta la Contrada, chiamata Strada Nuova, fin’oltre Chiesa di S. Maria di Borghetto. Molte furono le case diroccate dall’impeto della corrente, molte le bestie, ed anche persone annegate, e moltissimi i poderi coperti di sabbia, e renduti infruttiferi per più Anni”.
Piacenza cinquecentesca.
(fonte immagine: https://www.portaleabruzzo.com)


L’anno 1707 è ricordato negli annali come un altro anno di siccità e inondazioni come leggiamo sempre dalla mano del Poggiali:

“[...] e ciò atteso la penuria di grani, e de’ foraggi, che si prova nel corrente Anno, per la siccità della scorsa Estate, e le straordinarie inondazioni ultimamente accadute”:

Allo stesso modo scriveva nelle cronache di dieci anni dopo:

“Una sì ostinata ed esiziale siccità provossi nel Piacentino parte del Verno, e quasi tutta la Primavera, e l’Estate dell’Anno 1718, ch’io non saprei dire, se nelle Storie nostre memoria trovisi d’altra maggiore”

Il Poggiali nacque tre anni dopo e presumibilmente queste notizie gli giunsero direttamente dai suoi congiunti, e proseguì:

“Difatti non leggo, che in altra congiuntura giammai, come in questa, tante, e sì devote Processioni, preghiere solenni, limosine generali [...] Solamente trovo notato che, essendo venuto nel giorno 12 di Luglio un gagliardo temporale con acqua, che durò circa un’ora, e mezzo, ristorò alquanto la campagna sitibonda (che ha bisogno di sete Nda), ed arsa da più di sei mesi”.

Un’ora e mezza d’acqua non erano sufficienti e per il bisogno urgentissimo di pioggia, si scrisse che due giorni dopo fu portata in processione per la città la statua di san Nicola di Bari; il Poggiali aggiunse che vi fu una grande partecipazione di cittadini, tutti in “abito di penitenza” e torce accese in mano.



A questo punto mi pongo la domanda: 



Sta davvero cambiando il clima o sta cambiando il modo di informare le persone sul clima stesso? 



Voi cosa ne pensate ?




Claudio Gallini è perito industriale e appassionato studioso di storia locale e di dialetti, soprattutto dell’alta val Nure dove risiedono le sue radici, fonti d'ispirazione per le sue ricerche.




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