giovedì 8 dicembre 2011

Parma Vs Piacenza: trova le differenze...

Foto di Cristian Ditta

ilpiacenza.it

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http://turismo.parma.it



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http://www.bbrubra.com








Potrei postare ancora nuove immagini ma, il confronto, sarebbe per noi impietoso. Oggi, ho visto l'albero di Natale posizionato in Piazza Garibaldi a Parma. Il confronto, con quello "piacentino" che campeggia  in Piazza Cavalli a Piacenza è stato automatico. Non nego, che ho avuto per l'ennesima volta, invidia per come i "cugini del ducato", hanno cura della propria città. Anche, partendo da un banale alberello di Natale. Da noi, purtroppo, si tende sempre al risparmio mancando, a mio avviso, di buon gusto. Qualità che, devo ammetterlo, non manca ai parmigiani. Spesso, confronto Piacenza con Parma; trovo nelle due realtà, tante analogie storiche e stilistiche ma, al tempo stesso, profonde differenze di mentalità. Loro, spesso, eccederanno nel considerarsi troppo rispetto a quello che Parma in realtà è; ovvero, una bella città ma, comunque, una delle tante in Italia con i propri pregi e difetti. Piacenza, invece, che potrebbe essere anch'essa una bella cittadina, è gestita con poca cura e, con scarso rispetto verso il proprio patrimonio artistico e culturale.
Anche sui "dettagli" (arredo urbano, verde, etc...), a Piacenza, non vi è mai la giusta attenzione. Quella, che sarebbe necessaria per rendere più gradevole e accessibile la città ai turisti e ai piacentini stessi.
Le foto pubblicate, credo supportino le mie affermazioni.

3 commenti:

massimo solari ha detto...

"...in quell’istante, per noi piacentini si decideva tutto il nostro futuro, fino a oggi, fino a stamattina: tutti i nostri viaggi a Parma per andare alla Sovrintendenza, per andare al T.A.R., per andare a vedere le nostre statue di Veleia romana, per andare alla sede della Cassa di Risparmio, già di Piacenza, poi di Piacenza e Vigevano, poi di Parma e Piacenza, oggi Cariparma tout court (e di proprietà francese), per andare al Magistrato per il Po, per andare addirittura alla sede del Monopolio dei Tabacchi. Come direbbe l’abate Sieyés (“cos’è il terzo stato? Niente. Cosa rappresenta? Tutto”) Parma ha tutto, noi niente. Quando uno di noi ha un incidente grave dove ci porta l’eliambulanza? A Parma. Dove troviamo una facoltà di medicina? A Parma. Dove ci operano di cuore? A Parma, sempre a Parma.!
E' UN BRANO DEL MIO LIBRO DI PROSSIMA PUBBLICAZIONE: VI BASTA?
MASSIMO SOLARI

emmeemme78 ha detto...

capisco e condivido pienamente il tuo sfogo.
L'assegnazione dell'IGP alla "coppa di Parma", è stata solo l'ultimo dei tanti capitoli di queste eterne sottrazioni che subiamo nei confronti dei Parmigiani.
Vedere in tutta la provincia, le insegne "cassa di risparmio di Parma e Piacenza" quando, da Busseto a tutta il resto d'Europa, le insegne della stessa cassa, le sue pubblicità sui qutidiani nazionali ela nazionale di rugby, portano il nome "CARIPARMA & Credit Agricole" senza fare un minimo accenno a Piacenza.
La preziosissima Tavola Traiana è uno dei tanti reperti che, impoveriscono una parte e, arricchiscono l'altra. E noi, risultiamo sempre quelli a cui i beni, i centri direzionali, etc. vengono tolti per essere spostati a Parma. In questo, noi piacentini abbiamo grosse responsabilità. Sono convinto che, Se ci fosse un maggiore interesse e tutela del nostro patrimonio, forse, qualcosa riusciremmo a trattenere nei nostri confini territoriali

Anonimo ha detto...

condivido anche io gli stessi pensieri è colpa nostra se piacenza è così poco valorizzata, c'è poco da avere invidia dei cugini parmensi e della loro splendida città a partire dal Po, che abbiamo sempre sfruttato a livello industriale e mai valorizzato e protetto: abbiamo pensato alle industrie e non alle persone anche se da vaciago in poi la situazione è decisamente migliorata (prima la città era ancora più sporca, disordinata, inguardabile) c'è ancora molto da fare per renderla più godibile e appetibile a un turismo che di "materie prime" ne ha (pensate solamente a chiese e monumenti) pensate anche a un lungo-Po simile a quello di Cremona, sarebbe un bel salto di qualità e un riappacificarsi col grande fiume (glielo dobbiamo, caspita)
Marco Frattola